La carità ha bisogno dei mercati

Anche se fossimo tutti caritatevoli, non potremmo comunque costruire un’economia complessa senza il meccanismo dei prezzi fornito dai mercati.

Sebbene qualcuno a volte immagini che un mondo basato sul dono invece che sugli scambi di mercato sarebbe un mondo senza scarsità o bisogno, ci rimarrebbe ancora il problema di fabbricare e produrre beni complessi che richiedono mercati per allocare le risorse.

In più, se ricordiamo che l’atto del donare richiede che sia chi dà che chi riceve si accordino sullo scambio, rapidamente scopriamo che la situazione è più complessa di quel che pensavamo inizialmente.

 

Entrambi, donatore e ricevente devono essere d’accordo

Un regalo è un trasferimento incondizionato di un bene economico da una persona (donatore) a un’altra(beneficiario). Nel caso di un servizio, il donatore si accorda per fornire il servizio al beneficiario, e questo accetta di riceverlo come regalo.

Se è veramente un regalo nel senso reale, il bene è liberamente dato e la decisione di privarsene non porta altri vincoli con sé. Per il donatore, non è il compimento di una obbligazione e non può essere reclamato come un diritto da parte del beneficiario. In particolare, non è la remunerazione per qualche bene economico fornito dal beneficiario al donatore. Per essere chiari, in pratica, ci sono molti casi di “falsi regali” dove il trasferimento di un diritto di proprietà ha qualcuna delle caratteristiche di un vero regalo, ma non tutte.

È necessario che entrambe le parti si accordino su questo. Se entrambe le parti sono d’accordo, allora il beneficiario ne riceve vantaggio, ma anche il donatore ne riceve.

Questa sembra essere una cosa ovvia tanto quanto lo è l’interesse che ne ha il beneficiario. Dopotutto, lui riceve un bene economico senza alcun pagamento, e per questo lui è detto beneficiario. Tuttavia, è importante che non cadiamo in quella che potremmo chiamare trappola materialistica nell’interpretare il dono. Il beneficiario ha un vantaggio, non perché qualcun altro desidera fornirgli gratuitamente un bene economico. Ha un vantaggio perché preferisce ricevere questo bene piuttosto che rinunciarci. È ben noto che i regali possono essere rifiutati, e che alcuni di essi dovrebbero essere rifiutati. Non è che perché i Greci offrirono il loro cavallo di legno sulla spiaggia ai Troiani, questo significhi che questi ultimi fossero stati spinti o qualcuno li avesse obbligati ad accettarlo. I Troiani lo presero perché erroneamente, come poi emerse, credevano di stare meglio appropriandosene.

 

C’è del valore nell’atto di donare o ricevere un regalo

In altre parole, ciò che rende regalo un regalo non è la adeguatezza per quel tal o talaltro utilizzo o godimento (il suo “valore d’uso”), non il fatto che altri lo trovano desiderabile (il suo “valore di scambio” o prezzo di mercato), ma il fatto che il potenziale beneficiario lo trovi desiderabile e quindi concordi nel riceverlo. Lui riceve gratuitamente l’oggetto che si propone gli sia dato, che sia un servizio o sia un diritto di proprietà su una merce. Ma ciò che lo rende veramente un beneficiario, e ciò che rende un oggetto un dono, è il valore personale del dono. Concordando nell’accettarlo, dimostra la sua preferenza nel riceverlo piuttosto che rinunciare ad esso. Dimostra di pensare di stare meglio con il regalo, rispetto a come sarebbe stato facendo un’altra scelta.

Anche il donatore ha un vantaggio. Se Smith dà un biglietto di 5 dollari al mendicante, ciò dimostra che lui, Smith, preferisce che il mendicante possegga i 5 dollari, piuttosto che lui stesso, Smith, possegga quella banconota. Ora, questo un po’ sembra apparire come se Smith fosse “interessato” nel fare questo regalo, il che di conseguenza insinuerebbe che il regalo non sia veramente gratuito, perché Smith stesso si aspetta di beneficiarne. Bene, in un senso più ampio Smith è interessato, ma questo non rende di per se il suo regalo meno gratuito.

