L’inflazione come strumento di politica

Nella sua breve storia della moneta fiat ai tempi della Rivoluzione francese, Andrew D. White sottolinea che quanto più si fecero dannose le conseguenze dell’inflazione, tanto più divennero accese le richieste di una maggiore inflazione per porvi rimedio. Oggi, quando aumenta l’inflazione, i suoi sostenitori si affannano a sostenere che l’inflazione può essere una cosa molto buona — o, se un danno, quanto meno un danno necessario. Il principale portavoce di questo gruppo è il prof. Sumner H. Slichter di Harvard.

La dichiarazione e gli scritti di Slichter traboccano di fallacie. Mi limito qui a tre: 1) che un’inflazione strisciante del 2 per cento l’anno porterebbe più benefici che danni, 2) che è possibile per il governo pianificare un’inflazione strisciante del 2 per cento l’anno (o di qualunque altro tasso stabilito), 3) che l’inflazione è necessaria per conseguire “la piena occupazione” e “la crescita economica”.

Molto tempo fa sottolineai (Newsweek, 23 settembre 1957), insieme ad altri, che perfino se il governo potesse controllare un’inflazione al tasso del 2 per cento l’anno, ciò significherebbe un’erosione del potere d’acquisto del dollaro di circa metà ad ogni generazione. Questo non può non scoraggiare il risparmio, produrre ingiustizie, ed indirizzare male la produzione. Allo stato dei fatti negli Stati Uniti l’inflazione è corsa molto più velocemente. Il costo della vita è più che raddoppiato negli ultimi vent’anni. Ciò corrisponde ad un tasso composto di circa il 4 per cento l’anno.

 

Impossibile pianificare

Nel momento in cui un’inflazione programmata viene annunciata, o comunque attesa con anticipo, ciò accelera inevitabilmente il passaggio ad una “galoppante”. Perfino Slichter ora lo riconosce: se i creditori si aspettano un aumento del 2-4 per cento dei prezzi in un anno, chiederanno che tale rialzo sia aggiunto al tasso di interesse pagato loro affinché conservino il potere d’acquisto del loro investimento. Tuttavia egli non vede che tutte le società saranno forzate ad offrire un tasso lordo di rendimento corrispondentemente aumentato per attrarre nuovi investimenti, perfino patrimoni netti. Egli inoltre non vede che se c’è un aumento programmato del prezzo, i sindacati aggiungeranno il totale atteso di questo rialzo a qualsiasi richiesta salariale che avrebbero comunque sostenuto. Ancora, egli non vede che gli speculatori e compratori ordinari proveranno ad anticipare qualunque aumento programmato del prezzo — e di conseguenza accelereranno inevitabilmente l’andamento verso la percentuale pianificata. Egli infine non vede che l’inflazione spinge tutti a comportarsi come giocatori d’azzardo.

Il punto dell’argomento di Slichter ora è che “un lento aumento nel livello del prezzo è un inevitabile costo del tasso massimo di crescita”- in altre parole, l’idea che l’inflazione sia un costo necessario della “piena occupazione”. Questo semplicemente non è vero. Ciò che è necessario per una “crescita” massima (ossia, un’occupazione ottimale e una produzione massima) è una corretta relazione o coordinazione di prezzi e redditi. Se alcune retribuzioni diventano troppo alte per questo coordinamento, il risultato è la disoccupazione. La cura consiste nel correggere le retribuzioni colpevoli. Tentare di alzare l’intero livello dei prezzi attraverso l’inflazione monetaria semplicemente creerà nuove ripercussioni negative ovunque.

 

La coordinazione necessaria

In breve, se è presente una reale coordinazione di redditi e prezzi, l’inflazione non è necessaria; e se la coordinazione di redditi e prezzi non esiste- ossia se i redditi non seguono il passo di prezzi e produzione — l’inflazione è peggio che inutile.

Slichter assume che non ci sia modo di limitare le richieste sindacali eccetto che “mollando” i sindacati. Non gli è mai venuto in mente che abbiamo bisogno soltanto di revocare le speciali immunità e privilegi conferiti ai sindacati sin dal 1932, specialmente con gli Norris-La Guardia e Wagner-Taft-Hartley acts. Se i datori di lavoro non fossero completamente sottomessi nel “negoziare” con (in pratica, a fare concessioni a) uno specifico sindacato, a prescindere da quanto irragionevoli siano le sue richieste; se i datori di lavoro fossero liberi di licenziare coloro che fanno sciopero e tranquillamente assumere sostituti; e se il picchettaggio e la violenza di massa fossero realmente proibite, entrerebbero in gioco i controlli sulle eccessive richieste salariali, cui naturalmente spingerebbe la competizione.

Slichter sostiene che i sindacati siano di più che la principale causa dell’attuale inflazione e allo stesso tempo afferma che un aumento del reddito generale è proprio la giusta medicina di cui abbiamo bisogno immediato per l’economia! La sua illusione è che possiamo evitare l’inflazione tramite un maggiore inflazionamento.

L'articolo originale: https://mises.org/blog/inflation-policy