Lo Stato (parte quarta)

Se io mi sono permesso di criticare le prime parole della nostra Costituzione, è perché qui non si tratta, come si potrebbe credere, di una pura sottigliezza metafisica. Io sostengo che questa personificazione dello Stato si è rivelata in passato e sarà in futuro una fonte feconda di calamità e di sconvolgimenti.

Ecco il Pubblico da una parte, lo Stato dall’altra, considerati come due esseri distinti, il primo tenuto a riversare doni sul secondo, il secondo sentendosi in diritto di reclamare dal primo un torrente di umane soddisfazioni. Che cosa deve accadere?

Nella realtà dei fatti, lo Stato non è monco e non può esserlo. Esso ha due mani, l’una per ricevere e l’altra per dare, o, altrimenti detto, la mano rude e la mano dolce. L’attività della seconda è necessariamente subordinata all’attività della prima.

A rigore, lo Stato potrebbe prendere senza dare. Questo si è visto e si spiega per via della natura porosa e assorbente delle sue mani, che trattengono sempre una parte e talvolta la totalità di ciò che esse toccano. Ma quello che non si è mai visto, quello che non si vedrà mai e che non si può nemmeno concepire, è l’eventualità che lo Stato restituisca al pubblico più di quanto esso prenda. È dunque una follia totale l’assumere nei confronti dello Stato l’atteggiamento umile dei mendicanti. È radicalmente fuori della portata dello Stato conferire un vantaggio particolare ad alcuni individui che costituiscono la comunità, senza infliggere un danno superiore alla comunità nel suo complesso.

Esso si trova dunque posto, in rapporto alle nostre esigenze, in un chiaro circolo vizioso.

Se esso rifiuta di compiere il bene che ci si attende da lui, esso viene accusato di impotenza, di cattiva volontà, d’incapacità. Se esso cerca di compiere il bene, è costretto a colpire il popolo di tasse in misura doppia, a fare più male che bene, e ad attirarsi, per altri versi, la disaffezione generale.

Così, nel pubblico si alimentano delle speranze e da parte del governo si esprimono due promesse: molti benefici e nessuna imposta. Speranze e promesse che, essendo contraddittorie, non si realizzano mai.