L’ABC dell’economia di mercato

Hazlitt Market2Esistono due modi attraverso i quali la vita economica può essere organizzata. Il primo è attraverso la scelta volontaria degli individui e delle famiglie, attraverso la volontaria cooperazione. Questo sistema è conosciuto come “libero mercato”. L’altro metodo è attraverso gli ordini di un dittatore. Questa è un economia comandata. Nella sua forma più estrema, quando uno stato organizzato espropria i mezzi di produzione, viene chiamato socialismo o comunismo. La vita economica deve essere organizzata prevalentemente con un sistema o con l altro.

Può, naturalmente, essere un mix dei 2 sistemi, come sfortunatamente avviene nella maggior parte degli stati odierni, ma il mix tende ad essere instabile. Se è un mix di libero mercato ed economica di coercizione, quest’ultima tende ad aumentare costantemente.

Una caratteristica necessita di essere enfatizzata. Un “libero” mercato non significa e non ha mai significato che chiunque possa fare ciò che vuole. Da tempo immemore l’umanità opera sotto leggi scritte e non. Sotto un sistema di mercato, come qualunque altro, è vietato uccidere, molestare, derubare, o in qualunque modo danneggiare deliberatamente qualcun altro. La libera scelta e tutte le altre libertà individuali sarebbero altrimenti impossibili. Un sistema economico tuttavia deve essere prevalentemente un sistema libero o comandato.

Sin dall’emergere e dal diffondersi del Marxismo, la gran parte delle persone che discutono pubblicamente di questioni economiche è stata confusa. Recentemente una persona eternamente eminente è stata citata denunciando i sistemi economici che risponde “unicamente alle forze del mercato”, e che sono governati dal “motivo del profitto individuale più che dai bisogni della moltitudine”. Egli ha avvisato che un tale sistema potrebbe mettere “l’offerta mondiale di cibo ancora più a rischio”

La sincerità di queste affermazioni è al di la di ogni dubbio. Ma ciò mostra come le frasi possano tradirci. Siamo giunti a credere che il “motivo del profitto” come di un egoista linea guida per pochi già ricchi i cui profitti deriverebbero spese di chiunque altro. Tuttavia nel suo seno più ampio “il motivo del profitto” è qualcosa che ognuno di noi condivide e deve condividere. É un comportamento universale fare si che le condizioni in cui viviamo siano più soddisfacenti per noi e per le nostre famiglie. È il motivo dell’autoconservazione. É il motivo del padre che non sta solo cercando di sfamare dare una casa a se steso, ma anche a sua moglie ed ai suoi figli, e rendere le condizioni della sua intera famiglia, se possibile, sempre migliori. É il motivo dominante di tutte le attività produttive.

 

Cooperazione volontaria

Tale motivo è spesso definito “egoista”. Non c’è dubbio che in parte lo sia. Ma è difficile immaginare come l’umanità (o qualsiasi altra specie animale) sarebbe potuta sopravvivere senza un minimo di egoismo. L’individuo deve assicurarsi per prima cosa di sopravvivere prima di preoccuparsi di far sopravvivere la specie. Il motivo del profitto è raramente qualcosa meramente egoista .

In una società primitiva “l’unità” è raramente l’individuo, piuttosto la famiglia, o anche il clan. La divisione del lavoro inizia all’interno della famiglia. Il padre caccia o ara i campi; la madre cucina, porta e accudisce i bambini; i bambini raccolgono la legna da ardere e così via. All’interno del clan o di un gruppo più ampio c’è un ancor più minuta sub divisione del lavoro. CI sono contadini, carpentieri, idraulici, architetti, sarti, barbieri, dottori, avvocati, sacerdoti e così all’infinito. Essi riforniscono l’un l’altro scambiandosi i propri servizi. A causa della specializzazione , la produzione aumenta più che proporzionalmente ; si diviene incredibilmente efficienti ed esperti. Si sviluppa così un immenso sistema di volontaria cooperazione produttiva e scambio volontario.

