La promessa dell’economia cristiana — Parte 1

Prima di discutere della promessa dell’Economia Cristiana, è bene definire i termini principali. Molte persone pensano di conoscere il significato delle parole Cristianesimo ed Economia, ma ad un esame più ravvicinato scoprono presto di non avere alcuna chiara idea di cosa sia l’uno o l’altra. Ovviamente, per poter discutere della relazione tra Cristianesimo ed Economia, e giungere a fruttuosi risultati, è essenziale adottare delle chiare definizioni. Senza di queste, tutta la discussione sarà solo un confuso cicaleccio.

Entrambi i termini sono stati usati in svariate e fuorvianti maniere da sé dicenti Cristiani e sé dicenti economisti.

 

DEFINIZIONI

Col termine Cristianesimo qui intendo tutte le proposizioni della Bibbia e le loro implicazioni logiche. Il miglior sommario ad oggi scritto di questo sistema logico di verità è la Confessione di Fede di Westminster. Con Cristianesimo non intenderò quindi quello che le chiese contemporanee insegnano, né pure quello che i predicatori contemporanei predicano, e tanto meno uno stile di vita o un codice di moralità o usanze. Con ciò né anche intendo quella che è stata da alcuni chiamata Cristianità. Col termine Cristianesimo io intendo il sistema di proposizioni vere riposte nei 66 libri della Bibbia con le loro implicazioni logiche.

Questo, voglio sperare, sarà sufficiente per una onesta e chiara definizione della parola Cristianesimo.

Riguardo il termine Economia, la disputa non è così facilmente risolta. Come è stato illustrato un una precedente lezione, tra gli economisti di professione non c’è consenso su cosa sia l’Economia. Le vecchie barzellette sugli Economisti, sulla loro incapacità di giungere a una conclusione sono valide tanto per le loro definizioni dell’Economia quanto per le loro raccomandazioni di intervento politico.

Ma lasciatemi dire come definisco io il termine, e che cosa l’Economia non significa.

Primo, Economia non significa “sistema economico” in generale, o ogni altro specifico sistema economico, come il Capitalismo o il Socialismo. L’Economia non deve essere confusa con i tipi di Economia.

Secondo, Economia non significa alcuna particolare politica governativa.

Terzo, l’Economia non è la Finanza.

L’Economia è teoria, dottrina, come il Cristianesimo, l’economia è un sistema logico di proposizioni. Nello specifico l’Economia è un corpus di proposizioni concernenti la logica della scelta umana.

La questione che affrontiamo quindi è: come si innestano tra di loro questi due corpus di proposizioni, concesso che lo facciano?

Ci sono due possibilità: il Cristianesimo e l’Economia sono in qualche modo correlate, o non lo sono affatto. Se lo sono, in che modo? L’uno implica l’altra o viceversa? Si contraddicono a vicenda? È l’una vera e l’altro falso o viceversa? È l’una vera e l’altro escogitato o viceversa? In una scuola Cristiana che posto ha l’economia, se ce l’ha, nel curriculum?

Queste sono domande fondamentalmente epistemologiche, e l’epistemologia deve essere il primo scoglio che superiamo.

 

EPISTEMOLOGIA

Molti sé dicenti universitari Cristiani procedono come se non esistesse un’unica epistemologia Cristiana. Qualunque sia la loro professione religiosa, accademicamente operano come naturalisti, deisti, o mistici. Procedono come se ci fossero solo la sensazione e la ragione, o magari una qualche intuizione o introspezione mistica, o qualche combinazione di questi modi naturali di apprendere. Ma se diciamo di credere che la Bibbia è il Verbo di Dio, ben intendendo quel che diciamo, allora la Bibbia, e nient’altro, deve essere il nostro punto di partenza, il nostro solo criterio epistemologico in ogni discussione.

Se dovessi semplificare la filosofia Cristiana, una filosofia che chiamerò Scritturalismo, la distillazione così risulterebbe:

  1. Epistemologia: Sola Rivelazione Proposizionale
  2. Soteriologia: Sola fede nella Rivelazione Proposizionale.
  3. Metafisica: Solo Teismo Biblico.
  4. Etica: Sola Legge Biblica.
  5. Teoria Politica: Solo Repubblicanesimo Costituzionale.
  6. Teoria Economia: Sola Logica della scelta umana.

