La Legge (parte tredicesima)

È forse a questo punto necessario mostrare attraverso delle citazioni noiose e stucchevoli da dove provengono Morelly, Babeuf, Owen, Saint-Simon, Fourier? Io mi limiterò a presentare al lettore alcuni estratti del libro di Louis Blanc sull’organizzazione del lavoro.

«Nel nostro progetto, la società riceva lo stimolo dal potere.» (Pagina 126).

In che consiste lo stimolo che il Potere dà alla società? Nell’imporre il piano di M. L. Blanc.

D’altro lato, la società, è il genere umano.

Dunque, in definitiva, il genere umano riceve lo stimolo da M. L. Blanc.

Affari suoi, dirà qualcuno. Senza dubbio il genere umano è libero di seguire i consigli di chicchessia. Ma non è così che M. L. Blanc vede la cosa. Egli intende che il suo piano sia convertito in Legge, e di conseguenza imposto con la forza dal potere.

« Nel nostro progetto, lo Stato non fa che dare al lavoro un insieme di leggi (vi pare poco), in virtù delle quali il movimento industriale può e deve compiersi in tutta libertà. Esso (lo Stato) non fa altro che porre la libertà su di un piano inclinato (nient’altro) di modo che essa discenda, una volta che essa vi è stata posta, attraverso la forza delle cose e il decorso naturale del meccanismo stabilito.»

Ma qual è questo piano inclinato? – Quello indicata da M. L. Blanc. – Non conduce per caso verso il baratro? – No, esso porta alla felicità. – Come mai allora la società non si pone spontaneamente su questa via? – Il motivo è che essa non sa ciò che vuole ed ha bisogno di uno stimolo – Chi le darà questo stimolo? – Il potere. – E chi darà impulso al potere? – L’inventore del meccanismo, M. L. Blanc.

Non usciamo mai da questo ragionamento circolare: da una parte l’umanità passiva e dall’altra un grande uomo che la mobilita attraverso l’intervento della Legge.

Una volta incamminata su questa strada, la società godrà forse almeno di qualche libertà? – Senza dubbio. – E di quale libertà si tratta?

«Diciamolo una volta per tutte: la libertà consiste non soltanto nel DIRITTO accordato, ma nel POTERE concesso all’individuo di esercitare e sviluppare le sue facoltà, sotto il dominio della giustizia e sotto la salvaguardia della legge.»

«E questa non è affatto una distinzione inutile: il significato è profondo, le sue conseguenze immense. Infatti, non appena si ammette che occorre all’individuo, per essere veramente libero, il POTERE di esercitare e di sviluppare le sue facoltà, ne risulta che la società deve a ciascuno dei suoi membri una istruzione appropriata, senza la quale lo spirito umano non può dispiegarsi, e gli strumenti di lavoro, senza i quali l’attività umana non può procedere. Ora, attraverso l’intervento di chi la società offrirà a ciascuno dei suoi membri l’istruzione appropriata e gli strumenti di lavoro necessari, se non attraverso l’intervento dello Stato?»

Così la libertà non è altro che il potere. – In che cosa consiste questo POTERE? – Nel possedere l’istruzione e gli strumenti di lavoro. – Chi garantirà l’istruzione e gli strumenti di lavoro? – La società, è suo compito – Attraverso l’intervento di chi la società garantirà gli strumenti di lavoro a coloro che ne sono privi? – Attraverso l’intervento dello Stato – A chi li prenderà lo Stato?

Spetta al lettore di trovare la risposta e di vedere dove conduce tutto ciò.

Uno dei fenomeni più strani del nostro tempo, e che stupirà probabilmente molti dei nostri nipoti, è il fatto che la dottrina che si basa su questa triplice ipotesi, l’inerzia radicale dell’umanità, l’onnipotenza della Legge, l’infallibilità del Legislatore, sia il simbolo sacro del partito che si proclama totalmente democratico.

È vero che si professa anche sociale.

In quanto democratico, ha una fede illimitata nell’umanità.

In quanto sociale, la mette al di sotto della melma.

