Un esperimento americano anarco-capitalista: il non poi così selvaggio Far West – Parte 1

4108L’espansione dei governi avvenuta in questo secolo ha rivolto l’attenzione di molti studiosi verso la spiegazione di tale crescita e sul tentativo di proporre soluzioni per limitarla. Come conseguenza di quest’attenzione, la letteratura sulle scelte pubbliche ha visto un’impennata dell’interesse per l’anarchia e le sue implicazioni per l’organizzazione sociale. Il lavoro di Rawls e Nozick, due volumi editi da Gordon Tullock, Exploration in the Theory of Anarchy, e il libro di David Friedman, The Machinery of Freedom, costituiscono due esempi di tale tendenza. Gli obiettivi della letteratura sono andati dal proporre una struttura concettuale atta a confrontare Leviatano e suoi estremi opposti, al presentare una formula per il funzionamento della società in uno stato di anarchia. Ma quasi tutte queste opere hanno un aspetto comune: esplorano la “teoria dell’anarchia”. Lo scopo di questo articolo è portarci dal mondo teorico dell’anarchia ad uno studio di caso della sua realizzazione. Al fine di soddisfare il nostro intento, in primo luogo discuteremo cosa si intenda per “anarco-capitalismo” e presenteremo diverse ipotesi riguardanti la natura dell’organizzazione sociale di questo mondo.

Tali ipotesi saranno poi controllate nel contesto del Far West ai tempi dei primi insediamenti. Ci proponiamo di indagare la formulazione dei diritti di proprietà e la protezione realizzata da organizzazioni volontarie come agenzie di protezione privata, vigilantes, carovane, le prime comunità minerarie. Anche se il primo West non fu completamente anarchico, crediamo che il governo come agenzia legale di coercizione fosse assente per un periodo sufficientemente lungo da poter fornire indicazioni sul funzionamento e la possibilità dei diritti di proprietà in assenza di uno stato formale. La natura dei contratti per la fornitura di “beni pubblici” e l’evoluzione di “leggi” del West nel periodo dal 1830 al 1900 forniranno dati per questo studio di caso.

Il West nel periodo sopra indicato è spesso percepito come un luogo di grande caos, con poco rispetto della proprietà o della vita. La nostra ricerca indica che non era così; i diritti di proprietà erano protetti e l’ordine civile era diffuso.

Agenzie private fornivano le basi necessarie per una società ordinata in cui la proprietà era protetta e i conflitti erano risolti. Tali agenzie spesso non si qualificarono come governi poiché non possedevano il monopolio legale del “mantenimento dell’ordine”. Scoprirono presto che il “warfare” era un modo costoso di risolvere le dispute e i metodi meno costosi di accordo (arbitrati, tribunali..) iniziarono a svilupparsi. In estrema sintesi, questo articolo dimostra che la caratterizzazione del Far West come caotico appare scorretta.

 

ANARCHIA: ORDINE O CAOS?

Nonostante la prima definizione di anarchia del dizionario sia “la condizione di mancanza di governo”, molta gente pensa che l’uso estensivo, “disordine, confusione”, sia più appropriato in quanto il caos sarebbe una diretta conseguenza della mancanza di governo.

Se noi dovessimo seriamente impegnarci a smantellare un governo come quello esistente negli Stati Uniti, l’economista politico non avrebbe problemi a trovare programmi per eliminarlo. D’altra parte, via via che continuerebbe lo smantellamento, le decisioni diverrebbero sempre più difficili, con la necessità di affrontare gli ultimi “beni pubblici” probabilmente con programmi esistenti disegnati per definire e garantire i diritti di proprietà. Si considerino le seguenti due categorie di risposte a questo problema:

