Ludwig M. Lachmann contro la Scuola di Cambridge – VI e ultima Parte

3.3 Economic growth

        Le discussioni in materia di crescita economica sono diventate uno dei passatempi preferiti Lachmanndella nostra epoca. Tra i lettori di quotidiani e gli appassionati di televisione di tutto il mondo, persino tra alcuni economisti, l’idea che in questa nostra epoca grandiosa sia diventato possibile accorpare in un solo dato il risultato dell’attività economica di gruppi di individui in paesi, regioni o aree industriali, sembra essere accettata come lampante verità. Questi dati vengono poi usati come metro di paragone nel tempo e, con slancio, tra paesi diversi. In vari ambienti un basso tasso di crescita del prodotto nazionale lordo è giunto a essere considerato un sintomo di malessere sociale. (Lachmann, 1973, pp. 265-266).

      Nel passaggio appena riportato, Lachmann sembra anticipare le critiche odierne verso il PIL quale misura adeguata delle prestazioni economiche di un Paese e nel confronto tra Paesi. L’obiettivo dell’economista tedesco, peraltro, non è semplicemente quello di criticare la crescita del PIL quale obiettivo di politica economica. Il suo attacco, infatti, è rivolto principalmente al concetto di crescita stazionaria e al mondo in cui neoclassici e scuola di Cambridge in generale affrontano il tema della crescita[1]. Secondo Lachmann, la loro colpa principale è di affrontare un argomento prettamente dinamico con gli strumenti dell’analisi statica. La crescita di uno stato stazionario, concetto trattato da entrambe le scuole, è legata, ancora una volta, alla presenza di una situazione di equilibrio[2].

      Le forze equilibratrici in discussione sono forze macroeconomiche. Alcune di esse dobbiamo guardarle con sospetto: per esempio, il rapporto capitale e prodotto, dato che i capitali eterogenei non possono essere misurati se non in equlibrio, o il saggio di profitto di cui abbiamo ampiamente discusso. Troviamo nuovamente che i fondamenti microeconomici, da cui si deve supporre che queste forze macroeconomiche scaturiscono, vengono largamente ignorati. La possibilità di un equilibrio del genere è ampiamente trattata. La questione di come esso dovrebbe essere raggiunto e il piano d’azione richiesto per imboccare il sentiero adatto sono generalmente trascurati. (Lachmann, 1973, p. 269).

      Tali osservazioni sono per Lachmann (1973, p. 270) l’occasione di tornare all’argomento delle aspettative. Secondo lui, infatti, non è possibile studiare situazioni di crescita e cambiamento senza tenere in considerazioni aspettative e piani, determinati dagli individui[3]. Se in effetti l’analisi economica prestasse attenzione a tali elementi, sarebbe assurdo definire un qualsiasi equilibrio macroeconomico. Infatti, al fine di registrare un equilibrio macroeconomico, seguendo Walras, sarebbe necessario che tutti i mercati fossero in equilibrio; tale condizione, a sua volta, per essere verificata necessita il verificarsi dell’equilibrio individuale per ogni agente economico. Ma è del tutto ovvio che, ex post, l’equilibrio individuale non è raggiungibile per tutti gli attori del mercato. Alcuni piani, infatti, fallisscono[4]. Anche se può sembrare che alcuni esponenti della scuola di Cambridge considerino le aspettative, come Robinson (1956), essi si riferiscono semplicemente ad ‘aspettative di massa’, svincolate dagli individui reali, le cui aspettative e i cui piani, invece, vengono ignorati[5].

      In sintesi, il cammino di crescita che la scuola di Cambridge ha in mente è un cammino in cui il futuro segue il passato (come nei moderni modelli econometrici)[6]. Ma nel mondo reale, un mondo in cambiamento, il futuro è inconoscibile e non tutte le aspettative possono essere soddisfatte sulla base della passata esperienza. In un mondo di incertezza, quindi, il successo universale dei piani è impossibile e definire un percorso di crescita d’equilibrio diviene una contraddizione di termini[7].

      Dobbiamo concludere che il concetto di crescita in equilibrio è  falso. Richiederebbe un mondo di aspettative convergenti, tutte invariabilmente realizzate e, basati su di esse, di piani individuali tutti coerenti gli uni con gli altri. L’equilibrio generale walrasiano ha senso solo in un mondo stazionario, in cui le aspettative non giocano alcuna parte che potrebbe dirsi economicamente rilevante e in cui tutti i piani delle famiglie e delle imprese, sintonizzati sulla stessa esistente struttura dei prezzi, siano coerenti. (Lachmann, 1973, p. 275).