Quando si tratta di diritti politici, quando si tratta di far uscire dal suo seno il corpo legislativo, oh! allora, a suo avviso, il popolo possiede la scienza infusa; esso è dotato di un tatto ammirabile; la sua volontà è sempre nel giusto, la volontà generale non può fallire. Il suffragio non potrebbe essere abbastanza universale. Nessuno deve alla società alcuna garanzia. La volontà e la capacità di scegliere bene sono sempre date per scontate. Può forse il popolo sbagliarsi? Non siamo forse nel secolo dei lumi? Che cosa dunque! Deve essere il popolo eternamente sotto tutela? Non ha esso conquistato i suoi diritti attraverso parecchi sforzi e sacrifici? Non ha esso forse dato abbastanza prove della sua intelligenza e della sua saggezza? Non è giunto alla sua maturità? Non è forse nello stato di giudicare in maniera autonoma? Non conosce forse i suoi interessi? Vi è forse un uomo o una classe che osi rivendicare il diritto di sostituirsi al popolo, di decidere e di agire in sua vece? No, no, il popolo vuole essere libero, e sarà libero. Vuole dirigere i suoi propri affari, e li dirigerà.

Ma per il Legislatore una volta terminati i comizi elettorali, oh! allora la musica cambia. La nazione rientra nella passività, nell’inerzia, nel nulla, e il Legislatore acquista l’onnipotenza. A lui spetta inventare, dirigere, stimolare, organizzare.

L’umanità non ha che da lasciarsi fare; l’ora del dispotismo è suonata. E notate che la cosa è inevitabile; perché questo popolo, fino allora così illuminato, così dotato di moralità, così perfetto, non ha più alcuna inclinazione, o, se le ha, esse lo trascinano tutte verso il degrado. E se gli si lasciasse un po’ di libertà! Ma non sapete voi che, secondo M. Considérant, la libertà conduce fatalmente al monopolio? Non sapete che la libertà è la concorrenza? e che la concorrenza, secondo M. L. Blanc, è per il popolo un sistema che conduce all’annullamento totale, per la borghesia una causa di rovina?

Sarà forse per questo che i popoli sono tanto più disastrati e in rovina quanto più essi sono liberi, ne sono testimoni la Svizzera, l’Olanda, L’Inghilterra e gli Stati Uniti?

Non sapete voi, sempre secondo M. L. Blanc, che la concorrenza porta dritto al monopolio, e che, per la stessa ragione, il libero mercato conduce all’innalzamento esagerato dei prezzi? Che la concorrenza tende a soffocare le fonti del consumo e spinge la produzione verso una attività pazzesca? Che la concorrenza forza la produzione ad accrescersi e il consumo a diminuire; da cui segue che i popoli liberi producono per non consumare; che essa è al tempo stesso oppressione e demenza, e che occorre assolutamente che M. L. Blanc se ne occupi?

Quale libertà, d’altronde, si potrebbe lasciare agli esseri umani? Forse la libertà di coscienza? Ma in questo caso tutti ne approfitteranno per diventare atei. La libertà d’insegnamento? Ma allora i padri si affretteranno a pagare dei professori che insegnino ai loro figli l’immoralità e la menzogna; d’altronde, se crediamo a M. Thiers, se l’insegnamento fosse lasciato alla libertà della nazione, cesserebbe di essere nazionale, e noi alleveremmo i nostri fanciulli nelle idee dei Mussulmani o degli Induisti, invece, grazie al dispotismo legale dell’università, essi hanno la fortuna di essere educati conformemente alle nobili idee dei Romani. La libertà del lavoro? Ma questa è la concorrenza, che ha per effetto di lasciare tutti i prodotti invenduti, di sterminare il popolo e di mandare in rovina la borghesia. La libertà di scambio? Ma ben si sa, i fautori del protezionismo l’hanno mostrato a sazietà, che un individuo si rovina quando scambia liberamente e che, per arricchirsi, bisogna scambiare senza libertà. La libertà di associazione? Ma, secondo la dottrina socialista, libertà e associazione si escludono a vicenda, in quanto per l’appunto si tende a sottrarre agli individui la libertà soltanto per forzarli ad associarsi.

Voi dunque ben vedete che i democratico-socialisti non possono, in buona coscienza, lasciare agli individui alcuna libertà, in quanto, per loro natura, e nel caso in cui questi signori non mettano ordine, gli esseri umani tendono, da ogni parte, verso tutti i generi di degradazione e di corruzione.

Resta da capire, in questo caso, su quale base si esige per essi, con tanta insistenza, il suffragio universale.