La promessa dell’economia cristiana — Parte 2

L’Economia è Vera?

Alcuni economisti sembrano riguardare alla fisica come la regina delle Scienze, e l’Economia, scimmiottando la fisica, viene reputata la regina delle scienze sociali, dato che solo l’Economia può (1) prevedere il comportamento umano, previsioni che possono essere testate empiricamente, e (2) usare calcoli e formule matematiche, allo stesso modo dei fisici. Secondo questi economisti, l’Economia è predittiva, testabile e precisa, soddisfacendo pertanto i criteri generalmente accettati per farne una scienza legittima.

Ora a me non interessa disputare se l’Economia sia una scienza o meno. A me pare che sia dopotutto una questione di come si definisca scienza, e comunque questo ha poche importanti implicazioni, sempre che ne abbia. Certo è difficile sfuggire all’impressione che gran parte delle dotte discussioni sulla scienza e l’economia del ventesimo secolo siano state solo un cavillare intorno alle parole.

Ma la questione molto più importante, la questione fondamentale è se l’economia è vera. Virtualmente ignorata nelle erudite disquisizioni eppure molto più significativa della questione se l’economia sia una scienza o meno.

Come conclusione in una mia precedente lezione ho suggerito che sono stati i razionalisti in economia, gli economisti Austriaci, e in particolare Ludwig von Mises, nonostante il loro fallimento nel fornici di conoscenza economica, ad aver avuto il maggior potenziale per dare un contributo alla nostra comprensione dell’Economia Cristiana, perché quantomeno il loro metodo è valido, nonostante loro stessi, sulla base dei loro stessi princìpi, non hanno saputo render conto del metodo o del contenuto della disciplina.

Giunto alle questioni intorno la verità, uno degli economisti Austriaci ha affrontato con realismo la questione, quello che è stato in un certo modo il più umile di tutti gli economisti. Mises scrisse in uno dei suoi ultimi libri Theory and History:

Avevano ragione quei teologi che ritenevano che soltanto la Rivelazione avrebbe potuto fornire all’uomo una certezza perfetta. La ricerca scientifica umana non può andare al di là dei limiti tracciati dall’insufficienza dei sensi dell’uomo e della ristrettezza della sua mente. Non esiste alcuna possibile dimostrazione deduttiva per il principio di causalità e dell’inferenza ampliativa di un’induzione imperfetta; si può soltanto ricorrere al non meno indimostrabile enunciato che esiste una rigida regolarità nella congiunzione di tutti i fenomeni naturali. Se non facessimo riferimento a questa uniformità, tutti gli enunciati delle scienze naturali apparirebbero soltanto come generalizzazioni affrettate.

Molti universitari Cristiani professanti potrebbero imparare molto da questo professore ateo, ma temo non che gli abbiano prestato alcuna attenzione.

 

Filosofia ed Economia

Come voi tutti vi sarete resi conto, la filosofia ha una portata molto più vasta dell’Economia. Essa abbraccia temi come Dio, la creazione, l’uomo, la storia, l’etica, la salvezza, il governo e il mondo a venire. Io credo che comprenda anche l’economia, se la comprendiamo come suggerì Mises, ovvero lo studio della logica della scelta e dell’azione umana. L’Economia non è storia, ma può aiutarci a comprendere la storia. L’Economia non è psicologia, ma può aiutarci a comprendere come le persone si comportano. L’Economia non è etica, ma può renderci più chiare le conseguenze delle nostre scelte. L’Economia non è statistica, ma può dotarci della conoscenza che rende le statistiche (a volte) significative. L’Economia è una disciplina logica, una disciplina a priori, affine all’aritmetica o la logica. Entrambe queste discipline, come l’economia, vengono sussunte nella filosofia Cristiana e possono essere derivate dalla Bibbia.

Sia la Teologia Cristiana che l’Economia Cristiana si appoggiano esclusivamente al ragionamento deduttivo. Entrambe usano la logica, la teologia e la filosofia cominciano con l’assioma della Rivelazione, la Bibbia solamente è il Verbo di Dio, e l’economia come formulata da Mises prende le mosse dagli assiomi dell’azione umana: gli uomini agiscono con uno scopo, solo gli individui agiscono, e ogni uomo agisce nel suo (percepito) auto-interesse.

