Innocenzo III: illiceità dello svilimento della moneta

Di seguito, presento all’attenzione dei lettori testo latino e traduzione italiana della Decretale di Innocenzo III Quanto personam tuam (X.2.24.18). Il Papa è stato interpellato dal Re d’Aragona, Pietro II detto il Cattolico, che ha giurato di mantenere in circolazione per un certo tempo la moneta svilita dal padre poco prima della sua morte; di fronte ai dubbi di coscienza del sovrano, Innocenzo III risponde con molta chiarezza che la moneta va ristabilita nello status quo ante.
Il testo latino è tratto dal vol. II del
Corpus iuris canonici, ed. Richter, liberamente disponibile on-line.

 

Colui che consapevolmente giura di commettere un’azione illecita non ha bisogno di essere sciolto dal giuramento, ma è tenuto a non tenervi fede. Se invece ha giurato senza essere a conoscenza dell’illiceità, vi deve tener fede, se vi è un qualche modo lecito per farlo. Se poi ha giurato di compiere un’azione lecita che credeva illecita, deve tener fede al giuramento, ma farà penitenza per l’intenzione peccaminosa.1

Innocenzo III all’illustre Re di Aragona

Quanto più schietta è la carità con cui amiamo la tua persona rispetto agli altri principi cristiani, tanto maggiori la sollecitudine e la diligenza con cui vogliamo evitare che incomba sulla [tua] maestà regale2 qualcosa che potrebbe ridondare in un pericolo per l’anima (non sia mai!) o in un danno per il regno. E poiché, dal tenore delle lettere tue, di diversi prelati, nonché di molti altri che vivono nel tuo regno, abbiamo appreso che, quando ti affrettavi a muovere, con una moltitudine di armati, contro i nemici della Cristianità – che allora, in virtù della loro grande potenza militare, occupavano la terra di Spagna – in aiuto del nostro carissimo figlio in Cristo, l’illustre Re di Castiglia; alcuni tuoi consiglieri, o piuttosto ingannatori, ti hanno indotto a giurare – senza che fosse stato richiesto l’assenso del popolo – di mantenere per un lasso di tempo prestabilito la moneta di tuo padre, che tuttavia, poco prima della sua morte, era stata privata con frode del contenuto metallico stabilito dal diritto. E poiché essa è stata tanto svilita e resa di minor valore che nel popolo si crea un grave scandalo a questo proposito, tu, desiderando revocare il tuo atto sconsiderato e soddisfare al bisogno del popolo, Ci hai presentato una supplica per essere sciolto dall’osservanza del predetto giuramento, dal quale temi che derivi un grave pericolo per te e per il tuo regno. Ma, se qualcuno avesse indagato con diligenza, una volta appurata la verità, si sarebbe potuto capire facilmente che non era tanto necessaria una dispensa dal giuramento, quanto un’interpretazione che stabilisse se, quando hai prestato il giuramento, eri convinto che la moneta fosse falsa, oppure che fosse conforme a diritto. Se falsa – ma della tua maestà non lo crediamo – allora il giuramento sarebbe stato illecito e da non rispettarsi in alcun modo, e per averlo prestato ti si dovrebbe infliggere una penitenza, poiché il giuramento non è stato istituito per obbligare all’iniquità. Se, invece, eri convinto che la moneta fosse conforme a diritto, il giuramento è stato lecito e bisogna tenervi fede in ogni circostanza. E perché lo si faccia in modo irreprensibile, provvediamo e ordiniamo che, privata del corso legale la moneta il cui contenuto metallico è stato diminuito con frode, ne venga battuta un’altra sotto il nome di tuo padre, che tu riporterai al peso stabilito dal diritto, secondo lo stato migliore che ha avuto al tempo di tuo padre, in modo che anche l’antica moneta, che non è stata falsata rispetto a tale stato, si spenda alla pari con la nuova; in questo modo si potrà evitare uno spreco e tener fede al giuramento. Nondimeno, se per caso, prestando il giuramento, eri consapevole che la moneta in questione era stata svilita rispetto al peso stabilito dal diritto, e la tua coscienza te ne rimorda, confessa umilmente il tuo peccato al Nostro venerabile fratello il Vescovo di Saragozza, cui scriviamo a questo proposito, accetta la riparazione che ti sarà imposta per il giuramento illecito e procura di prestarla. Data in Laterano, alla Nona di Aprile [1199]

————

Jurans scienter illicitum, non indiget absolutione, sed tenetur illud non observare. Si vero iuravit ignoranter, debet illud observare, si aliquo licito modo est observabile. Si autem iuravit licitum quod putabat illicitum, debet observare iuramentum, sed de animo depravato aget poenitentiam.

Idem [Innocentius] illustri Regi Aragonae

Quanto personam tuam inter alios principes Christianos sinceriori caritate diligimus, tanto serenitati regiae diligentiori sollicitudine volumus praecavere, ne quid ei, quod absit, immineat, quod vel in periculum animae, aut detrimentum terrae valeat redundare. Ex tenore siquidem litterarum tuarum et plurium praelatorum, nec non et multorum aliorum in regno tuo consistentium nobis innotuit, quod, quum adversus inimicos Christianitatis, qui prae magnitudine suae potentiae terram Hispaniae tunc temporis occupabant, in auxilium carissimi in Christo filii nostri Castellae regis illustris cum armatorum multitudine festinares, quidam consiliarii tui, quin immo potius deceptores, tuum animum induxerunt, ut iurares irrequisito assensu populi usque ad certum tempus patris tui conservare monetam, quae tamen circa mortem eius fuerat legitimo pondere defraudata. Quum autem eadem moneta adeo sit diminuta et minoris valoris effecta, quod grave propter hoc scandalum in populo generatur, tu quod egeras indiscrete cupiens revocare, ac necessitati populi satisfacere, ab observatione iuramenti praedicti, ex quo tibi et regno tuo metuis grave periculum imminere, postulasti suppliciter a nobis absolvi. Super quo diligens indagator veritate comperta potuisset facile intueri, quod non tam erat absolutio necessaria, quam interpretatio requirenda, quoniam, quum iuramentum fecisti, monetam aut falsam, aut legitimam esse credebas. Si falsam, quod de regia serenitate non credimus, iuramentum fuisset illicitum et nullatenus observandum, et pro eo esset tibi poenitentia iniungenda, quum iuramentum non, ut esset iniquitatis vinculum, fuerit institutum. Si vero ipsam legitimam esse credebas, iuramentum licitum fuit et usquequaque servandum. Et ut irreprehensibiliter observetur, consulimus et mandamus, ut reprobata moneta, quae a legitimo pondere fuerat defraudata, alia sub nomine patris tui moneta cudatur, quam ad legitimum pondus reducas, secundum eum statum, quem tempore patris tui habuit meliorem, ita, quod et antiqua moneta, quae ab illo statu falsata non fuerat, cum ea pariter expendatur, per quod et dispendium vitari poterit, et iuramentum servari. Verumtamen si forte monetam ipsam in praestatione iuramenti credebas a legitimo pondere diminutam, et tua super hoc conscientia te remordeat, venerabili fratri nostro Caesaraugustano episcopo, cui super hoc scribimus, tuum humiliter confitere peccatum, et satisfactionem iniunctam tibi pro illicito iuramento devote suscipias et studeas adimplere. Dat. Lat. Non. Apr. [1199]

1Diversamente dal testo che riassume, la rubrica non ha autorità legale.

2Regia serenitas è uno degli appellativi consueti dei re, ma non trova, che io sappia, un equivalente letterale in italiano.