Date a Cesare ciò che è di Cesare: Gesù era un socialista?

Il 16 giugno 1992 il Daily Telegraph di Londra riportava questa osservazione sorprendentemente audace dell’ex leader sovietico Mikhail Gorbachev: “Gesù fu il primo socialista, il primo a cercare una vita migliore per l’umanità”.[1]

Forse dovremmo essere comprensivi nei confronti di Gorbachev per le sue varie lacune in questo caso. Un uomo che scalò fin sulla cima di un impero stridentemente ateo, con una storia spiacevole dal punto di vista dei diritti umani, probabilmente non era uno studioso della Bibbia. Ma sicuramente sapeva che se il socialismo non è altro che la ricerca di “una vita migliore per l’umanità”, allora Gesù non avrebbe potuto essere il suo primo sostenitore; sarebbe, infatti, solo uno dei diversi miliardi di loro.

Non è necessario essere cristiani per accorgersi degli errori nell’affermazione di Gorbachev. Si può essere una persona di fede o non averne per niente. Basta solo conoscere i fatti, la storia e la logica. Puoi anche essere un socialista – ma avere gli occhi aperti – e renderti conto che Gesù non era dalla tua parte.
Definiamo prima la parola socialismo, che la frase di Gorbachev offusca soltanto. Il socialismo non è pensieri felici, fantasie nebulose, mere buone intenzioni, o dei bambini che dividono le loro caramelle di halloween l’uno con l’altro. In un moderno contesto politico economico e sociale, il socialismo non è volontario come le ragazze Scout. La sua caratteristica centrale è la concentrazione di potere per realizzare forzatamente uno o più (o più spesso tutti) di questi obiettivi: pianificazione centrale dell’economia, proprietà dei beni attribuita al governo e redistribuzione della ricchezza. Nessuna quantità di retorici “facciamo tutto per voi” o “è per il tuo bene” o “noi stiamo aiutando le persone” può cancellare questo. Ciò che rende il socialismo vero socialismo è il fatto che tu non possa scegliere, un punto questo reso chiaro da David Boaz del Cato Institute:

“Una differenza tra libertarianismo [un sistema basato sulla scelta personale e sulla libertà] e il socialismo è che una società socialista non può tollerare gruppi di persone che praticano la libertà, ma una società libertaria può permettere comodamente alle persone di scegliere il socialismo volontariamente. Se un gruppo di persone – anche un grande gruppo – volesse acquistare dei terreni e possederli in comune, sarebbe libero di farlo. L’ordinamento giuridico libertario richiederebbe solo che nessuno sia costretto a entrare in questo gruppo o a rinunciare alla propria proprietà”.[2]

Il governo, piccolo o grande che sia, è l’unica entità nella società che detiene un monopolio legale della forza. Più forza esercita contro le persone, più subordina le scelte dei governati alle volontà dei loro governanti, ovvero, più socialista diventa. Un lettore potrebbe obiettare a questa definizione che “socializzare” qualcosa significa solo “condividerlo” e “aiutare le persone” in questo processo, ma questa è una spiegazione puerile. È il modo in cui viene fatto che definisce il sistema. Se fatto con l’uso della forza è socialismo. Se fatto attraverso la persuasione, la libera volontà, e il rispetto dei diritti di proprietà è completamente un’altra cosa.

Dunque, Gesù era veramente un socialista? Avvicinandosi di più all’argomento di questo saggio, davvero predicava la redistribuzione dei guadagni per punire i ricchi o per aiutare i poveri?

Sentii per la prima volta “Gesù era un socialista” o “Gesù era per la redistribuzione” circa 40 anni fa. Ero perplesso. Avevo sempre creduto che il messaggio di Gesù fosse che la più importante decisione di una persona nella propria vita terrena fosse di riconoscere o meno Gesù come un Salvatore. Questa decisione era chiaramente molto personale – individuale e volontaria. Ha sempre dato molta importanza al fatto che il rinnovamento interiore e spirituale fosse molto più determinante per il benessere di una persona rispetto alle cose materiali. Mi chiedevo, “come avrebbe potuto lo stesso Gesù invocare l’uso della forza per togliere ad alcuni e dare ad altri?”. Non riuscivo proprio a immaginarlo nel sostenere una sentenza penale o una multa per le persone che non vogliono sborsare i loro soldi per pagare i programmi di welfare del governo.