  • la prima scuola è quella che ci accingiamo a descrivere come scuola “costituzionalista” o “contrattualista”. Per questo gruppo la domanda importante è “come possono riemergere i diritti e giungere a pretendere di essere rispettati? Come possono emergere “leggi” che portino con sé un rispetto generale per la loro “legittimità”?[1] Questa posizione non ci permette di “saltare oltre l’intero insieme di questioni concernenti la definizione dei diritti delle persone nella condizione iniziale.”[2] Qui l’azione collettiva è considerata come un passo necessario per la stipula di un contratto sociale o un contratto costituzionale che specifichi questi diritti. Nella misura in cui i diritti potrebbero essere perfettamente definiti, l’unico ruolo dello stato sarebbe costituito dalla protezione di quei diritti, dato che la legge progettata per questa protezione è il solo bene pubblico. Se i diritti non possono essere completamente definiti, si imporrebbe un ruolo produttivo per lo stato. Quanto più i diritti non potrebbero essere completamente definiti, tanto più l’azione collettiva precipiterebbe nell’ “eterno dilemma del governo democratico”, ossia “come può un governo, di per sé riflesso di interessi, stabilire i confini legittimi dell’interesse individuale, e come può, ritagliare dall’altro lato quegli spazi di intervento che saranno socialmente protettivi e collettivamente utili?”[3] La soluzione contrattualista a questo dilemma consiste nello stabilire una norma fondamentale o costituzione che specifichi i ruoli protettivo e produttivo del governo. Poiché il ruolo produttivo, a causa del problema dei free rider, richiede necessariamente coercizione, al governo sarà dato il monopolio dell’uso della forza. Altrimenti, alcuni individui sceglierebbero di non pagare per i servizi da cui nondimeno trarrebbero benefici.
  • La seconda scuola può essere chiamata “anarco-capitalista” o “anarchica della proprietà privata”. Nella sua forma radicale questa scuola propugna l’eliminazione di tutte le forme di azione collettiva, dal momento che tutte le funzioni del governo possono essere svolte da individui che possiedono diritti di proprietà scambiabili nel mercato. In questo sistema tutte le transazioni sarebbero volontarie, eccetto nella misura in cui la protezione dei diritti individuali e l’adempimento dei contratti richiederebbero coercizione. La questione fondamentale che si pone questa scuola è come legge e ordine, che richiedono un certo grado di coercizione, possono essere garantiti senza in definitiva implicare un fornitore di quei servizi che sia detentore del monopolio della coercizione, ossia il governo. Se un’azienda di protezione dominante o un’associazione emergesse dopo che gli scambi avrebbero avuto luogo, avremmo lo stato minimo definito da Nozick e torneremmo indietro nel mondo dei “costituzionalisti”. Il punto di vista anarco-capitalista secondo cui i mercati possono fornire i servizi di protezione può essere riassunto come segue:

La spinta del profitto farà sì che i fornitori più efficienti si impongano e che la politica inefficiente e corrotta perda il suo lavoro. In breve, il mercato è capace di garantire giustizia al prezzo più conveniente. In accordo con Rothbard, affermare che questi servizi sono “beni pubblici” e non permettere che possano essere venduti agli individui in vari modi significa fare un’affermazione che ha davvero basi deboli di fatto.[4]

Quindi, gli anarco-capitalisti ripongono fiducia nel profitto cercando imprenditori per trovare la quantità e il tipo ottimale di servizi di protezione e così nella concorrenza al fine di prevenire lo stabilirsi di un monopolio nella fornitura di tali servizi.

Ci sono essenzialmente due differenze tra le due scuole discusse sopra. In primo luogo, c’è la questione empirica che la concorrrenza possa realmente garantire servizi di protezione. Il versante anarco-capitalista crede che sia possibile. I costituzionalisti o teorici dello “stato minimo” sostengono il seguente argomento:

I conflitti possono sorgere, ed un’agenzia prevarrà. Le persone che sono state precedentemente clienti delle agenzie perdenti se ne allontaneranno e cominceranno ad acquistare la loro protezione dalle agenzie vincitrici. In questo modo una singola agenzia di protezione o associazione giungerà infine a dominare il mercato dei servizi di vigilanza sopra un dato territorio. Persone indipendenti che decidono di non acquistare protezione da nessuno possono rimanere fuori dal raggio d’azione dell’agenzia dominante, ma a questi indipendenti non può essere permesso punire da sé i clienti. Devono essere costretti a non punire. Al fine di legittimare la coercizione, queste persone devono essere retribuite, ma solamente nella misura in cui lo permette la loro privazione.[5]

La seconda questione è più teorica che empirica, e di conseguenza, non può essere completamente risolta attraverso l’osservazione. Questa questione riguarda il tema di come i diritti sono determinati all’inizio; come possiamo trovare un punto d’inizio con tutte le sue caratteristiche di status quo da cui il gioco può essere fatto partire.

Buchanan, insigne costituzionalista, critica Friedman e Rothbard, insigni anarco-capitalisti, poiché “saltano oltre l’intero insieme di questioni concernenti la definizione dei diritti delle persone nella condizione iniziale”.[6] Per i costituzionalisti il concetto lockeano di mescolamento del lavoro con le risorse per arrivare ai “diritti naturali” non è sufficiente. L’approccio contrattualista suggerisce che il punto di partenza è determinato dal processo iniziale di negoziazione che risulta nel contratto costituzionale.

Il dibattito su questa questione inevitabilmente continua, ma perfino Buchanan ammette che

“se la distribuzione o l’imputazione dei diritti delle persone (diritti di fare cose, sia con rispetto verso altre persone che verso cose fisiche) sono stabiliti, allora siamo a posto. E a prescindere da differenze su certi dettagli (che possono essere importanti ma relativamente riguardanti la presente analisi, per esempio l’efficacia del mercato come organizzazione di peace-keeping interna ed esterna), dovrei accettare molte delle riforme particolareggiate che questi appassionati teorici propongono.”[7]

Il nostro scopo nel presente articolo è di discutere, in un contesto storico, alcune delle importanti questioni che Buchanan dice essere riguardanti l’analisi. Noi non intendiamo dibattere la questione della condizione di partenza, ma guarderemo all’ “efficacia del mercato come organizzazione di peace-keeping interna”.[8]

Sembra, per il periodo e l’area geografica che stiamo esaminando, che ci fosse una distribuzione di diritti che era accettata o a causa di un accordo generale su alcuni precetti di base della legge naturale o perché gli abitanti del West americano venivano da una società in cui certi diritti erano definiti e garantiti.

Una condizione di partenza siffatta è chiamata punto di Schelling, una soluzione comune che esiste nelle menti dei partecipanti in certe situazioni sociali.[9] Perfino in assenza di qualsiasi sistema di polizia, la maggior parte dei membri delle società del West concordavano sul fatto che esistessero certi diritti di uso e controllo della proprietà. Così quando un minatore affermava che la concessione di un giacimento fosse sua perché “egli era là per primo”, tale rivendicazione portava con sé più peso che se avesse sostenuto ciò semplicemente perché egli era più potente.

Preferenze, cultura, etica, e numerose altre fonti d’influenza attribuiscono le qualità di punti di Schelling ad alcune rivendicazioni e non ad altre. Il lungo periodo di conflitti tra Indiani e coloni può essere fatto discendere da una mancanza di qualsiasi punto di Schelling. Noi ci concentriamo, comunque, sulle soluzioni per il mantenimento della pace e l’applicazione della legge che esistevano tra i non indigeni, la popolazione bianca.

Nelle pagine seguenti descriviamo il sistema privato di giustizia nel Far West tra il 1830 e il 1900. Questa descrizione permette davvero di verificare, in modo limitato, alcune delle ipotesi avanzate su come possa funzionare l’anarco-capitalismo.

