Human Action di Mises rinnova le proprie vesti

Ludwig von Mises è stato uno dei grandi protagonisti della cultura del Novecento. L’azione umana può essere considerata la sua maggiore opera. Ed è stata scritta negli Stati dove l’autore, in fuga dal nazismo, era stato accolto come esule politico. Essa costituisce il momento culminante di una riflessione che si pone come risposta ai più rilevanti problemi della vita sociale, in parte vissuti e in parte anticipati con la lungimiranza che è propria dei grandi pensatori.

Per buona parte del Novecento, Mises è stato il maggiore difensore della libertà individuale di scelta. E, come tale, ha lucidamente individuato le condizioni che rendono possibile o impossibile una società libera. Si è impegnato per affermare le prime e ha sottoposto a severissimo vaglio critico le altre.

Di qui la sua spiegazione della dinamica di un sistema aperto di cooperazione sociale volontaria. E di qui la sua teoria del ciclo economico, in cui vengono in primo piano le manipolazioni monetarie dei governi, la sua devastante critica all’economia pianificata, di cui ha sùbito previsto i danni e l’impraticabilità, il suo rigetto di ogni forma di interventismo politico sulla vita economica, destinato a produrre effetti esattamente opposti a quelli promessi dai proponenti. Dal periodo posteriore alla Prima guerra mondiale fino alla morte, Mises è stato il riconosciuto capo della Scuola austriaca di economia, maestro di Friedrich A. vonHayek, Fritz Machlup, Gottfried Haberler.

Opera della maturità, L’azione umana costituisce il più esteso tentativo di dare sistematicità alla prospettiva “austriaca”. Sollecitata da numerosi lettori, la Casa Editrice colma così un vuoto che la cultura italiana ha lungamento patito. Il volume si vale della prefazione di Lorenzo Infantino.

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