Avrò qualcosa da dire in un’altra lezione riguardo questi postulati. Ma in questo momento vorrei far rivolgere la vostra attenzione alla logica e al ragionamento deduttivo. Ho citato Mises in altro luogo a proposito la fallacia del ragionamento induttivo. Attraverso i suoi libri potete trovare riferimenti alla fallibilità dei sensi e la fallacia dell’induzione. Se l’Economia deve elevarsi al livello della conoscenza, deve rigettare in toto l’empirismo. Deve partire con assiomi veri e procedere mediante rigorosa deduzione.

L’insistenza sull’uso del solo ragionamento deduttivo è quello che separa l’Economia Misesiana dall’economia di Chicago, l’economia Keynesiana, l’economia Storica o quella Marxista, per nominare alcune delle più influenti scuole di pensiero economico del ventesimo secolo. Ogni maggiore scuola di economia tranne quella Misesiana sembra incorporare nella sua metodologia la dipendenza dall’empirismo o lo studio della storia. (L’economista Austriaco Murray Rothbard ruppe col suo maestro Mises e tentò di escogitare un fondamento Aristotelico per la sua versione dell’Economia Austriaca). Questo rende l’Economia Misesiana il rivale più promettente dell’Economia Cristiana.

Dato che l’economia Misesiana comincia con assiomi e procede per deduzione, mostra una somiglianza con la teologia Cristiana, almeno nella forma e nel metodo. Sfortunatamente l’economia Misesiana non deriva i suoi assiomi dalla Bibbia, infatti Mises non ha potuto dare buone ragioni per cui si dovrebbero accettare i suoi assiomi e non quelli di un altro sistema di economia.

L’economia Misesiana non ha alcun “Così dice il Signore” al suo fondamento, infatti i suoi postulati né anche includono alcuna pretesa di verità. Ma se gli assiomi dell’economia Misesiana sono di fatto presenti nelle Scritture o, messa in altro modo, se Mises ha preso in prestito i suoi postulati dal Cristianesimo, magari inconsapevolmente, allora la base epistemologica per una economia deduttiva è presente.

Un’altra somiglianza tra la teologia Cristiana e l’economia Misesiana che scaturisce da questa similitudine nel metodo è il loro rigetto del polilogismo. Il Polilogismo, svariate logiche, è una dottrina naturalista, e assume varie forme. Nel Marxismo gli uomini non solo hanno idee differenti a causa della loro posizione nella struttura economica della produzione, ma nel concreto pensano anche in modi differenti. Il multiculturalismo è un’altra forma di polilogismo, secondo il quale gli uomini pensano in modi differenti non per via della loro classe, ma a causa della loro cultura. Il Razzismo è un’altra varietà di polilogismo, che asserisce che uomini di differenti razze pensano differentemente. Il Cristianesimo respinge il polilogismo sulla base della creazione dell’uomo a immagine di Dio. Tutti gli uomini sono discendenti da Adamo, tutti sono fatti di uno stesso sangue, e le menti di tutti gli uomini sono illuminati dalla stessa logica, il Logos di Dio. Mises ammise, in una delle affermazioni che ho citato in altro luogo, di non poter provare che tutti gli uomini abbiano la stessa logica. Ma i Cristiani lo possono fare e la dimostrazione si trova nel primo capitolo del Vangelo di Giovanni.

Una terza somiglianza tra Cristianesimo e l’economia Misesiana è quella che ho già menzionato altrove: entrambi prendono le mosse da assiomi. Ovviamente, tutti i sistemi di pensiero economico, e gli economisti stessi cominciano con dei postulati. Ma alcuni, tra teologi ed economisti, si sforzano di negare o camuffare questo fatto, il Cristianesimo e l’economia Misesiana, no.

Entrambi comprendono che se il pensiero deve avere un punto di partenza, deve farlo da qualche parte, e questi primi principî sono chiamati assiomi. Il Cristianesimo e l’economia Misesiana si adoperano a rendere espliciti i loro assiomi, piuttosto che pretendere di non averne alcuno.

