Far West: l’epoca libertaria della storia americana

1. AI CONFINI DELL’ANARCHIA

Il Far West americano del secolo scorso ha rappresentato uno degli esempi di maggior successo di società senza Stato. Nella storia ci sono stati numerosi casi di società prive di un’autorità centrale – si pensi alle tante tribù primitive, all’Islanda medioevale, o all’Irlanda celtica: tutte però erano caratterizzate da un arretrato livello tecnologico e da un limitato sviluppo commerciale. La singolarità del Far West consiste nell’essere una società “moderna” che ha prosperato per decenni in condizioni molto vicine a quelle del modello anarco-capitalista, cioè senza bisogno di uno Stato, e in un’atmosfera di quasi assoluto laissez-faire capitalistico.

Il processo di centralizzazione e di rafforzamento del governo federale che seguì alla guerra civile del 1861-65 non riuscì ad ingabbiare l’impetuoso movimento demografico verso l’Ovest, perché le vaste terre vergini che si aprivano alla colonizzazione rimanevano materialmente al di fuori d’ogni possibilità di controllo da parte del potere centrale. Di conseguenza, l’espansione della Frontiera fu un grandioso ordine spontaneo che si sviluppò, senza alcuna pianificazione governativa, per opera di una miriade di pionieri isolati, famiglie autosufficienti e comunità autogovernate.

Ma non fu solo l’esistenza della Frontiera e delle terre libere a generare questo potente individualismo; al contrario, furono lo spirito d’indipendenza della gente comune e le idee politiche diffusesi con la guerra d’Indipendenza (quelle di Jefferson, di Paine e dei rivoluzionari radicali) che caratterizzarono in senso radicalmente libertario l’epopea del West. I pionieri, ha scritto Frederick Jackson Turner nel suo famoso saggio sulla Frontiera americana, erano “idealisti sociali” che fondavano le loro aspirazioni sulla fiducia nell’uomo comune e sulla prontezza a venire ad accordi, senza l’intervento di un despota paternalistico o di una classe che esercitasse il suo controllo. Se gli uomini del West non fossero stati animati da questi principi la colonizzazione della Frontiera avrebbe assunto quasi sicuramente un carattere del tutto diverso. La terra libera e fertile non sarebbe mai stata sufficiente: bastava osservare il contrasto con l’America Latina. Niente infatti avrebbe potuto escludere la possibilità che si radicassero nei territori dell’Ovest istituzioni sociali autoritarie simili a quelle del Sudamerica, dove un forte potere centrale (quello spagnolo) pianificò il processo di colonizzazione con l’intento preciso di sottoporre tutto a suo controllo, trasferendo nel nuovo mondo il proprio modello centralistico-burocratico, con il risultato di soffocare la società civile e condannare il continente alla stagnazione e all’arretratezza.

2. IL NON COSÌ SELVAGGIO VECCHIO WEST

La rappresentazione dell’Ovest americano del diciannovesimo secolo come esempio di libertà e prosperità sembra però scontrarsi con la sua popolare immagine di luogo dominato dalla brutalità e dalla legge del più forte. Nella storiografia tradizionale e nel linguaggio comune “Far West” è sinonimo di assenza di leggi e di regole, cioè di “anarchia”, e il suo carattere “selvaggio” viene spesso contrapposto alla pace e all’ordine garantiti dalle istituzioni statali. La visione della Frontiera come regno della violenza, rafforzata da decenni di stereotipi cinematografici, ha goduto fino a qualche decennio fa di ampio consenso tra gli storici, ma negli ultimi tempi questo mito è andato largamente ridimensionandosi grazie alle ricerche di una nuova generazione di studiosi, i quali hanno ribaltato gran parte delle vecchie credenze sul “selvaggio West”. Anche se i pionieri, gli allevatori, i minatori o gli avventurieri muovevano verso l’Ovest molto più rapidamente degli organi federali incaricati di far applicare la legge, questo non significava affatto che la frontiera fosse senza-legge. L’ordine veniva garantito infatti per la maggior parte da sistemi di giustizia e sicurezza privati, che funzionarono a lungo e diedero buona prova di sè.

