La Legge (parte sesta)

Occorre assolutamente che si giunga ad una risoluzione di questo problema della Spoliazione legale, e non vi sono che tre vie d’uscita.

Che i pochi sfruttino i molti.

Che tutti sfruttino tutti.

Che nessuno sfrutti alcuno.

Sfruttamento parziale, Sfruttamento universale, assenza di Sfruttamento, occorre scegliere. La Legge non può perseguire che uno di questi tre risultati.

Sfruttamento parziale, – è il sistema che ha prevalso fino a quando l’elettorato è consistito di una parte ridotta della popolazione, sistema al quale si ritorna per evitare l’invasione del Socialismo.

Sfruttamento universale, – è il sistema da cui siamo stati afflitti da quando l’elettorato è divenuto universale, avendo la massa concepito l’idea di legiferare sulla base dei legislatori che l’hanno preceduta.

Assenza di Sfruttamento, – è il principio di giustizia, di pace, di ordine, di stabilità, di concordia, di buon senso che io proclamerei con tutte le forze, purtroppo! ben scarse, dei miei polmoni, fino al mio ultimo respiro.

E, sinceramente, si può esigere dalla Legge altre cose? La Legge, avendo quale sanzione necessaria la Forza, può essere impiegata, a ragione, per un altro compito che non sia quello di preservare i Diritti di ciascuno? Io sfido che la si possa far uscire da questi confini, senza capovolgerla, e, di conseguenza, senza rivoltare la Forza contro il Diritto. Ed essendo proprio là la più funesta, la più illogica perturbazione sociale che si possa immaginare, occorre ben riconoscere che la vera soluzione, così a lungo ricercata, del problema sociale è racchiusa in queste semplici parole: LA LEGGE È LA GIUSTIZIA ORGANIZZATA.

O, mettiamolo bene in luce: organizzare la Giustizia per mezzo della Legge, vale a dire per mezzo della Forza, porta ad escludere l’idea di organizzare per mezzo della Legge o della Forza una qualsiasi manifestazione dell’attività umana: il Lavoro, l’Assistenza, l’Agricoltura, il Commercio, l’Industria, l’Istruzione, le Belle Arti, la Religione; poiché non è possibile che una di queste organizzazione secondarie non annienti l’organizzazione essenziale. Come è possibile, in effetti, immaginare la Forza calpestare la Libertà dei cittadini, senza recare danno alla Giustizia, senza agire contro il suo proprio fine?

Qui io mi scontro contro il pregiudizio più corrente dei nostri tempi. Non si vuole solamente che la legge sia giusta; si vuole anche che essa sia filantropica. Non ci si contenta che essa garantisca ad ogni cittadino l’esercizio libero e non pregiudizievole delle sue facoltà, indirizzate al suo sviluppo fisico, intellettuale e morale; si esige che essa diffonda direttamente sulla nazione il benessere, l’istruzione e la moralità. Questo è il lato seducente del Socialismo.

Ma, lo ripeto, queste due missioni della Legge sono in contraddizione tra di loro. Occorre scegliere. Il cittadino non può, al tempo stesso, essere libero e non esserlo. M. de Lamartine mi scriveva tempo fa: « La vostra rappresenta solo la metà del mio programma; voi siete rimasto bloccato alla Libertà, io sono andato più avanti fino alla Fraternità. »

Io gli ho risposto: « La seconda metà del vostro programma distruggerà la prima. »

E, in effetti, mi è del tutto impossibile separare il termine fraternità dall’aggettivo volontario. Mi è del tutto impossibile concepire la Fraternità come un qualcosa di legalmente imposto, senza che la Libertà non sia legalmente distrutta, e la Giustizia legalmente messa sotto i piedi.