Ognuno di noi è libero (entro certi limiti) di scegliere l’impiego in cui si è specializzato. E nello sceglierlo è guidato dalla retribuzione relativa, dalla facilità o difficoltà, dal grado di piacevolezza , dai doni, dalle abilità e dall’addestramento che richiede. La sua ricompensa è data da quanto più gli altri reputano utili i suoi servizi.

 

L’economia di libero mercato

Questo immenso sistema cooperativo è chiamato economia d libero mercato. Non è pianificato intenzionalmente da qualcuno. Si è evoluto. Non è perfetto, nel senso che conduce alla produzione pi bilanciata possibile e/o distribuisce le sue ricompense e punizioni nell’esatta proporzione del merito economico di ognuno di noi. Ma ciò non ce lo possiamo attendere da nessun “sistema” economico. Il fato di ognuno di noi è sempre influenzato dagli incidenti, e catastrofi così come dalle benedizioni della natura – pioggia, terremoti, tornado, uragani, e altro. Un inondazione o la siccità potrebbero distruggere un raccolto, portando il disastro a quegli agricoltori direttamente colpiti, e forse prezzi e profitti da record per quelli che sono stati risparmiati. E nessun sistema può prevenire i difetti degli uomini che lo compongono – relativa ignoranza, inettitudine, o pura fortuna , la mancanza di perfetta previsione e onniscenza da parte di tutti noi.

Tuttavia gli alti e bassi dell’economia di libero mercato tendo ad auto-correggersi. La sovrapproduzione di auto o appartamenti condurrà ad una loro minor produzione per l’anno successivo. Un magro raccolto di grano o frumento causerà un maggior numero di semine di grano per la stagione successiva. Anche prima che ci fossero statistiche governative, i produttori erano guidati dai prezzi e profitti relativi. La produzione tenderà ad essere sempre più efficiente perché i produttori meno efficienti saranno spazzati via ed i più efficienti saranno incoraggiati ad espandere la produzione. Le persone che riconoscono i meriti di questo sistema lo chiamano economia di mercato o d’impresa privata. Coloro che vogliono abolirlo lo hanno chiamato — fin dalla pubblicazione de Il Manifesto del Partito Comunista nel 1848 — capitalismo. Il nome era inteso come dispregiativo – implicando che fosse un sistema ideato per e da “i capitalisti ” — per definizione disgustosi ricchi che usavano i loro capitali per schiavizzare e “sfruttare” i “lavoratori” .

L’intero processo è stato grossolanamente distorto. L’imprenditore mette a repentaglio i risparmi che ha accumulato in quella che ritiene essere un opportunità. Non ha alcun assicurazione sul successo Ha dovuto offrire la paga corrente, o addirittura migliore, per attrarre lavoratori dagli impieghi esistenti. La dove ci sono gli imprenditori di maggior successo tendono ad esserci anche le paghe più elevate. Marx parlava come se il successo di ogni nuova impresa fosse una certezza anziché un azzardo. Ciò risulta nel suo condannare l’investitore per la sua assunzione del rischio e per il suo essere audace. Marx riteneva garantito il profitto. Sembra che ritenesse che la ricchezza non posa mai essere onestamente accumulata dall’assunzione di rischi che si dimostrano un successo ma che potesse essere unicamente ereditata. Ignorava le statistiche dei continui fallimenti delle imprese.

Tuttavia l’etichetta di “capitalismo” ha reso un tributo non voluto ad uno dei più alti meriti di questo sistema. Fornendo ricompense ad alcune persone che hanno rischiato il proprio capitale, ha fatto si che che continuassero a giungere a tali lavoratori sempre più e migliori strumenti per aumentare costantemente la produzione pro capite. Il sistema della proprietà privata è il sistema più produttivo che sia mai esistito.