      Lachmann (1973, p. 276) aggiunge che non c’è spazio per una situazione intermedia tra lo stato stazionario ed il mondo reale dell’economia di mercato. In quest’ultimo, infatti, le forze equilibratrici sono spesso sopraffatte da quelle disequilibratrici, guidate dal aspettative divergenti e da limitata informazione[8].

3.4 Il progresso tecnico

      Tra le forze disequilibratrici, un ruolo centrale è giocato dal progresso tecnico[9]. Con tale osservazione Lachmann dimostra di aver assorbito di sicuro la lezione schumpeteriana circa il potere disequilibratore delle innovazioni tecnologiche. È infatti noto che per Schumpeter le innovazioni entrano a modificare una situazione di equilibrio, generando un processo di lotta (il ciclo economico) nel sistema economico, orientato alla ricerca di un nuovo punto di equilibrio che abbia assorbito al suo interno il contenuto dell’innovazione. Per l’approccio macroformalista della scuola di Cambridge, una tale visione del progresso tecnico non può che porre numerosi problemi[10]. Mentre l’equilibrio, infatti, implica l’informazione perfetta, il cambiamento economico è caratterizzato da un contenuto informativo in continuo mutamento. Sia l’imprenditore schumpeteriano che quello kirzneriano, pur con i dovuti distinguo, posseggono informazioni che li pongono in una situazione di vantaggio rispetto agli altri soggetti, posizione dalla quale scaturisce il profitto. È evidente che tale situazione è incompatibile con l’equilibrio, all’interno del quale il processo di sviluppo tecnologico, come elemento di discontinuità, non può essere formalizzato.

      A dire il vero, alcuni dei membri della rivoluzione neoricardiana provano a considerare il ruolo del progresso tecnico come fondamentale per lo sviluppo economico. È il caso di uno dei più importanti economisti sraffiani, l’italiano Paolo Sylos Labini, secondo il quale la crescita senza evoluzione (o innovazione) non è concepibile[11]. Leggiamo in Sylos Labini (1989, p. 20):

      Nel nostro tempo, dunque, i rapporti fra progresso scientifico e innovazioni tecnologiche sono divenuti sistematici; si è giunti addirittura all’istituzionalizzazione della ricerca e delle innovazioni. Lo sviluppo produttivo è andato avanti, sia pure fra accelerazioni e decelerazioni, ovvero cadute temporanee (crisi); in altre parole, lo sviluppo è andato avanti attraverso cicli. Sviluppo produttivo, cicli economici e innovazioni tecnologiche sono tre aspetti di un unico processo: è questa la concezione di Schumpeter.

      Tuttavia, l’analisi di Sylos Labini, benché influenzata da Schumpeter, di cui fu allievo ad Harvard, è ancora sviluppata in un contesto ricardiano e ricorrendo alla funzione di produzione neoclassica. Tale stilizzazione non è in grado di considerare il fatto che il processo decisionale circa l’introduzione delle innovazioni non può essere centralizzato. Le informazioni sono disperse nelle menti di tutti gli attori economici. Sarà poi il processo di mercato a ‘decidere’ quali innovazioni avranno successo e quali no[12]. Tale verifica sul mercato dei meccanismi innovativi, così come la loro dipendenza dalle aspettative, sono ignorati anche da Sylos Labini.

  1. Conclusioni

L’analisi sin qui svolta ci ha mostrato come il famoso dibattito Hayek-Keynes rappresenti solo una parte di una più grande controversia tra la scuola austriaca e quella di Cambrdige. Va fatta menzione particolare, a tal proposito, del duello tra Piero Sraffa ed Hayek su moneta, capitale ed equilibrio. Tuttavia, è solo alcuni decenni dopo che Ludwig M. Lachmann, già studente di Hayek alla LSE durante gli anni Trenta, rivela il più ampio obiettivo della critica sraffiana: una rivoluzione neo-ricardiana mirante alla distruzione della svolta soggettivista degli anni Settanta dell’Ottocento. A tale scopo Sraffa sviluppa, a Cambridge, una scuola che abbandona le positive intuizioni di Keynes, il soggettivismo e l’accento sul ruolo delle aspettative in particolare. Pertanto Lachmann decide non solo di enucleare tutte le debolezze dell’attacco sraffiano, ma anche di criticare radicalmente l’approccio neo-ricardiano di Cambrdige. Lo sviluppo di tali critiche è fondamentale nella edificazione del suo soggettivismo radicale, fondato sul concetto di kaleidic world di Shackle e sulla totale impossibilità del generarsi di una situazione di equilibrio; infatti, anche se tendenze equilibratrici, secondo Lachmann, sono sempre all’opera, esse vengono continuamente sopraffatte da forze disequilibratrici quali la divergenza delle aspettative e il cambiamento tecnologico.