Indichiamo il test come “limitato” poiché un carattere necessario di un tale sistema è l’assenza del monopolio della coercizione.[10] Possono esistere diverse agenzie di coercizione, ma nessuna deve possedere il monopolio legale dell’uso di tale coercizione. La difficoltà di occuparsi di questa condizione nel Far West è ovvia. Anche se per buona parte del periodo agenzie formali di governo per la protezione dei diritti non erano presenti, agenzie di tal genere erano sempre nascoste nello sfondo. Di conseguenza, nessun sistema privato di polizia operava interamente in modo indipendente dall’influenza del governo. Inoltre, bisogna essere prudenti nel descrivere sempre agenzie private come “non-governo”, poiché, quanto più esse si sviluppavano e diventavano agenzie di coercizione legale, tanto più si descrivevano come “governo”. Nonostante esistano numerose decrizioni di tali agenzie private, è spesso difficile determinare quando contribuivano ad aumentare la concorrenza e quando la riducevano.

Nonostante le precisazioni indicate sopra, il West costituisce un utile terreno di controllo per diverse e specifiche ipotesi su come l’anarco-capitalismo possa funzionare. Noi usiamo The Machinery of Freedom di David Friedman come nostra base per la formulazione di ipotesi sul funzionamento dell’anarco-capitalismo dal momento che esso ha un approccio decisamente non utopico e specifica piuttosto bene il meccanismo effettivo in cui un sistema di agenzie di protezione diverse dal governo opererebbe. Le principali indicazioni sono:

  1. L’anarco-capitalismo non è caos. I diritti di proprietà saranno protetti e prevarrà l’ordine civile.
  2. Agenzie private svolgeranno le funzioni necessarie per preservare una società ordinata.
  3. Le agenzie di protezione private scopriranno presto che il “warfare” è un modo costoso di risolvere le dispute e si affermeranno metodi meno costosi di accordo (arbitrati, tribunali…)
  4. Il concetto di “giustizia” non è immutabile e non è vero che a noi spetta unicamente di trovarlo. Le preferenze variano tra gli individui quanto alle regole sotto cui preferiscono vivere e il prezzo che sono disposti a pagare per tali regole. Quindi, possono esistere differenze significative nelle regole tra le diverse società anarco-capitaliste.
  5. Non ci sono economie criminose di scala sufficientemente significativa che permettano alle principali organizzazioni mafiose di svilupparsi e dominare la società.
  6. La concorrenza tra le agenzie di protezione e i tribunali servirà come salutare controllo sui comportamenti indesiderati. I consumatori hanno informazioni migliori che sotto il governo e le useranno nel giudicare queste agenzie.

 

CASI DAL WEST

Prima di rivolgerci ad esempi specifici di istituzioni anarco-capitaliste nel West americano, risulta interessante esaminare la caratterizzazione leggendaria del selvaggio Far West. La possibilità del caos costituisce un’importante obiezione per la fiducia nel mercato della sicurezza e molte storie del West sembrano corroborare questo argomento. Queste storie descrivono l’era e l’area come caratterizzata da combattimenti a colpi di pistola, furti di cavalli, e generale mancanza di rispetto dei diritti umani fondamentali.

Il gusto per il drammatico nella letteratura e in altre forme di intrattenimento ha condotto verso la concentrazione sull’apparente scarto tra il desiderio di ordine degli abitanti del Far West e il prevalente disordine. Se l’immagine hollywoodiana del West non apparisse sufficientemente rovinata davanti ai nostri occhi, alcuni criminologi hanno contribuito con citazioni come la seguente: “Possiamo affermare con una certa sicurezza che in confronto al periodo della frontiera c’è stato un significativo decremento del tasso di violenza negli Stati Uniti.”[11]

Ad ogni modo, di recente, alcune attente indagini storiche portano a dubitare dell’accuratezza di tale percezione. Nel suo libro, Frontier Violence: Another Look, W. Eugene Hollon ha sostenuto “che la frontiera del West era un luogo più civilizzato, più pacifico, e più sicuro della società americana di oggi.”[12] La leggenda del selvaggio Far West sopravvive nonostante le scoperte di Robert Dykstra secondo cui in cinque dei maggiori insediamenti di cowboy (Abilene, Ellsworth, Wichita, Dodge City e Caldwell) negli anni dal 1870 al 1885, sono stati riportati soltanto 45 omicidi- una media di 1.5 per ogni stagione di commercio di bestiame.[13]