Gli storici William Davis e Russell Pritchard hanno chiarito che “il West non era, come spesso è stato dipinto, una regione pullulante di fuorilegge e di crimini violenti”: “Malgrado la reputazione acquisita e l’immagine di sè che volle dare durante la sua epoca di splendore, il West fu più pacifico che violento, più costruttivo che dedito alla rovina. Per ogni giorno di scontro armato fra rossi e bianchi, per ogni sparatoria o rapina, per ogni catastrofe che l’uomo e la natura rovesciarono su quei territori e sui loro abitanti, si susseguirono decine, forse centinaia, di giorni e di settimane di pace. La vita di tutti sulla frontiera era basata in realtà sulla fatica e sul lavoro, e solitudine e monotonia caratterizzavano quell’esistenza ben più dell’avventura eccitante che tanti si aspettavano”. Pochi inoltre sanno che “le grandi città dell’est ebbero una percentuale di crimini molto maggiore del West” dato che “nelle città di frontiera di dimensioni abbastanza estese da possedere una qualche forma di difesa legale, venivano compiuti crimini in genere di poco peso. Il 40% degli arresti avveniva per ubriachezza e un altro 20 % per cattiva condotta; la prostituzione – dove era fuorilegge – ne spiegava un altro 10%. Inoltre, a quanto pare, la percentuale di violenza esercitata contro persone specifiche nel XIX secolo non superò quella che si sarebbe verificata nel XX!

Anche per lo storico Roger McGrath “certe nozioni tanto diffuse sulla violenza e sulla mancanza di leggi e giustizia nel Vecchio West…non sono altro che un mito”. William C. Holden, che ha studiato gli avvenimenti della Frontiera texana dal 1875 al 1890, ha rilevato come molti tipi di delitti fossero semplicemente inesistenti. I furti con scasso e le rapine a case e negozi (eccetto le banche) erano più unici che rari. Le porte delle abitazioni non erano chiuse a chiave, e l’ospitalità era molto diffusa, con ciò indicando che i cittadini avevano tutto sommato poca paura delle aggressioni. Talvolta si verificano delle sparatorie, ma in genere erano giudicate dalla popolazione “scontri leali”. Anche le rapine a treni e diligenze vanno considerate come episodi isolati, che causavano poche o nulle preoccupazioni alla gente comune. Un altro studioso, W. Eugene Hollon, ritiene che la Frontiera del West fosse un posto molto più civilizzato, pacifico e sicuro dell’America attuale, e giudica miracoloso il modo ordinato con cui venne colonizzata l’ultima e la più vasta regione di frontiera degli Stati Uniti. Simili sono le osservazioni di Frank Prassel, secondo cui in generale un abitante dell’Ovest “godeva probabilmente di maggior sicurezza sia nella persona che nella proprietà di quanta ne godessero gli abitanti dei centri urbani dell’Est suoi contemporanei”.

 

3. UN ESPERIMENTO AMERICANO DI ANARCO-CAPITALISMO

I motivi per cui la pace e l’ordine regnavano nella Frontiera malgrado l’assenza di istituzioni governative centralizzate è stata spiegata dagli storici dell’economia Terry Andersson e P.J. Hill in un brillante saggio, nel quale i due autori osservano che “il West di questo periodo viene spesso percepito come un luogo di grande caos e poco rispetto per la proprietà o la vita. Le nostre ricerche indicano che le cose non stavano così; i diritti di proprietà erano protetti e l’ordine civile prevaleva ovunque. Le agenzie private fornivano le basi necessarie per una società ordinata nella quale la proprietà era tutelata e i conflitti risolti. Queste agenzie non potevano essere qualificate come autorità governative perché il più delle volte non detenevano un monopolio legale nel mantenimento dell’ordine. Esse presto scoprirono che gli scontri a fuoco rappresentavano un modo molto costoso per risolvere le dispute, e per questo favorirono l’affermarsi di metodi meno costosi (arbitrati, tribunali). In breve…una caratterizzazione del West americano come caotico è da considerarsi scorretta”.

