In un’economia di mercato il denaro è importante, ma non fondamentale

Quando si guarda al cuore dell’economia, molto spesso la maggior parte delle persone pensa istintivamente al denaro. In quanto merce di scambio, e quindi altamente riconosciuto, esso gioca indubbiamente un ruolo importante all’interno della vita quotidiana degli individui. Non c’è da meravigliarsi se sia sulla bocca di tutti e nelle mani di tutti, così come nei pensieri di tutti. Ma è davvero così importante come crede la maggior parte degli individui? È davvero così importante come crede una determinata cerchia di accademici? Quanto dell’attività economica è influenzata realmente dal denaro? Queste sono tutte domande che all’apparenza sembrano scontante e sicuramente lo sono per chi non dispone di una teoria del capitale solida e coerente. In questo modo è facile ridurre tutte le soluzioni ai problemi economici a “semplici” manipolazioni degli aggregati monetari.

Travisando l’argomento chiave, si alimenta una fucina di errori che vanno a distorcere la percezione della realtà e con essa inficiare un andamento genuino dell’attività economica. Indirizzare la propria critica ai vari errori che scaturiscono dall’errore fondamentale è ovviamente una pratica controproducente, ma è pratica comune da parte della maggior parte dei critici. Sebbene abbiano tutte le ragioni di questo mondo a disinnescare bombe ideologiche simili, non si accorgono come tale sia solamente uno spreco di energie e attenzioni. Perché? Perché la maggior parte dei lettori non è in grado di seguire lunghe catene di ragionamento. Figuriamoci se queste si dipanano lungo una serie “infinita” di critiche ad una miriade di argomenti diversi.

Grattare lo strato su cui si sono sedimentati errori ideologici su errori ideologici non è sufficiente. È necessario scavare fino alla radice ignorando i vari strati di errori che nel tempo si sono sedimentati. Oggi inizieremo proprio da lì.

 

ALLE ORIGINI

Perché il denaro è così importante? In realtà non lo è. È utile, certo, ma non è importante nella vita di tutti i giorni, così come non lo è nel tessuto produttivo della società. Il suo ruolo si inserisce nel grande arazzo chiamato tessuto economico e, così come altri motivi sulla sua superficie, è indispensabile per capire il disegno nel suo complesso. Ciò significa che la mancanza di uno solo di questi motivi rappresenta la base per distorcere inevitabilmente il significato e il senso del disegno rappresentato sull’arazzo. Il denaro si inserisce in questo contesto e, sebbene rappresenti il motivo più ampio, la sua importanza è diluita nel complesso degli altri motivi. Perché? Perché è nell’occhio dell’osservatore che si viene a creare la comprensione del disegno rappresentato dall’arazzo. Questo significa che il punto fermo da cui bisogna partire quando si vuole analizzare il tessuto economico, è l’individuo agente.

Attraverso le sue azioni egli mette in atto quelli che sono i suoi desideri e le sue necessità, creando all’interno del tessuto economico una serie di movimenti che hanno una causa ed un effetto. L’importanza delle azioni degli individui agenti è proprio questa: influenzano in modo preponderante causa/effetto in economia. Ciò vale anche per il denaro. Pensate solo per un momento a Bitcoin: che valore avrebbe avuto se non fosse stato ampiamente commerciato dalla maggior parte degli attori di mercato?

Le azioni degli individui agenti sono il cuore dell’economia e attraverso il loro studio possiamo attribuire potenziali valori assegnati ai vari elementi costituenti l’ambiente economico. Infatti, sebbene l’imprevedibilità delle azioni umane non ci permetta d’essere assoluti, possiamo affermare senza paura d’essere smentiti che le azioni umane sono volte a massimizzare due parametri fondamentali della nostra vita: tempo ed efficienza. Attraverso di essi possiamo strutturare meglio la nostra esistenza e migliorarla dal punto di vista della condizione e del benessere. In particolar modo, il fenomeno dell’azione umana è un fenomeno apodittico, poiché con essa gli esseri umani affermano la vita e di conseguenza la volontà di migliorarla.

Facendo ricorso alle azioni umane, quindi, gli individui agenti stilano una scala di priorità nella loro vita e attraverso di essa scelgono quegli elementi più importanti nella loro vita. Una conseguenza di questa scelta è il valore d’uso conferito ad ogni elemento preso in considerazione. Tale processo è noto come “economizzazione” delle risorse economiche, ovvero, la valutazione e la distinzione d’uso dei vari elementi presi in considerazione dall’essere umano; in questo modo egli differenzia tra bene di consumo e bene strumentale i vari elementi presenti nell’ambiente economico, assegnando ad ognuno un costo di opportunità che è pronto a pagare in caso di errore. Nel corso del tempo l’individuo agente è passato attraverso diverse organizzazioni sociali che hanno caratterizzato i suoi rapporti e relazioni con gli altri esseri agenti, passando quindi da stati autarchici a stati cooperativi. È solo attraverso questi ultimi che l’essere umano è riuscito a sviluppare una struttura sociale grazie alla quale ha potuto vincere lo scontro con la sopravvivenza della propria razza, assestando colpi fatali alla povertà e all’inedia. La cooperazione tra gli esseri umani s’è rivelata, quindi, la carta vincente per conquistarsi un posto rivelante nella storia del mondo.

