Keynes contro la legge di Say

  1. 1.     “Il più grande successo “ di Keynes

 

 

Arriviamo ora alla più famosa confutazione di Keynes sulla Legge dei Mercati o Legge degli Sbocchi di Say. Tutto ciò che c’è da dire riguardo a questa “confutazione” è già stato detto da Benjamin M. Anderson , Jr.[1], e da Ludwig Von Mises[2]. Keynes decide , per considerarsi soddisfatto, di affrontare la questione tanto generosamente da esporre una “confutazione” lunga meno di quattro pagine.

Tuttavia, qualcuno dei suoi ammiratori manifesta come unica garanzia di qualità la sua fama:

 

“Gli storici negli ultimi cinquant’anni possono riconoscere che il più grande successo di Keynes sia stato la liberazione dell’economia Anglo-American da un dogma tirannico, e possono ,grazie i risultati raggiunti, anche concludere che questo lavoro sia stato di impareggiabile confutazione. Anche se Keynes dovesse essere preso in considerazione solo per il nome, la sua fama dovrebbe rassicurare….. (tuttavia) gli attacchi keynesiani, sebbene sembrino diretti contro una moltitudine di diverse teorie specifiche, crollano tutti se la validità della legge di Say venisse presa in considerazione.[3]

 

Proprio per questo, penso mi possiate giustificare, nel dedicare un capitolo speciale a tale argomento. E’ importante pertanto, iniziare a comprendere, come Mises[4] aveva sottolineato, che quella che viene chiamata Legge di Say non era originariamente progettata come parte integrante dell’economia classica, ma piuttosto come prima parte della confutazione di un errore che ha impedito lo sviluppo dell’economia, come fosse un tema speciale di conoscenza riconosciuta. Nel caso in cui gli affari andassero male, il mercante medio aveva due spiegazioni a portata di mano: il problema era causato o dalla scarsità di moneta o da una generale sovrapproduzione. Adam Smith[5] in un famoso passaggio nella sua “Ricchezza delle Nazioni”, sfata il primo di questi miti. Say stesso si occupa di confutare il secondo. Per un’analisi più attuale della Legge di Say riprendo un pezzo di  B.M. Anderson:

 

 

La questione teorica centrale verteva sul problema dell’aggiustamento economico e del pieno impiego post bellico, che rappresenta il dibattito tra la dottrina dell’equilibrio e la dottrina del potere d’acquisto. Quelli che difendevano le vaste spese del governo e il deficit finanziario dopo la guerra come il solo strumento per ottenere il pieno impiego, separano acutamente la produzione ed il potere d’acquisto. Dal loro punto di vista il potere d’acquisto deve essere mantenuto al di sopra del livello di produzione se la produzione deve essere aumentata. Per loro se il potere d’acquisto crolla, la produzione crollerà. Il punto di vista prevalente tra gli economisti, in altre parole, è stato a lungo quello del potere d’acquisto che cresce al di là della produzione.

Tuttavia I Grandi Paesi produttori sono anche le grandi economie consumatrici. Il mondo del ventesimo secolo consuma molto più vastamente del mondo del diciottesimo secolo perché produce molto di più. L’offerta di grano fa crescere la domanda per le automobili, seta,scarpe, cotone di buona qualità, e altre cose che il produttore di grano vuole. L’offerta di scarpe contribuisce alla domanda di grano, seta, automobili, e per le altre cose che il produttore di scarpe vuole. L’offerta e la domanda aggregate non sono perciò semplicemente uguali ma sono identiche, poiché ogni bene può considerarsi come offerta del suo stesso prodotto o come domanda per gli altri oggetti/prodotti. Tuttavia questa dottrina è soggetta alla grande condizione che le proporzioni debbano essere corrette; quello deve essere considerato come l’equilibrio.[6]

 

 

La confutazione di Keynes della Legge di Say consiste semplicemente nell’ignorare questa condizione. Lui considera come primo passaggio uno stralcio preso da John Stuart Mill:

 

“Quello che costituisce il mezzo di pagamento dei prodotti sono semplicemente i prodotti stessi. Lo strumento per pagare la produzione delle altre persone, consiste in ciò che la persona stessa possiede. Tutti i venditori sono inevitabilmente, e per il significato stesso della parola, compratori. Per poter velocemente raddoppiare la capacità produttiva del paese, dovremmo raddoppiare l’offerta di prodotti in ogni mercato; ma dovremmo allo stesso modo raddoppiare il potere d’acquisto. Ognuno porterebbe una domanda doppia come anche offerta doppia; ognuno sarebbe capace di comprarne il doppio poiché ognuno avrebbe il doppio da offrire in cambio.[7]