di Carmelo Ferlito

  • History of Economic Thought Lecturer, Faculty of Business, School of Accounting, Economics and Finance, INTI International University and Colleges, Subang Jaya, Malaysia.
  • Senior Fellow, Institute for Democracy and Economic Affairs (IDEAS), Kuala Lumpur, Malaysia.

carmelo@uow.edu.au

+60-19-2394148

https://newinti.academia.edu/CarmeloFerlito

Note

[1] Lachmann (1973, p. 269).

[2] Lachmann (1973, p. 269).

[3] Lachmann sottolinea che Keynes, invece, tenne conto di tali elementi, mentre i neo-ricardiani di Cambridge no.

[4] Lachmann (1973, p. 271).

[5] Lachmann (1973, p. 274).

[6] Lachmann (1976d, p. 218).

[7] Lachmann (1973, p. 275).

[8] Lachmann (1976b, p. 126).

[9] Lachmann (1973, p. 276).

[10] Lachmann (1973, p. 277).

[11] Si vedano Sylos Labini (1956, pp. 132-133) e Ferlito (2011, p. 103). E in Sylos Labini (1984, p. 81) il tema è riaffermato: «If we take into account the tendency of diminishing returns from agriculture and mining, we are bound to recognize that, with unchanging methods of production, the rate of increase of the social product in the long run would necessarily tend to zero. This means that in the long run technological progress is not simply the main factor of economic growth: it is the necessary condition». Si vedano anche Sylos Labini (1981, p. 41) e Sylos Labini (1989, p. 32).

[12] Lachmann (1973, p. 281).

References

D. Antiseri (2011), Contro Rothbard. Elogio dell’ermeneutica, Soviera Mannelli, Rubbettino.

J. Blundell (2014), IHS and the Rebirth of Austrian Economics: Some Reflections on 1974–1976, «The Quarterly Journal of Austrian Economics», 17, 1, pp. 92-107.

P.J. Boettke, S. Horwitz e D.L. Prychitko (1986), Beyond Equilibrium Economics: Reflections on the Uniqueness of the Austrian Tradition, in Modern Austrian Economics. Archaeology of a Revival, II, The Age of Dispersal, a cura di P.J. Boettke e S. Boehm, London, Pickering & Chatto, 2002, pp. 121-132.

P.J. Boettke e S.T. Sullivan (1998), Lachmann’s Policy Activism. An Austrian critique of Keynesian proclivities, in Koppl e Mongiovi (1998), pp. 163-182.

E. von Böhm-Bawerk (1910), Capitale, in E. von Böhm-Bawerk, Capitale Valore Interesse, Rome, Archivio Guido Izzi, 1998, pp. 91-106.

C. Ferlito (2011), Sylos Labini’s Unpublished Notes on Schumpeter’s Business Cycles, «The Quarterly Journal of Austrian Economics», 14, 1, pp. 88-129.

C. Ferlito (2013), Phoenix Economics. From Crisis to Renascence, New York, Nova Publishers. Edizione italiana: Economica Fenice. Dalla Crisi alla Rinascenza, Chieti, Solfanelli, 2013.

C. Ferlito (2014), The Natural Cycle: Why Economic Fluctuations are Inevitable. A Schumpeterian Extension of the Austrian Business Cycle Theory, «Journal of Reviews on Global Economics», 3, pp. 200-219. Traduzione italiana: Il Ciclo Naturale. Perché le fluttuazioni economiche sono inevitabili. Un’estensione schumpeteriana della teoria austriaca del ciclo economico, «Ludwig von Mises Italia», 4 October 2014, http://vonmises.it/wp-content/uploads/2013/07/CICLO-NATURALE-Materiale.pdf.

C. Ferlito (2015), Entrepreneurship: State of Grace or Basic Feature of Human Action? Schumpeter’s Leadership vs. Kirzner’s Alertness, «European Journal of Economic and Social Systems», in corso di pubblicazione.

