Ludwig M. Lachmann contro la Scuola di Cambridge – IV Parte

2.5 Le aspettative

LachmannLa parte finale della critica di Lachmann a Sraffa è dedicata al problema delle aspettative, forse l’argomento più caro all’economista tedesco[1]. Infatti, Lachmann è l’autore che, nell’ambito della scuola austriaca, più d’ogni altro ha analizzato il concetto di aspettative, reinterpretandole dinamicamente ed inserendole all’interno dell’analisi della sua scuola.

Riconoscendo il merito keynesiano di aver introdotto il concetto di aspettative in modo organico attraverso A Treatise on Money (1930)[2], e riferendosi ai contribute di Shackle[3], un’‘austriaco’ parzialmente convertito al keynesismo[4], Lachmann cerca di innestare il proprio contributo completamente all’interno della tradizione austriaca, seppur con alcuni distinguo. In particolare, egli ritiene che gli austriaci abbiano perso l’opportunità di inserire le aspettative in modo organico all’interno della propria elaborazione teorica, mancando quindi di completare la rivoluzione soggettivista iniziata con Menger.

It is a curious fact that, when around 1930 (in Keynes’s Treatise on Money) expectations made their appearance in the economic thought of the Anglo-Saxon world, the Austrians failed to grasp with both hands this golden opportunity to enlarge the basis of their approach and, by and large, treated the subject rather gingerly. (Lachmann, 1976e, p. 58).

A dire il vero, la critica di Lachmann appare sin troppo severa[5]. Hayek (1929, p. 147) già riconosce il ruolo centrale delle aspettative, osservando come positive aspettative di profitto possano guidare il cambiamento delle preferenze degli imprenditori, che, divenendo maggiormente orientati al futuro, muovono al rialzo il tasso di interesse d’equilibrio. Questo passaggio è centrale anche nel fondamentale Hayek (1933).

Tuttavia, Lachmann cerca di essere ancora più radicale: egli riconosce che Hayek abbia discusso il problema delle aspettative; peraltro, lo ‘accusa’ di non aver sviluppato abbastanza le cause di aspettative divergenti e le potenziali conseguenze che esse potrebbero generare[6]. L’economista tedesco, pertanto, abbraccia il concetto shackleiano di kaleidic society[7], «a society in which sooner or later unexpected change is bound to upset existing patterns, a society “interspersing its moments or intervals of order, assurance and beauty with sudden disintegration and a cascade into a new pattern”»[8]. Al contrario, per Hayek, un processo di equilibrio dinamico, basato sul coordinamento di piani, richiede comunque una certa vicinanza ad una situazione di equilibrio economico generale[9].

Le aspettative sono per Lachmann il segno distintivo di una società fatta di attori reali, i quali, a partire da esse, formano i propri piani per il futuro, si incontrano e modificano la propria conoscenza e i piani medesimi. Tale dinamica genera il kaleidoscopic world, un mondo in cui il cambiamento è costante. Tale prospettiva, seguendo Lachmann (1976e), può costituire la base per lo sviluppo di un terreno commune a partire dalle simili osservazioni di Shackle e Mises; proprio grazie alle osservazioni riguardanti l’incertezza nel mondo reale, entrambi gli autori sviluppano una metodologia analoga, basata sull’inadeguatezza del tempo matematico e del calcolo probabilistico applicati all’analisi economica.

In una società caleidoscopica, inoltre,

the equilibrating forces, operating slowly, especially where much of the capital equipment is durable and specific, are always overtaken by unexpected change before they have done their work, and the results of their operation disrupted before they can bear fruit. […] Equilibrium of the economic system as a whole will thus never be reached. (Lachmann, 1976e, pp. 60-61).

Secondo Lachmann, le aspettative non sono qualcosa di ‘campato per aria’; senza di esse l’attività economica non è  neppure concepibile; è a partire dalle aspettative, infatti, che ogni decisione economica viene presa con l’intenzione di realizzare un profitto o raggiungere una soddisfazione personale. Tuttavia, tali tentativi, tali azioni, sono realizzate in un contesto di conoscenza imperfetta e futuro inatteso e imprevedibile[10]. E, ancora, l’equilibrio dinamico non giace nella coerenza delle aspettative, quanto piuttosto nel processo individuale di raggiungimento degli obiettivi messo in moto da ciascun individuo.

Le aspettative, peraltro, benché siano un elemento fondamentale dell’analisi di Lachmann, non possono essere considerate come se fossero un aspetto del problema, come riconosciuto da Schumpeter[11]. Piuttosto che essere variabili esplicative, esse dovrebbero essere percepite come elementi economicamente indeterminati[12]. Tuttavia, di fronte all’acusa che il considerare le aspettative come indeterminate potrebbe portare al nichilismo teorico, Lachmann stesso ammette che l’azione umana «is not determinate, but neither is it arbitrary», and «human action is free within an area bounded by constraints»[13].

