E’ colpa della gente che li ha eletti?

I dibattiti sulle disastrose decisioni politiche – quali il coinvolgimento in guerre inutili, costose e sanguinose; le misure inefficaci per evitare o abbreviare una recessione economica; gli interventi di soccorso ed i lavori di ricostruzione dopo un disastro naturale – spesso finiscono con l’attribuire la colpa ai leader politici, se non già condannati a priori. Così negli Stati Uniti, per esempio, la gente ha incolpato Harry Truman per aver deciso l’invio delle truppe nella guerra di Corea; Herbert Hoover per aver peggiorato la crisi economica del 1929-1933; George W. Bush per essere stato il presidente durante il fallimento del FEMA [1] dopo l’uragano Katrina.

Appena espressa questa accusa, un critico interverrà tuttavia invariabilmente per mettere in dubbio tale acuta osservazione e proporre un’alternativa apparentemente più brillante, se non inquietante: non bisogna incolpare il leader X; la colpa è della gente che l’ha eletto. Dato che, secondo il principio democratico della regola di maggioranza, il leader X si trova nella posizione di prendere una decisione sbagliata solo perché ha ricevuto più voti di qualunque altro suo avversario elettorale, il nostro critico sosterrà che il gravissimo errore del governo cui abbiamo assistito rappresenta nient’altro che il beneficio della democrazia, così come descritto da H. L. Mencken: “la democrazia è la teoria secondo la quale la gente comune sa che cosa vuole e, buono o cattivo che sia, merita di averlo fino in fondo.”

Apparentemente incontestabile, questa obiezione alla responsabilità dei leader dei sistemi democratici per le loro funeste decisioni, sembra non solo lasciare i furfanti fuori dai guai, ma anche attribuire la colpa ad un enorme ed incorreggibile gruppo di cittadini oppure – orrore degli orrori – al sistema democratico stesso. Così, chi ha fortemente sostenuto che Truman, Hoover e Bush hanno causato i terribili risultati in questione e, quindi, devono essere tenuti responsabili, seppur solo alla corte di giustizia della storia, si ritrova sulla difensiva. Egli non può infatti negare che milioni di elettori hanno assegnato il proprio voto a Truman, Hoover e Bush, e di conseguenza, hanno per così dire “scelto” le persone che, come capo di stato, hanno potuto combinare un insieme di pasticci.

Io, comunque, ritengo che i critici stessi siano la parte meno significativa di questo dibattito. Più vicina alla verità è la persona di buonsenso che ha osservato: “I nostri politici sanno cosa vogliono e si comportano come se noi meritassimo di averlo comunque sia”.

L’errore dei critici è di ricercare la responsabilità un passo indietro soltanto, mentre devono essere fatti più passi indietro per trovare dove sia la principale responsabilità “nell’aver scelto” il leader X. Certo, la gente ha scelto tra il democratico X ed il repubblicano Y, e ha dato – si dice – più voti al candidato X che al candidato Y. In primo luogo, chi ha però operato per fare diventare X e Y i candidati dei maggiori partiti?

Ambrose Bierce, tra gli altri (incluso il sottoscritto), non ha dubbi nel sostenere che la democrazia rappresentativa sia una farsa. “Puoi cambiare i rapinatori ogni quattro anni” ha scritto. “L’inestimabile privilegio di togliere la sanguisuga sazia ed attaccarne una ancora magra! E non puoi nemmeno scegliere tra le sanguisughe magre, ma devi accettare quelle proposte dagli autori dei programmi e dagli showmen che hanno i rettili a disposizione”.

Chiunque preferisca le meticolose analisi della moderna scienza politica a questo intenso e vivace dibattito troverà che il punto di vista di Thomas Ferguson sul sistema elettorale ha impressionanti analogie, fortemente documentate, con quello di Bierce. Ferguson sostiene che, per diventare candidato di un grande partito, una persona deve ottenere il supporto finanziario di un’ampia fascia di persone ricche. Nelle sue parole, “a patto che i diritti basilari di proprietà non emergano come il tema dominante”, allora “la competizione tra blocchi dei maggiori investitori muove il sistema”.

