Insegnare l’economia dalla Bibbia — Parte 1

Questo è il testo di una lezione tenutasi alla Conferenza della Trinity Foundation su Cristianesimo ed Economia nell’Ottobre del 1999.

Torno a ripetere in questa lezione che a meno che non definiamo i nostri termini, non potremo sapere di cosa stiamo parlando. Molta gente non definisce mai i termini che usa, e pertanto non ha alcuna idea di quello che dice.

Nel titolo di questa lezione ci sono tre termini significativi: insegnare, economia e Bibbia. Lasciate che cominci a definire quest’ultimo per primo.

La Bibbia

La Bibbia consiste nei 66 libri del Vecchio e del Nuovo Testamento, i nomi di questi libri posso essere trovati nel primo capitolo della Confessione di Fede di Westminster, un credo scritto nel 1640 che è stato il credo delle chiese Presbiteriane fino al ventesimo secolo. Sebbene la Confessione venne scritta da Presbiteriani, i Battisti la apprezzarono così tanto da adottarla apportandogli modifiche minori e producendo così le loro Confessioni di Londra e Philadelphia.

È assolutamente necessario definire il termine Bibbia perché molte organizzazioni hanno aggiunto o sottratto dalla Bibbia, rivendicando come vera Bibbia la loro peculiare raccolta di scritti. L’organizzazione più grande e più famosa è come noto la Chiesa-Stato Cattolica Romana, ma altri gruppi hanno fatto lo stesso.

La rivelazione di Dio agli uomini è stata totalmente affidata allo scritto, facendo della Bibbia cosa assolutamente necessaria, dato che le precedenti modalità di Dio di rivelare la sua volontà al suo popolo sono cessate. La Scrittura è l’assioma fondamentale per i Cristiani, e nelle parole della Confessione:

“L’autorità delle Sacre Scritture, per la quale esse devono essere credute, e obbedite, non dipende dalla testimonianza di alcun uomo, o Chiesa; ma interamente da Dio (il Quale è Egli stesso verità) loro autore; e quindi devono essere ricevute, perché esse sono il Verbo di Dio.”

A questo punto ci si potrebbe chiedere: “Perché dovremmo mai scomodarci a insegnare l’economia dalla Bibbia? Non potremmo semplicemente prendere un libro profano e usarlo?” Ma la risposta è che la Scrittura è assolutamente necessaria per ricevere il Verbo di Dio. Non c’è autentico rimpiazzo per la Bibbia, ci sono rimpiazzi ovviamente, ma questi non sono autentici. Inoltre, senza la Bibbia non ci sarebbe alcun standard per giudicare i testi profani.

Secondo, la Bibbia è sufficiente per i nostri bisogni. Per esempio, 2 Timoteo 3:16-17 dice:

“Tutta la Scrittura è data tramite ispirazione da Dio ed è utile a insegnare, a riprendere, a correggere e a istruire nella giustizia, affinché l’uomo di Dio sia completo, appieno fornito per ogni buona opera”

Notate gli universali, parole che non ammettono eccezioni: “Tutta”, “completo”, “appieno”, “ogni”. Se l’economia, o insegnare l’economia, è una buona opera, allora la Scrittura fa molto di più che sostenere di essere necessaria, Essa rivendica di essere sufficiente. Ma molti sé dicenti Cristiani non ci credono e di fatto rinnegano questo verso. Essi sostengono la necessità di altri libri, di altre filosofie, di altri maestri per insegnarci psicologia, filosofia o economia. Niente di più falso, si sbagliano di grosso. Potrebbero occorrerci altri libri se vogliamo studiare l’errore, ma non certo se vogliamo apprendere la verità.

Terzo, la Confessione di Westminster ci spiega la sufficienza della Bibbia in questo modo:

“L’intero consiglio di Dio riguardante tutte le cose necessarie alla Sua gloria, alla salvezza dell’uomo, alla fede e alla vita, o è espresso esplicitamente nella Scrittura, o può essere dedotto come buona e necessaria conseguenza dalla Scrittura: alla quale niente in alcuna epoca deve essere aggiunto, sia per nuove rivelazioni dello Spirito, che per la tradizione degli uomini”.