 

Va da sé che questo pezzo tratto da Mill, come B.M. Anderson[8] ha indicato, non rappresenta l’essenza della versione moderna della Legge di Say:

 

“Se avessimo raddoppiato la capacità produttiva del paese, non dovremmo raddoppiare l’offerta delle merci in ogni mercato, e se l’avessimo fatto, non dovremmo liquidare i mercati con l’offerta doppia in ogni mercato. Se raddoppiamo l’offerta nel mercato del sale, per esempio, dovremmo avere un’abbondanza spaventosa di sale. I grandi aumenti si generano dove la domanda di crescita è elastica. Cambieremmo enormemente le proporzioni dove abbiamo generato prodotti.”

 

Ma come Anderson continua a sottolineare, non è giusto prendere questo passaggio di Mill e presentarlo come se fosse il cuore della Legge di Say. Se Keynes avesse citato solo le tre frasi immediatamente successive, ci avrebbe introdotto il concetto di equilibrio di bilancio e delle proporzioni che sono il cuore della dottrina – un concetto che Keynes non considera da nessuna parte nella sua Teoria Generale.

Le brevi righe successive di Mill, che seguono immediatamente lo stralcio citato prima, dicono quanto segue:

 

“E’ probabile infatti, che ci sarebbe un’eccedenza di alcuni beni. Anche se la comunità volesse raddoppiare i consumi aggregati, avrebbe già (tanto quanto) desidera di alcuni beni, e potrebbe preferire produrre più del doppio del consumo degli altri, o esercitare la crescita del potere d’acquisto su un nuovo bene. Se fosse così, l’offerta si adatterà di conseguenza, ed il valore dei beni si avvicinerà al costo di produzione.”

 

La dottrina secondo cui l’offerta crea la propria domanda, in altre parole, è basata sull’assunto che un equilibrio corretto esiste tra differenti tipi di produzione, e tra prezzi di differenti di prodotti e servizi. Sicuramente assume una corretta relazione tra prezzi e costi, e  tra prezzi e salari. Si considera l’esistenza di competizione e libertà e un mercato fluido attraverso cui questi rapporti, definiti dai legami nei prezzi, ed altri equilibri verranno raggiunti.

Nessun importante economista, di mia conoscenza, ha mai espresso l’assurdo presupposto (da cui Keynes implicitamente accusa l’intera scuola classica) che grazie alla Legge di Say la depressione e la disoccupazione fossero impossibili, e che qualsiasi cosa fosse stata prodotta automaticamente si sarebbe trovato un mercato preparato ad un prezzo vantaggioso. La legge di Say, occorre ribadirlo, non era, contrariamente a quanto sostengono i Keynesiani, la pietra angolare su cui il grande edificio della dottrina degli economisti classici si era basata. Era essa stessa solo una confutazione di una convinzione assurda prevalente prima della sua formulazione. Per riassumere la citazione tratta da Mill:

 

“In ogni caso, è una semplice assurdità che ogni cosa dovrebbe diminuire di valore, e che tutti i produttori dovrebbero, di conseguenza, essere insufficientemente remunerati. Se i valori restano gli stessi, ciò che diventa dei prezzi è irrilevante, poiché (dal momento che ) la remunerazioni dei produttori non dipende dalla quantità di moneta, ma dalla quantità di articoli consumabili che ottengono per i loro beni. Inoltre, il denaro è una merce, e se tutte le merci dovessero essere raddoppiate in quantità, dobbiamo supporre che anche il denaro dovrebbe essere raddoppiato, e quindi i prezzi non rifletterebbero più una caduta rispetto ai valori.“

 

 

In sintesi, la Legge di Say era semplicemente la negazione della possibilità di una generale sovrapproduzione di tutti i beni e servizi. Se voi avesse presentato gli economisti classici con “il caso Keynesiano”, se gli aveste chiesto, in altre parole, che cosa pensavano sarebbe accaduto nel caso di una riduzione nei prezzi delle merci, se il tasso dei salari, come risultato di un’unione monopolista protetta e assicurata dalla legge, restano rigidi o crescono, loro senza dubbio avrebbero risposto che mercati sufficienti non sarebbero stati trovati per i beni prodotti a tali ingiustificati costi economici di produzione e che risulterebbe un’estesa e prolungata disoccupazione. Certamente questo è ciò che ogni teorico del valore soggettivo del valore risponderebbe.

