La Legge (parte ottava)

Voi dite: « Ecco delle persone che non dispongono di ricchezze, » – e vi rivolgete alla Legge. Ma la Legge non è una mammella che si riempie da sé, o le cui vene apportatrici di latte vadano a succhiare altrove se non nella società. Nulla viene incamerato dalle casse dello stato, a vantaggio di un individuo o di una classe, senza che altri individui e altre classi siano state costrette a effettuare il versamento. Se ciascuno non ne ricava che l’equivalente di ciò che ha versato, la vostra Legge, è vero, non è spogliatrice, ma in questo caso essa non compie niente per quelle persone che mancano di ricchezze, essa non opera per nulla a favore dell’uguaglianza.

Essa non può essere strumento di livellamento in tanto in quanto prende dagli uni per dare agli altri, e allora essa è uno strumento di Spoliazione. Esaminate da questo punto di vista il Protezionismo delle tariffe doganali, i premi all’esportazione, il Diritto al profitto, il Diritto al lavoro, il Diritto all’assistenza, il Diritto all’istruzione, l’imposta progressiva, le agevolazioni creditizie, le imprese finanziate dallo stato, sempre troverete al fondo di tutto ciò la Spoliazione legale, l’ingiustizia organizzata.

Voi dite: « Ecco delle persone che mancano di conoscenze, » – e vi rivolgete alla Legge. Ma la Legge non è una fiaccola che irradia in lontananza una luce che gli è propria. Essa si cala su una società in cui vi sono degli individui che sanno e altri che non sanno; dei cittadini che hanno bisogno di apprendere e altri che sono disposti a insegnare. Essa non può fare che una delle due cose: o lasciare che si operi liberamente uno scambio di tal genere, lasciando che questo tipo di bisogni venga soddisfatto in tutta libertà; oppure forzare a questo riguardo le volontà e prendere agli uni di che pagare dei professori incaricati di istruire gratuitamente gli altri. Ma essa non può non commettere, nel secondo caso, un attentato alla Libertà e alla Proprietà, vale a dire la Spoliazione legale.

Voi dite: « Ecco delle persone che mancano di moralità o di senso religioso, » – e voi vi rivolgete alla Legge. Ma la Legge significa la Forza, e c’è bisogno che io vi dica quanto sia una impresa violenta e folle far intervenire la forza in questi ambiti?

Arrivato alla realizzazione di questi sistemi e al compimento dei suoi sforzi, sembra che il Socialismo, per quanto si compiaccia di sé stesso, non possa fare a meno di accorgersi di aver partorito il mostro della Spoliazione legale. Ma cosa fa allora? Lo camuffa abilmente agli occhi di tutti, persino ai suoi, sotto le affascinanti parole di Fraternità, Solidarietà, Organizzazione, Associazione. E dal momento che noi non pretendiamo dalla Legge così tanto, dal momento che esigiamo solo la Giustizia, avanza la supposizione che noi respingiamo la fraternità, la solidarietà, l’organizzazione, l’associazione, e ci getta addosso l’epiteto di individualisti.

Che egli sappia dunque che ciò che noi respingiamo, non è l’organizzazione naturale, ma l’organizzazione forzata.

Non è l’associazione libera, ma solo quelle forme di associazione che egli pretende di imporci.

Non è la fraternità spontanea, ma la fraternità sottoposta alla legge.

Non è la solidarietà provvidenziale, ma la solidarietà artificiale, che non è altro che un ingiusto trasferimento di Responsabilità .

Il Socialismo, al pari della vecchia politica da cui esso emana, confonde il Governo e la Società. Per questo motivo, tutte le volte che noi non vogliamo che una cosa venga fatta dal Governo, se ne conclude che noi non vogliamo che quella cosa sia fatta del tutto.

Noi respingiamo l’istruzione gestita dallo Stato; allora non vogliamo l’istruzione.

Noi respingiamo una religione di Stato; allora non vogliamo la religione.

Noi respingiamo l’uguaglianza imposta dallo Stato; allora non vogliamo l’uguaglianza, e così via.

È come se ci si accusasse di non volere che gli esseri umani si nutrano, perché siamo contro la coltivazione del grano da parte dello Stato.

Come ha potuto imporsi, nel mondo politico, l’idea bizzarra di far derivare dalla Legge ciò che in essa non esiste: il Bene, in maniera affermativa, la Ricchezza, la Scienza, la Religione?

Gli scrittori moderni, in particolare quelli della scuola socialista, fondano le loro diverse teorie su una comune ipotesi, di sicuro la più strana, la più imbevuta di presunzione che possa mai prodursi in un cervello umano.

Essi ripartiscono l’umanità in due classi. La totalità degli individui, meno uno, compone la prima classe; colui che scrive, da solo, forma la seconda classe, quella molto più importante.

In effetti, questi scrittori partono con la supposizione che gli individui non posseggano nel loro intimo né un principio d’azione, né un mezzo di valutazione; che essi sono privi di iniziativa; che essi sono fatti di materia inerte, di molecole passive, di atomi senza spontaneità, tutt’al più una vegetazione incurante del modo di esistere, suscettibile di essere plasmata, da una volontà e da una forza esteriore, in un numero infinito di forme più o meno simmetriche, artistiche, complete.

Infine ciascuno di essi suppone senza alcun dubbio di essere lui stesso, sotto il nome di Organizzatore, Rivelatore, Legislatore, Istitutore, Fondatore, questa volontà e questa forza, questo motore universale, questa potenza creatrice la cui sublime missione è di congregare in società questi elementi sparsi che sono gli esseri umani

Muovendo da questa convinzione, al pari di un giardiniere che, secondo il suo capriccio, modella le sue siepi a forma di piramidi, ombrelloni, cubi, coni, vasi, a spalliera, a fuso, a ventaglio, così ogni socialista, seguendo la sua ispirazione, ritaglia la misera umanità in gruppi, serie, centri, sotto-centri, alveoli, laboratori sociali, armonici, conflittuali, ecc. ecc.

E come il giardiniere, per modellare gli arbusti ha bisogno di asce, seghe, roncole e forbici, colui che scrive, per organizzare la sua società, ha bisogno di forze che egli non può trovare se non nelle Leggi; leggi sul commercio, leggi tributarie, leggi sull’assistenza, leggi sull’istruzione.

È vero che i socialisti considerano l’umanità come una materia adatta alle combinazioni sociali; è anche vero che se, per caso, essi non sono così sicuri del successo di queste combinazioni, reclamano nondimeno un nucleo ridotto dell’umanità come materiale da esperimento: si sa quanto sia popolare presso di loro l’idea di sottoporre a esperimento tutti i sistemi, e si è visto uno dei loro capi chiedere in tutta serietà, dinanzi all’assemblea costituente, un comune con tutti i suoi abitanti per fare le sue prove. È così che ogni inventore costruisce il suo piccolo modello prima di passare alla costruzione in grande. È così che il chimico sacrifica alcuni reagenti, che l’agricoltore sacrifica alcune sementi e un piccolo appezzamento di terreno per fare delle prove.

Ma quale distanza incommensurabile tra il giardiniere e i suoi alberi, tra l’inventore e i suoi congegni, tra il chimico e i suoi reagenti, tra l’agricoltore e le sue sementi!…Il socialista crede in buona fede che la stessa distanza lo separi dall’umanità.