Una modesta proposta per porre fine all’indipendenza della FED

Nel periobernankedo che va dagli anni ’80 agli anni ’90 l’opportunità della “indipendenza dalla politica” delle banche centrali divenne praticamente un dogma di fede sia dai macroeconomisti ortodossi sia dagli operatori dei mercati finanziari. Questo sviluppo fu causato da due fattori: la ricerca accademica sulle banche centrali ed il culto della personalità che crebbe attorno ai due presidenti della Fed durante questo periodo, Paul Volcker ed Alan Greenspan.

In questa decade che portò alla crisi finanziaria, il clima intellettuale era tale che chiunque avesse suggerito che la Fed avrebbe dovuto vedersi limitare o anche eliminare l’indipendenza dal Congresso sarebbe stato considerato oltre la minima ragionevolezza della discussione, per non parlare degli studiosi. Tuttavia, poiché la dolorosa e prolungata ripresa dalla Grande Depressione è proseguita a stenti, l’indipendenza della Fed dalla “politica” (sotto forma ad esempio di una legislazione di sorveglianza di vincoli e limitazioni) ha iniziato ad essere messa in dubbio dai sapientoni dell’economia e della finanza.

Poche tra le recenti proposte idonee a limitare l’indipendenza della Fed menzionano la riforma istituzionale fondamentale del modo in cui la base monetaria è creata sotto il nostro attuale regime del dollaro fiduciario inconvertibile.

Una tale riforma implicherebbe la lotta per il controllo della creazione di moneta, togliendolo ai tecnocrati non eletti della Fed e restituendolo al Congresso ed al Ministero del Tesoro. Questa riforma fu infatti avanzata durante la controversia del 2013 sull’innalzamento del limite massimo del debito.

É importante sottolineare come il progetto per la riforma monetaria si avvicini molto – nei suoi fondamentali se non nei suoi scopi – all’impianto teorico proposto da Milton Friedman nel 1948 in ambito monetario e fiscale. La componente monetaria di tale proposta si concentra nell’eliminare “sia la creazione e distruzione privata del denaro (da parte delle banche commerciali), sia il controllo discrezionale sulla quantità di moneta da parte della banca centrale”. Il primo obiettivo sarebbe raggiunto con l’implementazione del “Piano Chicago” di Henry Simon sulla riserva bancaria pari al 100%. Mentre il secondo obiettivo Friedman riteneva che potesse essere raggiunto con l’eliminazione della vendita al pubblico dei titoli di stato gravati da interesse, così restringendo il finanziamento della spesa pubblica, della tassazione e della creazione di moneta. Quindi, come evidenziato da Friedman: “deficit e surplus nei bilanci pubblici si rifletteranno dollaro su dollaro in variazioni della quantità di moneta; e per contro, la quantità di moneta varierebbe soltanto come conseguenza di deficit e surplus”.

Un’obiezione comune a questa proposta è che se la moneta fosse sotto il controllo del Tesoro la politica monetaria diventerebbe come una partita di football e l’inflazione diventerebbe presto elevata. Ma come potrebbe essere più elevata di ora? I burocrati contabili della Fed hanno introdotto rapidamente nell’economia americana un regime di tassi a zero e di quantitative easing, ponendosi l’obiettivo di una variabile reale (tasso di disoccupazione) usando variabili nominali (dunque influenzate dalla manipolazione dei tassi d’interesse e della quantità di moneta). Quest’ultima è la replica di un Keynesismo da età della pietra. L’attuale politica della Fed ha reso infatti possibile una politica fiscale di alti deficit e di debito pubblico comunque in veloce crescita.

 

La visione Austriaca della moneta, della tassazione e della spesa pubblica

Ammettiamo, tanto per discutere, che il controllo del parlamento sulla politica monetaria alteri il mix della spesa pubblica verso una minore tassazione e maggior deficit finanziati stampando moneta. Dal punto di vista della teoria austriaca della spesa pubblica, per il metodo governativo del “prelievo della rendita” non importa realmente quanto alto o basso sia l’ammontare del totale prelevato. Ciò poiché qualunque spesa pubblica sottrae comunque risorse da usi produttivi nell’economia privata e li sperpera in spese inutili, secondo gli indirizzi dati dai politici e burocrati per favorire i propri progetti e le proprie circoscrizioni elettorali. La spesa pubblica è una spesa destinata al consumo per soddisfare le preferenze dei membri dell’élite politica oppure è un investimento in asset non convenienti: la spesa pubblica è una decisione presa esulando dal calcolo economico basato sull’aspettativa di profitto e sul valore del capitale, criteri che sono alla base delle decisioni da parte degli imprenditori e dei capitalisti. É in effetti una redistribuzione del reddito e delle risorse dal settore produttivo all’improduttivo, da chi le tasse le paga a chi le tasse le consuma.

L’ammontare totale della spesa pubblica è quindi ciò che M. Rothbard ha chiamato “la spoliazione legale del prodotto privato”. Per gli economisti Austriaci, dunque, il modo attraverso cui finanziare la spoliazione governativa — che avvenga attraverso le tasse, debito pubblico o creazione di moneta — è di secondaria importanza. Quindi, dato l’ammontare della spesa pubblica, che il travasamento di risorse dall’economia privata avvenga attraverso deficit finanziati da creazione di moneta non è più grave del prelievo fiscale. In realtà potrebbe essere preferibile finanziarla con l’inflazione anziché con la tassazione, perché la minaccia di coercizione fisica – implicita con la tassazione – ha un effetto deprimente sull’utilità individuale che va ben oltre il mero prelievo del proprio reddito.