 

 

 

  1. 2.     Le dichiarazioni di Ricardo

 

Potremmo fermarci qui, tuttavia è stato sollevato un tale clamore dalla “confutazione” della legge di Say da parte di Keynes che sembra più utile approfondire l’argomento. Una scrittrice[9] ha distinto “Le quattro implicazioni essenziali della Legge di Say, proprio come scoperto da Say, ed in maniera più ampia, da (James) Mill e Ricardo”. Potrebbe essere utile riprendere la sua formulazione come base di discussione. Le quattro implicazioni  tratte dai suoi scritti sono:

 

1)      L’offerta crea la sua domanda; perciò la sovrapproduzione aggregata o generale sovrabbondanza è impossibile

2)      Poiché i beni si scambiano con altri beni, la moneta non è altro che un velo e non svolge alcun “ruolo” indipendente.

3)      Nel caso di sovrapproduzione parziale, che necessariamente implica una sottoproduzione da qualche altra parte, l’equilibrio viene ristabilito grazie alla competizione, che è data, dal meccanismo dei prezzi e dalla mobilità del capitale.

4)      Proprio perché la domanda e l’offerta aggregate sono necessariamente eguali, grazie al meccanismo di equilibrio, il prodotto può essere aumentato all’infinito e l’accumulazione del capitale procede senza limiti.

 

Sosterrò che di queste quattro versioni, la uno la tre e la quattro sono corrette, se appropriatamente interpretate e comprese; che solo la versione due è falsa per come è espressa, e che anche questa possa essere indicata in una forma corretta.

Ora Ricardo ha espresso chiaramente il significato della dottrina nella versione 1, 3 e 4;  e anche se la ipotizza  nella versione 2, la sua affermazione anche in questo caso può essere interpretata in un senso che sarebbe corretto.

 

“M. Say ha….dimostrato efficacemente che non c’è un ammontare di capitale che non possa essere impiegato in un paese, perché la domanda è limitata solo dalla produzione. Nessun uomo produce di per sé, ma con l’obbiettivo di consumare o vendere, né mai vende di per sé ma lo fa con l’obbiettivo di comprare qualche altro bene, che potrebbe essere immediatamente utile per lui, o che potrebbe contribuire alla produzione futura. Grazie alla produzione, poi, lui diventa necessariamente sia consumatore dei suoi beni, sia acquirente e consumatore dei beni di qualche altra persona. Non si è possibile ipotizzare che lui dovrebbe, per qualsiasi lasso di tempo, essere male informato dei beni che lui può produrre con maggior vantaggio, per raggiungere l’oggetto che lui ha come obiettivo, ossia, il possesso di altri beni; e, perciò, non è probabile che lui continuerà a produrre un bene per cui non c’è domanda. Perciò non si può accumulare in un paese un qualsiasi ammontare di capitale che non possa essere impiegato produttivamente, fino a far crescere i salari così in alto come conseguenza della crescita delle necessità, e conseguentemente restano così piccoli per i profitti di magazzino che il motivo per l’accumulazione cessa. Finchè i profitti di magazzino sono alti, gli uomini avranno una ragione per accumulare. Anche se un uomo avesse voluto qualsiasi gratificazione non offerta, lui avrebbe una domanda per più beni; e sarà una domanda adatta mentre avrà qualsiasi nuovo valore da offrire in cambio per quelli… Le produzioni sono sempre acquistate da altri produttori, o dai servizi; la moneta, è solo il mezzo grazie alla quale lo scambio avviene. Troppe cose di un bene specifico potrebbero essere prodotte, di cui ci sarebbe un tale eccesso nel mercato tanto da non ripagare l’estensione del capitale, ma questo caso non può verificarsi per tutti mercati di beni.[10]

 

 

Le parole in grassetto sono mie, riportate per far emergere il fatto che Ricardo non intendeva negare la possibilità di sovrapproduzione, ma semplicemente che potesse esserci un prolungamento indefinito[11]. Nel suo “Note su Malthus”, infatti, Ricardo scrive:

 

“Si potrebbero commettere degli errori, ed i beni non adatti alla domanda potrebbero essere comunque prodotti – di questi potrebbe esserci un eccesso; non potrebbero essere venduti al loro solito prezzo, ma allora questo è la causa dell’errore e non  la mancanza di domanda di produzioni.[12]

 

L’intero commento di Ricardo su questa fase del pensiero di Malthus ripagherà lo studio. “Sono stato perciò pignolo, nell’esaminare questo problema sulla Legge di Say”, Ricardo dice, “in quanto costituisce il tema più importante di discussione nel lavoro di Malthus[13]i.e., Principles of political economy di Malthus.

