Quattro motivi per cui la spesa pubblica è anche peggiore delle tasse

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All’approssimarsi delle annuali scadenze fiscali, ci ricordiamo di quanto dolorose siano le imposte sul reddito. Ce lo fa ricordare non solo la ricchezza che ci viene tolta, ma anche tutto il tempo e l’energia che devono essere impiegati per aiutare il governo federale a stabilire quanto debba prelevarci nell’anno.

L’imposta sul reddito è peraltro solo una parte dell’equazione. Le tasse sugli stipendi, sulle società, le accise ed i dazi sono tutte tasse federali che ciascuno di noi paga, sia che paghi un’imposta sul reddito o meno.

Non c’è bisogno di essere titolare di azienda per pagare le imposte sulla società. Quando un’impresa paga le imposte sulla società, i clienti e gli impiegati sono comunque danneggiati in termini di stipendi più bassi e prodotti più costosi. Non c’è bisogno di essere un importatore per pagare i dazi in quanto questi finiscono per riversarsi sui consumatori in termini di maggiori prezzi e minori quantità di beni disponibili. E non c’è bisogno di essere un automobilista per pagare le accise sul carburante. Ogni bene e servizio che per il trasporto fa affidamento sul carburante ci costa di più proprio a causa di questa tassa.

Del resto, non sono comunque le tasse la parte peggiore dell’equazione tra tasse e spesa. Ciò che il governo fa con il denaro – una volta che ce l’ha – è assai peggio e deleterio, sia politicamente che economicamente.

 

Motivo 1: Non c’è modo di allocare razionalmente il denaro derivante dalle tasse

Una volta che il denaro è stato tolto al possessore attraverso le tasse, il denaro abbandona il regno del mercato e dei prezzi di mercato. I fondi derivano non da risorse acquisite attraverso lo scambio volontario, ma attraverso una transazione coercitiva alle cui spalle c’è la minaccia delle sanzioni e del carcere.

A questo punto, il denaro è già stato allocato in maniera inefficiente perché è stato distribuito (con l’uso della forza) indipendentemente dalla volontà del reale proprietario. Qualcuno potrebbe sostenere che, alla fine, in cambio del denaro ceduto con le tasse i legittimi proprietari riceveranno beni e servizi. Ma chi può dire che i contribuenti sarebbero stati disposti a pagare il prezzo equivalente all’ammontare prelevato sotto forma di tasse?

É impossibile da sostenere, poiché ai contribuenti non è mai stato permesso di esprimere una preferenza sul come dovesse essere speso quel denaro.

In altre parole, è impossibile dire quanto i contribuenti valutino una strada, oppure le armi fornite ad un’organizzazione terroristica, o un raid della SWAT contro i produttori di latte non pastorizzato. I contribuenti sono obbligati a pagare tutte queste cose. E quanto i contribuenti valutino ognuna di queste cose, comunque nessuno può dirlo.

Anziché essere valutate liberamente dai consumatori in un mercato a scambio volontario, le risorse pubbliche finiscono nel regno della politica e dei politici che distribuiranno i beni a seconda del potere politico dei gruppi d’interesse.

 

Motivo 2: La spesa pubblica non è limitata dagli introiti fiscali

Quando esiste una banca centrale, la spesa pubblica non è vincolata dalle entrate fiscali. Benché sia bello immaginare che il governo possa essere imbrigliato semplicemente tagliando gli introiti fiscali, le banche centrali dimostrano che c’è sempre una scappatoia.

Secondo Ludwig Von Mises, in un sistema democratico le tasse e le spese pubbliche potrebbero teoricamente essere limitate dal fatto che gli elettori tollererebbero le tasse – e quindi la spesa pubblica – solo fino ad un certo punto. L’esistenza di una banca centrale tuttavia permette semplicemente al governo di creare per se stesso più moneta spendibile. Hunter Hustings illustra la visione della democrazia di Mises semplicemente come uno strumento utilitaristico che

[rende] gli organi statali dipendenti dalla volontà della maggioranza del momento … Mises ha esteso il concetto di democrazia utilitaristica al controllo dei cittadini sul budget statale attraverso votazioni circa il livello di tassazione che ritengono appropriato. Altrimenti “se non è necessario aggiustare l’ammontare della spesa alla disponibilità dei mezzi, non c’è limite alla spesa del grande dio Stato”. [enfasi aggiunta]

Benché il processo sia molto più grave di ciò che afferma qui Mises, egli ha comunque ragione nell’affermare che se la spesa governativa diviene indipendente dagli introiti fiscali, allora non vi è assolutamente limite all’ammontare della spesa che il governo può effettuare. Senza una chiara connessione tra le entrate fiscali e la spesa pubblica, per gli elettori e per i contribuenti è politicamente e praticamente impossibile stimare di quanto lo stato abbia travalicato i limiti imposti di bilancio. In altre parole, le banche centrali – specialmente quelle “indipendenti” e quindi insindacabili per gli elettori – permettono ai governi di prendere in giro gli elettori consentendo ai governi di creare più ricchezza per se stessi aldilà degli occhi indiscreti dei contribuenti impiccioni.

Oggi viviamo in un’epoca dove la spesa pubblica è realmente indipendente dagli introiti fiscali. Anche se i contribuenti protestassero contro un aumento della tassazione, le banche centrali possono permettere al governo di spendere di più senza dover poi andare a chiedere indietro maggiori tasse. Le banche centrali possono fare tutto ciò semplicemente stampando denaro. O farlo, molto più frequentemente, in maniera indiretta attraverso le operazioni di mercato aperto (come l’acquisto di asset, incluso il debito governativo) che aumentano la domanda di debito pubblico, permettendo quindi ai governi di finanziare una maggior spesa a deficit attraverso tassi d’interesse artificialmente bassi.