Mises afferma che l’assioma dell’azione è una categoria a priori della mente umana. Murray Rothbard, uno dei suoi studenti, sostenne che per Mises è

“solo l’assioma fondamentale dell’azione ad essere un a priori; egli concesse che gli assiomi sussidiari della diversità dell’umanità e della natura, e delle comodità come beni di consumo , sono ampiamente empirici.”

Ora se le cose stanno così, abbiamo un incoerenza al punto di partenza dell’economia Austriaca. Se Rothbard aveva ragione, l’economia Misesiana è irrimediabilmente fallata. Ma quel difetto non riguarda l’economia Cristiana, che non si appoggia ai dati empirici per sviluppare i suoi principî e approfondimenti.

C’è tuttavia un altro difetto nefasto nell’economia Misesiana, che si aggiunge agli altri che abbiamo discusso altrove: i suoi postulati non avanzano alcuna pretesa di verità. Supponiamo che l’intero corpo dell’economia Misesiana sia stato dedotto rigorosamente dai suoi assiomi, che non ci siano errori logici presenti. Ci si pone quindi la domanda: perché mai si dovrebbero accettare quegli assiomi, e i teoremi derivati, come veri? Non pretendono mica di essere veri. In questo senso, anche se l’economia Misesiana può impressionare quanto la geometria Euclidea, non c’è alcuna ragione di pensare che sia vera. Forse duemila anni, o duecento anni, o due anni da oggi spunterà un genio che dedurrà un differente corpo di teoria economia da un differente insieme di assiomi economici. Forse Mises ha il suo Lobachewsky o il suo Riemann in attesa dietro l’angolo. La deduzione di per sé stessa, mentre può certo rafforzare la coerenza, non può dotarci di verità. Gli assiomi dell’economia devono essere trovati altrove che in una presunta intuizione a priori della mente, e l’esperienza, come abbiamo visto, non può essere quella fonte. Lo stesso Aristotele non fu in grado di offrire ragioni coerenti per le origini delle leggi della logica o della percezione.

 

Economia Cristiana

Questi problemi tuttavia sono risolti nell’economia Cristiana: i postulati dell’economia, se questa deve elevarsi al livello di conoscenza invece di rimanere al livello di semplice opinione, devono essere individuati nella Bibbia. Se lo sono, allora mentre possono funzionare come assiomi per la disciplina economica, non svolgeranno quel ruolo per l’intera filosofia. Rintracciare i postulati dell’economia nella Bibbia li trasforma in teoremi dedotti per buona e necessaria conseguenza dall’assioma della rivelazione. I postulati dell’economia divengono perciò teoremi della filosofia Cristiana, e l’economia come corpo di conoscenza può procedere sulla base di proposizioni divinamente rivelate che queste sì avanzano la pretesa di essere verità.

Quello che sto proponendo è questo: i postulati dell’economia Misesiana, si badi bene, non l’epistemologia Misesiana, che abbiamo già visto essere inadeguata al compito, devono essere collegati alle Scritture. Se questi si trovano nella Bibbia, e se i teoremi economici da essi ricavati sono dedotti effettivamente mediante buona e necessaria conseguenza, allora quei postulati e teoremi diventano parte di un completo sistema di verità basato sulla rivelazione proposizionale, e non sull’esperienza o su intuizioni a priori. Dopotutto lo stesso Mises dovette ammettere che “avevano ragione quei teologi che ritenevano che soltanto la Rivelazione avrebbe potuto fornire all’uomo una certezza perfetta.”

Se l’economia può esser in questo modo dedotta dalla Bibbia, una intera nuova disciplina nell’ambito della filosofia Cristiana può essere quindi sviluppata. Quella filosofia ricopre l’intero campo della conoscenza, teologia vera e propria, etica, politica, epistemologia e metafisica. L’economia diventa parte di un completo sistema di pensiero, con ogni parte che promuove le altre, e con tutte che si sostengono a vicenda. Sviluppando l’economia Cristiana come parte di una più ampia filosofia non solo il suo status epistemico viene innalzato, ma diventa altresì parte dell’armamentario di argomenti che possono essere usati a sostegno della libertà e di una società libera, cosa che l’economia Misesiana da sola non è in grado di fare.