Traducendo queste idee in un linguaggio più familiare, potremmo dire:

  1. Epistemologia: “La Bibbia così mi dice”.
  2. Soteriologia: “Credi nell’Evangelo del Signore Gesù Cristo e tu sarai salvato”
  3. Metafisica: “In Lui viviamo, ci muoviamo e abbiamo il nostro essere”.
  4. Etica: “Dobbiamo obbedire a Dio e non agli uomini”
  5. Teoria Politica: “Non ho io il diritto [imputato, concesso da Dio] di fare quel che voglio con ciò che è mio?”
  6. Teoria Economia: “L’Uomo è l’immagine di Dio”.

La prima branca di questa filosofia, l’epistemologia, la teoria della conoscenza, è anche la più importante. Lo Scritturalismo sostiene che Dio rivela la conoscenza, la verità, nella sola Bibbia. Il Cristianesimo è verità proposizionale rivelata da Dio, proposizioni scritte nei 66 libri della Bibbia. La rivelazione proposizionale è il punto di partenza del Cristianesimo, il suo solo assioma, la sua sola sorgente di verità. Alcune persone, alcune delle quali degli universitari, insistono di non avere alcun assioma, il che è lo stesso che negare di stare parlando in linguaggio corrente. Le persone, come ogni sistema filosofico, devono far partire il loro pensiero da qualche parte. Ogni sistema di pensiero, che si chiami filosofia o teologia o geometria, e ogni persona, che si definisca Cristiano o umanista o Buddista, deve per forza cominciare il suo pensiero con qualche proposizione iniziale. Quell’inizio, per definizione è proprio quello, un inizio. Non c’è nulla prima di esso, è un assioma un primo principio. Questo vuol dire che quelli che invece della rivelazione prendono le mosse dalla sensazione, l’esperienza dei sensi, nel tentativo di evitare assiomi (o dogmi N.d.T) non li hanno evitati affatto: hanno semplicemente barattato l’assioma (dogma) Cristiano della rivelazione proposizionale con l’assioma (dogma) laicista dell’esperienza dei sensi. Questo è stato di fatto il peccato dei nostri primi antenati nel Giardino dell’Eden.

Tommaso d’Aquino, il filosofo Cattolico Romano del tredicesimo secolo, tentò di combinare i due assiomi nel suo sistema, l’assioma secolare dell’esperienza dei sensi che aveva ricevuto da Aristotele e l’assioma Cristiano della rivelazione proposizionale che aveva ricavato dalla Bibbia, ma la sua sintesi non ha avuto successo. La carriera della filosofia occidentale dalla sua epoca alla nostra può essere compresa come la storia del collasso di questo condominio Aristotelico-Cristiano. Nonostante lo sfacelo, oggi la forma dominante di epistemologia nei presunti circoli Cristiani, sia Cattolico Romani sia Protestanti, è l’Empirismo. A quanto pare i teologi contemporanei hanno imparato poco o nulla dal fallimento Tomista di combinare assieme gli assiomi secolare e Cristiano.

Ma le lezioni del fallimento del Tomismo non sono andate perdute con il buonanima Gordon H. Clark. Il Dr. Clark non accettò la nozione naturalistica che l’intuizione, l’esperienza dei sensi o la ragione, sia singolarmente che messe insieme, ci possano dotare di conoscenza. Egli evidenziò quali problemi, quali fallimenti, quali inganni e fallacie logiche comporti credere nella nostra propria capacità di scoprire la verità. Egli basò la sua filosofia sull’assioma Cristiano della sola rivelazione proposizionale.

Il suo rigetto dei sentimenti, dell’intuizione, dell’esperienza dei sensi e della ragione come mezzi per scoprire la verità ha diverse conseguenze, una delle quali è che le dimostrazioni dell’esistenza di Dio sono tutte fallacie logiche, che siano asserite da un Cristiano che da un non-Cristiano. David Hume e Immanuel Kant, nel cestinare queste dimostrazioni, avevano ragione: la sensazione e la ragione non possono dimostrare Dio, e non per il semplice fatto che Dio non può essere “sentito” o validamente inferito dalla sensazione, ma perché proprio nulla può essere validamente inferito dalla sensazione.

Le argomentazioni per l’esistenza di Dio non riescono nello scopo perché l’assioma e il metodo sono sbagliati: l’assioma della sensazione e il metodo dell’induzione, e non perché Dio è una favola. Ma l’assioma Cristiano, il fondamento su cui tutta la dottrina Cristiana è costruita non è il sentimento ma la sola rivelazione proposizionale. Il metodo di argomentazione Cristiano, il metodo Biblico è la deduzione, non l’induzione.

