Lo scarica-barile della Fed: incolpare la Cina e il petrolio

La recente azione del mercato ha fatto emergere alcune ipotesi che sono o del tutto sbagliate o altamente fuorvianti. Ad esempio, per quanto riguarda la recente catastrofe nei mercati dei capitali, s’è fatta strada una dicotomia particolarmente insistente che vuole spiegarne la causa.

Ci sono alcuni che, facendo eco ai titoli dei giornali, sono pronti a puntare il dito contro il petrolio e la Cina. Ciononostante ci sono altri che puntano il dito contro la Fed per aver “rialzato i tassi troppo presto.” Secondo questi ultimi essendo “l’inflazione totalmente sotto controllo”, era ridicolo che la Fed sentisse il bisogno di “rialzare i tassi d’interesse . Entrambe queste posizioni tendono ad esprimere angoscia per il “dollaro forte”.

Entrambe queste posizioni non comprendono la causa del problema. Tanto per cominciare, è ridicolo accusare il petrolio per il calo dei mercati quando c’è bisogno in prima istanza di spiegare perché il petrolio stesso stia calando. E’ del tutto insoddisfacente spiegare qualcosa descrivendolo. Funziona bene per i titoli dei giornali e per scaricare le colpe reali, ma bisogna imparare a guardare più in profondità. Non ci si può aspettare d’impressionare nessuno spiegando che l’aereo sta precipitando perché non sta più volando. Qual è la causa del calo del prezzo del petrolio? Questa è la vera domanda.

Inoltre, nemmeno la “tesi Cina” non spiega nulla. Ci si limita ad osservare una correlazione nei mercati e quindi è molto conveniente dare la colpa “agli altri”. L’economia della Cina e degli Stati Uniti s’influenzano a vicenda, soprattutto nella nostra epoca di valute fiat fluttuanti. Ma alla fine sia la Cina sia gli Stati Uniti — anzi il mondo intero — vengono trascinati giù da azioni passate compiute dalle rispettive banche centrali, più nello specifico dall’illusione di prosperità attraverso l’espansione monetaria e del credito.

Questo ci porta al secondo tema: biasimare la Fed per aver operato un “rialzo dei tassi” troppo presto. Cioè, ci sono un buon numero di persone che sostengono che se la Fed non avesse mai annunciato la volontà d’effettuare aumenti minuscoli del tasso dei fondi federali, non avremmo assistito ai recenti tonfi dei mercati. Dicono cose come “l’inflazione non è mai stata una minaccia, per cui la Fed è stata irresponsabile ad alzare i tassi.”

 

Inflazione dell’Offerta Monetaria & “Inflazione” dei Prezzi

Intorno a questo argomento c’è molta confusione. In primo luogo, bisogna sottolineare costantemente che il significato d’inflazione, contrariamente a quanto sostiene il pensiero popolare, è aumento dell’offerta di moneta, non “aumento dei prezzi.” Il motivo per cui la Fed e i suoi sostenitori preferiscono la voce “aumento dei prezzi”, è perché in questo modo possono oscurare la causa principale della nostra attuale condizione economica. Si allontana la colpa dalla Fed e la si dà ad altre “forze di mercato”, invitando la banca centrale ad andare in soccorso piuttosto che ad essere oggetto di gravi sospetti. Infatti, come scrisse Mises (pagina 420 dell’Azione Umana):

Ciò che molte persone oggi chiamano inflazione o deflazione non rappresenta più il grande aumento o diminuzione dell’offerta di moneta, ma le sue conseguenze inesorabili: la tendenza generale verso un aumento o un calo dei prezzi delle materie prime e dei saggi salariali. Questa innovazione non è affatto innocua. Svolge un ruolo importante nel fomentare le tendenze popolari verso l’inflazionismo.

Prima di tutto non esiste più alcun termine per indicare ciò che soleva indicare l’inflazione. E’ impossibile combattere una politica a cui non è possibile assegnare un nome. […]

Il secondo male è che coloro che s’impegnano nel tentativo inutile e senza speranza di combattere le conseguenze inevitabili dell’inflazione — l’aumento dei prezzi — mascherano i loro sforzi sotto le false vesti di una lotta contro l’inflazione stessa. Invece ne combattono solo i sintomi, fingendo di combattere alla radice le cause del male. Dato che non comprendono la relazione causale tra l’aumento della quantità di moneta da un lato e l’aumento dei prezzi dall’altro, non fanno altro che peggiorare le cose.

