Inflazione, deflazione, confusione

Negli ultimi 2 anni la sinistra ha insistito a descrivere la libera impresa come un’economia caratterizzata da alti e bassi. I funzionari OPA hanno sostenuto che solo il controllo dei prezzi può prevenire una ripetizione del boom del 1920-21 e del successivo collasso ed i politici britannici hanno evidenziato che il loro nuovo “socialismo democratico” funzionerà meravigliosamente solo se l’instabile America non darà luogo ad un altro crack trascinando in basso con sé anche il resto del mondo. Quindi sorprende poco che molta gente si chieda se il recente crollo azionario alla fine non prefiguri questa battuta d’arresto dell’economia reale, attesa da tempo.

Non è una domanda facile a cui rispondere, perché l’economia americana è diventata il campo di battaglia di politiche e contropolitiche che non le sono proprie ma provengono essenzialmente dall’esterno. Queste pratiche politiche conflittuali sono da una parte quelle che tendono a creare inflazione, e dall’altra parte quelle che tendono a portare recessione.

Le forze inflazionistiche sono evidenti e fino ad ora sono state sotto controllo. Le loro principali cause sono il finanziamento governativo del deficit ed altri provvedimenti politici che incrementano la quantità di moneta e di credito. Le forze inflazionistiche finora verificatesi si possono misurare grosso modo tramite l’incremento del debito nazionale a 265.000.000,00 di dollari, nonché tramite il denaro ed il credito che sono più che triplicati rispetto al volume di prima della guerra.

L’inflazione potenziale futura è segnalata da un budget previsionale ancora non in pareggio (nonostante un bilancio in pareggio nel primo trimestre dell’anno fiscale corrente) e da una politica di tassi di interesse artificialmente bassi che promuove ulteriori incrementi del credito ed ulteriore monetizzazione del debito pubblico. Fino a quando l’inflazione farà aumentare i prezzi più velocemente dei costi, stimolerà la crescita dell’economia, nuove imprese ed occupazione.

Di contro, anche le forze recessive sono altrettanto potenti. La principale di esse è il controllo dei prezzi, gestito peraltro con spirito ostile ai profitti ed agli affari. Questo ha deformato le relazioni tra i margini di profitto e distorto e squilibrato la produzione. I costruttori edili si trovano con i mattoni ma senza porte, vetri e vasche da bagno. Sulle linee di montaggio, le automobili aspettano i paraurti o le batterie. La compressione dei profitti proveniente dall’alto si scontra con le altre forze dal basso. Gli scioperi senza fine e le interruzioni nella produzione sono seguiti da incrementi salariali senza fine. Per incoraggiare e forzare questi incrementi salariali l’Amministrazione ignora gli elementari diritti di proprietà, nazionalizza le miniere e firma direttamente i contratti con forti aumenti salariali. In definitiva, questi incrementi di salario devono spingere i costi al punto in cui molte aziende non riescono più ad operare, oppure devono far salire i prezzi a livelli che faranno diminuire gli acquisti.

In entrambi i casi rallenteranno la produzione e provocheranno disoccupazione forzata. Negli ambienti delle agenzie di Washington si aggiunge a tutto ciò un’ostilità di fondo verso gli affari, che si riflette in innumerevoli vessazioni.

Tra questi due tipi di forze – quello inflazionistico o quello depressivo – quale dominerà i prossimi 6-12 mesi:? E’ impossibile dirlo, almeno fino a quando non conosceremo la composizione del prossimo congresso e le decisioni principali che verranno adottate dalle figure politiche di riferimento – il Presidente Truman, i segretari Snyder, Byrnes, Anderson, Paul Porter, Wilson Wyatt, Marriner Eccles, ed i membri delle agenzie PDB, ICC, OWMR, NLRB and CPA.

Le decisioni di questi uomini sono incomparabilmente più importanti oggi nel determinare l’andamento futuro degli affari, rispetto alle decisioni semplicemente esecutive che possano prendere i singoli uomini di affari privati.

Una cosa che comunque non potremo avere simultaneamente sarà l’inflazionee la deflazione, visto che non potremo avere contemporaneamente un’espansione ed una contrazione nell’offerta di denaro. Ma potremmo avere un’inflazione frustrata. Potremmo avere, come l’esperienza dell’Europa ha già dimostrato possibile, sia inflazione che contrazione industriale, sia inflazione che disoccupazione, sia inflazione che stagnazione.

Il vero pericolo da affrontare nei prossimi 6-12 mesi sarà che se l’attuale combinazione di decisioni politiche porterà a tali risultati, i dirigenti dell’Amministrazione, invece di rimuovere i controlli asfissianti che li provocano, potrebbero decidere che il vero problema sia l’inflazione insufficiente, e potrebbero avviarsi quindi verso le disastrose politiche di ulteriore incremento e corruzione del denaro e dell’offerta del credito. Il nostro grande nemico oggi, in breve, è l’analfabetismo economico e la confusione di coloro che, avendo il potere politico di farlo, parlano di voler ‘pianificare’, ‘stabilizzare’ e controllare rigidamente l’economia.

L'articolo originale: https://mises.org/blog/hazlitt-1946-inflation-deflation-confusion