Le tasse scoraggiano la produzione

[Quello che segue è il Capitolo 5 del libro, L’Economia Cristiana in Una Lezione, disponibile per l’acquisto al seguente indirizzo: http://bit.ly/1JUqFIt.]

Il popolo d’Israele voleva un re. Aveva sentito parlare delle nazioni confinanti e di come avessero forti governi centrali. Ciascuna era governata da un re, il quale incarnava il potere, il prestigio e la gloria del suo stato-nazione. All’epoca il sistema di governo d’Israele si basava sulle tribù decentrate. Ogni tribù aveva un sistema di giudici. Non c’era legislatura. Non c’era nessun governo centrale.

Samuele era sia un sacerdote sia un giudice civile. I rappresentanti del popolo d’Israele andarono da lui e gli chiesero di consacrare qualcuno affinché divenisse un re. Li mise in guardia: tasse più alte. Non solo avrebbero dovuto pagare le tasse ai governi delle tribù locali, avrebbero dovuto pagare le tasse ad un governo centrale.

Comunque, il popolo si rifiutò di ascoltare la voce di Samuele e disse: “No, ma su di noi ci sarà un re. E dobbiamo divenire, anche noi, come tutte le nazioni, e il nostro re deve giudicarci e uscire davanti a noi e combattere le nostre battaglie” (vv. 19-20).

Potreste pensare che la minaccia di una maggiore imposizione fiscale li avrebbe spaventati. Non fu così. Volevano essere rappresentati da qualcuno con il potere ed erano disposti a pagarne il prezzo. Il prezzo era una tassa supplementare del 10% sul loro reddito.

Questa cifra del 10% era la stessa che era dovuta ai Leviti, la tribù del sacerdozio. Samuele li avvertì che il re avrebbe preso tutta quella ricchezza quanto l’intera tribù sacerdotale. Questo accentramento di ricchezza e potere sarebbe stato enorme, ma a loro non importava. Volevano uno stato centrale potente, così ne ottennero uno. Durò quattro re. Durante i primi anni del quarto re, Roboamo, ebbe luogo una rivolta fiscale. La nazione d’Israele si separò nel regno settentrionale e meridionale (1 Re 12). Non venne mai riunita sotto il dominio di un re ebraico.

Il sistema fiscale era proporzionale. Seguiva lo stesso principio della decima. Ognuno pagava la stessa percentuale. Nessun gruppo all’interno della società sarebbe stato in grado di raccogliere una maggiore percentuale di ricchezza da un gruppo più ricco. L’onere economico che affliggeva i ricchi avrebbe afflitto anche i poveri. Il re d’Israele avrebbe avuto una pari opportunità. Tuttavia le persone chiesero un re.

Era chiaro che la produttività del popolo d’Israele sarebbe scesa in presenza di un governo centrale con un solo re. Ogni anno un decimo della loro ricchezza sarebbe stato sottratto dal re, e quest’ultimo avrebbe preso servi e serve. Questi servitori non avrebbero fatto più parte del sistema di produzione familiare. La ricchezza che avrebbero potuto produrre sarebbe stata trasferita al re e alla sua famiglia. Le famiglie non sarebbero state più produttive, perché le risorse a loro disposizione sarebbero finite al re. Tuttavia le persone chiesero un re.

Apprendiamo due lezioni. In primo luogo, le persone che perseguono una ribellione etica preferiscono la tirannia alla libertà. Questo non sorprese Samuele, perché Dio gli aveva detto che sarebbe accaduto.

Dio disse quindi a Samuele: “Ascolta la voce del popolo riguardo a tutto ciò che ti dicono; poiché non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me dall’essere re su di loro (v. 7).

In secondo luogo, ignorano che tasse più alte riducono la loro ricchezza. Preferiscono vivere sotto l’incarnazione del potere piuttosto che godere di una maggiore produttività personale. Non ascoltarono la logica economica di Samuele. Aveva ragione, ma loro non prestarono attenzione.