 

Fu Malthus che, nel 1820, più di un secolo prima di Keynes, si è inserito nella confutazione della Legge di Say. La risposta di Ricardo (la cui parte più importante non è stata scoperta o disponibile che fino ai giorni nostri) è devastante. Se fosse stata disponibile integralmente prima, la confutazione errata di Malthus sarebbe stata sepolta per sempre.

Anche se così com’era, ne ha impedito la sua riesumazione fino al tempo di Keynes. La risposta di Ricardo era, è vero, incompleta o debole in alcuni punti. Perciò lui non si era diretto verso il problema che si crea in una crisi di fiducia, in cui per un periodo persino i prodotti che erano relativamente sottoproduzione potrebbero non essere venduti al livello dei prezzi esistenti, perché i consumatori, nonostante abbiano il potere d’acquisto e il desiderio di comprare quei prodotti, non si fidano dei prezzi esistenti e attendono che raggiungano un livello ancora più basso.  Tuttavia la verità di base della Legge di Say ( e per Legge di Say si intendeva solo una verità di base o “finale”) non viene invalidata ma viene nascosta da una situazione anomala temporanea di questo tipo.

Questa situazione è possibile solo in quei periodi quando un sostanzioso numero di consumatori e uomini d’affari non restano convinti che il fondo sia stato raggiunto per salari e prezzi, o sentono che il loro lavoro o la solvibilità potrebbe essere in pericolo. Questo è probabile che accada precisamente quanto i livelli salariali (wage-rates) sono forzati artificialmente o mantenuti al disotto del livello di equilibrio della produttività marginale del lavoro.

Inoltre, è vero quando Ricardo dichiara al punto uno (già citato) che “la Moneta è solo il mezzo attraverso cui lo scambio viene realizzato”. Se questo fosse interpretato nel senso che, come Bernice Shoul lo interpreta, la moneta “non gioca nessun ruolo indipendente”, allora certamente non è vero. Ma se viene interpretato in quest’altro senso: “ se noi, per il momento, astraiamo dalla moneta, possiamo vedere che in ultima analisi i beni vengono scambiati con altri beni” quindi sono vere entrambe e metodologicamente valide. Avendo riconosciuto questa verità, naturalmente per risolvere tutti i problemi dinamici, , dobbiamo inserire la moneta nella nostra equazione o “modello” e riconoscere che nel mondo moderno lo scambio di beni è praticamente sempre per mezzo della moneta, e che le interrelazioni di beni e prezzi-moneta devono essere giuste affinché la Legge di Say resti valida. Tuttavia diciamo questo semplicemente per tornare alla qualificazione della relazione del prezzo corretto e l’equilibrio che è sempre stato implicito nella dichiarazione della Legge di Say dai principali economisti classici.

 

  1. 3.     La Risposta di Haberler

 

 

Prima di lasciare questo tema potrebbe essere importante per la nostra analisi affrontare qualcuna delle confusioni creatisi, non tanto su Keynes stesso, quanto piuttosto dei “Post-Keynesiani”. Il prof. Gottfried Haberler non è stato assolutamente un acritico di Keynes[14], ma la sua discussione sulla confutazione di Keynes sulla legge di Say è peculiare. Lui presenta parte della citazione che ho già preso da Ricardo ( pp. 37-38) ma lo fa in forma ridotta, e termina con la frase:” La Moneta è l’unico mezzo attraverso cui lo scambio diventa effettivo”. Lui poi dichiara: “ Il significato di questa formulazione originale di questa legge sembra per me molto chiara: essa afferma che il reddito percepito è sempre speso in consumi o investimenti, in altre parole, il denaro non è mai accumulato…[15]

Ora il significato della formulazione di Ricardo della Legge di Say è già molto chiaro, in particolare quando viene espresso nella sua interezza. Non richiede nessuna esegesi di Haberler o di chiunque altro, e certamente nessuna parafrasi che ne cambi completamente il suo significato.