Tale exurcus sul ruolo delle aspettative nella visione di Lachmann è  stato necessario per capire l’ultimo punto della sua critica a Sraffa[14]. Lachmann (1986a, p. 225) sottolinea come la differenza principale tra Hayek e l’economista italiano debba ricercarsi nelle differenti prospettive a proposito dell’equilibrio.

Per Hayek l’equilibrio è una forza sempre presente. I prezzi di equilibrio sono governati anzitutto dalla domanda. Le proporzioni tra beni capitale e beni di consumo nel prodotto nazionale lordo sono determinate dalle preferenze relative dei consumatori-risparmiatori. Solo l’azione arbitraria delle banche può alterare questo equilibrio altrimenti fermamente stabilito.

Per Sraffa, i prezzi di mercato del mondo reale sono determinati dall’offerta e dalla domanda. Ma dietro di essi, come centro di gravità, c’è la posizione di equilibrio. I prezzi di equilibrio sono determinati dalle condizioni oggettive, e parziamente tecniche, di produzione e di distribuzione, mentre la domanda termina la quantità di equilibrio dei beni prodotti. (Lachmann, 1986a, pp. 225-226).

Lachmann (1986a, p. 226) riconosce a Sraffa il tentativo di prendere in considerazione l’eredità della rivoluzione soggettivista. La rivoluzione neo-ricardiana, tuttavia, sembra neutralizzare il ruolo della domanda, mancando di domandarsi cosa giaccia dietro di essa, le motivazioni dell’agire umano (le aspettative e i piani seguenti). Per sopperire a tale mancanza, Sraffa deve introdurre il concetto di ‘aspettative di mercato’. Sraffa (1932a, p. 50) spiega che, in caso di un mutamento nella distribuzione della domanda tra i diversi beni, ci sarebbe un cambiamento nei prezzi relativi: alcuni prezzi salirebbero, altri scenderebbero. L’offerta cambiarebbe in modo corrispondente, guidando ad un mutamento dei prezzi di equilibrio di lungo periodo. Pertanto, le aspettative introdotte da Sraffa riguardano solo il momento al quale il ritorno all’equilibrio è atteso. Ciò che Lachmann (1986a, p. 227) sotttolinea è che in un mondo di incertazza nessuna posizione di equilibrio può in effetti essere nota.

Lachmann, dunque, sottolinea come Sraffa abbia perso l’occasione di inserire le proprie intuizioni all’interno del paradigma soggettivista.

di Carmelo Ferlito

  • History of Economic Thought Lecturer, Faculty of Business, School of Accounting, Economics and Finance, INTI International University and Colleges, Subang Jaya, Malaysia.
  • Senior Fellow, Institute for Democracy and Economic Affairs (IDEAS), Kuala Lumpur, Malaysia.

carmelo@uow.edu.au

+60-19-2394148

https://newinti.academia.edu/CarmeloFerlito

Note

[1] Lachmann (1976a, p. 28): «Austrian economics reflects a “subjectivist” view of the world. The subjective nature of human preferences is at its root. But in a world of change the subjectivism of expectations is perhaps even more important than the subjectivism of preferences».

[2] Garrison (1986) ha etichettato Lachmann come austro-keynesiano. Come osservato in Boettke e Sullivan (1998), Lachmann non è in grado di portare il suo soggettivismo radicale alle estreme conseguenze. Infatti, mentre egli nega la possibilità che le forze equilibratrici prevalgano, a causa del mondo caleidoscopico, allo stessto tempo sosteneva la necessità dell’intervento governativo in tempo di crisi, soprattutto in Lachmann (1935; 1956). Il suo interventismo è diametralmente opposto alla sua prospettiva radicale sul soggettivismo. Tuttavia, abbiamo ragione di credere che tale interventismo, espresso soprattutto nei primi scritti, sia stato poi abbandonato, in quanto esso non ritorna nei lavori successivi a Lachmann (1956).

[3] George Lennox Sharman Shackle (1903-1992) fu un economista britannico nato a Cambridge. A causa del suo approccio scientifico può essere definito parzialmente come un austriaco. Egli ottenne il suo dottorato negli anni Trenta alla London School of Economics sotto la guida di Hayek.

[4] Come raccontato da Rothbard, Lachmann amava dire: «When I arrived in London in the early 1930s, it was safe to say that everyone at the London School of Economics was an Austrian. After the war, however, Hayek and I were the only Austrians left».

[5] Si veda Selgin (1988, p. 75).

[6] Lachmann (1976e, p. 58).

[7] Si veda Shackle (1972, pp. 76-79).

[8] Lachmann (1976e, p. 54).

[9] Rizzo (1992, p. 184).

[10] Si veda Lachmann (1982).

[11] Lachmann (1943, p. 66).

[12] Lachmann (1943, p. 67).

[13] Lachmann (1971, p. 37).

[14] Lachmann (1986a, pp. 225-228).