“Aspetta un minuto” mi si obietterà, “Gesù non rispose dare a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio, quando i farisei cercarono di ingannarlo per denunciare una tassa imposta dai romani?”. Sì, infatti lo disse. Si legge prima nel Vangelo di Matteo, 22:15-22 e poi in quello di Marco, 12:13-17. Ma notate che tutto dipende solo da cosa realmente appartiene a Cesare e cosa no, il che è un avallo piuttosto potente dei diritti di proprietà. Gesù non disse nulla come “Questo appartiene a Cesare se solo Cesare lo dice, senza guardare a quanto ne vuole, come lo ottiene e come sceglie di spenderlo.”

Il fatto è che uno può scorrere tutte le scritture, passarle in un pettine dai denti molto fini, ma non trovare neppure una parola di Gesù che sostenga la redistribuzione forzata della ricchezza da parte delle autorità politiche. Nessuna frase.

Ci si chiederà: “Ma Gesù non disse di essere venuto per sostenere la legge?”. Sì, in Matteo 5:17–20 egli dichiarò: “Non pensate che io sia venuto per abolire le leggi o i Profeti; non sono venuto ad abolirle ma a compierle”.[3] In Luca 24:44 chiarisce questo quando dichiara: “Tutto ciò che è scritto su di me nelle leggi di Mosè, i Profeti e i Salmi deve essere compiuto”. Non disse: “Sosterrò qualunque legge sia implementata dal governo”. Stava parlando specificamente della Legge Mosaica (principalmente i Dieci Comandamenti) e le profezie sul suo stesso avvento.

Considerate l’ottavo dei dieci comandamenti: “Non rubare”. Notate la frase dopo la parola “rubare”. Questo monito non deve essere letto come “Non rubare a meno che gli altri abbiano più di te” o “Non rubare a meno che tu sia assolutamente certo che potresti spendere quei soldi meglio del tizio che li ha guadagnati”. E nemmeno disse, “Non dovresti rubare, ma puoi assumere qualcun altro, come ad esempio un politico, che lo faccia per te”.

Se la gente fosse ancora tentata a rubare, il decimo comandamento è rivolto a stroncare sul nascere uno dei principali motivi del furto (e della redistribuzione): ”Non desiderare la roba d’altri”. In altre parole, se non è tuo, tieni le mani a posto.

In Luca 12:13–15, Gesù si confronta con una richiesta di redistribuzione. Un uomo con una lamentela gli si avvicina e chiede: “Maestro, di’ a mio fratello di dividere l’eredità con me”. Gesù replica così: “Uomo, chi mi ha nominato giudice o arbitro tra voi? Stai attento! Stai in guardia contro tutti i tipi di avidità; la vita non consiste nell’abbondanza di proprietà” (enfasi aggiunta). Wow! Avrebbe potuto pareggiare le ricchezze dei due uomini con un gesto della mano, ma invece ha scelto di denunciare l’invidia.

“E cosa ne dici allora della storia del buon Samaritano? Non è un esempio a favore dei programmi dello stato sociale o della redistribuzione?” mi chiederai. La risposta è un enfatico “No!”. Consideriamo i dettagli della storia, come riportatato in Luca 10:29–37: un viaggiatore viene incontro a un uomo sul bordo di una strada. L’uomo è stato picchiato e derubato e abbandonato moribondo. Cosa fa il viaggiatore? aiuta quell’uomo da sé, subito, con le proprie risorse. Non dice, “scrivi una lettera all’imperatore” o ”cercati il tuo assistente sociale” andandosene via. Se avesse fatto questo, oggi lo conosceremmo come il “buono-a-nulla Samaritano”, se ancora venisse ricordato.

