17 marzo 1968: il collasso monetario dimenticato (parte prima)

Noi rammentiamo sempre il 15 agosto 1971 come il giorno in cui “Tricky Dicky” Nixon chiuse lo sportello dell’oro e precipitò il mondo nell’era della cartamoneta inconvertibile; ma in realtà, il sistema di Bretton Woods era già ridotto all’ombra di sé stesso, ad una sopravvivenza (quasi) solo sulla carta. La vera catastrofe era già avvenuta, il 17 marzo 1968… e non ce n’eravamo neppure accorti. Questo brano di Jacques Rueff, oltre a rinfrescarci la memoria, suona anche come un monito circa la rapidità con cui sistemi intrinsecamente instabili, ma rimasti in piedi per anni o decenni, possono collassare, apparentemente di colpo. Alle autorità monetarie va riconosciuta un’abilità sopraffina nel mascherare il collasso stesso; ma queste misure prese in tutta fretta e fatte passare per “temporanee” sono state, in realtà, il primo vagito del “dollar standard”.

Si è sentito dire spesso che si è dovuto sostituire il sistema a cambio aureo perché aveva smesso di funzionare. In realtà, funzionava con troppa facilità. Per questo, il 17 marzo 1968, è saltato in aria.

In effetti, quando è accaduto quel giorno mostra che il dollaro era veramente convertibile, senza restrizioni.

Il sistema a cambio aureo aveva reso possibile un accumulo di dollari oltre ogni prudenza, nei Paesi creditori. Come io avevo previsto – e ammonito – già nel 1961, questi Paesi si stancarono di dover accettare importi di divisa statunitense che continuavano a crescere senza fine e per loro erano completamente inutili, considerato che la bilancia dei pagamenti USA era in deficit.

Alla fine, questi Paesi decisero – come era loro diritto e come sarebbero state obbligata a fare ogni giorno, in un sistema aureo [classico] – di chiedere la conversione in oro di parti notevoli dei loro saldi in dollari, per poter ottenere marchi, franchi svizzeri, franchi francesi, o perfino lingotti doro.

Così, solo gli Stati Uniti avevano già perso oro per un controvalore di 771 milioni di dollari, a novembre-dicembre 1967. Il 12 marzo 1968, altri 450 milioni in metallo giallo avevano lasciato Fort Knox per alimentare il pool delloro. Il 14 marzo, a Londra e a Parigi, la corsa alloro raggiunse proporzioni fenomenali, come disse un commentatore. Quella sera, il Governo degli Stati Uniti chiese alle autorità britanniche di chiudere il mercato londinese delloro. Domenica 17 marzo 1968, i membri del pool delloro decisero di terminare [tali] operazioni, divenute troppo costose

A questo punto, dovevano affrontare due alternative: curare le cause della febbre delloro facendo ricorso alla medicina che avevo consigliato senza sosta, oppure far saltare completamente il meccanismo di regolazione della temperatura, creando una situazione che comprendesse controlli [sui capitali] e, per loro tramite, severe restrizioni alla possibilità, per detentori non statunitensi di dollari, di convertirli in oro, o in qualsiasi altra valuta di loro scelta.

Questa seconda linea fu adottata e tradotta in atti, quando un intero pacchetto di misure venne approvato in tutta fretta a Washington, il 17 marzo 1968.

Nel comunicato diffuso dopo la riunione, i governatori delle banche centrali di Belgio, Italia, Olanda, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti rilevarono che il Governo degli Stati Uniti avrebbe continuato a comprare e vendere oro al prezzo stabilito di 35 dollari loncia, ma solo nelle transazioni con autorità monetarie. Ciò significava che, per quanto riguardava il Governo degli Stati Uniti, non ci sarebbero stati acquisti di oro da, o vendite di oro a, soggetti privati o enti pubblici non monetari.

I sei governatori decisero che, da allora in poi, le riserve auree ufficiali sarebbero state impiegate soltanto per trasferimenti tra autorità monetarie e che, perciò, avrebbero cessato di rifornire Londra e gli altri mercati. Questo implicava chiaramente lo scioglimento del pool delloro.

Infine, convinti che la scorta di oro in essere fosse pienamente adeguata, vista limminente creazione dei diritti speciali di prelievo, decisero che non avrebbero più comprato oro sul mercato, né ne avrebbero venduto ad autorità monetarie per rimpiazzare un qualsiasi ammontare che potessero aver venduto sui mercati privati.

