La Legge (parte quarta)

Un altro risultato di questo deplorevole snaturamento della Legge, è quello di dare alle passioni e alle lotte politiche, e, in generale, alla politica propriamente detta, una preponderanza esagerata.

Io potrei mostrare in mille modi la veridicità di questa affermazione. Mi limiterò, a mo’ di esempio, ad accostarla al tema che ha recentemente interessato l’animo di tutti: il suffragio universale.

Checché ne pensino gli adepti della Scuola di Rousseau, la quale si professa molto in anticipo sui tempi e che io stimo in ritardo di venti secoli, il suffragio universale (prendendo questo termine nella sua accezione pura) non fa parte di quei dogmi sacri, nei confronti dei quali la riflessione e il dubbio sono per sé stessi dei crimini

Gli si possono opporre alcune serie obiezioni.

Innanzitutto la parola universale cela un grosso sofisma. Vi sono in Francia trentasei milioni di abitanti. Perché il suffragio fosse davvero universale, occorrerebbe che fosse concesso a trentasei milioni di elettori.

Nel sistema elettorale più aperto, si riconosce questo diritto solo a nove milioni di individui. Tre persone su quattro sono dunque escluse e, ciò che conta di più, esse lo sono in base al volere della quarta. Appoggiandosi su quale principio si fonda questa esclusione? sul principio della Incapacità. Suffragio universale vuol dire suffragio universale delle persone capaci. Rimangono in sospeso questi interrogativi: chi sono le persone capaci? sono l’età, il sesso, le condanne giudiziarie i soli segni in base ai quali si possa riconoscere l’incapacità?

Se si osserva la questione da vicino, ci si rende ben presto conto del motivo per il quale il diritto al voto sottostà alla presunzione di capacità, non essendovi alcuna differenza, a questo riguardo, tra il sistema più vasto, a suffragio allargato, e quello a suffragio più ridotto se non per la valutazione delle caratteristiche che rendono manifesta questa capacità, la qual cosa non rappresenta una differenza di principio ma di grado.

Questo motivo è che l’elettore prende degli impegni non per sé stesso, ma per tutti.

Se, come sostengono i repubblicani che si richiamano alla Grecia e a Roma, il diritto al voto sarebbe un diritto fin dalla nascita, sarebbe iniquo impedire alle donne e ai fanciulli di votare.

Perché li si esclude dal voto?

Perché li si presume incapaci.

E perché l’incapacità è un motivo di esclusione?

Perché l’elettore non racchiude soltanto la responsabilità del suo voto, perché ogni voto impegna e coinvolge la comunità tutta, perché la comunità ha ben il diritto di esigere delle garanzie per quanto riguarda gli atti da cui dipendono il suo benessere e la sua esistenza.

Io so la risposta che si può dare. Io so anche quello che si potrebbe replicare. Non è questo il luogo per affrontare una tale controversia. Ciò che voglio far notare, è il fatto che questa stessa controversia (così come la maggior parte delle questioni politiche) che agita, appassiona e sconvolge i popoli, perderebbe quasi tutta la sua importanza se la Legge fosse sempre stata quello che dovrebbe essere.

In effetti, se la Legge si limitasse a far rispettare tutte le Persone, tutte le Libertà, tutte le Proprietà, se essa non fosse che l’organizzazione del Diritto individuale di legittima difesa, l’ostacolo, il freno, la punizione contro tutte le oppressioni, contro tutte le spoliazioni, credete forse che ci perderemmo in discussioni tra noi cittadini a proposito del suffragio più o meno universale? Crede qualcuno che si metterebbe in questione il più grande dei beni, la pace pubblica? Crede qualcuno che le classi escluse non attenderebbero quietamente il loro turno? Crede qualcuno che le classi ammesse al voto sarebbero estremamente gelose del loro privilegio? E non è chiaro a tutti che essendo l’interesse alla pace pubblica identico e comune, gli uni agirebbero, senza grande danno, a vantaggio degli altri?