Il Manifesto del Partito Comunista è stato un appello alle masse ad invidiare ed odiare i ricchi. Disse loro che la loro unica salvezza era quella di “espropriare gli espropriatori”, per distruggere il capitalismo alla radice e prendere il potere attraverso una rivoluzione violenta. Marx ha tentato una razionalizzazione di questo corso , costruita sopra a ciò che vide come le inevitabili deduzioni della dottrina di Ricardo. Quella dottrina era in errore; nelle mani di Marx l’errore divenne odioso. Ricardo concluse che il valore derivava dal “lavoro” (il che potrebbe essere vero se si considerasse il lavoro dall’inizio del tempo – tutto il lavoro di chiunque che entrò nel processo produttivo di case, pulizia e aratura della terra, nella creazione delle industrie, degli attrezzi e delle macchine. Marx tuttavia scelse di usare il termine riferito solo al lavoro corrente , e solo il lavoro dei dipendenti stipendiati. Ciò ignorava completamente il contributo dei beni capitali , la giusta previsione o fortuna degli investitori, le abilità degli amministratori e tanti altri fattori.

 

Gli errori di Marx

Gli errori teoretici di Marx sono stati esposti da una serie di brillanti scrittori. In effetti, gli errori teorici di Marx sono stati esposti da un numero sconfinato di autori. Le sue assurde conclusioni sarebbero potute essere smentite già nel periodo in cui Il Capitale fu pubblicato, attraverso un attenta analisi delle informazioni al tempo disponibili circa redditi, paghe e profitti.

Il tempo delle statistiche organizzate, abbondanti ed anche “ufficiali” non era ancora giunto. Solo per citare una delle cifre che adesso conosciamo: nei dieci anni dal 1969 al 1978 ,inclusi, le corporazioni Americane “non finanziarie” stavano pagando i propri impiegati per il 90.2 % dell’ammontare totale disponibile e d il 9.8% ai creditori. La cifra si riferisce ai profitti dopo le tasse. Tuttavia solamente la metà di questo ammontare – il 4.1% – fu pagato nel corso dei 10 anni attraverso i dividendi. (un sondaggio condotto nello steso periodo indicava come l’opinione pubblica ritenesse che agli impiegati andasse il 25% del totale ed agli azionisti il 75%).

Le diatribe di Marx ed Engels, tuttavia, hanno portato alla Rivoluzione Russa del 1917, il massacro di decine di migliaia, la conquista e la collettivizzazione da parte della Russia di una mezza dozzina di nazioni confinanti, e allo sviluppo e produzione di armi nucleari che minacciato a sopravvivenza stessa dell’umanità.

Economicamente, il comunismo si è rivelato un completo disastro. Non ha solamente fallimento nell aumentare il benessere delle masse; lo ha pesantemente ridotto. Prima della rivoluzione il grande problema annuale della Russia era quello di trovare mercati esteri sufficienti per la propria eccedenza di grano. Oggi il suo problema è importare e pagare per vettovagliamenti inadeguati.

Il Manifesto del Partito Comunista e la quantità della propaganda socialista che ha ispirato continuano a d esercitare un immensa influenza. Anche molti tra coloro che si autodefiniscono fortemente anticomunisti, sentono che il modo migliore per combattere il socialismo è di fargli concessioni. Alcuni accettano il socialismo di per se — ma il socialismo “pacifico” — come l’unica a cura per i “mali” del capitalismo. Altri concordano sul fatto che il socialismo nella sua forma più pura non è desiderabile, ma i supposti “mali” del capitalismo sono reali- manca di “compassione”, non fornisce un “paracadute” per i poveri e gli sfortunati. ; non ridistribuisce la ricchezza in modo “equo” — in una parola fallisce nel fornire “giustizia sociale”.

Tutte queste critiche prendono per assunto che ci sia una classe di persone, i nostri funzionari pubblici, o per lo meno altri politici che potremmo eleggere al loro posto, che potrebbero sistemare tutto se avessero la volontà di farlo.

Ed è proprio ciò che i nostri politici promettono da mezzo secolo.

Il problema è che i loro tentavi legislativi si rivelano sistematicamente sbagliati.

Ci si lamenta che i prezzi sono troppo alti.Viene varata una legge che impedisce che aumentino. Il risultato è che sempre meno beni vengono prodotti, o si sviluppa il mercato nero. La legge viene ignorata o, finalmente, ritirata.