La concezione naturalista, concezione abbracciata anche da molti cristiani nominali, persino da alcuni che dicono di essere Riformati, sostiene che l’uomo giunge alla verità a prescindere dalle Scritture. Questa è stata la concezione di virtualmente tutti gli economisti, quantomeno di coloro che riconoscevano esistesse una cosa chiamata verità. La concezione Cristiana è invece che la verità è un dono di Dio, che nella sua grazia rivela agli uomini. La teoria vera, ovvero la teoria Cristiana della conoscenza corre parallela alla dottrina vera, cioè la dottrina Cristiana della salvezza: la Soteriologia rispecchia l’Epistemologia. Proprio come gli uomini non si guadagnano la salvezza da sé stessi, grazie alle loro capacità, ma sono salvati per sola grazia, mediante la sola fede e il solo Cristo, così gli uomini non giungono alla conoscenza per le loro capacità, usando le loro risorse naturali, ma ricevono la conoscenza come un dono di Dio, tramite la sola rivelazione proposizionale. Gli uomini sono sia illuminati sia salvati da Dio. Infatti la Scrittura fa riferimento alla salvezza come un’illuminazione, come il “venire alla conoscenza della verità”. L’uomo non può far nulla al di fuori della volontà di Dio, e l’uomo non può conoscere nulla indipendentemente dalla rivelazione di Dio. L’uomo è completamente dipendente da Dio sia per la conoscenza sia per la salvezza.

 

LOGICA

Lo Scritturalismo non significa che noi conosciamo le sole proposizioni della Bibbia, ma anche le loro implicazioni logiche. La Confessione di Fede di Westminster dice:

“L’autorità delle Sacre Scritture, per la quale esse devono essere credute, e obbedite, non dipende dalla testimonianza di alcun uomo, o Chiesa; ma interamente da Dio (il Quale è Egli stesso verità) loro autore; e quindi devono essere ricevute, perché esse sono il Verbo di Dio.”

Con queste parole e per il fatto che inizia con la dottrina della Scrittura e non con le dimostrazioni dell’esistenza di Dio, la Confessione si dimostra essere un documento Scritturalista.

Continuando con l’idea della deduzione logica, la Confessione dice:

“L’intero consiglio di Dio riguardante tutte le cose necessarie alla Sua gloria, alla salvezza dell’uomo, alla fede e alla vita, o è espresso esplicitamente nella Scrittura, o può essere dedotto come buona e necessaria conseguenza dalla Scrittura: alla quale niente in alcuna epoca deve essere aggiunto, sia per nuove rivelazioni dello Spirito, che per la tradizione degli uomini”.

La logica, la disciplina di ragionare per buona e necessaria conseguenza, non è un’idea Greca non presente nelle Scritture, come certi cristiani professanti asseriscono. Quando questi Cristiani ci accusano di aggiungere illecitamente la logica alla Scrittura, ne dimostrano con questo la loro ignoranza. Il primo verso del Vangelo di Giovanni potrebbe essere anche tradotto così: “Nel principio era la Logica, e la Logica era con Dio e la Logica era Dio”. Ma ogni parola della Bibbia, da Bereshith (Nel principio) in Genesi 1:1 ad Amen in Apocalisse 22:21 esemplificano la legge fondamentale della logica, il principio di non-contraddizione. Solo l’inferenza deduttiva è valida ed è lo strumento principale per l’esegesi e l’ermeneutica. La capacità di trarre buone e necessarie conseguenze è una parte essenziale per comprendere le Scritture. A meno che un Cristiano non capisca il ruolo centrale della logica sia nel comprendere che nell’insegnare il Cristianesimo, a meno che non comprenda che Dio è razionale, e che anche l’uomo è razionale perché è immagine di Dio, non potrà vedere la giusta connessione tra il Cristianesimo e l’Economia.

 
FILOSOFIA SEMANTICA

Ogni parte di questo sistema filosofico, epistemologia, soteriologia, metafisica, etica, politica ed economia, è importante e le idee si rafforzano nell’essere collocate in un sistema logico. In un tale sistema, dove le proposizioni sono logicamente dipendenti e logicamente implicano altre proposizioni, ogni parte rafforza mutualmente le altre. Storicamente, anche se non nel decadente ventesimo secolo (e nel ventunesimo NdT), i Cristiani sono stati accusati di essere troppo logici. Ma se dobbiamo essere trasformati mediante il rinnovamento delle nostre menti, se dobbiamo portare ogni nostro pensiero in conformità con Cristo, noi dobbiamo imparare a pensare come Cristo fa, logicamente e sistematicamente.