Questo è il classico problema di quegli elettori che criticano il sistema erariale esistente. Non si oppongono alla tassazione in quanto tale. Sono felici di estendere il potere al governo centrale. Vogliono solo un sistema erariale diverso, in modo che qualcun altro dovrà sopportare un maggiore onere fiscale. Rifiutano il principio della decima: tassazione proporzionale. Pensano di poter usare la loro influenza affinché il governo centrale prenda maggiore ricchezza da coloro che hanno più reddito. Il loro concetto di riforma fiscale è questo: “Non tassare me, non tassare te, ma tassa quella persona che qui non c’è.”

1. Il Proprietario

La proprietà privata si basa su un nesso giuridico tra i diritti di proprietà — immunità legale contro il furto — e la responsabilità personale. Nella visione biblica del mondo, Dio concede la proprietà ad un individuo. In tal modo aumenta la sua responsabilità personale.

La proprietà offre una prova di prestazione: etica ed economica. Il nuovo proprietario ha la responsabilità di aumentare la sua ricchezza a nome di Dio, il proprietario originale. E’ questo che ci è stato insegnato da Gesù nella parabola dei talenti (Matteo 25:14-30). Il proprietario originale delega la responsabilità della gestione patrimoniale a tre uomini. Tornerà più in là nel tempo per un resoconto. Controllerà se ognuno di loro avrà aumentato la ricchezza iniziale. Due ci riusciranno; uno no. I primi otterranno una maggiore ricchezza — ridistribuita dal secondo che invece aveva seppellito la sua moneta: un tasso di rendimento pari a zero.

Gesù usò questa parabola per far capire un punto importante: l’aumento della produttività è un requisito etico. E’ anche un requisito giuridico. Il modo migliore per aumentare la produttività di qualcuno è farlo diventare un proprietario. Dio quindi lo rende responsabile. Nella parabola Dio non consegna la proprietà a una commissione. La consegna agli individui.

2. La Finestra

La ricchezza è uno strumento della produzione. Nel caso degli avvertimenti di Samuele, l’attenzione si concentrava sulla produzione della terra e della famiglia: i semi, gli animali domestici e i servitori. Alcuni di questi beni fungevano da beni di consumo, ma potevano anche essere convertiti in beni di produzione: il capitale. Con la parabola dei talenti capiamo che Dio si aspetta un tasso di rendimento positivo sui suoi investimenti. Ciò significa che i proprietari devono mettere da parte una porzione della loro ricchezza da dedicare all’investimento.

Il libero mercato consente ai proprietari di aumentare la loro ricchezza per servire i clienti. I proprietari di beni — i clienti — fanno offerte per la produzione del capitale. Sono gli offerenti migliori per quando riguarda i beni. Possiedono il denaro, il bene più commerciabile. Il proprietario del capitale decide poi quale offerta accettare, inclusa la propria se dovesse decidere di non vendere. Può scegliere tra una vasta gamma di offerenti. Se ha successo nella produzione di beni e servizi desiderati dai clienti, allora allocherà la sua produzione in base alla regola generale di ogni asta: l’offerta più alta vince.

Ciò consente ai proprietari delle risorse di fare un’offerta ed entrare in possesso di una proprietà, oppure di prenderne il controllo temporaneo. I possessori del denaro (gli acquirenti) sono in competizione tra di loro. I proprietari dei beni (i venditori) sono in competizione tra di loro. Da queste competizioni nasce una certa gamma di prezzi. Il miglior offerente vince, prodotto dopo prodotto, asta dopo asta. Questo sistema giuridico di allocazione delle risorse permette alle persone di scambiare qualunque loro proprietà con tutto ciò che vorrebbero possedere. Si tratta di un sistema giuridico basato sulla libertà. Produce un sistema economico di scambio. Cosa viene scambiato? Proprietà: immunità legali e gestione economica.

In un sistema di libero mercato, i produttori più efficienti — quelli che sprecano di meno — guadagnano una quota crescente della ricchezza della società. Finché continuano a soddisfare le richieste dei clienti, continueranno ad accumulare ricchezza. Nel frattempo andranno in bancarotta quei produttori che non saranno efficienti nel soddisfare le richieste dei clienti. Eroderanno costantemente il loro capitale, il quale verrà trasferito, attraverso la competizione volontaria, ai produttori più efficienti. Gli arbitri di questo trasferimento sono i clienti, che, come detto, premiano i produttori più efficienti. Questo sistema incoraggia i proprietari di capitale a produrre. Questo sistema conduce all’accumulo di capitale: strumenti migliori. Conduce a clienti più ricchi: maggiore produzione/reddito superiore e più scelte. Questa sistema consegna i mezzi di produzione scarsi ai clienti attraverso i loro agenti economici: i produttori efficienti. I clienti sono i detentori dell’autorità in questo processo perché possiedono il denaro: la merce più commerciabile.