Si dice che gli affitti siano troppo alti. Limiti agli affitti vengono imposti. Si cessa la costruzione di nuovi appartamenti , o per lo meno, se ne costruiscono meno. Vecchi appartamenti rimangono vuoti., e vanno in decadenza. Alla fine affitti eventualmente più alti di prima vengono permessi per legge, ma sempre ad un livello minore di quanto stabilirebbe il mercato. Il risultato è che gli affittuari , nel cui interesse si è imposto il tetto agli affitti, alla fine soffrono anche più de proprietari a causa della cronica scarsità di alloggi disponibili.
I salari sono ritenuti troppo bassi. Si stabiliscono salari minimi. Il risultato è che i giovani, specialmente quelli neri, sono eliminati dal mercato del lavoro e rimangono senza stipendio. La legge incoraggia forti sindacati e obbliga i datori di lavoro a contrattare collettivamente con essi. Il risultato è spesso un salario eccessivo e una cronica disoccupazione.

Sussidi alla disoccupazione e gli schemi per l’Assistenza Sociale sono implementati per fornire una “rete di sicurezza”. Ci riduce l’urgenza per i disoccupati per trovare un nuovo e meglio pagato impiego riducendo l’incentivo a cercarlo. Il pagamento dei sussidi alla disoccupazione e delle altre “reti di sicurezza” continuano ad aumentare. Per pagarle si aumentano le tasse. Ma non forniscono gli introiti preventivati perché la tassazione stessa riducendo l’incentivo al profitto e aumentando le perdite si riduce il numero di imprese e la produzione.La spesa e le reti di sicurezza sono aumentate. La spesa a deficit compare e aumenta. Appare l’inflazione deprimendo ulteriormente la produzione. É triste da dire ma queste conseguenza sono apparse in una nazione dopo l’altra. É difficile trovare un solo stato oggi che non sia diventato uno stato sociale fallito, con una moneta in costante svalutazione. Nessuno ha il coraggio di suggerire di eliminare o di ridurre i sussidi e le reti di sicurezza a livelli accettabili. Al contrario il rimedio proposto ovunque è “tassa il ricco” ( il che ovunque conduce a includere le classi medie) ancora di più, e redistribuire la ricchezza.

 

Guidati dal Profitto

Ritorniamo al punto di partenza. L’eminente persona che ho è allora in errore quando dice che siamo governati dal motivo del profitto per pochi piuttosto che dai bisogni dei più. Il motivo del profitto tuttavia è semplicemente il nome per l’incentivo universale, comune a tutti gli uomini e famiglie – l’incentivo a sopravvivere e a migliorare la propria condizione. Alcuni di noi riescono in questo risultato meglio di altri. Tuttavia è precisamente il motivo del profitto che deve essere la base per soddisfare i bisogni dei più.

É strano che così poco risalto è stato dato al fatto che un uomo non può arricchirsi senza rendere pi ricchi gli altri, sia che questo sia il suo intento o meno. Se investe e da avvio nuove imprese di successo, deve assumere un numero crescente di lavoratori, aumentare le paghe a causa dell’aumento di domanda che lui stesso ha causato. Egli sta fornendo ai consumatori o un miglior prodotto rispetto a quello precedentemente disponibile, o di uguale qualità ma ad un prezzo minore, avendo così più denaro per acquistare altro. Anche se cerca di aumentare esclusivamente la domanda per il proprio prodotto aiuta a fornire maggior occupazione e/o paghe più alte; se reinveste i profitti per aumentare la produzione della propria azienda fornisce in maniera diretta pi occupazione, più produzione, più beni.

Siamo dunque grati quando gli altri hanno successo nel motivo del profitto. Ovviamente, nessuno dovrebbe rispondere solamente “alle forze del mercato”. Fortunatamente solo alcuni lo fanno. Gli americani non sono solo tra i popoli più ricchi al mondo ma anche tra i più generosi. É soltanto quando ognuno di noi ha più di quanto gli occorra che può usare il suo sovrappiù per aiutare gli altri a soddisfare i propri bisogni. La cooperazione volontaria è la chiave.

L'articolo originale: https://mises.org/blog/abcs-market-economy