Un ben elaborato sistema filosofico Cristiano procede per rigorosa deduzione da un assioma a migliaia di teoremi. Ciascuno di questi si incasella perfettamente nel sistema, e tutti, anche il più apparentemente insignificante, sono importanti. La rivelazione di Dio è perfetta ed è utile a tutto. Togliete un’idea e quel che rimane sarà meno che perfetto, e ne patiremo la perdita.
Siccome il Cristianesimo è un sistema di verità, una persona che accetta uno dei teoremi deve, pena contraddizione, accettare l’intero sistema. Ma molti insegnanti nel chiese professanti non provano alcun disagio nella contraddizione, arrivando taluni addirittura a gloriarsene, facendo sfoggio della loro pia sottomissione a un dio “totalmente altro”. Gente totalmente confusa, i cui sforzi sono tesi a ostacolare l’avanzamento del regno di Dio facendo smarrire i Cristiani dalla retta via.

Il Cristianesimo, come uno dei suoi più rabbiosi avversari del XIX secolo riconobbe, è una concezione, una visione globale delle cose estensivamente elaborata. Essa ci dota di una coerente e irrefragabile teoria della conoscenza, una salvezza infallibile, una refutazione degli assurdi proclami di certuni scienziati di aver scoperto la verità, una teoria del mondo, un pratico e coerente sistema etico, e i principî necessari per la libertà religiosa, politica ed economica.

Tutte le parti di questo sistema di filosofia Cristiana possono essere ulteriormente sviluppate, ed alcune sono state appena appena considerate. L’Economia è una disciplina che è stata raramente discussa dai Cristiani negli ultimi duemila anni. E quando l’hanno discussa, l’hanno quasi sempre trattata come una disciplina non-Cristiana, come se potesse e forse pure dovrebbe essere sviluppata al di fuori dal sistema di verità Cristiano.

 

VERITÀ ECONOMICA

Molti economisti laici si sono cullati nella sicurezza che l’economia non Cristiana fosse verità. L’economista britannico Colonel Torrens scrisse intorno al 1860:

Nel progresso della mente umana, un periodo di controversia tra i coltivatori di ogni branca della scienza deve necessariamente precedere il periodo di unanimità. Riguardo l’Economia Politica, il periodo di controversia sta volgendo al termine, e ci stiamo avvicinando rapidamente al periodo di unanimità. Da qui a vent’anni ci sarà a malapena qualche dubbio riguardo ognuno dei suoi principî fondamentali.

Un ottimismo quello di Torrens davvero infondato. Se non altro, la disciplina economica è più frammentata in varie scuole oggi di quando non lo fosse durante il diciannovesimo secolo. Una osservatrice contemporanea, Deborah Redman, rimarca quanto segue:

Nell’economia non c’è alcun paradigma o programma… questo è fuori discussione tra gli economisti. Ma neppure il problema è definito unanimemente, essendo l’inflazione più un problema per i monetaristi, la disoccupazione per i vari Keynesiani, i disturbi stocastici per i teorici delle aspettative razionali. (E tutti questi gruppi appartengono all’economia ortodossa).

L’ottimismo di Torrens sull’unanimità sui principî fondamentali, come la famosa dichiarazione di John Stuart Mill, che non c’è rimasto nulla da scoprire sulla natura del valore oggi ci colpiscono per la loro superficialità. E non ci sono segnali che nel prossimo futuro gli economisti raggiungeranno mai un consenso sull’oggetto dei loro studi o sul loro metodo d’indagine. La cosa sulla quale sembrano concordare, anche se solo in negativo, è che il Cristianesimo non ha niente a che vedere con l’Economia. Il metodo della rivelazione proposizionale non è congeniale alla mente dell’economista, perché l’economista come ogni altro uomo naturale ha appunto una mente naturale, e la rivelazione è per lui follia. Questa è indubbiamente la ragione per il caos nella disciplina: quelli che rigettano la rivelazione si riducono a una perfetta Babele di confusione.