3. Il Sasso

In questo caso il sasso è rappresentato da un aumento delle tasse. Non esiste un modo facile per mascherare una nuova tassa e farla passare come un beneficio per la nazione o per il contribuente. Di solito viene vista per quella che è: una passività. E’ raro che le persone si lascino convincere da un economista keynesiano quando dice: “Un aumento delle tasse creerà posti di lavoro.” Creerà posti di lavoro tra gli esattori delle tasse. Tale incremento non fa colpo sugli elettori, anzi. In questo caso “ciò che non si vede” è chiaramente visibile. Un cucchiaio di zucchero keynesiano non farà ingoiare la pillola amara.

Il modo affinché i politici possano vendere un aumento delle tasse alla maggioranza degli elettori è quello di convincere la classe media che solo i ricchi pagheranno la nuova tassa. Gli elettori della classe media continueranno a stare al gioco. Viene detto loro che c’è troppa disuguaglianza economica oggi. Pensano che i ricchi possano permettersi di pagare. A quanto pare non sembrano porsi questa domanda banale: “Se i ricchi non hanno pagato la loro giusta quota di tasse sin dal 1914, perché dovrebbero farlo ora con questo nuovo aumento?” Prevale la gelosia. Accettano la nuova tassa, ma anche se non la pagano con i loro conti bancari, come vedremo la pagano lo stesso.

Lo stato entra quindi in possesso di una parte del denaro dei contribuenti. La proprietà del denaro viene trasferita dai proprietari, che sono responsabili davanti a Dio e che sono gli operatori economici dei clienti, ai burocrati, che sono agenti dello stato. I burocrati, al soldo dello stato centrale, utilizzano i soldi confiscati per soddisfare i vari concorrenti che gareggiano per la ricchezza dello stato. I politici hanno già approvato il sistema erariale. Ora sono i burocrati che raccolgono i soldi e li spendono.

In un sistema democratico ci sono molti offerenti per i beni confiscati dallo stato. Fanno offerte usando la moneta politica: i voti. Inoltre fanno offerte sotto forma di contributi agli attivisti politici. Possono anche fare offerte sotto forma di pagamenti sottobanco a legislatori specifici. Ci sono scambi, quindi. I politici decidono quanto devono pagare ai gruppi con interessi politici particolari.

In un’economia se c’è divisione del lavoro, c’è anche specializzazione. La politica non fa eccezione. I gruppi con interessi particolari ottengono favori speciali per i loro membri. I potenziali beneficiari della generosità statale si specializzano per mettere le mani sulla ricchezza confiscata dallo stato. Al contrario gli elettori, non avendo abbastanza tempo o interesse per studiare come viene usato il denaro confiscato loro, prestano molta meno attenzione ai dettagli dei trasferimenti statali di ricchezza. La popolazione cerca di competere con questi gruppi privilegiati votando ogni tot. anni, ma non sono così abili nel conservare la loro ricchezza come i gruppi con interessi particolari sono abili nell’ottenerla. L’unico modo in cui gli elettori possono competere è rifiutarsi di votare quei politici che votano per aumentare le tasse. Questo è quello che significa votare no. Pochi politici sviluppano quest’abilità. Sono troppo occupati nel comprare voti con i soldi confiscati. Così, il numero di tali candidati è molto limitato.

La differenza principale tra libero mercato e stato è questa: nel libero mercato non esiste coercizione a norma di legge. I proprietari hanno il diritto legale di rifiutare le offerte. Al contrario, quando un agente dello stato impone una certa cosa, i contribuenti non hanno il diritto di rifiutarla. L’offerta viene fatta accettare mediante una pistola. Qualcuno con un distintivo ha anche una pistola, ed è in grado di raccogliere la quota della ricchezza del proprietario come richiesto dallo stato.