La storia del Buon Samaritano insegna ad aiutare una persona bisognosa volontariamente con amore e compassione. Non c’è alcun indizio che il Samaritano “dovesse” alcunché all’uomo bisognoso o che fosse il dovere di un lontano politico di aiutarlo coi soldi degli altri.

In più, Gesù non chiese mai l’uguaglianza nelle ricchezze materiali, e men che meno l’uso della forza politica, neppure in situazioni di estremo bisogno. Nel suo libro, Biblical Economics, il teologo R. C. Sproul Jr. nota che Gesù vuole che “i poveri siano aiutati” ma non a mano armata, e la forza del governo non è altro che questo:

“Sono convinto che le manovre politiche ed economiche che riguardano la redistribuzione forzata della ricchezza attraverso l’intervento del governo non sono né giuste né sicure. Tali politiche sono sia non etiche che inefficaci… Sembra che i socialisti siano dalla parte di Dio solo superficialmente. Purtroppo i loro programmi e i loro mezzi favoriscono maggiore povertà anche se i loro cuori rimangono fedeli alla causa di eliminarla. Il tragico errore che pervade il pensiero socialista è che esista una necessaria relazione causale tra la ricchezza dei ricchi e la povertà dei poveri. I socialisti presumono che la ricchezza di un uomo sia basata sulla povertà dell’altro uomo; perciò, per fermare la povertà e aiutare il povero, ci occorre il socialismo”.[4]

Al commento di Sproul aggiungerei questo: talvolta un uomo diventa ricco solo o in parte grazie alle sue conoscenze politiche. Egli si assicura certi favori o sussidi dal governo, o usa il governo per fermare i suoi concorrenti. Nessuno che ragioni in modo logico che sia in favore della libertà e dei diritti di proprietà, che sia cristiano o meno, supporta queste pratiche. Sono forme di furto, e la loro fonte è il potere politico – quella cosa deleteria che socialisti e progressisti chiedono di aumentare.

La ricchezza legittima si produce volontariamente. Viene dalla creazione di valore e dal reciproco e benefico scambio volontario. Non sboccia dal potere politico che redistribuisce al contrario, prendendo dal povero e dando al ricco. Gli imprenditori economici sono una manna per la società; gli imprenditori politici sono completamente un’altra razza. Noi tutti beneficiamo di uno Steve Jobs che inventa un Iphone; ma quando il Festival del Poeta Cowboy in Nevada ottiene un sussidio pubblico grazie al Senatore Harry Reid, o Goldman Sachs ottiene un salvataggio a spese dei contribuenti, milioni di noi vengono danneggiati e devono pagare per questo.

E cosa dire del riferimento nei libri degli Atti ai primi cristiani che vendevano i loro beni terreni e che condividevano i guadagni? questa sembra un’utopia progressista. A una più attenta analisi tuttavia, emerge che questi primi Cristiani non vendettero tutto quello che avevano e nessuno glielo ordinò né ci si aspettava lo facessero. Ad esempio continuarono a incontrarsi nelle loro case private. Nel suo capitolo di contributo al libro del 2014 For the Least of These: A Biblical Answer to Poverty (Gli ultimi: una risposta Biblica alla povertà) Art Lindsey dell’istituto per la Fede, il lavoro e gli scritti Economici scrive:

“Ancora, in questo passaggio dagli Atti, non c’è nessuna menzione dello stato. Questi primi credenti donavano i loro beni liberamente, senza coercizione, volontariamente. In ogni altro punto delle scritture vediamo che i Cristiani sono esortati a dare solo in questa maniera, liberamente, perché “Dio ama chi dà con gioia” (2 Corinthians 9:7). È pieno di indicazioni che i diritti di proprietà privata erano ancora in vigore”.[5]

Può far irritare i progressisti apprendere che le parole e le gesta di Gesù ripetutamente confermarono queste virtù capitaliste di critica importanza come il contratto, il profitto e la proprietà privata. Per esempio considerate la sua parabola dei talenti (Matteo 25:14–30; guardate una delle letture raccomandate sotto). Di tanti uomini nella storia, quello che prende i suoi soldi e li brucia è rimproverato mentre quello che investe e genera i maggiori ricavi è applaudito e premiato.

