Individualismo metodologico complesso — Parte 2

6569Si è affermato che il sistema degli schemi astratti che formano la mente umana viene in gran misura fornito dalla tradizione, dalla cultura.

Questa tradizione o cultura altro non è che il prodotto di un’enorme cooperazione che si estende non solo nello spazio ma anche nel tempo. Nella sua edificazione innumerevoli persone hanno associato, amalgamato, combinato ed accumulato le loro idee, i loro sentimenti, la loro esperienza ed il loro sapere.

L’individuo, con eccezione dell’inizio della vita umana sulla Terra, trova pertanto sempre una società che già esiste; questa lo informa, lo alimenta gli procura, con la sua lingua ed i suoi simboli, con le sue regole ed i suoi costumi gran parte dell’essenziale del suo essere.

Tutto ciò però non deve essere impiegato per sostenere nello studio dei fenomeni sociali un approccio metodologico di tipo olista, ossia un approccio in cui si suppone che la totalità sociale subordini il singolo individuo, giacché rimane il fatto indiscutibile che sono soltanto le concezioni e le opinioni dei singoli quelle di cui abbiamo conoscenza diretta.

Poiché soltanto delle concezioni e delle opinioni dei singoli possiamo avere conoscenza diretta, allora queste devono necessariamente costituire gli elementi a partire dei quali dobbiamo ricostruire i fenomeni più complessi.

A questo punto diviene evidente che una corretta interpretazione metodologica non può che dipendere dall’avere una corretta interpretazione ontologica: non esiste “effettivamente” una totalità sociale, anteriore e superiore ai suoi singoli elementi costitutivi, ergo non esiste “effettivamente” alcuna totalità sociale; ad esistere effettivamente sono unicamente i singoli individui e non anche gli insiemi di relazioni a cui danno corso, vale a dire quei collectiva, quegli insieme di determinate relazioni, come lo Stato, la chiesa, il partito, la nazione, il libero mercato, il socialismo, la società, etc..

La prova di questa corretta interpretazione ontologica sta nel fatto che se da un lato è vero che l’individuo trova sempre, con eccezione dell’inizio della vita umana sulla Terra, una società che già esiste e che gli fornisce gran parte dell’essenziale del suo essere dall’altro è vero che i mutamenti sociali avvengono nel momento in cui gli individui riescono a produrre e successivamente a rendere commerciale idee nuove in base a cui agire. Se le cose non stessero così, ci troveremo a dover sostenere anche che la società preesiste alla vita umana sulla Terra.

Sono soltanto i singoli individui, mossi da idee, ad agire, ad esprimere una volontà, ad esistere come realtà effettiva. La società, come tutti gli insiemi di relazioni, invece, non esiste come realtà effettiva. La società non pensa e non sbaglia; non compra e non vende; non gioisce e non si lamenta; non prega e non inveisce; non uccide e non perdona.

Con altre parole, si può anche dire che gli individui esprimono opinioni motivanti o costitutive e concezioni esplicative o speculative. Motivanti o costitutive sono quelle idee che spingono, ad esempio, gli esseri umani a comprare o dall’astenersi dal comprare un determinato bene o servizio. Esplicative o speculative sono, invece, quelle idee che gli esseri umani hanno elaborato per rappresentare i collectiva, gli insiemi di relazioni. Nelle sue ricerche lo scienziato sociale deve muovere sistematicamente la sua analisi partendo dalle idee dalle quali gli esseri umani sono indotti all’azione e non dai risultati delle loro teorizzazioni sulle proprie azioni.

Asserito quanto, bisogna, nel contempo, non scadere nella pretesa di poter ridurre semplicemente le proprietà della totalità sociale, dell’insieme di determinate relazioni, dalle caratteristiche degli individui che la compongono e da quelle delle loro interazioni.

Il collettivo è e resta sicuramente un effetto di composizione, un effetto di sistema delle rappresentazioni e delle azioni individuali, ma non è semplicemente riducibile ad esse. Dall’individuale al collettivo sussiste un salto di complessità che non può essere spiegato meramente in termini riduzionistici: se i singoli individui danno origine e fanno funzionare la società è altrettanto vero che la società è un qualcosa che tende a sfuggire agli esseri umani poiché (infinitamente) più complessa di loro.

Tutto ciò può sembrare contraddittorio, ma in realtà lo è solo in apparenza. Quel che è da capire è che il metodo di studio delle scienze sociali nel rifiutare l’approccio di tipo olistico deve essere al medesimo tempo individualistico e compositivo: gli atteggiamenti dei singoli individui costituiscono gli elementi primari cui ci si deve servire per ricostruire, per via di combinazione, i fenomeni sociali; tale procedimento conduce, talvolta o spesso, a scoprire, nell’ambito dei fenomeni sociali, l’esistenza di principi di coerenza strutturale che non erano stati (o forse non potevano essere) identificati per via di osservazione diretta; l’individuo non è subordinato alla totalità sociale; quest’ultima certamente lo auto-trascende, cioè gli tende a sfuggire, ma questa tendenza non lo priva della sua libertà ne è anzi condizione necessaria.

In virtù delle considerazioni sin qui esposte, possiamo legittimamente parlare di individualismo metodologico complesso come il metodo corretto di studio delle scienze sociali.

Non esiste quindi alcuna relazione gerarchica tra il singolo individuo e la totalità sociale, bensì, invece, una casualità circolare, uno schema ricorsivo di codefinizione reciproca.

Data una rete di elementi le cui interazioni sono definite localmente, né può scaturire, mediante un salto di complessità, un ordine globale che leggi delle interazioni locali non consentono di prevedere.  In ogni caso, con ciò non si vuole affatto fare dell’ordine complesso un soggetto dotato di propria coscienza e di propria volontà; allorché, infatti, scompaiono gli individui scompare anche il tutto. Di conseguenza, non sussiste una conoscenza dell’ordine riguardo a sé stesso, ma esclusivamente una conoscenza che si distribuisce tra gli elementi costitutivi dell’ordine.

Inoltre, sebbene i fenomeni sociali vengano tutti generati dall’azione umana, in realtà pochi di essi sono anche esiti di progetti umani deliberati e consapevoli, pochi di essi sono anche il risultato di una volontà comune diretta alla loro costituzione. Questa volontà tende più che altro a manifestarsi soltanto negli stadi più avanzati dell’evoluzione della vita sociale e determina non già la genesi, bensì solamente il perfezionamento dei fenomeni sociali già sorti per via organica, vale a dire spontanea. L’ordine spontaneo si colloca tra l’ordine naturale e quello artificiale, alla stessa maniera in cui l’assorbimento della tradizione, della cultura, per imitazione si colloca tra l’istinto e la ragione umana.

In conclusione, che cosa è dunque la società? La società è un insieme di relazioni che viene dagli individui, più dalle loro azioni che dai loro progetti. Tale insieme mobilità delle conoscenze. Queste conoscenze rappresentano delle vere e proprie conoscenze collettive, ma non possono essere attribuite ad alcun soggetto collettivo in quanto nessun soggetto collettivo è effettivamente esistente: sono delle conoscenze senza soggetto. Queste conoscenze sono incorporate in norme, regole, convenzioni ed istituzioni che a loro volta sono incorporati nelle menti degli individui sotto forma di schemi astratti.