Ad Abilene, si pensa uno dei villaggi di cowboy più selvaggi, “nessuno fu ucciso nel 1869 o 1870. Infatti, nessuno fu ucciso fino all’arrivo dei primi poliziotti, assunti per prevenire gli omicidi.”[14] Soltanto due villaggi, Ellsworth nel 1873 e Dodge City nel 1876, ebbero 5 omicidi.[15] Frank Prassel afferma nel suo libro sottotitolato “Un’eredità di Legge e Ordine”, che “se può essere tratta qualche conclusione dalle recenti statistiche sui crimini, questa dev’essere che tale ultima frontiera non ha lasciato alcun retaggio di offese contro la persona, rispetto ad altre regioni del paese.”[16]

Inoltre, perfino se i tassi di criminalità fossero stati più alti, bisognerebbe ricordare che la preferenza per l’ordine può differire lungo il tempo e attraverso le popolazioni. Dimostrare che il West era maggiormente “senza legge” della nostra società odierna ci dice molto poco fino a che non siano disponibili alcune misure della “domanda di legge e ordine”. “Se può sembrare che la società della frontiera sia funzionata con molte violazioni alla legge formale, ciò qualche volta più precisamente ha riflettuto abitudini della comunità in conflitto con standard estranei ai tempi e superficiali.”[17]

I comitati di vigilanza che spuntarono in molte comunità minerarie del West forniscono esempi eccellenti di questo conflitto. In molti casi questi comitati comparvero dopo che il governo civile si era organizzato. Essi dimostrano che la concorrenza fu proficua nei casi in cui il governo risultava inefficiente, come nel caso di San Francisco negli anni ’50 del 1800,[18] o dove il governo divenne il territorio dei criminali che usavano il monopolio legale della coercizione per promuovere i loro interessi personali, come a Virginia City, e nel Montana Territory negli anni ’60 del 1800.[19]

Perfino in questi casi, comunque, la violenza non costituiva l’abituale modus operandi. Quando fu ricostituito il comitato di vigilanza di San Francisco nel 1856, “il gruppo rimase attivo per 3 mesi, incrementando il numero dei suoi membri fino a più di 8000. Durante questo periodo, San Francisco ebbe soltanto due assassini, in confronto ai più di 100 nei 6 mesi precedenti alla costituzione del comitato”.[20]

Per comprendere come legge e ordine fossero garantiti nel West americano, passiamo ora a quattro esempi di istituzioni che approssimarono l’anarco-capitalismo. Questi studi di caso di associazioni di coloni, associazioni di cowboy, comunità minerarie, e carovane forniscono supporto alle ipotesi presentate sopra e suggeriscono che il diritto alla proprietà privata era garantito e non regnava il caos.

 

a. Associazioni territoriali

Per i coloni pionieri che spesso si spostavano nei domini pubblici prima che essi fossero mappati e resi disponibili dal governo federale per le vendite, la definizione e la sicurezza dei diritti di proprietà sul territorio che reclamavano costituiva sempre un problema. “Questi coloni di frontiera e al margine (squatters come erano chiamati) si trovavano oltre i limiti della sfera d’azione del governo federale. Nessuna legge del Congresso li proteggeva nei loro diritti sui territori che avevano scelto e sui miglioramenti che avevano apportato. Per la legge essi avevano violato i confini; nei fatti erano degli onesti fattori.”[21] Il risultato fu la formazione di organizzazioni “extra-legali” per la sicurezza e la giustizia. Queste associazioni territoriali o associazioni di coloni, come associazioni extra-legali iniziarono ad essere famose, furono trovate lungo il Middle West con in particolare quelle dello Iowa destinate a ricevere la maggior parte dell’attenzione. Benjamin F. Shambaugh sostiene che possiamo vedere tali associazioni “come un genere esemplificativo di organizzazione politica extra-legale, non costituzionale, in cui erano riflessi alcuni principi del carattere e della vita americani.”[22] Per Frederick Jackson Turner queste associazioni di squatter fornivano un eccellente esempio della “capacità dei pionieri neoarrivati di unirsi per uno scopo comune senza l’intervento delle istituzioni governative…”[23]