L’aumento dei prezzi può essere il risultato dell’inflazione, ma non è di per sé l’inflazione. In realtà negli ultimi dieci anni l’inflazione è stata molto alta a causa del QE della Fed e di altri programmi di politica monetaria. In secondo luogo, non dovrebbe mai essere ignorato che “l’aumento dei prezzi” può essere facilmente ritrovato anche nei mercati dei capitali. Non ci vuole un guru degli investimenti per osservare i livelli impressionanti a cui sono arrivati i vari indici di mercato. Se grattiamo di più la superficie, potremmo notare i prezzi assurdi delle azioni più alte in valore: Facebook, Amazon, Apple, e così via.

 

Dove Sono Finiti Tutti Quei Soldi

Ancora più importante, però, è il fatto che gran parte del denaro di nuova creazione non è nemmeno andato ad alimentare una “inflazione [dei prezzi al consumo] diffusa” a causa della struttura bancaria post-crisi. Infatti Jeffrey Snider, tra gli altri, ha sostenuto che è letteralmente impossibile ottenere “inflazione dei prezzi” come risultato diretto del QE a causa del modo in cui il denaro entra attualmente nel sistema. “L’inflazione dei prezzi” dovrebbe fuoriuscire dalle azioni delle singole banche, le quali sono caute circa le loro pratiche di prestito al consumo. Pertanto la Fed non sta creando “inflazione dei prezzi”, ma qualcosa di molto peggio: cattiva allocazione del capitale.

Coloro che vogliono che i tassi d’interesse vengano continuamente soppressi in modo da incoraggiare l’attività economica, non si rendono nemmeno conto che è proprio questa la causa delle bolle, e non di un’attività economica produttiva.

In base al modello pre-crisi incentrato sulla riserva frazionaria, ci sarebbero stati un sacco d’investimenti improduttivi a causa delle banche che creavano nuovi prestiti. Ma ora il denaro non viene creato dalle banche commerciali, ma soprattutto dalla Fed stessa. Il che significa che, usando le parole di David Stockman, il nuovo denaro viene semplicemente rovesciato nei canyon di Wall Street e spinge in alto i prezzi delle azioni e delle obbligazioni piuttosto che raggiungere “l’economia reale”.

 

La Bolla Prolunga Solamente il Problema

Contrariamente a quelli che incolpano la Fed per aver fatto crashare il mercato azionario a causa del suo “rialzo dei tassi” (argomento affrontato da Joe Salerno qui), vogliamo sottolineare che questa azione non farà altro che evidenziare errori commessi in precedenza. In altre parole, non c’è nulla di lodevole in un mercato azionario sostenuto artificialmente. Non abbiamo alcun interesse a prolungare la bolla, perché essa è il nemico di un’economia sana. Il crollo dei mercati azionari rivela dove si sono formate le bolle e come sia illusorio il nostro presunto benessere. E questo è esattamente ciò che l’ex-presidente della Fed di Dallas, Richard Fisher, ha dichiarato in un’intervista alla CNBC, quando ha confessato: “Abbiamo spronato un enorme rally nel mercato per creare un effetto ricchezza”.

E così, l’espansione monetaria deve inevitabilmente terminare. Fisher stesso ha ammesso: “[…] ed ora è probabile un periodo di disagio per metabolizzare gli eccessi.” Ciò che è stato gonfiato deve infine sgonfiarsi. Questo è l’unico modo affinché un’economia possa riprendersi: il credito artificiale dev’essere liquidato. Purtroppo è un processo doloroso.

Questa è la vera causa della recente calamità. Il dollaro si sta “rafforzando” in virtù dello sfilacciamento del nostro sistema di creditizio. In altre parole, il cosiddetto “dollaro forte” è soltanto un lato della medaglia di un sistema bancario al collasso. Non si deve presumere che il dollaro stia diventando più solido; non è così. Ma se un giorno volessimo tornare ad una moenta sonante, dovremmo affrotnare la realtà dei fatti.

E lo stesso discorso vale anche per il petrolio: dopo essere stato elevato fin verso il cielo dagli imbrogli monetari della Fed, sta vivendo il suo bust inevitabile. L’illusione svanisce.

Purtroppo la Fed è una mina vagante, quindi vedremo se intenderà lasciare recuperare i mercati, o se continuerà il ciclo perpetuo di creazione di moneta. Il mio consiglio per la Fed non è né di “rialzare i tassi”, né di abbassarli. Ma piuttosto di lasciarli andare e lasciare che il mercato si corregga. Di correzioni ce ne sono un sacco davanti a noi.

 

L'articolo originale: https://mises.org/library/fed-passes-buck-blame-oil-and-china