I contribuenti in definitiva pagano questa spesa addizionale sotto forma di inflazione (o di minore diminuzione del costo della vita) a causa di un aumento dell’offerta di moneta fiduciaria. I giochetti della banca centrale permettono al governo di nascondere il reale costo dei propri programmi di spesa, aumentando così il supporto politico per la spesa pubblica che è in realtà molto più costosa di quanto appaia.

Limitare le tasse, di per sé, non risolverà il problema e in realtà potrebbe anche peggiorare le cose. Se un governo è impegnato a mantenere un certo livello di spesa, i tagli fiscali non possono necessariamente obbligare alcuna riduzione della spesa pubblica. La filosofia “affama la bestia” funziona solo in assenza di una banca centrale.

 

Motivo 3: La spesa pubblica spreca risorse scarse e distorce l’economia

Come Rothbard ha evidenziato nel libro, Man, Economy, and State, le tasse sono dannose sia dal lato della raccolta che dal lato della spesa.

C’è stato anche un gran numero di inutili controversie per stabilire quale fosse l’azione governativa che limitasse l’attività privata: la tassazione o la spesa pubblica. É veramente inutile separare i due aspetti poiché entrambi sono fasi del processo ridistributivo …

Supponiamo che il governo tassi l’industria delle noccioline per l’equivalente di un milione di dollari così da comprare carta per gli uffici governativi. Il valore di un milione di dollari di risorse sono spostate dalle noccioline alla carta. Ciò avviene in due fasi, una sorta di uno-due rapidi colpi al libero mercato; in primo luogo, l’industria delle noccioline viene impoverita con il prelievo del denaro; poi il governo usa quel denaro per portare fuori dal mercato la carta per il proprio uso, prelevando così risorse nella seconda fase. Entrambi gli stadi di questo processo sono un vincolo. L’industria della nocciolina è obbligata a pagare per l’estrazione della carta dalla società; almeno ne sopporta il costo immediato. In ogni caso, anche senza considerare il problema del “parziale equilibrio” dell’entità delle tasse spostate dall’industria della nocciolina sulle spalle altrui, dobbiamo sottolineare che non è l’unica a pagare; i consumatori certamente ne sono danneggiati dall’aumento del prezzo della carta.

In altre parole, ogni volta che il governo compra qualcosa con denaro tolto ai contribuenti, causa necessariamente il rialzo del prezzo di tali beni ed impedisce che tali risorse siano usate dal settore privato per gli scopi privati. Così ogni volta che il governo compra un’arma o un aereo rende più costosi per il settore privato l’acquisto di armi ed aerei così come tutti i fattori di produzione necessari a produrre tali beni. Non c’è bisogno di aggiungere che, oltre al rialzo dei prezzi, il governo sta anche distorcendo l’economia, oltre a scegliere chi vince (impiegati pubblici, fornitori ed appaltatori) e chi perde (coloro che non sono favoriti dal governo). In questo modo, possono essere distrutte intere industrie, quelle che erano piene di valore e di profitti prima dell’intervento statale; e con esse le vite delle persone.

 

Motivo 4: La spesa pubblica crea dipendenza politica e rafforza lo stato

Ma una delle più grandi conseguenze politiche della spesa pubblica è il suo successo nel creare vaste coalizioni di elettori e gruppi d’interesse che si oppongono ai tagli alla spesa pubblica. Quando i Repubblicani hanno annunciato il loro ultimo accordo sul budget per l’aumento della spesa pubblica di un trilione di dollari era difficile immaginare in che modo avrebbero potuto fare altrimenti:

Nel 2013 quando Pew ha condotto un sondaggio tra gli Americani – chiedendo quale programma governativo dovesse essere tagliato – maggioranze asimmetriche si sono opposte a qualsiasi taglio all’assistenza sociale e sanitaria; l’87% si è opposto al taglio all’assistenza sanitaria, l’82% si è opposto ai tagli alla sicurezza sociale … ciò mette fuori dalla contrattazione il 36% del budget.

Dunque dove tagliare? Forse alla difesa? Secondo l’indagine di Pew, il 73% degli intervistati sono contrari. Ciò esclude un altro 23% del budget. E siamo al 65% del bilancio che, in pochi, dicono di voler tagliare. Pew riporta che il 71% degli Americani si oppone ai tagli ai programmi “aiuta i bisognosi”. In realtà i programmi meno popolari, quelli che più di un terzo degli intervistati vorrebbero tagliare, sono il Dipartimento di Stato e l’Aiuto agli Immigrati. Sfortunatamente questi due programmi assieme arrivano a malapena a 38 miliardi di dollari. In altre parole, è possibile tagliare solo l’1% del budget. Buona fortuna a mantenere il budget sotto controllo.

Immense fasce della popolazione americana ricevono sussidi pubblici (come la previdenza sociale) o lavorano per il governo (come nel caso degli appaltatori militari, molti dei quali fingono di essere impiegati privati) e soldati dell’esercito che ricevono la maggior parte dei 600 miliardi di dollari annui di spese militari.

Tutti questi programmi significano che un’unica organizzazione – il governo federale Americano – fornisce almeno una parte dei mezzi di sostentamento a centinaia di milioni di persone. Questo è vero potere.

È possibile che alcuni elettori possano esprimersi a favore dei tagli alle tasse, ma una tal mossa sarà senza significato se solo pochi tra loro saranno poi anche a favore di un taglio alla spesa pubblica. Quindi, anche in un mondo pieno di chiacchiere sui “tagli delle tasse”, gli effetti negativi della spesa pubblica continueranno senza sosta, indefinitamente.

L'articolo originale: https://mises.org/blog/four-reasons-why-government-spending-even-worse-taxes