Non solo Ricardo non ha mai affermato esplicitamente la proposizione che Haberler gli attribuisce; ci sono tutte le ragioni per supporre che lui l’avrebbe smentito. In diversi punti lui effettivamente descrive quello che noi oggi chiameremmo accumulazione di moneta ed i suoi effetti. In diversi punti del suo Notes on Malthus lui scrive al riguardo di alcuni punti di vista che Malthus gli attribuisce: “Dove l’avrei mai detto questo?”[16]. Possiamo essere certi che avrebbe scritto la stessa cosa riguardo a questa “interpretazione” di Haberler.

 

La nostra conclusione, perciò (Haberler continua) è che non c’è nessun posto e nessun bisogno della Legge di Say nella teoria economica moderna e che è stata completamente abbandonata dagli economisti neo-classici nel loro lavoro teorico e pratico sulla moneta e sul ciclo economico…. Riassumendo, potremmo dire che non c’era bisogno per Keynes di liberare l’economia neoclassica dalla Legge di Say in originale,semplicemente perchè è stata abbandonata molto tempo fa(prima).[17]

 

 

La risposta breve a questo affermazione è che c’è ancora il bisogno ed il posto per far valere la Legge di Say ogni volta che qualcuno è cosi sciocco da negarla. E’ essa stessa, ribadiamolo, essenzialmente una negazione piuttosto che una proposizione positiva. Si tratta del rifiuto di un errore. Essa afferma che una generale sovrapproduzione di tutti i prodotti è impossibile. E questo è tutto, fondamentalmente, che si intende far valere. Haberler è nel giusto nella misura in cui nega quanto crede Keynes (come tra i suoi discepoli Sweezy) che la Legge di Say “ancora è alla base di tutta la teoria classica, che crollerebbe senza essa” (General Theory, p.19). E’ vero che la Legge di Say non è esplicitamente necessaria nella soluzione di specifici problemi economici se la sua verità è data tacitamente per scontato. I matematici raramente si fermano per affermare che due più due non fa cinque. Non costruiscono esplicitamente le soluzioni elaborate di problemi complessi su questa verità negativa. Tuttavia quando qualcuno afferma che due più due fa cinque, o che la depressione esistente è il risultato di una generale sovrapproduzione di qualsiasi cosa, è necessario ricordargli dell’errore. C’è ancora un’altra linea di attacco sulla Legge di Say, che Haberler tra gli altri sembra approvare, è quando sostiene che il vero senso della legge di Say è una “mera tautologia”. Se è una tautologia , sarà cosi nello stesso senso in cui le proposizioni logiche di base e matematiche sono tautologiche: “ gli oggetti uguali tra loro sono reciprocamente uguali”. Una persona non ha bisogno di dire questo a meno che non si dimentichi.

Per riassumere, la confutazione di Keynes della Legge di Say, anche se avesse riscosso successo, non sarebbe stata originale: non va più avanti nemmeno di un paio di centimetri rispetto alla confutazione di Malthus tentata più di un secolo prima di lui. Keynes “confutò” la Legge di Say solo nel senso in cui nessun economista importante la mantenne.

 

 

  1. 4.     Per risparmiare devi spendere

 

Rischiando di essere accusato di uccidere un cavallo morto, mi piacerebbe rivolgere uno sforzo maggiore di Keynes nel confutare la Legge di Say, o quello che lui chiama “un corollario della stessa dottrina” (p.19). “ E’ stato supposto,” lui scrive,”che ogni atto individuale di astensione dal consumo necessariamente conduce, nell’ammontare della stessa quantità, ad un effetto sul lavoro e sui prodotti così liberati dall’offerta di consumo che dovrà essere investita nella produzione di ricchezza da capitale” (p.19). Lui cita il seguente passaggio dal libro di Alfred Marshall Pure Theroy of Domestic Values (p.34) in figura:

 

“L’intero reddito dell’uomo è speso per l’acquisto di servizi e prodotti. E’ infatti comunemente accertato che un uomo spende una parte del suo reddito e risparmia l’altra. Ma è un’assioma economico familiare che un uomo acquista il lavoro ed i beni con quella parte del suo reddito che lui risparmia proprio come fa con quella che si dice di spendere. Lui dice di spendere quando lui cerca di ottenere godimento presente da beni e servizi che lui compra. Lui  dice che risparmia quando fa sì che il lavoro e i beni che acquista per essere destinati alla produzione di ricchezza da cui lui si aspetta di ricavare il mezzo di godimento nel futuro.”