Pur non centrali nella storia, le buone lezioni sulla offerta e la domanda, come la sacralità del contratto, sono visibili nella parabola di Gesù dei lavoratori della vigna (Matteo 20:1–16). Un proprietario terriero offre una paga per attrarre urgentemente lavoratori per una giornata di lavoro di raccolta dei grappoli. Verso la fine della giornata, si accorge che deve velocemente assumere altre persone e per riuscire a farlo offre per un’ora di lavoro quel che prima aveva offerto per una giornata intera ai primi lavoratori. Quando uno di questi che avevano lavorato per tutto il giorno si lamenta, egli risponde “non sono ingiusto con te amico. Non ti va di lavorare per un denarius? Prendi la tua paga e va. Vorrei dare all’ultimo che ho assunto lo stesso che ho dato a te. Non ho diritto di fare quel che voglio del mio denaro? o sei invidioso perché sono generoso?”

La ben nota “Regola d’oro” è pronunciata dalle labbra di Gesù stesso, in Matteo 7:12: “Così, in generale, fate agli altri ciò che vorreste gli altri facessero a voi, perché questo riassume le Leggi e i Profeti”. In Matteo 19:19 Gesù dice “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Da nessuna parte suggerisce lontanamente che dovremmo disprezzare un nostro vicino a causa della sua ricchezza o cercare di prendergliela. Se non vuoi che la tua ricchezza ti venga confiscata (e la maggior parte della gente non lo vuole) allora chiaramente non ci si aspetta che tu la confischi ad altri.

La dottrina cristiana mette in guardia dall’avidità. Lo stesso fa l’economista contemporaneo Thomas Sowell: “non ho mai capito perché è avidità volersi tenere i propri soldi ma non è avidità volersi prendere i soldi di altri”. Usare il potere del governo per impossessarsi della proprietà di un’altra persona non è esattamente altruista. Gesù non ha mai fatto intendere che accumulare ricchezza pacificamente attraverso il commercio sia in qualche modo sbagliato; egli implorò solo le persone di non permettere alla ricchezza di guidare la loro vita o di corrompere il loro carattere. Per questo motivo il suo più grande apostolo, Paolo, non disse che il denaro era il male nel famoso versetto in 1 Timoteo 6:10. Qui quel che veramente disse: “Perché l’amore per il denaro è la radice del male. Certa gente, per la brama di denaro si è allontanata dalla fede e si trafigge con molto dolore” (enfasi aggiunta). Infatti, i progressisti stessi non si sono allontanati spontaneamente dal denaro, perché è il denaro degli altri, specialmente quello dei ricchi, che reclamano sempre a gran voce.

In Matteo 19:23, Gesù dice, “in verità vi dico, sarà difficile per chi è ricco entrare nel regno dei cieli”. Un redistribuzionista potrebbe dire “Eureka! Ecco! Non gli piacevano i ricchi!” e poi abusare di questo commento al di là di quanto è riconosciuto per giustificare uno schema dopo l’altro di Ruba-a-Pietro-per-pagare-Paolo. Ma questo ammonimento è totalmente in continuità con tutto il resto che dice Gesù. Non è un incitamento a invidiare i ricchi, a prendere dai ricchi, o a dare telefonini “gratis” ai poveri. È un appello al carattere. È l’osservazione che certa gente si lascia guidare dalla ricchezza invece del contrario. È un avvertimento sulle tentazioni (che si presentano in molte forme, non solo come ricchezza materiale). Non sappiamo che tra i ricchi, così come tra i poveri, si trovano persone buone e cattive? Non abbiamo visto alcuni ricchi personaggi famosi corrotti dalla loro fama e fortuna, mentre altri, pur sempre ricchi, vivono vite perfettamente degne? Non abbiamo visto alcuni poveri che si lasciano demoralizzare e snervare dalla loro povertà, mentre altri tra i poveri la vedono come un incentivo a migliorare se stessi e le proprie comunità?

