Insegnare l’economia dalla Bibbia — Parte 2

Gli Assiomi dell’economia

Ma cosa sono gli assiomi? Gli assiomi sono primi principî indimostrati. Ogni disciplina, ogni filosofia, persino ogni persona ha almeno un assioma. E dato che il pensiero e i ragionamenti da qualche parte devono pur partire gli assiomi sono assolutamente necessari.

Quali sono dunque gli assiomi dell’economia? Ce ne sono tre:

1) L’uomo sceglie.

2) Solo gli individui scelgono.

3) Gli uomini agiscono nel loro autointeresse.

Esaminiamoli uno ad uno.

Assioma 1: L’uomo sceglie.

Questo postulato significa che gran parte della psicologia e della filosofia sono falsità. Il comportamentismo psicologico, il materialismo filosofico, il determinismo chimico, sono tutti falsi. Gli uomini non sono marionette controllate da atomi e reazioni chimiche nei loro cervelli, non sono robot. Le nostre menti non sono dei computer.

William James e John Dewey, i grandi filosofi e psicologi americani che così tanta nefasta influenza hanno avuto sull’educazione americana, credevano che

“…le abitudini formatesi nell’esercizio delle attitudini biologiche solo le sole agenti dell’osservazione, della memorizzazione, della previsione e del giudizio. La mente o la coscienza o l’anima in generale che compie queste operazione è un mito. La conoscenza che non è proiettata sul nero sfondo dell’ignoto risiede nei muscoli e non nella coscienza.”

Il conclamato ateismo di James e Dewey, che non solo nega l’esistenza di Dio ma pure quella dell’anima o della mente umana, riduce ogni cosa al mondo fisico.

Ma contro questo ateismo, il primo postulato dell’economia è che l’uomo sceglie. L’uomo non è libero dal controllo di Dio, ma lo è dal controllo degli atomi e delle reazioni chimiche nel suo cervello o nel suo ambiente. L’uomo è conscio, si rende conto, opera scelte. E siccome è conscio e ha conoscenza, perché è un essere razionale, egli è responsabile per le scelte che fa.

Quest’assioma dell’economia si può trovare nelle Scritture. L’uomo è una creatura speciale di Dio, una creatura fatta a Sua immagine. Egli viene descritto come un’anima vivente, dotata di conoscenza, anima che sopravvive alla morte del proprio corpo. All’uomo è comandato di scegliere, e tutti gli uomini scelgono. Questo assioma della coscienza e della scelta è ampiamente corroborato dalla Bibbia.

Assioma 2: Solo gli individui scelgono.

Per le stesse ragioni per cui sappiamo che gli uomini scelgono, sappiamo altresì che solo gli uomini come individui scelgono. Solo gli uomini individualmente hanno anime, menti e coscienze. Istituzioni, organizzazioni e comitati non hanno evidentemente alcuna mente, e pertanto non possono scegliere. Quando un comitato vota, è ciascun membro a decidere, e ciascun membro è responsabile per la sua decisione. Di nuovo, la psicologia secolare ci ha propinato un coacervo di falsità: non esistono menti di gruppo, non esiste una coscienza o incoscienza collettiva. Tutte queste cose sono favole artificiosamente composte, la psicologia è un vano parolaio.

Persino nella Trinità, che è l’unione più stretta di tre persone che ci possa essere, ci viene costantemente indicato dalla Bibbia che ogni persona divina ha la sua propria mente, che non c’è alcuna super-mente distinta da e al di sopra del Padre, Figlio e Spirito Santo, e che le tre persone della Trinità agiscono come uno perché sono sempre in accordo l’uno con l’altro.

In economia, si comincia con il postulato che solo gli individui scelgono perché solo gli individui pensano. La scelta richiede il pensiero, e il pensiero necessita la scelta. Nella pratica, se vi imbattete in una difficoltà con un’istituzione o la burocrazia, dovete trovare l’individuo che ha preso la decisione che riguarda il vostro caso. Uno degli effetti più perniciosi della superstizione della mente collettiva o di gruppo è quello di aver reso gli individui irresponsabili nelle loro vite personali e professionali. I burocrati amano nascondersi dietro quell’irresponsabilità, e in tempi recenti sempre più criminali comuni agiscono nello stesso modo.

Assioma 3: Gli uomini agiscono nel loro auto-interesse.

Questo assioma non significa che tutti gli uomini siano sempre egoistici, e qui per “egoistico” intendo perseguire un corso di azioni dannose per altri. Non significa che tutti gli uomini siano auto-interessati, ovvero che gli uomini facciano sempre quel che pensano avvantaggerà i loro propri interessi. Non è una prescrizione etica, ma una descrizione del comportamento umano.

Che dire del missionario? Egli agisce nel suo auto-interesse sopportando le avversità perché ha una differenza concezione dei suoi interessi dalla maggior parte delle persone.