R. Garrison (1986), From Lachmann to Lucas: on institutions, expectations, and equilibrating tendencies, in Subjectivism, Intelligibility, and Economic Understanding: Essays in Honor of Ludwig M. Lachmann on His Eightieth Birthday, a cura di I.M. Kirzner, New York, New York University Press, pp. 87-101.

D. Glasner e P.R. Zimmerman (2012), The Sraffa-Hayek Debate on the Natural Rate of Interest, SSRN working paper series, http://ssrn.com/abstract=2221695 or http://dx.doi.org/10.2139/ssrn.2221695.

 

F.A. von Hayek (1928), The System of Intertemporal Price Equilibrium and Movements in the ‘Value of Money’, in Classics in Austrian Economics. A Sampling in the History of a Tradition, III, The Age of Mises and Hayek, a cura di I.M. Kirzner, London, William Pickering, 1994, pp. 160-198.

F.A. von Hayek (1929), Monetary Theory and the Trade Cycle, New York, Kelley, 1966.

F.A. von Hayek (1931a), Prices and Production, New York, Kelley, 1967.

F.A. von Hayek (1931b), Reflections on the Pure Theory of Money of Mr. J.M. Keynes, «Economica», XI, 33, pp. 270-295. 

F.A. von Hayek (1931c), The Pure Theory of Money: A Rejoinder to Mr. Keynes, «Economica», XI, 34, pp. 398-403. 

F.A. von Hayek (1932a), Reflections on the Pure Theory of Money of Mr. J.M. Keynes, Part 2, «Economica», XII, 35, pp. 22-44.

F.A. von Hayek (1932b), Money and Capital: A Reply to Mr. Sraffa, «Economic Journal», 42, pp. 237-249.

F.A. von Hayek (1933), Aspettative di prezzo, perturbazioni monetarie e investimenti sbagliati, in F.A. von Hayek, Conoscenza, mercato, pianificazione. Saggi di economia e di epistemologia, Bologna, Il Mulino, 1988, pp. 441-458.

F.A. von Hayek (1939), Profits, interest and Investment, in F.A. von Hayek, Profits, Interest and Investment and Other Essays on the Theory of Industrial Fluctuations, Clifton, Augustus M. Kelley, 1975, pp. 3-71.

F.A. von Hayek (1941), The Pure Theory of Capital, Chicago, The University of Chicago Press, 1952.

S. Horwitz (2000), Microfoundations and Macroeconomics. An Austrian Perspective, London e New York, Routledge.

J. Huerta de Soto (1998), The Ongoing Methodenstreit of the Austrian School, «Journal des Economistes et des Etudes Humaines», 8, 1, pp. 75-113.

J. Huerta de Soto (2000), The Austrian School. Market Order and Entrepreneurial Creativity, Cheltenham and Northampton, Edward Elgar, 2010.

J.G. Hülsmann (2000), A Realist Approach to Equilibrium Analysis, «The Quarterly Journal of Austrian Economics», 3, 4, pp. 3-51.

J.M. Keynes (1930), A Treatise on Money, in J.M. Keynes, Collected Writings of John Maynard Keynes, V-VI, London, Royal Economic Society, 1971.

J.M. Keynes (1931), The Pure Theory of Money. A reply to dr. Hayek, «Economica», XI, 34, pp. 389-403.

I.M. Kirzner (1963), Market Theory and the Price System, Princeton, D. van Nostrand.

I.M. Kirzner (1973), Competition and Entrepreneurship, Chicago, University of Chicago Press.

I.M. Kirzner (1992), The Meaning of Market Process. Essays in the development of Modern Austrian Economics, London e New York, Routledge.

I.M. Kirzner (1997), Entrepreneurial Discovery and the Competitive Market Process: An Austrian Approach, «Journal of Economic Literature», XXXV, pp. 60-85.

I.M. Kirzner (2000), The Driving Force of the Market. Essays in Austrian Economics, London e New York, Routledge.

R. Koppl e G. Mongiovi (1998), a cura di, Subjectivism and Economic Analysis. Essays in memory of Ludwig M. Lachmann, London e New York, Routledge. 2003.

L.M. Lachmann (1935), Capital Structure and Depression, Tesi inedita, London University.