Questo è un aspetto pratico molto importante, perché l’economia Misesiana di per sé non può difendere la libertà e una società libera. Ci sono diverse ragioni per questo: primo l’economia è una disciplina descrittiva e non normativa, essa tratta con i cos’è e non con i come dovrebbe essere. Nella terminologia economica è wertfrei, priva di valori. Da disciplina priva di valori, come l’aritmetica o la chimica, la teoria economica al meglio può mostrare quale sia il probabile risultato del corso di una azione o di una politica. Non può stabilire se quel risultato è buono o cattivo, può solo indicare i modi come ottenerlo. Come la chimica, l’economia può istruirci su come ottenere un risultato, ma non può dirci se quel risultato sia desiderabile. La teoria economica può investigare se una misura legislativa possa portare a compimento il risultato voluto dai legislatori, e se l’economista scopre che la misura proposta non raggiunge lo scopo voluto e che invece avrebbe effetti che nemmeno i suoi sostenitori ritengono desiderabili, egli può fare raccomandazioni contro la misura o la politica solo su basi economiche, ad hominem.

Per fare un esempio attuale, se innalzare il salario minimo, una misura concepita o intesa per aiutare gli elementi meno produttivi nella nostra società, invece tende a danneggiarli causando disoccupazione o sottooccupazione, è compito dell’economista informare i politici di questo. Ma se il governo non dovesse avere buone intenzioni, e la storia sembra suggerirci che i regnanti non sempre siano stati degli angeli, allora una maggior disoccupazione potrebbe essere proprio il risultato cercato e l’economista, sulla base della sola teoria economica, non potrebbe fare raccomandazioni contro quella politica. Ha raggiunto qui i limiti della teoria economica. Non c’è alcun si deve nell’economia, ma è presente nell’etica. Se l’economia, l’etica e la politica sono parti di un sistema filosofico, come lo sono nel Cristianesimo, allora parleranno tutte con una sola voce, e là dove l’economia deve ritirarsi e tacere, l’etica e la teoria politica si faranno sentire.

Fatemi comunque continuare con le affinità tra la teologia Cristiana e l’economia Misesiana. Nel fare lezione alle mie classi sui principî dell’economia, provo sempre piacere a evidenziare il debito che l’economia ha nei confronti della teologia. L’economia per esempio, deve la sua teoria del valore alla teologia Cristiana. È stato solamente negli anni 70 del diciannovesimo secolo che alcuni economisti finalmente compresero che il valore non era intrinseco, come Aristotele aveva insegnato, ma soggettivo, che gli scambi avvengono solo perché il valore è soggettivo, e che la ragione perché una merce così indispensabile come l’acqua, per usare un famoso paradosso del diciottesimo e del diciannovesimo secolo, è così a buon mercato mentre merci affatto dispensabili come i diamanti sono di valore inestimabile, è che il valore è imputato e non intrinseco.

Come ho menzionato in una precedente lezione per più di duemila anni l’autorità di Aristotele ha dominato qualunque pensiero economico che sia emerso. Ma è nella Scrittura e non nella Politica che troviamo le moderne idee di imputazione e di valore soggettivo. La grande dottrina della giustificazione per sola fede è centrata sull’imputazione da parte di Dio della rettitudine di Cristo al suo popolo, e l’imputazione dei loro peccati a Cristo. I peccatori non diventano effettivamente retti nella giustificazione, e Cristo non diventa effettivamente peccaminoso. Rettitudine e peccato sono imputati, ascritti, messi in conto, non sono inerenti o innati.

Rettitudine, peccato e valore sono imputati, e se qualcuno non riesce a vedere questo nel Nuovo Testamento, certamente l’avrà trovato nel Vecchio, nel quale Dio ripetutamente dice agli Israeliti di non averli scelti perché erano numerosi, o potenti, o intelligenti o buoni. Il loro valore era dovuto al fatto che Dio lo aveva imputato loro, e non perché fossero inerentemente preziosi. Se gli economisti avessero prestato più attenzione alla Bibbia e meno ad Aristotele, o se non avessero letto la Bibbia attraverso le lenti distorcenti di Aristotele, la disciplina dell’economia Cristiana si sarebbe potuta sviluppare molto prima. Oggi, duemila anni dopo Cristo, abbiamo appena cominciato.