Lasciatemi ripetere che l’Economia è teoria economica. A meno che prima non stabiliamo la relazione tra Cristianesimo ed Economia, entrambi riguardati come un corpo di proposizioni, qualunque tentata risoluzione di questioni secondarie, meno fondamentali, tipo quale sistema economico la Bibbia richiede, se lo richiede, o il ruolo attuale delle norme giuridiche veterotestamentarie, e così via, sarà al meglio provvisoria e temporanea. Fino ad oggi, quei Cristiani che hanno scritto di Economia hanno sempre saltato i preliminari, mancando di gettare il fondamento epistemologico e metodologico necessario se si vuole sviluppare una Economia genuinamente Cristiana.

Siccome è basata su informazione rivelata da Dio, la teologia Cristiana è vera. Provvede agli uomini della conoscenza e risolve il problema epistemologico. La Teologia non solo è la prima, ma è la più importante delle scienze, è logicamente la più fondamentale, è l’unificatrice delle scienze. Ma oggi, molte persone scherniscono apertamente il Cristianesimo e la Teologia. Molte più persone sono semplicemente ignoranti. Una buona parte ricade in entrambi gli schieramenti, e sono sia schernitori sia ignoranti. Gli economisti si ritrovano in quest’ultima.

 

ECONOMISTI E TEOLOGI

Durante ventesimo secolo, con l’avvento del positivismo, il legame storico e accademico, se non proprio filosofico, che esisteva tra l’economia e la teologia, è andato scomparendo. Oggi pochi teologi studiano economia, e pochi economisti studiano teologia. Ma non è stato sempre così, alcuni dei nomi più conosciuti nella storia della giovane disciplina sono stati teologi: Thomas Robert Malthus e Richard Whately, per nominarne due. Checkland ha fatto notare che:

È stato ormai dimenticato che l’Economia, sia in Inghilterra che negli Stati Uniti si è sviluppata nell’ambito della religione… questi uomini, che nella loro generazione sono stati tra i nomi più celebri nelle università, Whately, Whewell, Sedgwick, Newman, Arnold, erano tutti chierici. Tutti loro credevano che la verità economica facesse parte dell’ordine divino: ognuno aveva integrato la propria opinione economica nella propria teologia. E anche se a volte apparivano come uomini con un metodo alla ricerca di un problema, differentemente dagli specialisti posteri, uomini con problemi alla ricerca di un metodo, rimangono tuttavia degni di esser ricordati perché videro che il corretto centro dell’attenzione dell’interesse delle università verso la nuova disciplina doveva esser rivolto al suo organon.

Dei 50 soci fondatori che si riunirono nella American Economic Association nel tardo diciannovesimo secolo, quasi la metà erano ex-ministri o correnti ministri di chiesa. (Purtroppo la maggior parte di loro erano liberali e avevano già rigettato il Cristianesimo Biblico. Non cercavano di costruire l’Economia Cristiana deducendone la teoria dalla Bibbia, ma erano tutti intenti a rivestire di un manto di Cristianesimo le loro idee economiche. Erano dei religiosi, non dei Cristiani). Ma se doveste leggere gli economisti contemporanei, potrete vedere chiaramente il loro conclamato rigetto del Cristianesimo e della teologia.

Alcuni economisti contemporanei, influenzati dal positivismo logico, caratterizzano un idea come “teologia” quando vogliono liquidarla senza alcuna discussione o dibattito. Vien da pensare che questo, almeno in parte, costituisca pigrizia intellettuale, liquidare delle idee in questa maniera certamente aiuta l’economista a ridurre il lavoro da svolgere, ma uno studioso Cristiano non può essere così pigro. Non deve solo studiare teologia, deve studiare anche l’economia. E un economista Cristiano deve imparare la teologia. Una delle figure di punta tra gli economisti Austriaci, il Premio Nobel Friedrich Hayek, ateo, stigmatizzò il provincialismo degli economisti in un linguaggio piuttosto forte nel suo saggio “Il Dilemma della Specializzazione”:

“Nello studio della società l’esclusiva concentrazione su una specialità ha un particolare effetto deleterio: non ci impedirà semplicemente di diventare una gradevole compagnia o dei buoni cittadini, ma potrà menomare la nostra competenza nel nostro campo, o almeno per alcuni dei più importanti compiti che dobbiamo svolgere. Il fisico che sia solo un fisico può essere un fisico di prima classe e allo stesso tempo uno dei più pregevoli membri della società. Ma nessuno può essere un grande economista, se è solo un economista, e sono persino tentato di aggiungere che l’economista che sia solo un economista è probabile che diventi un fastidio se non addirittura un pericolo.”

Oggigiorno siamo infestati di pericolosi economisti.