La Legge (parte terza)

Quali sono le conseguenze di una tale perturbazione. Occorrerebbero dei volumi per descriverle tutte. Contentiamoci di indicare solo le più salienti.

La prima, è di cancellare nelle coscienze la nozione del giusto e dell’ingiusto.

Nessuna società può esistere se il rispetto delle Leggi non vi regni in una qualche misura; ma il dato più sicuro perché le leggi siano rispettate, è che esse siano degne di rispetto. Quando la Legge e la Morale sono in contraddizione tra di loro, il cittadino si trova nella crudele alternativa o di perdere la nozione di Morale o di perdere il rispetto della Legge, due sventure entrambe così grandi che è difficile fare una scelta.

È talmente insito nella natura della Legge il far regnare la Giustizia, che Legge e Giustizia sono un tutt’uno nell’animo delle masse. Noi tutti abbiamo una forte disposizione a considerare tutto ciò che è legale come legittimo, a tal punto che taluni fanno derivare erroneamente tutta la giustizia dalla Legge. È sufficiente quindi che la Legge ordini e consacri la Spoliazione perché la spoliazione sembri giusta e santa a molte coscienze. La servitù, la restrizione, il monopolio trovano difensori non soltanto in coloro che ne profittano, ma persino in coloro che ne soffrono le conseguenze. Provate a sollevare dei dubbi sulla moralità di queste istituzioni:

« Voi siete, dirà qualcuno, un innovatore pericoloso, un utopista, un teorico, un disprezzatore delle leggi; voi minate le basi sulle quali poggia la società. »

Tenete per caso un corso di morale, o di economia politica? Si troveranno dei canali ufficiali per far pervenire al governo questa richiesta:

« Che la scienza venga oramai insegnata, non più dal solo punto di vista del Libero Scambio (della Libertà, della Proprietà, della Giustizia), così come è avvenuto fino ad ora, ma anche e soprattutto dal punto di vista dei fatti e della legislazione (contrari alla Libertà, alla Proprietà, alla Giustizia) che si applica all’industria francese. »

« Che, nelle cattedre statali finanziate dal Tesoro, il docente si astenga rigorosamente dal sollevare il minimo attentato al rispetto dovuto alle leggi in vigore, ecc. »

Consiglio generale delle manifatture, dell’agricoltura e del commercio

(Seduta del 6 maggio 1850)

Di modo che se esiste una legge che sanzioni la schiavitù o il monopolio, l’oppressione o la spoliazione in qualsiasi forma, non se ne potrà nemmeno parlare, perché altrimenti come se ne potrebbe accennare senza distruggere il rispetto che essa ispira? Dirò ancor di più, occorrerà insegnare la morale e l’economia politica nell’ottica di questa legge, vale a dire dando per scontato che essa sia giusta per il solo fatto di essere Legge.