Quando la prima versione di questo saggio apparve nel Gennaio del 2015, molti amici “progressisti” mi hanno posto i Romani come esempio contrario alle mie tesi (sentimenti simili sono espressi in 1 Pietro 2:13-20 e Tito 3:1-2). Nel passaggio 13 sui Romani, l’apostolo Paolo raccomanda la sottomissione alle autorità governative e ammonisce contro la ribellione. Inoltre aggiunge che se devi delle tasse, le devi pagare. E così un socialista o “progressista” di oggi potrebbe dire che questo giustifichi ogni sorta di azione compresa la redistribuzione, lo stato assistenziale, o qualunque cosa lo stato voglia fare a te o per te. Questo è però un salto logico.

Qui, come in ogni altra parte della Bibbia, il contesto è importante. Paolo parlava ai primi cristiani in un ambiente che ribolliva di sentimenti anti-romani. Egli indubitabilmente non voleva che la crescita della cristianità fosse segnata dalla violenza o da altre provocazioni contro i romani che sarebbero state brutalmente represse. Cercava di spostare lo sguardo delle persone verso le cose che per lui erano più alte e di più immediata importanza.

Ma è un errore enorme decontestualizzare le parole di Paolo per giustificare una particolare visione del ruolo del governo, nominalmente “progressista” o “socialista”. Supponiamo che le “autorità governative” siano inserite in uno stato minimo con limitazioni Costituzionali e garanzie sulle libertà personali e sulla proprietà privata. Supponiamo inoltre che le regole di tale regime avvertano chiaramente i governati, “ti proteggiamo dalle aggressioni che minacciano i tuoi diritti e le tue proprietà ma d’altra parte non ti daremo nulla gratis. Hai diritto alle tue libertà; a impegnarti in commerci e carità private, ad accordarti pacificamente con tutti; a vivere come credi se non danneggi gli altri. Ma noi del governo non ruberemo a Pietro per dare a Paolo”. Non c’è nulla nei Romani 13:1-7 che dica che a queste “autorità di governo” sia dovuto meno rispetto che a quelle redistribuzioniste in uno stato assistenziale.

Chiaramente, i versi dei Romani 13:1-7 legittimano l’esistenza del governo in sé ma non ordinano ciò che chiedono i socialisti e i “progressisti”. La Bibbia infatti è piena di storie su persone che coraggiosamente e giustamente hanno resistito alle prevaricazioni dei governi. Qualcuno realisticamente crede che se Gesù avesse predicato prima dell’esodo degli Ebrei dall’Egitto avrebbe detto: “i Faraoni chiedono che restiate, perciò disfate i bagagli e tornate al lavoro? “.

Norman Horn, un ingegnere chimico, ricercatore scientifico e fondatore di LibertarianChristians.com, nota che sia il Vecchio che il Nuovo Testamento forniscono molte testimonianze di lodevole disobbedienza allo stato:

“Gli Ebrei che sfidano i decreti del Faraone per uccidere i loro neonati (Exodus 1); Rahab che mente al Re di Jerico sulle spie Ebree (Joshua 2); Ehud che inganna i ministri del Re e che assassina il re (Giudici, 3); Daniele, Shadrack, Meshak, e Abednego che si rifiutano di adeguarsi ai decreti del Re e salvati miracolosamente due volte per averlo fatto (Daniele 3 e 6): i Magi che dall’Oriente disobbediscono gli ordini di Erode (Matteo, 2); e Pietro e Giovanni che scelgono di obbedire a Dio piuttosto che agli uomini. (Atti 5)”.[6]

A rischio di insistere su questo, condivido questi approfondimenti tratti da una conversazione col mio collega Jeffrey Tucker della Foundation for Economic Education:

“Maria, Gesù, e Giuseppe fuggirono da Betlemme piuttosto di obbedire all’ordine di Erode di uccidere tutti i bambini. Se Romani 13 avesse voluto dire che chiunque avrebbe dovuto sottomettersi sempre, Gesù sarebbe stato ucciso la settimana dopo la sua nascita… La resistenza ovviamente può essere morale. La cristianità ha ispirato resistenza allo stato nel corso della storia e nei tempi moderni, dalla Rivoluzione americana alle proteste per i diritti civili alla resistenza polacca al comunismo. Gesù stesso diede l’esempio: evitò il governo quando potè, gli resistette in maniera prudente quando possibile e alla fine lo rispettò quando doveva farlo”.