I teorici della dottrina libertaria, e in particolare quelli appartenenti alla corrente più rigorosa, gli anarco-capitalisti, hanno da tempo ravvisato nelle inefficienze e nelle violazioni delle libertà derivanti dall’esistenza di monopoli legali coercitivi l’origine di gran parte dei problemi che affliggono le società. Per studiosi anarco-capitalisti come Murray N. Rothbard o David Friedman è del tutto logico pensare che ogni problema d’insicurezza personale e di insufficienza della giustizia abbia origine nel carattere non concorrenziale con cui queste attività vengono tradizionalmente svolte dallo Stato. La privatizzazione e liberalizzazione dei servizi di protezione e di giustizia renderebbe questi settori infinitamente più produttivi di quanto lo siano ora, proprio come in ogni altra industria o servizio. “O questo è logico e vero – scrisse nel secolo scorso l’economista Gustave de Molinari – o i principi su cui si fonda la scienza economica non sono principi”, essendo del tutto notorio che la concorrenza è, dal punto di vista del consumatore, superiore al monopolio: “Ma qual è la ragione dell’eccezione introdotta a proposito della sicurezza? Per quale ragione speciale la produzione della sicurezza non può essere abbandonata alla libera concorrenza? Perché deve essere sottomessa a un altro principio e organizzata in virtù di un altro sistema?”.

La privatizzazione di tribunali, polizia e difesa nazionale viene spesso contestata con l’argomento secondo cui le agenzie private di sicurezza sarebbero costantemente in guerra fra di loro. Due sono le repliche principali a questa obiezione: da una parte, le guerre interstatuali attuali sono ben più devastanti dei conflitti tra organismi privati; dall’altra, è nell’interesse delle agenzie di protezione (che, in quanto imprese private, perseguono il profitto) limitare al massimo i conflitti onde evitare possibili perdite, escogitando mezzi pacifici di risoluzione delle controversie. In molti suoi episodi la storia del Far West ha confermato pienamente questi assunti.

Che la monopolizzazione della forza in capo ad un unico soggetto, lo Stato, abbia assicurato all’umanità l’ordine e la pace è infatti tutto da dimostrare: l’accresciuta possibilità di concentrare armi, uomini e risorse finanziarie in maniera coattiva (attraverso le imposte e la coscrizione obbligatoria) rende invece lo Stato estremamente più pericoloso, sia all’interno che verso l’esterno, di qualsiasi altra organizzazione politica immaginabile. Il Leviatano statale, che secondo Hobbes avrebbe dovuto mantenere la pace tra gli uomini, si è rivelato in realtà il più feroce assassino di tutti i tempi: è stato calcolato che nel XX secolo gli Stati hanno ammazzato 170 milioni di persone civili, e fatto morire 40 milioni di soldati nelle guerre da loro scatenate.

Niente di tutto questo è paragonabile con le scaramucce, le sparatorie e i piccoli scontri così enfatizzati dai film western: la Frontiera americana, che non conobbe le guerre sanguinose o le feroci repressioni scatenate da un potere centralizzato (in quanto assente), può non a torto essere considerata un’oasi di relativa tranquillità in un mondo costantemente minacciato dalla violenza su larga scala degli Stati. Il Far West conobbe al massimo faide tra clan rivali, ma mai guerre civili: le più gravi tra quelle scoppiate nel West, le cosiddette “Guerre dei pascoli” della Contea di Lincoln nel 1878 e della Contea di Johnson nel 1892, non videro in azione mai più di cinquanta uomini per parte, e i morti furono solo poche decine. Non ci sono paragoni, quindi, con le seicentoventimila (!) vittime della guerra civile interstatuale tra nordisti e sudisti, combattuta nelle più statalizzate regioni dell’Est.