E che dire di una madre? Ella agisce nel suo proprio interesse perché la sua concezione dei suoi interessi include il benessere dei suoi figli.

La Bibbia ci dice che nessun uomo ha mai odiato la sua propria carne, e che piuttosto la nutre. Ci dice che un uomo che ama sua moglie ama sé stesso. Il secondo più grande comandamento, amare il nostro prossimo, è formulato sull’assunzione che tutti gli uomini amino sé stessi. Nel passato recente è stato scritto un cumulo di fesserie intorno a questo comandamento, gran parte dagli psicologi, il resto dai teologi. Non è un comandamento di amare noi stessi: chiunque possa leggere l’Italiano, o l’Ebraico, o il Greco, o l’Inglese, può chiaramente vedere che è un comandamento di amare il nostro prossimo. Questo presume, e non comanda, che ogni uomo ami già sé stesso, senza che ci sia alcun bisogno di comandarlo. La Bibbia ci parla anche di ricompense e punizioni eterne. Cristo disse: “A che gioverà all’uomo se guadagna l’intero mondo e perde la sua anima?1”, e qui egli faceva appello all’innato auto-interesse che ogni uomo possiede.

Deduzioni da questi tre assiomi

Dato che i postulati dell’economia si possono ritrovare nelle Scritture, questi non sono più postulati ma teoremi. La Scrittura è ora l’assioma dell’economia, come lo è della teologia, dell’aritmetica e della logica, e l’economia non poteva avere un più sicuro fondamento del Verbo di Dio. L’economia laicista non può legittimamente sostenere di essere vera, perché non è dotata di un tale fondamento. Solo l’economia dedotta dalle Scritture può quindi vantare questa pretesa.

Ma cosa può essere dedotto da queste tre premesse economiche? Molto più di quanto possiate immaginare.

Per prima cosa, la legge della domanda, quella che in tanti riconosceranno come la prima legge dell’economia. (per “legge” in economia non si intende una legge che richiede obbedienza, ma una legge che descrive qualcosa, in questo caso il comportamento umano).

In cosa consiste la legge della domanda? Esiste una relazione inversa tra il prezzo e la quantità richiesta. Col salire dei prezzi la quantità richiesta tende a scendere. Con lo scendere dei prezzi, la quantità richiesta tenderà a salire. Da quale assioma economico discende questa legge? Dal terzo: gli uomini agiscono nel loro auto-interesse. Persino le madri e i missionari, di cui potremo non pensare che non abbiamo alcun interesse per i soldi, usano le loro risorse a loro miglior vantaggio. Le mamme sono sempre alla continua ricerca di buoni affari, e quando i prezzi salgono le quantità che domanderanno tenderanno a scendere. Anche i missionari si comportano allo stesso modo.

Anche la seconda legge dell’economia, la legge dell’offerta, deriva dal terzo assioma economico. La legge stabilisce che esiste una relazione diretta tra il prezzo e la quantità offerta. Come i prezzi salgono, i produttori tenderanno a riversare più beni nel mercato, perché gli uomini agiscono nel loro auto-interesse.

E infine, un ulteriore esempio: tutte le istituzioni sociali sono il risultato, spesso non intenzionale, di scelte individuali. Se gli uomini scelgono, come l’Assioma 1 dice, e solo gli individui scelgono come espresso nell’Assioma 2, allora tutte le istituzioni sociali sono il risultato di scelte effettuate da individui. Il più delle volte le conseguenze, ovvero le istituzioni, non erano nelle intenzioni di chi opera le scelte, ma le prime rimangono tuttavia le conseguenze di queste. Il libero mercato stesso non è il risultato di intenzioni umane, eppure rimane il risultato delle scelte degli individui.

Insegnare l’economia

Giungiamo quindi alla questione: come si può insegnare l’economia ai ragazzi? Ovviamente molto dipende da quanta conoscenza abbia già lo studente, e questo di solito dipende da quanto sia grande. Per gli studenti più giovani, l’economia può essere insegnata al meglio cercando di spiegare e in seguito praticare certi principî morali fondamentali, i quali sono tutti derivati dalla Bibbia. Ai bambini andrebbero insegnate le idee di:

  • Responsabilità individuale
  • Autocontrollo
  • Onestà
  • Mantenimento delle promesse
  • Evitare i debiti / Ripagare i debiti
  • Puntualità
  • Iniziativa
  • Porsi degli obiettivi / Creatività
  • Saggio uso di tutte le risorse, specialmente del tempo
  • Lavorare con impegno
  • Rispetto per la proprietà privata

Sono queste le virtù e le consuetudini che hanno reso possibile il fiorire del capitalismo in occidente. Il capitalismo non si è sviluppato perché la società è stata edificata secondo le linee concepite dagli economisti, sarebbe un po’ come voler mettere il carro davanti ai buoi. L’economia non si è sviluppata come una distinta disciplina fino a quando il capitalismo è apparso. Fino ad allora, c’era poco da studiare per gli economisti. Adam Smith scrisse La Ricchezza delle Nazioni quasi due secoli e mezzo fa. La rivoluzione Austriaca/soggettivista/marginalista è avvenuta circa centocinquant’anni fa. È venuto prima il capitalismo, e l’economia ha seguito.