L.M. Lachmann (1943), The Role of Expectations in Economics as a Social Science, in L.M. Lachmann, Capital, Expectations, and the Market Process, a cura di W.E. Grinder, Kansas City, Sheed Andrews And McMeel Inc., 1977, pp. 65-80.

L.M. Lachmann (1947), Complementarity and Substitution in the Theory of Capital, in L.M. Lachmann, Capital, Expectations, and the Market Process, a cura di W.E. Grinder, Kansas City, Sheed Andrews And McMeel Inc., 1977, pp. 197-213

L.M. Lachmann (1956), Capital and Its Structure, Kansas City, Sheed Andrews and McMeel, 1978.

L.M. Lachmann (1958), Mrs. Robinson on the Accumulation of Capital, in L.M. Lachmann, Capital, Expectations, and the Market Process, a cura di W.E. Grinder, Kansas City, Sheed Andrews And McMeel Inc., 1977, pp. 214-234.

L.M. Lachmann (1966), The Significance of the Austrian School of Economics in the History of Ideas, in L.M. Lachmann, Capital, Expectations, and the Market Process, a cura di W.E. Grinder, Kansas City, Sheed Andrews And McMeel Inc., 1977, pp. 45-64.

L.M. Lachmann (1971), The Legacy of Max Weber, Berkeley, The Glendessery Press.

L.M. Lachmann (1973), La teoria macroeconomica e l’economia di mercato, in La Scuola Austriaca contro Keynes e Cambridge, a cura di S. Ricossa, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2000, pp. 229-289.

L.M. Lachmann (1976a), Austrian Economics in the Present Crisis of Economic Thought, in L.M. Lachmann, Capital, Expectations, and the Market Process, a cura di W.E. Grinder, Kansas City, Sheed Andrews And McMeel Inc., 1977, pp. 25-41.

L.M. Lachmann (1976b), On the Central Concept of Austrian Economics: Market Process, in The Foundations of Modern Austrian Economics, a cura di E.G. Dolan, Kansas City, Sheed & Ward, pp. 126-132.

L.M. Lachmann (1976c), Toward a Critique of Macroeconomics, in The Foundations of Modern Austrian Economics, a cura di E.G. Dolan, Kansas City, Sheed & Ward, pp. 152-158.

L.M. Lachmann (1976d), Austrian Economics in the Age of the Neo-Ricardian Counterrevolution, in The Foundations of Modern Austrian Economics, a cura di E.G. Dolan, Kansas City, Sheed & Ward, pp. 215-223.

L.M. Lachmann (1976e), From Mises to Shackle: An Essay on Austrian Economics and the Kaleidic Society, «Journal of Economic Literature», 14, 1, pp. 54-62.

L.M. Lachmann (1976f), On Austrian Capital Theory, in The Foundations of Modern Austrian Economics, a cura di E.G. Dolan, Kansas City, Sheed & Ward, pp. 145-151.

L.M. Lachmann (1982), Why Expectations Matter, in Modern Austrian Economics. Archaeology of a Revival, i, A Multi-Directional Revival, a cura di S. Gloria-Palermo, London, Pickering & Chatto, 2002, pp. 251-269.

L.M. Lachmann (1983), John Maynard Keynes. A view from an Austrian window, in L.M. Lachmann, Expectations and the Meaning of Institutions, a cura di D. Lavoie, London e New York, Routledge, 1994, pp. 179-191.

L.M. Lachmann (1986a), Attacco all’economia austriaca. Lo scontro Hayek-Sraffa in retrospettiva, in La Scuola Austriaca contro Keynes e Cambridge, a cura di S. Ricossa, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2000, pp. 203-228.

L.M. Lachmann (1986b), The Market as an Economic Process, New York, Basil Blackwell.

L.M. Lachmann (1990), Austrian Economics: A Hermeneutic Approach, in Lavoie (1990), pp. 132-144.

D. Lavoie (1990), a cura di, Economics and Hermeneutics, London e New York, Routledge.

M. McCaffrey (2012), The Influence of the Currency-Banking Dispute on Early Viennese Monetary Theory, in Theory of Money and Fiduciary Media: Essays in Celebration of the Centennial, a cura di J.G. Hülsmann, Auburn, Ludwig von Mises Institute, pp. 127-165.

M. McCaffrey (2013), Conflicting Views of the Entrepreneur in Turn-of-the-Century Vienna, «History of Economics Review», 58, pp. 27-43.