L’evidenza empirica oggi è che, come osservò Montesquieu due secoli fa, “i paesi sono ben coltivati non per quanto sono fertili ma per quanto sono liberi”.[7] Le nazioni che possiedono la maggiore libertà economica (e i governi più piccoli) hanno più alti tassi di crescita economica a lungo termine e sono più prosperi di quelli che si impegnano in pratiche socialiste e redistributive. I paesi con minore libertà economica hanno sempre i peggiori standard di vita. I paesi liberi e i loro popoli si distinguono per azioni caritatevoli, mentre il saldo netto di quelli socialisti li mostra sempre dal lato dei riceventi. Perché questo è importante? Perché non puoi redistribuire nulla a nessuno se questo non è creato da qualcuno in primo luogo, e i fatti suggeriscono che l’unica cosa che i regimi socialisti e redistributori fanno durevolmente per i poveri è offrire loro molta compagnia.

Negli insegnamenti di Gesù e in molte altre parti del Nuovo Testamento, ai Cristiani – in realtà a tutti – viene consigliato di essere “spiriti generosi”, di prendersi cura della famiglia, di aiutare i poveri, di assistere le vedove e gli orfani, di mostrare gentilezza e mantenere il più alto profilo. Come questo si possa tradurre negli sporchi affari degli schemi di redistribuzione coercitiva, clientelare e politicamente guidata è una questione per i prevaricatori con agenda politica. Non è qualcosa per gli studiosi di cosa dica o non dica realmente la Bibbia.

Cerca la tua coscienza. Considera la realtà. Sii attento ai fatti. Chiedi a te stesso: quando si devono aiutare i poveri, Gesù preferirebbe che tu dia i tuoi soldi liberamente all’esercito della salvezza o sotto minaccia della pistola puntata dal ministero dello stato assistenziale?

Gesù non era uno sprovveduto. Non era interessato alle pubbliche professioni di carità in cui i legalisti e ipocriti Farisei erano appassionatamente impegnati. Scaricò le loro chiacchere autoreferenziali e irrilevanti. Sapeva che erano spesso insincere, raramente indicative di come conducevano i loro affari personali, e portavano sempre a finali morti pieni di insidie e delusioni lungo la strada. Difficilmente avrebbe senso per lui glorificare i poveri sostenendo le politiche che compromettono il processo di creazione della ricchezza necessario ad aiutarli. In una analisi finale, non sosterrebbe mai uno schema che non funziona e che è basato sull’invidia o sulla ruberia. A discapito dei tentativi di molti progressisti dei tempi moderni di farne un redistribuzionista dello stato assistenziale, Gesù non era niente del genere.

 

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Note

[1] London Daily Telegraph, 16 giugno, 1992.

[2] David Boaz, “The Coming Libertarian Age”, Cato Policy Report (gennaio-febbraio 1997).

[3] Tutte le citazioni bibliche sono tratte da “the New International Version” (NIV).

[4] R. C. Sproul, Jr. , Biblical Economics: A Commonsense Guide to Our Daily Bread (Bristol, TN: Draught Horse Press, 2002), p. 138.

[5] Anne Bradley and Art Lindsley, eds., For the Least of These: A Biblical Answer to Poverty (Bloomington, IN: Westbow Press, 2014), p. 110.

[6] Norman Horn, “New Testament Theology of the State, Part 2,” LibertarianChristians.com, Nov. 28, 2008, http://libertarianchristians.com/2008/11/28/new-testament-theology-2/

[7] Montesquieu, The Spirit of the Laws (1748).

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L'articolo originale: https://fee.org/resources/rendering-unto-caesar-was-jesus-a-socialist/