Ma quando questo principio funesto viene a introdursi, che, con la scusa dell’organizzazione, della regolamentazione, della protezione, dell’incoraggiamento, la Legge può prendere agli uni e per dare agli altri, attingere dalla ricchezza prodotta da tutte le classi per accrescere quella di una classe, una volta quella degli agricoltori, un’altra volta quella degli industriali, poi quella dei commercianti, degli armatori, degli artisti, degli attori; oh! certamente, in questo caso, non vi è classe che non pretenda, a ragione, di por mano, anch’essa, sulla Legge, che non rivendichi energicamente il suo diritto ad eleggere e ad essere eletta, che non sia disposta a mettere a soqquadro la società pur di ottenerlo. Anche i mendicanti e i vagabondi vi attesteranno che essi hanno dei titoli incontestabili.

Essi vi diranno: « Noi non compriamo mai del vino, del tabacco, del sale, senza pagare l’imposta, e una parte di questa imposta viene data, in base alle leggi vigenti, in clausole di favore, in sovvenzioni a persone più ricche di noi. Altri utilizzano la Legge per innalzare ad arte il prezzo del pane, della carne, del ferro, dei tessuti. Poiché ciascuno sfrutta la Legge per il suo vantaggio, anche noi vogliamo sfruttarla per i nostri fini. Noi vogliamo ricavarne il Diritto all’assistenza, che è la parte della spoliazione che va a vantaggio del povero. Perché ciò avvenga, occorre che noi siamo elettori e legislatori, in modo da organizzare in grande la Beneficenza per la nostra classe, come voi avete organizzato in grande la Protezione per la vostra. Non diteci che voi prenderete le nostre difese, che voi ci metterete a disposizione, secondo la proposta di M. Mimerel, una somma di 600.000 franchi per metterci a tacere, come un osso da spolpare. Noi abbiamo altre pretese e, in ogni caso, noi vogliamo condurre i nostri affari direttamente, come fanno le altre classi! »

Che cosa si può rispondere a questa argomentazione? Certamente, fino a quando sarà ammesso che la Legge può essere sviata dalla sua vera missione, fino a quando essa può violare le proprietà invece di garantirle, ogni classe vorrà formulare la Legge, sia per difendersi contro la spoliazione, sia per organizzarla a proprio profitto. La questione politica sarà sempre pregiudiziale, dominante, assorbente; in una parola, ci si batterà alle porte del Palazzo dove si fanno le leggi. La lotta non sarà meno accanita al suo interno. Per esserne convinti, basta osservare quello che avviene in Parlamento in Francia e in Inghilterra; è sufficiente sapere come viene posto il problema.

Vi è davvero bisogno di dimostrare che questa odiosa perversione della Legge è una causa perpetua di odio, di discordia, che può portare fino alla disorganizzazione sociale? Gettate uno sguardo sugli Stati Uniti [nell’anno 1850, n.d.t]. È il paese al mondo in cui la Legge si attiene con maggiore fedeltà al suo ruolo, che è quello di garantire a ciascuno la sua libertà e la sua proprietà. Al tempo stesso è tra i paesi del mondo quello in cui l’ordine sociale sembrerebbe poggiare sulle basi più stabili. Nonostante ciò, negli stessi Stati Uniti, sussistono due problemi, e solo due, che, dall’inizio, hanno messo più volte in pericolo l’ordine politico. E quali sono questi due problemi? Sono quello della Schiavitù e quello delle Tariffe protezionistiche, vale a dire proprio i due soli problemi rispetto ai quali, contrariamente allo spirito generale di questa repubblica, la Legge ha assunto il carattere spoliatore. La Schiavitù è una violazione, sanzionata dalla legge, dei diritti della Persona. Il Protezionismo è una violazione, perpetrata dalla legge, del diritto di Proprietà; e certamente, è un aspetto da rimarcare con attenzione che, in mezzo a tante altre questioni, questo doppio flagello legale, triste eredità del passato, sia il solo che possa portare e porterà forse alla rottura dell’Unione. In effetti non si potrebbe immaginare, all’interno della società, un fatto più importante di questo: la Legge divenuta uno strumento di ingiustizia. E se questo fatto produrrà delle conseguenze così gravi negli Stati Uniti, paese in cui tutto ciò non è che l’eccezione, che cosa dovrebbe accadere nella nostra Europa, dove questa degenerazione è elevata a Principio e Sistema?