Di nuovo notate gli universali: “Intero”, “Tutte”, “Niente”, “In alcuna epoca”. Tutto ciò di cui necessitiamo conoscere può non essere esplicitamente espresso nella Bibbia, ma ogni cosa che bisogna conoscere è o esplicita o implicita. Una domanda che può sorgere qui è cosa intendessero gli autori della Confessione con “buona e necessaria conseguenza”. La risposta l’ho data in un altra lezione sull’insegnamento della logica dalla Bibbia. Quel che importa ora è l’idea della sufficienza della Bibbia per la nostra fede e vita, che comprende pure la nostra conoscenza dell’economia.

Insegnare

Diamo quindi la definizione di “insegnamento”: per insegnamento io intenderò l’impartire la verità alla mente. Strettamente parlando, solo Dio può insegnare, e infatti questa è la ragione perché Cristo ci avvisa di non chiamare alcun uomo “maestro”. Come esseri umani noi possiamo presentare le idee, ma che lo studente apprenda quelle idee non dipende noi, e neanche dallo studente stesso, dipende solo da Dio. Ogni verità che ognuno di noi conosce non è dovuta ai nostri propri sforzi, ma solamente e unicamente dovuta all’attività di insegnamento di Dio nelle nostre menti. Cristo è la luce che illumina la mente di ogni uomo, come Giovanni ci dice nel primo capitolo del suo Evangelo. Perciò, se conosciamo qualche verità riguardo l’economia, è solo perché Dio ce l’ha insegnata.

Bene, qual è quindi il nostro ruolo di esseri umani? Come Paolo ha detto, noi piantiamo e innaffiamo, ma è Dio che fa crescere. Noi possiamo presentare le idee, e questo è tutto quello che possiamo fare. Non possiamo infonderle nelle giovani menti. Ma possiamo pregare che Dio possa infonderle loro, insegnar loro la verità, con la preghiera che costituisce la maggior parte del lavoro dell’istruttore, e non solo del suo ma anche della maggior parte di quello dello studente. Insegnare e imparare sono completamente dipendenti da Dio.

Secondo, dobbiamo sottolineare che l’insegnamento riguarda le idee, l’informazione e le menti. Non siamo comportamentisti, noi non crediamo nell’”imparare facendo”, a meno che non si parli metaforicamente, per esempio, imparare ad andare in bicicletta, l’esercizio muscolare non c’entra niente con tutto questo. Insegnare e imparare sono attività mentali e non fisiche, “educazione fisica” è una contraddizione di termini, “allenamento fisico” sarebbe una frase più appropriata.

Economia

E infine, cosa intendiamo per “economia”? L’economia è la logica della scelta e dell’azione umana. Non è la scienza del benessere materiale, così come tanti credono, né è l’arte di gestire il denaro, né pure direttive per la gestione statale dell’economia. Non è neanche una raccolta di proverbi disgiunti e sconnessi intorno alle formiche e alle persone mattiniere. L’economia è simile alla teologia, all’aritmetica, alla logica e alla geometria. Essa prende le mosse da certi assiomi e procede per ragionamento deduttivo, e comporta pertanto necessarie implicazioni.

Che cos’è una implicazione necessaria? Semplicemente, dato a, ne deve conseguire b. Se a allora b. L’esempio classico in tutti i testi di logica è

Se tutti gli uomini sono mortali e Socrate è un uomo allora Socrate è mortale.

Lasciate che vi illustri come tutto questo funziona in economia, cominciando con alcune delle più fondamentali premesse dell’economia.

a. Se una persona è cosciente, deve operare delle scelte. Quand’anche scegliesse di commettere suicidio, starebbe comunque scegliendo. Scelte e decisioni sono inevitabili per esseri razionali.

b. Se una persona opera delle scelte, che deve per forza fare, deve imbattersi in dei costi. Scegliendo tra varie alternativa, deve comunque rinunciare a qualcosa. Paolo, per esempio, era combattuto tra la vita e la morte. Scegliendo la vita avrebbe rinunciato all’immediata presenza di Cristo, scegliendo la morte avrebbe rinunciato alla sua chiamata, ai suoi amici, all’immediata presenza di coloro che avevano bisogno di lui. Ciascuna scelta aveva un costo. I costi sono le necessarie implicazioni delle scelte, e sono inevitabili.

c. Se una persona si imbatte in costi, allora non esiste pasto gratis. Ovviamente, se ogni scelta comporta dei costi, nulla è gratis.

Quanto visto sono illustrazioni di necessarie implicazioni tratte dall’economia. Come disciplina distinta, l’economia parte da assiomi e procede per deduzioni rigorose.