La Legge (parte prima)

La legge usata per fini perversi! La legge – e con essa tutte le forze collettive della nazione, – la Legge, dicevo, non soltanto sviata dal suo vero fine, ma applicata a perseguire un fine del tutto opposto! La Legge divenuta lo strumento di tutte le cupidigie, invece di esserne il freno! La Legge che compie essa stessa le iniquità che essa aveva il compito di punire!

Certamente, se il fatto sussiste, si tratta di qualcosa di grave, su cui mi è permesso attirare l’attenzione dei miei concittadini.

Noi riceviamo da Dio il dono che per noi li racchiude tutti, la Vita, – la vita fisica, intellettuale e morale.

Ma la vita non si sostiene da sola. Colui che ce l’ha donata ci ha affidato la cura di sostenerla, di svilupparla, di perfezionarla.

Per fare ciò, ci ha provvisti di un insieme di Facoltà meravigliose; ci ha immersi in un insieme di vari elementi. È attraverso la messa in funzione delle nostre facoltà in relazione a questi elementi che si realizza il fenomeno dell’Assimilazione o Appropriazione, attraverso il quale la vita compie il percorso che le è stato assegnato.

Esistenza, Facoltà, Assimilazione – in altre parole, Personalità, Libertà, Proprietà, ecco l’essere umano.

Sono questi tre aspetti di cui si può dire, al di là di qualsiasi sottigliezza demagogica, che essi sono anteriori e superiori a qualsiasi regola legislativa prodotta dagli uomini.

Non è perché gli uomini hanno promulgato delle Leggi che la Personalità, la Libertà e la Proprietà esistono. Al contrario, è perché la Personalità, la Libertà e la Proprietà sono realtà in essere che gli esseri umani hanno emesso delle Leggi.

Cos’è dunque la legge? Come ho già affermato altrove, consiste nella organizzazione collettiva del Diritto individuale di legittima difesa.

Ognuno di noi deriva certamente dalla natura, da Dio, il diritto di difendere la sua Persona, la sua Libertà, la sua Proprietà, in quanto questi sono i tre elementi che costituiscono o preservano la Vita, elementi che si completano l’un l’altro e non si possono concepire l’uno senza l’altro. Infatti, che cosa sono le nostre Facoltà se non una estensione della nostra Personalità, e che cos’è la Proprietà se non una estensione delle nostre Facoltà?

Se ogni essere umano ha il diritto di difendere, persino ricorrendo alla forza, la sua Persona, la sua Libertà, la sua Proprietà, molti esseri umani hanno il Diritto di consultarsi, intendersi, organizzare una Forza comune al fine di porre in essere una difesa su basi continuative.

Il Diritto collettivo ha dunque il suo principio, la sua ragione d’essere, la sua legittimità nel Diritto individuale, e la Forza comune non può avere razionalmente altro scopo, altra missione che salvaguardare le Forze isolate alle quali essa si sostituisce.

Così come la Forza di un individuo non può legittimamente attentare alla Persona, alla Libertà, alla Proprietà di un altro individuo, in base allo stesso motivo, la Forza comune non può essere legittimamente applicata a distruggere la Persona, la Libertà, la Proprietà degli individui o delle classi.

Perché questo snaturamento della Forza sarebbe, in un caso come nell’altro, in contraddizione con le nostre premesse. Chi avrà l’impudenza di dire che la Forza ci è stata data non per difendere i nostri Diritti, ma per annientare gli identici Diritti dei nostri fratelli? E se ciò non è vero in riferimento ad ogni forza individuale, che agisce in maniera isolata, come potrebbe essere vero per la forza collettiva, che non è altro che l’unione organizzata delle forze isolate?

Dunque, se c’è una cosa evidente, è la seguente: La Legge è l’organizzazione del Diritto naturale di legittima difesa; è la sostituzione della forza collettiva alle energie individuali, per agire nei limiti in cui queste ultime hanno il diritto di agire, per fare quello che queste ultime hanno il diritto di fare, per garantire le Persone, le Libertà, le Proprietà, per garantire a ciascuno il suo Diritto, per far regnare tra tutti la GIUSTIZIA.

E se esistesse un popolo organizzato su queste basi, mi sembra che l’ordine prevarrebbe nei fatti come nelle idee. Sono dell’opinione che questo popolo avrebbe il governo più semplice che possa mai esistere, il più economico, il meno oneroso, il meno assillante, il meno intrigante, il più giusto, e per conseguenza il più solido che si possa mai immaginare, quale che sia la sua forma politica.

Perché, sotto un tale amministrazione, ciascuno comprenderebbe bene che ogni persona conserva per sé tutta la pienezza e tutta la responsabilità della sua Esistenza. Posto che la persona sia rispettata, il lavoro libero e i frutti del lavoro rispettati e garantiti contro qualsiasi attacco indebito, non ci sarebbe nulla da condividere con lo Stato. Nel caso noi fossimo contenti, non avremo, certamente, a ringraziarlo dei nostri successi; nel caso fossimo scontenti, non avremmo un valido motivo di prendercela con lui a causa delle nostre sventure più di quanto non ne hanno i contadini quando imprecano contro il governo a causa della grandinata o della gelata. Noi non lo riconosceremmo altrimenti che per l’inestimabile opera della SICUREZZA.

Si può affermare ancora che, grazie alla non-ingerenza dello Stato negli affari privati, i Bisogni e le Soddisfazioni si svilupperebbero secondo l’ordine naturale. Non si vedrebbero famiglie povere coltivare la passione letteraria prima di essersi procurate il pane. Non si vedrebbero le città riempirsi di gente a danno delle campagne, o le campagne a danno delle città. Non si vedrebbero questi grandi spostamenti di capitali, di lavoro, di popolazione, provocati da misure legislative, spostamenti che rendono così incerte e così precarie le fonti stesse dell’esistenza, e aggravano in tal maniera, e in così grande misura, la responsabilità dei governi.

Sfortunatamente, è venuto meno il fatto che la Legge si sia limitata a svolgere il suo ruolo. È accaduto persino che essa se ne sia allontanata per percorrere strade senza senso e discutibili. Essa ha fatto di peggio: ha agito in opposizione alle sue finalità proprie; essa ha distrutto il suo proprio obiettivo; essa si è applicata ad annientare quella Giustizia che essa doveva far regnare, a cancellare, tra i Diritti, quel limite che era il suo compito di far rispettare; essa ha posto la forza collettiva al servizio di coloro che vogliono sfruttare, senza rischio e senza scrupoli, la Persona, la Libertà o la Proprietà altrui; essa ha trasformato l’Espropriazione in Diritto, al fine di proteggerlo, e la legittima difesa in crimine, in modo da punirlo.

Come si è compiuto questo snaturamento della Legge? Quali ne sono state le conseguenze?