Smith trae vantaggio dal fare il regalo. Per questo è d’accordo nel farlo. Ai non-economisti questa affermazione può sembrare scioccante, ma non dovrebbe esserlo. Non esiste una azione umana che non impieghi mezzi se non per ottenere un fine valutato maggiormente. La ragione per la quale un uomo agisce è sempre il desiderio di migliorare lo stato delle cose, cioè per raggiungere uno stato delle cose che lui preferisce a quello che si sarebbe avuto senza il suo agire. Non c’è eccezione. Ma questo non contrasta con la natura gratuita del gesto di Smith. Non era obbligato a dare i soldi, e il mendicante non ne aveva titolo. Perciò il suo atto era gratuito nel senso pieno della parola.

 

Il ruolo dei prezzi di mercato nella donazione.

Lasciateci muovere verso un’ultima osservazione sull’economia dei doni. I doni possono essere prodotti attraverso processi più o meno lunghi e richiedendo la cooperazione di molte persone. In altre parole, la decisione di fare un regalo non è necessariamente compiuta in un istante, come quando incontriamo un mendicante all’angolo della strada. I regali possono anche essere pianificati in anticipo. Possono essere preparati, non solo nel senso che la decisione di fare un regalo può essere pianificata, ma anche nel senso che il bene economico da donare, sia specificamente prodotto per essere donato.

È immaginabile che tutti i processi produttivi siano rivolti a fare un regalo ? ogni persona non venderebbe più i suoi prodotti, ma li darebbe via; e a sua volta beneficerebbe dei regali fatti dagli altri. L’intera economia potrebbe essere una economia di questo tipo basata sui regali? come sappiamo dall’analisi del comunismo, questo potrebbe essere tentato, ma avrebbe un prezzo pesante. Una economia basata tutta sul dono, sarebbe per definizione una economia senza scambio, e quindi senza prezzi di mercato. Ma i prezzi di mercato forniscono la guida per produrre un tipo di bene (che dà ricavi più alti) invece di un altro (che dà ricavi più bassi); e forniscono una guida nel non usare certi beni perché costa troppo comprarli.

In una pura economia di dono, questa guida non esisterebbe più. Dovrebbe venire sostituita da un grande senso di giudizio e grande disciplina da parte di tutti i membri della società. Chiaramente, queste qualità sono troppo rare e, quel che più conta, non sarebbero premiate in una pura economia di dono, e perciò in una tale impostazione non sarebbero coltivate. È fuori questione organizzare una ampia divisione del lavoro basandosi sul piccolo giudizio e la piccola disciplina che potrebbe essere realizzata da solo poche persone virtuose.

 

Produrre regali futuri è complesso e difficile

Ancora di più, anche se queste persone non fossero poche ma molte, una economia di puro dono soffrirebbe di un ulteriore formidabile ostacolo. Come ci fece sapere Ludwig von Mises, senza lo scambio e i prezzi di mercato sarebbe impossibile organizzare la divisione del lavoro all’interno di lunghi e tortuosamente complessi processi produttivi. Il giudizio sui beni sarebbe sufficiente per escogitare un piano generale per la soddisfacente cooperazione tra pochi calzolai e macellai senza l’interposizione di prezzi e dello scambio. Ma il giudizio sui beni sarebbe completamente fallace nel valutare l’importanza relativa (e spesso mutevole) dei programmi per computer, gli attrezzi per la trivellazione, le ricerche operative, e altri beni che sono fuori della nostra esperienza immediata.

Una economia statica che serva poche persone con catene di fornitura molto corte potrebbe essere organizzata come una economia del dono, se i produttori fossero ispirati da amore fraterno e fiducia reciproca. Appena una di queste condizioni è assente, appena l’amore e la fiducia mancano; appena l’economia coinvolge migliaia , milioni, miliardi di persone; appena le catene di fornitura crescono in lunghezza e complessità; appena le condizioni tecnologiche e le altre condizioni cambiano velocemente e frequentemente, una pura economia di dono è fuori questione. La produttività del lavoro in una tale economia sarebbe eccessivamente piccola se comparata con quella che conosciamo in una sviluppata economia di mercato.

L'articolo originale: https://mises.org/system/tdf/The%20Austrian%202%20no.%203%20%28May-June%202016%29.pdf?file=1&type=document