Il Far West americano può essere considerato allora del tutto correttamente come l’esempio storico più vicino al tipo di società immaginata dai teorici dell’anarco-capitalismo, in quanto: a) non esisteva un autorità centralizzata dotata del monopolio della violenza, essendo il governo federale impossibilitato il più delle volte ad intervenire perché troppo distante; b) i servizi di protezione e di giustizia venivano svolti quasi esclusivamente da individui, agenzie o comunità private; c) vigeva un ordinamento giuridico essenzialmente individualistico, da tutti riconosciuto come valido, fondato sul rispetto dei diritti personali e di proprietà; d) il sistema economico era basato sulle regole del puro laissez-faire capitalistico, e cioè: libertà di iniziativa economica, libertà di contratto, di scambio e di associazione, libera concorrenza, generalizzazione della proprietà privata.

Vediamo ora in quali modi i cittadini del West si autogovernavano e assicuravano, al di fuori delle istituzioni governative, l’ordine pubblico, la giustizia e la punizione dei criminali.

 

4. PROTEZIONE E GIUSTIZIA PRIVATA NEL FAR WEST

La ricchezza e la creatività della società civile del West è testimoniata dalle sue straordinarie capacità di risolvere ogni genere di problema attraverso l’associazione volontaria. Non a caso una delle cose che rimase più impressa a tutti i primi viaggiatori negli Stati Uniti (basti ricordare Tocqueville) fu la capacità degli americani di unirsi per un fine comune senza l’intervento di istituzioni statali. L’abbattimento dei tronchi, l’erezione della dimora, le opere caritatevoli, il raduno religioso o politico all’aria aperta, l’organizzazione dei campi minerari, i vigilantes, le società degli allevatori di bestiame, i patti tra gentiluomini: l’America riusciva a fare con le libere associazioni e gli accordi privati, senza bisogno di riconoscimenti ufficiali e sanzioni burocratiche, molte cose che nel Vecchio Mondo venivano fatte solo con l’intervento e la costrizione del governo.

Nelle terre dell’ovest si sviluppò così, in sostituzione del codice legale dell’Est, le cui norme erano del tutto inadeguate, un sistema di consuetudini e norme dal contenuto fondamentalmente libertario (basate sulla reciprocità, sulla lealtà, sull’onestà, il buonsenso) noto come “Legge del West”, il quale veniva solitamente rispettato. Proprio perché nella Frontiera le leggi erano costituite da accordi e norme non scritte riguardanti il comportamento da tenere in presenza di particolari necessità sconosciute agli abitanti dell’Est, questi ultimi vedevano a torto l’Ovest come un paese senza leggi, e ad avallare tale opinione contribuirono i giornali dell’epoca, i quali tendevano ad esagerare le descrizioni degli aspetti o avvenimenti del West. In verità, come abbiamo detto, la violenza non imperava nel territorio del West: i morti ammazzati, nel periodo compreso tra gli anni 1875 e 1885, furono molto pochi, rarissimi i duelli e altrettanto rari gli assassinati dalle Colt. I fuorilegge, i pistoleri e i banditi costituivano solo uno sparuto gruppo della popolazione complessiva.