Ogni associazione di coloni adottò il proprio statuto e a norma di legge elesse dei funzionari per la struttura dell’organizzazione, stabilì regole per derimere le dispute, e stabilì la procedura per la registrazione e la protezione delle rivendicazioni. Lo statuto della Claim Association of Johnson County, Iowa, offre una delle poche testimonianze della struttura associativa. Oltre al presidente, il vicepresidente, impiegato e archivista, tale statuto prevedeva l’elezione di sette giudici, di cui 5 potevano comporre una corte per le dispute dei coloni, nonché l’elezione di due sceriffi incaricati di garantire il rispetto delle regole dell’associazione. Lo statuto specificava la procedura attraverso la quale i diritti di proprietà sul territorio dovevano essere definiti così come la procedura per gli arbitrati delle dispute tra i coloni. Venivano applicate alcune tariffe per contribuire alle spese degli arbitrati.

In tali circostanze di luogo e di tempo al fine di mantenere tali corti e convocare tutti i testimoni che ciascuna delle parti poteva richiedere, la corte faceva, prima del processo volto ad indagare cosa chiedessero il ricorrente e l’imputato, depositare una somma sufficiente nelle loro mani per sostenere le spese della detta azione legale o dei costi della detta azione legale, e nel caso avesse dovuto una delle due parti rifiutare di depositare tale somma di denaro la corte poteva citare in giudizio la persona che rifiutava di…[24]

Come sanzione contro coloro che non seguivano le regole dell’associazione, l’uso della violenza era un’opzione, ma la risoluzione seguente suggerisce che erano usati anche mezzi meno violenti:

Determinato, che al fine di sostenere più efficacemente i coloni nelle loro giuste rivendicazioni in accordo con i costumi del vicinato ed al fine di prevenire difficoltà e discordia nella società che noi reciprocamente giuriamo sul nostro onore di osservare rigidamente la seguente risoluzione. Che noi non ci assoceremo con, né tolleremo coloro che non rispettano le richieste dei coloni ed inoltre che noi non staremo loro vicini… Scambi commerciali tratteremo con loro in ogni modo….[25]

Il fatto che gli statuti, a norma di legge, e le risoluzioni di tutte le associazioni di coloni non fossero simili indica che le preferenze tra gli squatter potevano variare e che erano disponibili forme alternative di protezione e di giustizia. La giustificazione più comune per le associazioni era costituita da parole come le seguenti: “Dato che è diventata abitudine negli stati del West, non appena i titoli degli Indiani sui terreni pubblici sono stati aboliti dal Governo Generale in modo che i cittadini degli Stati Uniti vi si potessero insediare e mettere a reddito detti terreni, e fino a questo momento l’uso e la richiesta dei coloni raggiunge i 320 acri, è stata rispettata dai cittadini e dalle leggi dello Iowa…”[26] Un’altra giustificazione “evidenzia la necessità di protezione contro occupanti abusivi e sconsiderati di terreni e odiosi lupi in forma umana, o la necessità di una migliore sicurezza contro aggressioni di stranieri così come di locali”.[27] Alcune associazioni erano state costituite specificamente allo scopo di opporsi a “speculatori” che stavano tentando di ottenere un titolo sul territorio. Gli statuti di queste associazioni, come sottolineato dal documento della “Johnson County” regolavano dettagliatamente l’ammontare di investimenti che dovevano essere apportati sul terreno. Altre associazioni, ad ogni modo, incoraggiavano la speculazione non facendo tali richieste. Queste associazioni volontarie, extra-legali, fornirono protezione e giustizia senza violenza manifesta e svilupparono regole in accordo con le preferenze, i fini, le sovvenzioni dei partecipanti.