K.H.M. Mittermaier (1992), Ludwig Lachmann (1906-1990), A Biographical Sketch, in Modern Austrian Economics. Archaeology of a Revival, I, A Multi-Directional Revival, a cura di S. Gloria-Palermo, London, Pickering & Chatto, 2002, pp. 252-269.

L.S. Moss (2000), a cura di, Ludwig M. Lachmann (1906-1990): Scholar, Teacher, and Austrian School Critic of Late Classical Formalism in Economics «American Journal of Economics and Sociology», 59, 3, pp. 367-417.

R. Murphy (n.d.), Multiple Interest Rates and Austrian Business Cycle Theory, paper inedito.

G.P. O’Driscoll e M.J. Rizzo (1985), The Economics of Time and Ignorance, London e New York, Routledge, 2002.

P.L. Porta (1990), David Ricardo: la sistemazione teorica della concorrenza e del mercato, in Il pensiero economico moderno, a cura di G. Becattini, Torino, Utet, pp. 101-147.

M.J. Rizzo (1979), Disequilibrium and All That: An Introductory Essay, in Time, Uncertainty, and Disequilibrium, a cura di M.J. Rizzo, Lexington, D.C. Heath and Company, pp. 1-18.

M.J. Rizzo (1992), Equilibrium Visions, in Modern Austrian Economics. Archaeology of a Revival, II, The Age of Dispersal, a cura di P. Boettke e S. Boehm, London, Pickering & Chatto, 2002, pp. 175-190.

J. Robinson (1956), The Accumulation of Capital, London, Macmillan.

A. Roncaglia (1990), Le scuole sraffiane, in Il pensiero economico moderno, a cura di G. Becattini, Torino, Utet, pp. 233-274.

M.N. Rothbard (1989), The Hermeneutical Invasion of Philosophy and Economics, in M.N. Rothbard, Economic Controversies, Auburn, Ludwig von Mises Institute, 2011, pp. 119-136.

M.N. Rothbard (1992), The Present State of Austrian Economics, in Modern Austrian Economics. Archaeology of a Revival, II, The Age of Dispersal, a cura di P. Boettke e S. Boehm, London, Pickering & Chatto, 2002, pp. 1-59.

D. Sanz Bas (2011), Hayek’s Critique of The General Theory: A New View of the Debate between Hayek and Keynes, «The Quarterly Journal of Austrian Economics», 14, 3, pp. 288-310.

G.A. Selgin (1988), Praxeology and Understanding: An Analysis of the Controversy in Austrian Economics, Auburn, Ludwig von Mises Institute, 1990

G.L.S. Shackle (1967), The Years of High Theory. Invention & Tradition in Economic Thought 1926-1939, Cambridge, Cambridge University Press, 2010.

G.L.S. Shackle (1972), Epistemics and Economics: A critique of economic doctrines, New Brunswick e London, Transaction Publishers, 2009.

P. Sraffa (1932a), Dr. Hayek on Money and Capital, «Economic Journal», 42, pp. 42-53.

P. Sraffa (1932b), A Rejoinder, «Economic Journal», 42, pp. 249-251.

P. Sraffa (1960), Production of Commodities by Means of Commodities. Prelude to a Critique of Economic Theory, Cambridge, Cambridge University Press.

P. Sylos Labini (1956), Oligopoly and Technical Progress, Cambridge, Harvard University Press, 1962.

P. Sylos Labini (1981), I Mutamenti Tecnologici nelle Condizioni Odierne: Riflessioni di un Economista, «Moneta e Credito», 34, 133, pp. 41-62.

P. Sylos Labini (1984), The Forces of Economic Growth and Decline, Cambridge and London, MIT Press.

P. Sylos Labini (1989), Nuove Tecnologie e Disoccupazione, Rome and Bari, Laterza.

P. Sylos Labini (1993), Progresso Tecnico e Sviluppo Ciclico, Rome and Bari, Laterza.

P. Sylos Labini (2004), Torniamo ai classici. Produttività del lavoro, progresso tecnico e sviluppo economico, Roma-Bari, Laterza.

L.A.W. Tieben (2012), The Concept of Equilibrium in Different Economic Traditions. A Historical Investigation, Cheltenham, Edward Elgar.

K. Vaughn (1994), Austrian economics in American. The migration of a tradition, Cambridge, Cambridge University Press.

C. Zappia (1999), L’influenza di Sraffa sull’evoluzione della teoria di Hayek, Quaderni del Dipartimento di Economia Politica dell’Università degli Studi di Siena, n. 241