La figura più nota di garante della legge nel West era lo sceriffo, il quale veniva scelto a volte in base a un accordo tra i cittadini più influenti, altre volte con vere e proprie elezioni, per un determinato periodo di tempo. La sua non era quindi una carica federale, né poteva essere definita pubblica in senso stretto, poiché egli era assunto con un normale contratto privatistico dagli abitanti di un paese, e poteva essere revocato in qualsiasi momento qualora non si fosse rivelato all’altezza del compito. Il tran tran giornaliero degli sceriffi era molto diverso da quello che appare nei film western. Molti funzionari di polizia non spararono mai un colpo nell’esercizio delle loro funzioni. Rarissimi erano anche i duelli, perché uno sceriffo cercava in genere di affrontare i fuorilegge più pericolosi con una forza preponderante, assieme ai propri aiutanti, cercando di agire di sorpresa allo scopo di evitare sparatorie nelle strade. La prudenza delle forze di polizia e la corrispondente riluttanza dei desperados a combattere contro agenti pronti e ben armati è testimoniata dal fatto che nelle più turbolente città durante tutta l’epoca d’oro del bestiame (Abilene, Dodge City, Ellsworth, Caldwell) si registrarono solo sedici uccisioni nel corso di sfide tra “marshall” e fuorilegge. “Anche se ancora oggi che la realtà storica è ben nota, i giornali non fanno altro che paragonare i tempi attuali a quelli del Far West – scrive Viviana Zarbo – probabilmente gli sceriffi ebbero meno da fare che oggi la polizia”.

Il lavoro degli sceriffi, che di solito rinunciavano a inseguire i fuorilegge fuori dal territorio della loro giurisdizione, era continuato dai cacciatori di taglie, i cosiddetti bounty killers, professionisti privati che vivevano con il ricavato delle taglie ricevute per ogni bandito preso “vivo o morto”, che con ostinata efficienza quasi sempre riuscivano a catturare in tempi minimi.

Altre due tipiche istituzioni private del West incaricate di svolgere servizi di protezione e di sicurezza furono i comitati di vigilanza e le agenzie investigative. L’esperienza dei vigilantes nacque nei primi campi minerari della California e del Colorado, dove gli uomini si riunivano in consiglio, stabilivano i codici di condotta e incaricavano alcuni di loro di farli osservare. Nel 1851, due anni dopo l’inizio della corsa all’oro, un’istituzione di questo tipo, nota col nome di Vigilance Committee, venne creata a San Francisco dai cittadini più rispettabili della città, dopo che il corpo pubblico di polizia si era dimostrato assolutamente incapace di mantenere l’ordine. A dispetto delle paure iniziali sulla possibilità che questo comitato privato di cittadini debordasse dai suoi poteri e favorisse la giustizia sommaria, il successo della sua azione nei cento giorni di attività fu sensazionale sotto tutti i punti di vista. Il Vigilance Committee, che comprendeva oltre seicento cittadini, tra cui banchieri, uomini d’affari e commercianti locali, nel corso del 1851 fece arrestare complessivamente 91 persone, e 4 di queste furono impiccate; altre 35 furono inviate nelle carceri o consegnate alle autorità federali, mentre tutte le altre vennero rilasciate in quanto assolte per mancanza o insufficienza di prove.

Questi numeri dimostrano meglio di ogni altra cosa la moderazione e il rispetto delle procedure che ispirò tutta l’azione del Comitato, perché mai si verificarono linciaggi, impiccagioni di massa o esecuzioni nelle strade. Il crimine declinò così rapidamente che, almeno nei pochi mesi d’attività dei Vigilantes, San Francisco divenne una normale, ordinata e sicura città. Una volta svolto il suo compito di ristabilimento dell’ordine nelle strade cittadine, il Comitato, lungi dal farsi sedurre dalla tentazione del potere, decise di sciogliersi. Negli anni successivi, quando l’amministrazione pubblica cittadina si rivelò nuovamente corrotta e inefficiente, numerose voci si levarono per invocare il ritorno dei vigorosi tempi del comitato di vigilanza.