Il proprietario di beni ha un incentivo diretto a non sprecare la sua ricchezza. Le agenzie burocratiche che la ridistribuiscono non hanno lo stesso interesse ad allocare la ricchezza in modo da aumentare la produzione futura. Il sasso rompe la finestra della creazione di ricchezza.

4. I Costi

A causa del trasferimento di proprietà dei beni dai singoli proprietari alle agenzie burocratiche che operano sotto la giurisdizione generale dei politici, l’enfasi del sistema economico cambia radicalmente: dall’aumentare la base di capitale soddisfacendo i clienti, a diminuire la base di capitale soddisfacendo i gruppi privilegiati.

I gruppi con interessi particolari non pagano un prezzo di mercato in diretta concorrenza con la popolazione in generale. Invece pagano un prezzo arbitrario ai politici per ricevere un vantaggio netto tramite la ricchezza confiscata dallo stato. Se la loro offerta avrà successo, allora si ritroveranno per le mani più ricchezza al termine del processo di ridistribuzione. I contribuenti avranno meno ricchezza.

Il singolo proprietario che desidera aumentare la propria ricchezza lo fa attraverso il risparmio, una previsione accurata, una produzione efficiente e il reinvestimento dei profitti. L’obiettivo di una burocrazia è quello di ottenere un budget più alto l’anno successivo. Questo denaro viene fornito dal legislatore. L’altro obiettivo principale della burocrazia è quello di aumentare la sua giurisdizione. Quando le burocrazie hanno successo in questa duplice missione, il risultato è un aumento della quantità di ricchezza trasferita alle burocrazie e quindi una diminuzione del tasso di crescita. Il denaro viene trasferito dalle persone che hanno un incentivo ad investire il loro patrimonio personale, ad un altro gruppo di persone che ha un incentivo a spendere la ricchezza dello stato. I singoli burocrati non possono pretendere di rivendicare una quota di questa ricchezza confiscata, ma ricevono stipendi per distribuirla.

I proprietari sono specializzati nell’aumentare la produzione. I burocrati sono specializzati nel ridurre la produzione. Quindi il costo del sistema fiscale è una diminuzione della produzione. Gli specialisti nella distribuzione della ricchezza per mezzo della coercizione, arrivano ad ottenere un maggiore controllo sulla base di capitale della società. Questa è la divisione del lavoro in azione, in termini di coercizione statale.

I produttori hanno una visione di lungo termine riguardo la crescita del capitale, perché loro stessi, o le loro famiglie, saranno i beneficiari di questa crescita. I politici hanno una visione di breve termine riguardo la tassazione e la spesa — una visione che non va oltre le prossime elezioni. Quindi il sistema fiscale trasferisce il processo decisionale dalle persone che hanno un impegno di lungo termine (formare il capitale e aumentare la produttività), alle persone che hanno un impegno di breve termine (vincere le prossime elezioni).

Una tassa ridurrà la ricchezza di tutti i cittadini. Avrebbero usato in modo più produttivo quei soldi da destinare al pagamento delle tasse. Ad un certo punto perderanno l’interesse a lavorare per lo stato. Smetteranno di assumersi dei rischi per guadagnare sempre più poco. Impareranno questa regola: “Vinci e lo stato vincerà con te. Perdi e perderai da solo.”

5. Le Conseguenze

Le conseguenze di un aumento delle tasse dovrebbero essere ovvie. La produzione rallenta perché il capitale viene trasferito da specialisti nella produzione, a specialisti nella distribuzione politica. Gli specialisti nel trasferimento della ricchezza confiscata non conservano le risorse scarse, figuriamoci aumentarle. Hanno questo atteggiamento: “Ne arriveranno ancora di più.” Questo perché possiedono l’autorità legale di sequestrare ricchezza dai membri produttivi della società. Gli elettori garantiscono loro quest’autorità.

L’ordine sociale ne paga il prezzo. In primo luogo, perde la libertà perché la ricchezza viene trasferita ad un’agenzia di coercizione. In secondo luogo, vi è una riduzione della produttività perché il capitale viene trasferito a coloro che non lo investono, ma lo trasferiscono a gruppi con interessi particolari che hanno fatto un’offerta politica vincente.