 

Questa dottrina, certamente va molto più indietro di Marshall. Keynes potrebbe avere potuto citare la sua bete noir, Ricardo, nello stesso senso. “Mr. Malthus”, scrisse Ricardo, “non sembra ricordare mai che per risparmiare devi spendere, quanto è certo che ciò che egli chiama esclusivamente spesa.”[18] Ricardo giunse molto più in là di questo, e in risposta a Malthus disse uno dei contenuti chiave di Keynes nella parte successiva “ Nego che i bisogni dei consumatori siano ridotti dalla parsimonia – loro sono trasferiti con il potere di consumare per un altro tipo di consumatori.”[19]

E ancora in un’altra occasione Ricardo scrisse direttamente a Malthus: ”Siamo anche d’accordo che la domanda effettiva sia composta da due elementi, il potere e la volontà di acquisto; ma penso che la volontà sia molto rara mancando dove  il potere esiste, per il desiderio di accumulazione (i.e., risparmio) avrà l’occasione di chiedere altrettanto efficacemente come desiderio di consumare; cambieranno solo gli oggetti su cui la domanda si eserciterà essa stessa”[20].

Per il presente, comunque, potrebbe essere sufficiente solo notare la contesa di Keynes su questo punto piuttosto che cercare di analizzarla tutta. Ci saranno un sacco di opportunità successivamente. Come vedremo, Keynes stesso si alterna costantemente tra due affermazioni contraddittorie: 1) che risparmi ed investimenti sono “necessariamente uguali” e “soltanto aspetti diversi della stessa cosa” (p.74), e 2) che risparmi ed investimenti sono “ due attività essenzialmente diverse” senza nemmeno un “nesso” (p.21), cosi che non solo il risparmio eccede l’investimento ma tende a farlo “cronicamente”. Il secondo è  il punto di vista che lui sceglie di sostenere. Avremo occasione di analizzare entrambi successivamente. Per ora è sufficiente soltanto notare la presenza di questa contraddizione insita profondamente nel pensiero di Keynes.[21]

 

 

 


[1] Economics and the Public Welfare, (New York: Van Nostrand, 1949), pp.390-393.

[2] Planning for Freedom. (South Holland, 111.: Libertarian Press, 1952),pp. 64-71

[3] Paul M. Sweezy in The New Economics, ed. by Seymour E. Harris, (New York: Alfred Knopf, 1947), p. 105.

[4] Op. cit., pp. 64-65

[5] Vol. I, Book IV, Chap. I, (Edwin Cannon edition, 1904), p. 404 ff

[6] Economics and the Public Welfare, p. 390

[7] Principles of Political Economy, Book III, Chap. xiv. Sect. 2

[8] Op. cit., p. 392

[9] Bernice Shoul, “Karl Marx and Say’s Law,” The Quarterly Journal of Economics, Nov., 1957, p. 615.

[10] David Ricardo, The Principles of Political Economy and Taxation, (Everyman ed., New York), pp. 193-194.

[11] The phrase “effectual demand,” however, was italicized merely to bring out here the fact that Keynes did not invent this phrase. Ricardo even uses the phrase “effective demand” in his Notes on Malthus (Sraffa edition, Cambridge University Press, p. 234). The term “effectual demand” was actually introduced by Adam Smith in The Wealth of Nations (Book I, Chap. 7). John Stuart Mill explains. “Writers have . . . defined [demand as] the wish to possess, combined with the power of purchasing. To distinguish demand in this technical sense, from the demand which is synonymous with desire, they call the former effectual demand.” Principles of Political Economy, 1848, Book III, Chap. II, § 3.

[12] Sraffa edition, Cambridge University Press, p. 305.

[13] Op. cit.} pp. 306-307

[14] Haberler’s comments on the General Theory in Chap. 8 of the third editionof his Prosperity and Depression (Geneva: League of Nations, 1941) contain many penetrating observations.

[15] The New Economics, ed. by Seymour E. Harris, p. 174

[16] See, e.g., Sraffa edition, p. 424.

[17] Op. cit., pp. 175-176.

[18] David Ricardo, Notes on Malthus (Sraffa edition), p. 449

[19]  Ibid.,p.3O9

[20] Letters of Ricardo to Malthus, ed. by Bonar (1887). Letter of Sept. 16, 1814, p. 43.

[21] Supplementing the present chapter, the reader is referred to the remarkable statement and defense of Say’s Law by John Stuart Mill, quoted at length on pp.364-371.