Queste organizzazioni private di vigilanza si diffusero rapidamente anche in altre città del West (famosa fu quella costituita nel Montana nel 1863, che si comportò in maniera del tutto simile a quella di San Francisco). “Le voci sui linciaggi e sulle esecuzioni sommarie eseguite dalla folla hanno attribuito a questi comitati una fama sinistra – scrivono Davis e Pritchard – ma nella realtà la maggior parte agirono in perfetto accordo con la legge e senza violenze gratuite. Si può insomma affermare che essi si mossero di concerto con i tribunali, lasciando il processo e la pena ai giudici. E anche quando agirono come agenti polizia, avvocati e giudici, i vigilantes non inflissero quasi mai pene più severe di quelle dei tribunali regolari. In alcune situazioni, poi, i tribunali erano troppo lontani, corrotti o inefficienti per essere convocati. In breve, i vigilantes agivano alla periferia degli istituti di applicazione della legge formale – quando ne esisteva uno – e raramente al di fuori di essi”.

Accanto agli sceriffi, ai bounty killer e ai vigilantes, un ruolo importante nel mantenimento del rispetto della legge nel Far West venne svolto anche dalle agenzie private di investigazione. La più famosa di tutte fu senz’altro la Pinkerton Detective Agency, di cui molti investigatori operarono nel West. “Non puoi fare un passo senza imbatterti nella Pinkerton”: questa frase, conosciuta dappertutto, testimonia il prestigio acquisito nella sua attività dall’agenzia. L’utilizzo di tecniche per quei tempi innovative, come la creazione di fascicoli continuamente aggiornati su tutti i criminali ricercati, che venivano archiviati solo dopo la cattura o la certezza della loro morte, permise all’Agenzia Pinkerton di cogliere grossi successi. Molti famosi banditi, come Butch Cassidy (capo della banda del “mucchio selvaggio”), Jesse James e i Dalton, furono catturati grazie al contributo determinante di questi poliziotti privati.

Lungi dall’apparire come un paradiso dei fuorilegge, il Far West fu un luogo in cui le persone e le proprietà erano efficacemente protette da istituzioni private, e la punizione dei criminali implacabile. A differenza di oggi anche i più piccoli reati venivano spesso puniti, e nessuno dei delinquenti più pericolosi riuscì mai a farla franca. Nel West la vita per i fuorilegge non fu certo facile. Le bande dei James, degli Younger, dei Dalton, dei Reno, dei Clanton, fecero tutte una brutta fine. “Quali che fossero state le speranze iniziali di avventure romantiche, quando questi uomini si dedicarono concretamente alla professione di rapinatori la trovarono poco affascinante, deprimente e inevitabilmente pericolosa. Scoprirono che di solito la carriera si concludeva con un inseguimento spesso mortale, scarso guadagno e vita breve”.

 

5. LA FRONTIERA FUTURA È NELLO SPAZIO

Contrariamente ad ogni distorta raffigurazione il Far West americano rappresentò quindi il luogo della Terra in cui, nel secolo scorso, maggiori erano le possibilità per gli individui di vivere indisturbati e fare fortuna, perché al riparo da ogni irregimentazione e spoliazione statale. L’Ovest americano era il posto che conosceva il massimo sviluppo economico e demografico del pianeta, nel quale la gente, invece di fuggire terrorizzata dall’anarchia dilagante, si riversava a milioni, con ogni mezzo disponibile e sopportando ogni genere di rischio! Questo fatto sembra in insanabile contraddizione con tutta quella letteratura celebrativa dell’autorità statuale che enfatizza il carattere violento e selvaggio del vecchio West. Le decisioni reali ed effettive delle persone costituiscono da sempre, al di là delle statistiche, il dato più sicuro per valutare la superiorità o l’inferiorità di determinati sistemi sociali su altri. Più che le affermazioni orali o le manifestazioni di desiderio contano i fatti, cioè le azioni effettivamente compiute. Le enormi masse di coloni che sfuggivano dai propri soffocanti Stati d’origine “votavano con i piedi”, in maniera plebiscitaria, a favore dell’esperimento anarco-capitalista in atto nella Frontiera americana.