Tuttavia, dal 1 gennaio 1970, considerato che il prezzo delloro sul mercato libero era tornato ad un livello vicino alla parità ufficiale, un accordo tra Stati Uniti e Sudafrica, approvato dal Board of Governors del FMI, autorizza il Fondo, nonostante la suddetta decisione, ad acquistare dal Sudafrica quantitativi limitati di oro, secondo condizioni stringenti. Questaccordo non è stato reso pubblico per intero, ma sembra che autorizzi il Sudafrica a vendere oro al FMI ogni volta che il prezzo delloro a Londra è inferiore ai 35 dollari loncia, a patto che le vendite giornaliere ammontino solo a un quinto dellimporto che il Sudafrica deve vendere ogni settimana per mantenere in equilibrio la propria bilancia dei pagamenti.

A partire dal 1 gennaio 1970, la scorta di liquidità internazionale è stata accresciuta mediante la creazione di diritti speciali di prelievoassegnati ogni anno ai Paesi membri del FMI, in proporzione alle rispettive quote. Le emissioni autorizzate sono state fissate in 9,5 miliardi di dollari nellarco di tre anni, inclusi 3,5 miliardi durante il primo anno. Questa regola metterà a disposizione degli Stati Uniti 867 milioni di dollari per il 1970.

Sulle prime, le decisioni del 17 marzo sono state viste come semplici espedienti volti ad affrontare difficoltà temporanee.

In realtà, la loro combinazione risulta in un meccanismo ben congegnato e molto raffinato che opera per bloccare tutte le strade per convertire dollari in altre valute o in oro, tranne quella che passa attraverso le autorità monetarie statunitensi, che, così, si trovano nella posizione di poter controllare tali richieste.

L’effetto delle decisioni di marzo consiste nell’interruzione di tutti i canali attraverso cui il mercato dell’oro poteva essere alimentato da sorgenti ufficiali.

L’ammontare dell’oro per usi monetari è stato fissato, irrevocabilmente, al livello in essere il 17 marzo 1968, a parte gli acquisti, molto limitati, dal Sudafrica […].

A quanto si assicura, l’oro può circolare tra le banche di emissione. Il suo ruolo è quello di una pila di fiches che si sposta da un giocatore d’azzardo all’altro, ma il cui totale non può aumentare.

Dal canto suo, l’oro di nuova estrazione può essere venduto solo ad acquirenti che non siano le autorità monetarie, a parte i piccoli quantitativi autorizzati per il Sudafrica. Così, le decisioni del 17 marzo implicano la nascita di mercato libero dell’oro, dove alle autorità monetarie è proibito vendere o comprare. In assenza di qualsiasi domanda da parte loro, il prezzo dell’oro dovrebbe, normalmente, scendere fino a che ci saranno enormi acquisti da parte di privati o (quando scende a 35 dollari l’oncia, o più sotto), acquisti diretti, limitati, da parte del FMI.

D’ora in avanti, le banche centrali non potranno più comprare oro sul mercato londinese, o in qualsiasi altro. Perciò, non potranno più convertire dollari in oro al prezzo ufficiale, o convertire [in valuta] i dollari che detengono o che detentori privati hanno ceduto loro, se non si rivolgono specificamente alle autorità monetarie statunitensi, e ad esse soltanto.

Così, lo scopo ultimo e la ragione di fondo delle riforme del 17 marzo 1968 divengono chiari. Il loro intento è costringere chiunque cerchi di convertire dollari in oro a passare attraverso lo stretto canale costituito da qualche autorità monetaria statunitense, così rendendo palese la richiesta i conversione, anzi, facendola saltare all’occhio. Le misure intraprese consentono alle autorità americane di stare all’erta ed esercitare pressioni “amichevoli” sui funzionari della politica monetaria non americana, affinché si astengano dal richiedere operazioni di conversione che sarebbero intenzionati ad eseguire. Affinché, in altre parole, consentano a tenersi i dollari di cui erano tentati di sbarazzarsi e, intanto che li conservano, li investano sul mercato statunitense.

Questo genere di controllo non era praticabile finché esistevano Londra e i correlati mercati dell’oro. D’ora in avanti, corse da panico a liberarsi dei dollari come quelle della prima parte del 1968 saranno impossibili, nella misura in cui – ma solo nella misura in cui – la pressione esercitata dalle autorità statunitensi su quelle monetarie non statunitensi che detengono dollari resterà efficace. Il dollaro sarà diventato una divisa inconvertibile per tutti i Paesi che si trovano sotto l’influenza statunitense perché hanno bisogno della protezione militare americana (come la Germania) o desiderano l’amicizia degli Stati Uniti per ragioni politiche, o dipendono economicamente dagli Stati Uniti.

Nella misura in cui i saldi in dollari fuori degli Stati Uniti non sono più convertibili in oro, il fondamento di tutte le valute convertibili non è più l'oro, ma il dollaro.
Jacques Rueff, The Monetary Sin of the West, Macmillan, New York 1972, pagg. 181-5, tradotto da Guido Ferro Canale