Le persone che hanno costruito la propria ricchezza finiranno per dedicarne di meno alla formazione di capitale. Perché? Perché i risultati dei loro sforzi e dei loro investimenti in un mercato governato dall’incertezza, in caso di successo, saranno tassati. Gli oligarchi politici, che sono abili a guadagnare denaro attraverso le pressioni politiche, incrementeranno la loro autorità nell’ordine sociale.

I clienti, quindi, si vedranno ridurre le scelte a loro disposizione perché la produzione economica viene ridotta dal sistema fiscale. Finché la maggior parte di loro voterà per politici che supportano un aumento delle tasse, o per mantenerle al livello in cui si trovano, continueranno a diseredare sé stessi.

Conclusioni

Quando aumentano le tasse, il tasso di crescita della ricchezza personale diminuisce. Tale tasso diminuisce perché i clienti hanno una gamma ridotta di scelte a loro disposizione. Avrebbero potuto aumentare i loro risparmi per effetto di una più ampia gamma di scelte, ma non è andata così: lo stato ha confiscato il loro denaro.

E’ difficile convincere gli elettori che la tassazione rappresenta una riduzione del tasso della crescita economica. Perché? Perché c’è stata una crescita economica senza precedenti nel mondo: dal 1800 fino ad oggi. L’unico decennio in cui non c’è stata una crescita economica costante in Occidente è stato il decennio della Grande Depressione: gli anni ’30. La gente tende ad ignorare la connessione causa/effetto in economia. Inoltre non capisce questo principio morale: “Tu non ruberai, anche se avrai la maggioranza dei voti.” Quindi continuano a votare per quei programmi di stato che redistribuiscono la ricchezza, sempre nella speranza che i ricchi paghino con una percentuale maggiore del loro reddito rispetto al contribuente comune. Ma lo stato non è mai contento di tassare solo i ricchi. Lo stato vuole che ogni cittadino produttivo paghi la sua quota, il che significa sempre di più.

Il comportamento degli elettori non cambierà fino a quando non saranno intrappolati dal debito pubblico, ammassato in nome di entrate fiscali prevedibili. Ma le entrate fiscali non saranno sufficienti per soddisfare gli obblighi dello stato. Lo stato non sarà più in grado di prendere in prestito a tassi d’interesse bassi. L’iperinflazione non funzionerà, perché lo stato ha fatto promesse di lungo termine e l’iperinflazione può durare solo pochi anni prima che la valuta venga distrutta. Ma le promesse politiche rimarranno.

Gli elettori sono molto simili al popolo d’Israele al tempo di Samuele. Non ascoltano la tesi secondo cui lo stato confisca una gran parte della loro ricchezza. Pensano sempre che risulteranno vincitori nel processo di redistribuzione della ricchezza. Risulteranno perdenti, perché non si specializzano tra le elezioni. I vincitori sono gli specialisti nell’evasione fiscale e nella redistribuzione della ricchezza: le grandi aziende e le industrie che assumono avvocati altamente qualificati, commercialisti e lobbisti. Un elettore non può influenzare l’esito di un’elezione. Un lobbista può influenzare la formulazione di un disegno di legge fiscale da 1,000 pagine. Chi beneficia di più dalla specializzazione politica?

Ci sono tre modi in cui gli elettori possono rinsavire. Il primo passa per una trasformazione morale. Possono decidere di non rubare per mezzo della cabina elettorale. In secondo luogo, possono capire la tesi economica secondo cui vengono resi più poveri dal sistema fiscale. In terzo luogo, possono imparare la lezione così come la impararono gli ebrei sotto il re Roboamo: l’aumento delle tasse porterà ampio dolore a tutti quelli che sono diventati dipendenti dal processo di trasferimento statale della ricchezza. Quando l’asta per i voti infine indebolirà l’economia, gli elettori potranno decidere di affidarsi al processo del libero mercato: acquisire la proprietà dei beni altrui per mezzo dello scambio volontario, e non della coercizione. Potranno finalmente abbandonare questo comandamento: “Tu non ruberai, a meno che non avrai la maggioranza dei voti.”