Le risorse alternative per il finanziamento elettorale, come ad esempio molte persone diverse che potrebbero preferire i poteri del governo limitati alla funzione di guardiano notturno, non riescono ad organizzarsi efficacemente od a raccogliere fondi sufficienti per far orientare il processo di selezione verso un candidato di loro scelta. Perciò, i grandi partiti che propongono gli attuali candidati, non inseriranno nelle loro liste mai questa candidatura, oppure altre che potrebbero avere un grande richiamo popolare. I partiti sono essenzialmente organizzazioni che mirano ad assicurare per se stessi – ed in particolare per i loro principali finanziatori – la maggior parte del saccheggio operato dal governo: così, l’ultima cosa che vogliono è mettere fine al saccheggio stesso.

Non nutro alcuna simpatia per Friedrich Engels, però nessuno ha mai detto la verità nuda e cruda così come lui, quando ha osservato: “Troviamo qui negli Stati Uniti due grandi bande di speculatori politici che, alternativamente, entrano in possesso del potere statale e lo sfruttano con i mezzi più corrotti e per i più corrotti fini; e la nazione è impotente contro questi due grandi cartelli di politicanti che – apparentemente – sono al servizio della nazione, ma in realtà la dominano e la saccheggiano”. Qualcuno è in grado di negare che la situazione, descritta da Engels nel 1891, sia ad oggi esattamente la stessa?

La gente sceglie dunque in modo trasparente i propri viscidi e disonesti leader, ma in realtà sceglie solo tra “i rettili a disposizione”. Formare un nuovo partito politico è inutile. I partiti dissidenti che cercano di cambiare lo status quo non riescono ad avere i mezzi necessari per inserire i propri candidati nella liste elettorali, né a far familiarizzare gli elettori con i loro nomi, né a pubblicizzare i propri programmi politici, né ad attirare su di sé maggiore attenzione da parte dei mezzi di informazione. Inoltre, i grandi partiti hanno predisposto le regole elettorali a proprio vantaggio – che sorpresa! – e soprattutto a favore dei propri candidati in carica. Nel caso di una irrisolvibile contestazione elettorale, i grandi partiti possono sempre far ricorso, come ha fatto la banda di Bush nel 2000, alla Corte Suprema ciascun giudice della quale si è assicurato la propria posizione guadagnandosi il favore dei dirigenti dei maggiori partiti e dei loro finanziatori.

Se la gente in generale è da incolpare, deve essere incolpata non per come ha votato, ma per aver tollerato l’intero sistema politico predatorio che vergognosamente viene considerato come un regime “della gente, dalla gente, per la gente”: certamente una delle più Grandi Bugie di tutti i tempi. Le persone sono state educate male così gravemente, assediate dalla propaganda, impaurite, e trattate con cinico disprezzo nei loro diritti tanto a lungo che la gran parte di loro non solo ha perso del tutto la capacità di camminare con le proprie gambe, ma peggio ancora nella maggior parte dei casi è giunta ad amare il Grande Fratello, il quale calpesta le loro facce con i suoi stivali. Di buon grado, alcune volte impazientemente, la gente si presenta con i propri figli per essere sacrificata sull’altare dei loro stessi sfruttatori, lasciando ai sopravvissuti il compito di portare a casa la bandiera piegata, convinta che Johnny ha fatto non solo il proprio “dovere”, ma ha agito “da eroe” in nome del Bene Maggiore. Loro possono quindi essere giustamente condannati per aver fatto dello stato il loro dio, così come noi denunciamo pure i falsi profeti che hanno orientato la gente verso il nefasto percorso statalista fino alla propria distruzione.

Così per Truman, Hoover, Bush e per il resto di loro, possiamo sicuramente incolparli per le loro decisioni sbagliate, a prescindere da chi abbia loro agevolato la strada fino al potere. Una volta occupato il sedile del conducente, i leader devono sempre essere responsabili personalmente per come girano la ruota. Una cosa è per noi capire lo scenario economico, sociale ed ideologico dove gli attori-chiave elevano determinate persone a posizioni di potere politico; e un’altra cosa per noi è dichiarare quelle persone colpevoli per le nefaste e malvage azioni da loro compiute nell’esercizio del potere.

L'articolo originale: http://www.independent.org/newsroom/article.asp?id=2076