Un interessante parallelo storico può essere fatto con l’esperienza del “miracolo” europeo, alla cui base un numero sempre maggiore di studiosi vi individua l’”anarchia feudale” e il pluralismo politico medioevale. Grazie alla sua frammentazione politica l’Europa è riuscita a sottrarsi al tremendo destino di stagnazione e oppressione burocratica cui invece andarono incontro i popoli orientali, schiacciati dalla totale concentrazione del potere politico, economico, religioso e culturale messo in piedi dalla dispotica “megamacchina” imperiale. La dispersione del potere che caratterizzò l’Europa medioevale fu la molla dello sviluppo che le permise di non imboccare la strada dei cinesi, degli indiani, dei russi, dei persiani, degli arabi, degli incas o degli aztechi, e di surclassarli sul piano del progresso tecnologico. La competizione tra le diverse unità politiche imponeva delle politiche non ostili ai cambiamenti economici. Nessun sovrano da solo poteva capricciosamente piegare ai suoi scopi le attività commerciali, perché se le imposte di un certo stato erano troppo gravose, seguiva una rapida emigrazione di capitali, innovazioni e attività commerciali in paesi dove gli affari costavano meno. Di conseguenza nell’Europa occidentale il comportamento regolato dal mercato conservò una libertà d’azione molto maggiore di quella comune alle altri parti del mondo civilizzato.

L’equazione decentralizzazione = libertà individuale = prosperità non è stata però solo all’origine del miracolo europeo, ma anche di quello nordamericano. Così come l’anarchia feudale e il successivo ordine pluralistico medievale, permettendo lo scatenarsi senza limite dell’inventiva della società civile, spiegano la straordinaria crescita della ricchezza e della potenza europea nei secoli successivi, allo stesso modo “l’ordine anarchico” con cui venne colonizzata la vastissima Frontiera americana del secolo scorso ha posto le basi del successo economico e politico degli Stati Uniti nel XIX, XX e probabilmente anche XXI secolo. L’irruzione incontrollabile di una massa di uomini liberi nelle terre vergini realizzò l’esautoramento dello Stato da parte della società civile, cioè l’opposto di quanto si verificherà con la rivoluzione bolscevica, impedendo così il soffocamento dell’ordine spontaneo da parte di un governo federale che si era già fin troppo pericolosamente accentrato dopo la guerra di secessione. Il Far West rappresentò quindi un luogo aperto alle sperimentazioni di ogni tipo, dove chiunque, se solo ne avesse avuto il coraggio e l’energia, poteva recarsi per divorziare dallo Stato d’appartenenza e realizzare la propria “secessione individuale”. Solo dopo l’esperienza anarco-capitalista della Frontiera, che evitò definitivamente il pericolo di un’involuzione “latino-americana” a nord del Rio Grande, gli Stati Uniti si posero all’avanguardia del mondo civilizzato.

Per concludere, la Frontiera fu una terra incredibilmente più tranquilla, fattiva, laboriosa e ordinata di quello che generalmente si pensa. L’uso dispregiativo del termine “Far West”, come abbiamo visto, merita di essere abbandonato, perché il “Selvaggio Ovest” ha dato all’umanità un esempio di ordine spontaneo unico nella storia, capitalista e anarchico, coronato da un grandioso successo. Il ricordo glorioso di quella frontiera di libertà esercita ancora oggi una tale nostalgia, che gli uomini politici dell’America contemporanea in cerca di consenso si appellano spesso ad una Nuova Frontiera, non solo ideale – si pensi ai nuovi orizzonti della ricerca spaziale e alla possibilità della colonizzazione di nuovi pianeti – capace di suscitare nei propri cittadini le stesse energie dell’antica. Se lo spirito libertario del Far West tornerà a fiorire in un’umanità che sta uscendo dal coma profondo di un secolo dominato dagli ideali opposti dello statalismo e del collettivismo, allora nessuna di queste nuove conquiste potrà essergli preclusa.