Come genitore, ho commesso molti errori nell’allevare i miei figli, e in questo non sono solo. Molti di questi errori hanno implicazioni economiche. Per esempio, dare a un bambino una paghetta giusto perché è un bambino incoraggia l’idea che il mondo, e in ultima analisi Dio, è tenuto a mantenerlo. I bambini dovrebbero esser pagati solo per i lavoretti svolti.

Lasciate che vi offra un’altra illustrazione. Molti genitori Cristiani danno ai loro figli del denaro da mettere nel cesto della colletta, questo con il proposito di abituarli a dare soldi per la colletta. Tuttavia, quel il bambino con ogni probabilità imparerà è quello di dar via i soldi degli altri. La lezione che invece andrebbe insegnata è ‘Sii generoso con i tuoi propri soldi’. Al bambini andrebbe insegnato di mettere nel cesto della colletta il loro denaro, quello da loro guadagnato. Se non hanno guadagnato soldi, e non hanno pertanto nulla da mettere, impareranno forse così la lezione che Paolo spiegò agli ex-ladri sul lavorare e sul dare generosamente.

Forse una terza illustrazione di cosa non fare può essere d’aiuto. Molti genitori impongono ai loro figli di condividere i loro giocattoli con gli amici o i fratelli, o alcuni genitori si aspettano che gli altri genitori impongano ai loro figli di condividere i loro giocattoli con i propri figli. Infatti i genitori spesso battono sul tasto che ai bambini debba esser insegnato di “condividere”. Hanno perfettamente ragione nel pensare che i bambini sembrano credere di possedere ogni cosa, ma è proprio per questa ragione che gli deve essere insegnato a riconoscere la proprietà privata e a rispettarla. Nessun genitore dovrebbe costringere i suoi figli a condividere i propri giocattoli o aspettarsi che lo facciano gli altri genitori con i loro figli. Effettivamente ciò è come dare piccole lezioni di ladrocinio. Il bambino non impara a condividere ma a pretendere la proprietà altrui, e capisce che gli altri potrebbero in ogni momento pretendere la sua. Questi sono i germi del totalitarismo.

Quel che a un bambino andrebbe insegnato è di rispettare la proprietà altrui, di cooperare e di negoziare. Se un bambino esigesse di usare il giocattolo di un altro bambino, non si dovrebbe acconsentire alle sue pretese. Invece, gli si dovrebbe insegnare a offrire all’altro bambino qualcosa in cambio: “Se mi fai giocare con il tuo triciclo, ti farò usare i miei pattini”.

Così, mediante questi mezzi pacifici, piuttosto che imporre che Ginetto condivida, si instillano i principî della proprietà privata, della cooperazione e del libero scambio.

Altre lezioni che potrebbero essere insegnate sono:

  • Se fai cadere qualcosa, raccoglila. Questa è la lezione dell’autocontrollo.
  • Se cominci una cosa, finiscila. Questa è la lezione della perseveranza e del perseguire un obiettivo.
  • Se rompi qualcosa, aggiustala, o rimpiazzala. Questa è la lezione della responsabilità individuale.
  • Se desideri qualcosa, offriti di lavorare per questo. Questa è la lezione dell’impegno nel lavoro e della cooperazione.

Crescendo, ai bambini andrebbero assegnati alcuni lavoretti in casa, lavorare nell’impresa famigliare o incoraggiati a iniziare la loro impresa personale. Gli si dovrebbe insegnare che ogni lavoro onesto, non importa quanto umile, se fatto bene, compiace a Dio. Usando i proventi del loro lavoro, ai bambini andrebbe insegnato a risparmiare, a investire e a donare solo a coloro che sono in autentico bisogno.

Quando saranno più grandicelli, andrebbero introdotti alla logica, dove impareranno le regole della implicazione necessaria. Quando avranno i rudimenti della logica nelle loro menti, potranno cominciare a studiare l’economia vera e propria, cominciando con gli assiomi che si trovano nelle Scritture. Se sono interessati all’argomento, potranno procedere a studiarla a fondo.

Ma tutto deve cominciare con la Bibbia: i principî dell’economia per i ragazzi più grandicelli, e i principî dell’etica per i bambini più piccoli.

1NdT. È significativo che sulla scia della AV molte versioni inglesi di questo passo (Marco 8:36) usino il verbo profittrarre profitto – invece dell’equivalente di giovare. In questo versetto sono pertanto presenti tre concetti economici: profitto, guadagno, e perdita.