Non c’è bisogno di dire che, dal punto di vista del benessere dei consumatori e dell’efficienza economica, un ridotto bilancio governativo finanziato con la creazione di moneta è preferibile ad un bilancio più grande. Ovviamente, il controllo legislativo sulla moneta fiduciaria è molto lontano dal sistema ideale; il mio solo proposito qui è di avanzare una proposta politica praticabile come soluzione all’urgente problema rappresentato dal potere arbitrario esercitato da un manipolo di burocrati.

L’obiettivo degli economisti Austriaci con orientamento liberale-classico o libertario conduce alla completa separazione della moneta dal controllo governativo attraverso l’introduzione di una moneta-merce come l’oro (o l’argento) e la cui offerta viene decisa unicamente dalle forze del mercato. Non c’è bisogno di dire quale grande vantaggio sarebbe quello di riuscire a sostituire all’opaco e pseudo-scientifico controllo sul “processo di creazione monetaria” condotto da impiegati e da funzionari della banca centrale chiaramente controllati sotto il profilo politico da membri designati dai partiti. C’è un gran numero di benefici nell’abrogare lo status di quasi indipendenza della banca centrale e trasformarla in un dipartimento del Tesoro, come l’Istituto Monetario Americano, già a suo tempo previsto dai programmi riformisti di Friedman.

 

Come funzionerebbe

Primo, il denaro verrebbe creato in maniera trasparente e comprensibile al grande pubblico. Il Tesoro manderebbe alla banca centrale un semplice ordine amministrativo di accreditargli sul conto corrente la somma di moneta necessaria a pagare le spese pubbliche non coperte dagli introiti fiscali. Ora, formalmente quest’ordine potrebbe essere chiamato “titolo di stato”, ma non sarebbe un’obbligazione nel senso economico poiché non sarebbe negoziabile sui mercati finanziari. Né l’interesse che il Tesoro pagherebbe su queste pseudo obbligazioni sarebbe realmente un tasso d’interesse, poiché non sarebbe il risultato dell’incontro della domanda e dell’offerta sui mercati finanziari. Sarebbe piuttosto un pagamento per rimborsare i costi amministrativi sostenuti dalla banca centrale ed il cui ammontare sarebbe completamente controllato dal ministero del tesoro. Diviene quindi chiaro al pubblico che ogni incremento dell’offerta di moneta creato dal Tesoro porterà vantaggi agli specifici individui ed imprese che beneficiano della spesa pubblica. La nuova moneta è stata creata dal nulla per far costruire aerei militari dalla Boeing, per sussidiare l’immenso business in campo agricolo della Monsanto, per salvare la General Motors, etc.

Questo sistema contrasta con l’arcano processo per mezzo del quale il denaro viene ora creato, il quale prevede che il Tesoro emetta titoli di debito che saranno comprati da soggetti privati – principalmente banche ed altre istituzioni finanziarie – ed alla fine eventualmente ricomprati dalla banca centrale stessa attraverso operazioni di mercato aperto. In questo modo tortuoso la banca centrale “monetizza il debito” ed espande la base monetaria distorcendo i tassi d’interesse sui mercati. Risulta peraltro invisibile ai cittadini il fatto che circa venti banche privilegiate di Wall Street (e straniere) insieme alle istituzioni finanziarie – i cosiddetti “operatori primari” – che vendono obbligazioni alla banca centrale, ricavano enormi profitti dal processo di creazione del denaro. Inoltre, beneficiano delle riserve che vengono create dal nulla anche le imprese clienti delle banche commerciali che prendono a prestito il denaro a tassi d’interesse ridotti e lo spendono per appropriarsi di extra risorse prima che i prezzi inizino ad aumentare.

Oltretutto, con questo sistema la banca centrale non funzionerebbe più come un prestatore discrezionale di ultima istanza, un ruolo che infetta l’intero sistema finanziario con la pandemia dell’azzardo morale. La banca centrale non sarebbe più in grado di salvare surrettiziamente, arbitrariamente e senza un controllo democratico qualunque tipo di istituto finanziario negli USA o all’estero. Prima di tutto non ci sarebbe più bisogno di salvare gli istituti che operano da depositari puri, in quanto tutti questi istituti dovrebbero mantenere le proprie riserve pari al 100%. Secondariamente, anche se gli istituti finanziari puri (che non prestano denaro) si trovassero in pericolo di fallimento, la decisione di salvarli sarebbe presa da un ministero del tesoro dichiaratamente appartenente ad una specifica area politica, sotto il controllo attento dell’opposizione parlamentare e sotto lo sguardo dell’opinione pubblica. Con la banca centrale neutralizzata ed impossibilitata ad elargire le proprie risorse al primo segnale di problemi economici con gli appelli al salvataggio (di banche ed istituti finanziari) sottoposti all’ampio giudizio del vigile parlamento e dell’opinione pubblica, le istituzioni finanziarie porterebbero avanti i propri affari in maniera molto più prudente.

L'articolo originale: https://mises.org/library/modest-proposal-end-fed-independence