 

Note

[1] James M. Buchanan, “Before Public Choice”, in G.Tullock, ed., Exploration in the Theory of Anarchy (Blacksburg, Va.: Center for the Study of Public Choice, 1972), p. 37.

[2] James M. Buchanan, “Review of David Friedman, The Machinery of Freedom: Guide to Radical Capitalism”, The Journal of Economic Literature, Vol. XII, No. 3 (1974), p. 915.

[3] E.A.J. Johnson, The Foundations of American Economic Freedom (Minneapolis: University of Minnesota Press, 1973), p. 305.

[4] Laurence S. Moss, “Private Property Anarchism: An American Variant”, in G.Tullock, ed., Further Explorations in the Theory of Anarchy (Blacksburg, Va.: Center for the Study of Public Choice, 1974), p. 26.

[5] James M. Buchanan, Freedom in Constitutional Contract (College Sta., Tex.: Texas A&M University Press, 1977), p. 52.

[6] Buchanan, “Review of Machinery of Freedom”, p. 915.

[7] Ibid., corsivo aggiunto nel testo di Anderson e Hill.

[8] ibid.

[9] Per una discussione più estesa dei punti di Schelling, si veda Thomas C. Schelling, The Strategy of Conflict (Cambridge: Harvard University Press, 1960), pp. 54-58; Buchanan, “Review of Machinery of Freedom”, p. 914; e David Friedman, “Schelling Points, Self-Enforcing Contracts, and the Paradox of Order”, (non pubblicato Ms., Center for the Study of Public Choice, Virginia Polytechnic Institute).

[10] David Friedman, The Machinery of Freedom: Guide to Radical Capitalism (New York: Harper & Row, 1973), p. 152.

[11] Gilbert Geis, “Violence in American Society”, Current History, Vol. LII (1976), p. 357.

[12] Eugene W. Hollon, Frontier Violence: Another Look (New York: Oxford University Press, 1974), p. X.

[13] Robert A. Dykstra, The Cattle Towns (New York: Alfred A. Knopf, 1968), p. 144.

[14] Paul I. Wellman, The Trampling Herd (New York: Carrick e Evans, 1939), p. 159.

[15] Hollon, Frontier Violence, p. 200.

[16] Frank Prassel, The Western Peace Officer (Norman, Okla.: University of Oklahoma Press, 1937), pp. 16-17.

[17] Prassel, The Western Peace Officer, p. 17.

[18] Si veda George R. Stewart, Committee on Vigilance (Boston: Houghton Mifflin Co., 1964); e Alan Valentine, Vigilance Justice (New York: Reynal e Co., 1956).

[19] Thomas J. Dimsdale, The Vigilantes of Montana (Norman, Okla.: University of Oklahoma Press, 1953).

[20] Wayne Gard, Frontier Justice, (Norman, Okla.: University of Oklahoma Press, 1949), p. 165.

[21] Benjamin F. Shambaugh, “Frontier land Clubs, or Claim Associations”, Annual Report of the American Historical Association (1900), p. 71.

[22] Shambaugh, “Frontier Land Clubs”, p. 69.

[23] Frederick Jackson Turner, The Frontier in American History (New York: Henry Holt e Co., 1920), p. 343.

[24] Schambaugh, “Frontier Land Clubs”, p. 69.

[25] Ibid., pp. 78-79.

[26] Citato in Allan Bogue, “The Iowa Claim Clubs: Symbol and Substance”, in V. Carstensen, ed., The Public Lands (Madison, Wisc.: University of Wisconsin Press, 1963), p. 50.

[27] Ibid.

L'articolo originale: https://mises.org/library/not-so-wild-wild-west