Lo Stato (parte terza)

Essendo certo che, da una parte, noi tutti rivolgiamo allo Stato simili richieste, e che, dall’altra parte, è assodato che lo Stato non può procurare il godimento agli uni senza accrescere il lavoro degli altri, in attesa di un’altra definizione dello Stato, mi ritengo autorizzato a fornire qui la mia. Chissà che essa non ottenga il primo premio?
Eccola:

Lo Stato
è la grande finzione
attraverso la quale tutti
cercano di vivere alle spalle di tutti gli altri.

Infatti,  oggi come ieri, chi più chi meno, ognuno vorrebbe certamente trarre vantaggio dal lavoro degli altri. Questa inclinazione non si ha il coraggio di mostrarla apertamente, la si nasconde anche a sé stessi, e allora che cosa si fa? Ci si immagina un intermediario, ci si rivolge allo Stato, e ogni ceto, uno dopo l’altro, vorrebbe dirgli:
« Voi che avete la facoltà di espropriare legalmente, onestamente, prendete dal pubblico, e noi ripartiremo il tutto.»

Ahimè!  lo Stato ha anch’esso una notevole inclinazione a seguire questo diabolico suggerimento, in quanto esso è composto da ministri, funzionari, in una parola esseri umani che, come tutti gli esseri umani, recano in sé questo desiderio e afferrano sempre con sollecitudine l’opportunità di veder accrescere le loro ricchezze e la loro influenza. Lo Stato impara dunque ben presto che può ricavarci qualcosa dal ruolo che il pubblico gli affida. Esso sarà l’arbitro, il padrone dei destini di tutti: raccoglierà molto, e dunque gli resterà molto per sé stesso; moltiplicherà il numero dei suoi rappresentanti, amplierà la portata delle sue attribuzioni, finirà per assumere proporzioni schiaccianti.

Ma ciò che occorre assolutamente notare, è la stupefacente cecità del pubblico in tutto ciò. Quando dei soldati fortunati riducevano i vinti in uno stato di schiavitù, essi erano persone barbare ma il loro comportamento non era assurdo. Il loro fine, come il nostro, era quello di vivere a carico degli altri; ma, al pari di noi, essi raggiungevano il loro obiettivo. Che cosa dobbiamo pensare di un popolo nel caso in cui esso non sembri dubitare che il saccheggio reciproco non è per questo meno spoliatore per il fatto di essere reciproco, che non è meno criminale per il solo fatto che viene portato a compimento a norma di legge e in maniera ordinata, che esso non aggiunge nulla al pubblico benessere, che esso, al contrario, lo diminuisce dell’ammontare che costa mantenere questo intermediario dispendioso che chiamiamo lo Stato?

E questa grande chimera, noi l’abbiamo posta, a edificazione del popolo, all’inizio della nostra Costituzione. Ecco le prime parole del preambolo:

« La Francia si è costituita in Repubblica per … richiamare tutti i cittadini verso un livello sempre più elevato di moralità, saggezza e benessere. »

Così, è la Francia o l’astrazione, che richiama i Francesi o le realtà della vita alla moralità, al benessere, ecc. Non significa questo sprofondare in quella bizzarra illusione che ci porta ad aspettare tutto da una energia che non è la nostra?  Non significa forse dare ad intendere che esiste, a fianco e al di fuori dei Francesi, un essere virtuoso, illuminato, ricco, che può riversare su di loro la sua beneficenza?  Non significa forse supporre, e di certo in maniera del tutto gratuita, che vi sia tra la Francia e i Francesi, tra la semplice denominazione condensata ed astratta di tutte le individualità e queste stesse individualità, rapporti simili a quelli che esistono tra il padre e il figlio, il tutore e il pupillo, l’insegnante e lo scolaro?  Io so bene che si dice talvolta in maniera metaforica: La patria è una tenera madre. Ma per cogliere in flagrante delitto di vacuità il dettato costituzionale, è sufficiente mostrare che esso può essere rigirato, non solo senza inconvenienti, ma persino con un certo tornaconto.
Forse che l’esattezza di espressione ne soffrirebbe se il preambolo avesse recitato:

« I Francesi si sono costituiti in Repubblica per richiamare la Francia ad un livello sempre più elevato di moralità, saggezza e benessere? »

Ora, quale è il valore di un assioma dove il soggetto e l’attributo possono essere scambiati senza alcun inconveniente? Tutti capiscono quando si dice: la madre allatterà il neonato. Ma sarebbe ridicolo dire: il neonato allatterà la madre.

Gli Americani si sono fatti una concezione differente dei rapporti tra i cittadini e lo Stato, allorché essi hanno collocato all’inizio della loro Costituzione queste semplici parole:

«Noi, il popolo degli Stati Uniti, per formare una unione più completa, per stabilire la giustizia, assicurare la pace all’interno, provvedere alla difesa comune, accrescere il benessere generale e assicurare i benefici della libertà a noi stessi e ai nostri discendenti, decretiamo, ecc.»

Qui non troviamo nessuna creazione chimerica, nessuna astrazione a cui i cittadini chiedono tutto. Essi non si aspettano niente se non da essi stessi e dalla loro personale forza di volontà.