La cooperazione, ovviamente, crea aggregati sociali in cui i vari individui agenti comunicano attraverso il linguaggio commerciale: lo scambio. Migliorare, quindi, la propria condizione individuale ha significato entrare in contatto con altri esseri agenti per soddisfarne necessità e desideri in modo da soddisfare i propri. L’autarchia, infatti, permetteva agli individui d’entrare in possesso di una ristretta gamma di elementi coi quali la vita acquistava un tono grigio e malinconico. Sebbene la sussistenza sia il primo problema che l’essere umano tenda a risolvere, il ventaglio dei suoi desideri è pressoché infinito e comunicare attraverso lo scambio con altri esseri umani gli ha permesso di esplorarlo con maggiore profondità. In poche parole, l’essere umano ha iniziato a scalare la Piramide di Maslow. Ciò ha significato che ogni volta che una porzione di tale Piramide veniva garantita da una solida produzione, si sarebbe passati a quella successiva. Ad esempio, una volta che l’offerta di pane sarebbe stata garantita ogni giorno a quante più persone possibili, gli individui agenti avrebbero potuto anche preoccuparsi della produzione di pizza. Le economie di scala hanno aiutato non poco in questa operazione.

Sta di fatto che ciò che hanno ricercato con costanza e perseveranza gli individui agenti è stata una specializzazione delle loro mansioni. Più sarebbe stata raffinata la loro produzione, più avrebbero avuto la possibilità di attirare le attenzioni di un gruppo più ampio di individui agenti, e più questi ultimi sarebbero stati disposti a scambiare la loro produzione. In altre parole, gli individui agenti avrebbero iniziato a tessere la tela dell’arazzo. Più l’offerta dei loro beni sarebbe circolata, più avrebbero avuto la possibilità di entrare in possesso di una serie di beni tutti diversi tra loro, potendo quindi migliorare in modo esponenziale la loro condizione di vita e benessere. Fin qui, ovviamente, tutto bene poiché parrebbe un posto idilliaco in cui vivere, visto che tutti potrebbero entrare in possesso di ciò che desiderano in un solo e semplice scambio. Ma le cose non sono andate così, perché l’imprevedibilità giocata dalle azioni dell’essere umano è un fenomeno che, nonostante possa essere fonte d’incertezza, incarna lo scudo attraverso il quale potersi difendere da qualsiasi atto manipolatorio esterno a lungo termine.

Questo significa che in una società con forti possibilità di crescita, il bacino di desideri e necessità da soddisfare si sarebbe ramificato in rivoli altamente dispersivi e difficilmente controllabili. A sua volta, questo significa che sarebbero stati necessari una serie estenuante di scambi affinché tutti i desideri all’interno del tessuto economico potessero essere soddisfatti. Come abbiamo detto in precedenza, i due parametri che la maggior parte degli individui tiene a tendere in alta considerazione sono tempo ed efficienza. Di conseguenza girare per la città tutto il giorno per portare a termine una serie estenuante di scambi e poter quindi entrare in possesso dell’elemento finale desiderato, è quanto di meno efficiente possa esistere. Per non parlare dello spreco di tempo. Infatti, la “doppia coincidenza dei valori” sarebbe stato l’ostacolo principale affrontato dagli scambi tra individui agenti, oltre al problema secondario della divisione del capitale da commerciare. Vale a dire, era arduo scambiare una mucca per una sedia.

Ciò di cui si necessitava era un “intermediario”. Gli attori di mercato pensavano in questi termini? Assolutamente no. Non si sono mai posti il problema. Come ricordato in precedenza, uno dei loro desideri più pressanti era quello di migliorare tempo ed efficienza nella loro vita. Questo vuol dire che hanno iniziato ad utilizzare involontariamente quelle merci che avevano una certa frequenza di scambio all’interno della società come mezzo intermedio con il quale raggiungere lo scopo che si erano prefissati all’inizio dello scambio. Vale a dire, se un attore di mercato aveva inizialmente intenzione di entrare in possesso del pane del panettiere, ma quest’ultimo era allergico al pesce che pescava, allora l’attore di mercato avrebbe potuto scambiare il pesce con il sale (la merce con il più alto valore di scambio all’interno di quella società) e quest’ultimo con il pane. Col passare del tempo, quindi, la merce con un alto valore di scambio all’interno della società avrebbe acquisito anche un alto valore d’uso, elevandola infine a merce di scambio.

Il processo spontaneo con cui è venuto in essere il denaro non è affatto unico all’interno della società. Infatti se prendete ad esempio la lingua, essa non è altro che una serie di convenzioni accettate dagli attori di mercato per facilitare la comunicazione verbale tra di essi. Nessuno ha inventato la lingua, bensì essa è stata il risultato di migliaia di anni d’evoluzione. Noi parliamo la nostra lingua perché con essa siamo in grado di esprimere nel minor tempo possibile e nel modo più chiaro possibile agli altri il nostro pensiero. Allo stesso modo, col denaro riusciamo a soddisfare i nostri desideri nel minor tempo possibile e col minimo sforzo. Non solo, ma diminuendo drasticamente i tempi dei vari scambi all’interno della società il denaro ha permesso agli attori di mercato di dedicare più tempo alla produzione dei loro manufatti e in questo modo ha permesso una maggiore specializzazione. La divisione del lavoro ha affondato le radici nella piramide di Maslow e ha permesso agli attori di mercato di scalarla con una maggiore facilità.

Quindi non è esistito nessun fondatore o mente lungimirante che un giorno ha creato in qualche modo la prima merce definita “denaro”. Sono stati gli attori di mercato che attraverso le loro preferenze soggettive e le loro priorità, hanno conferito utilità ad una determinata merce elevandola a mezzo di scambio. Nel corso del tempo l’oro s’è dimostrato la forma di denaro con più utilità marginale a suo favore, in virtù delle sue caratteristiche fisiche, chimiche e storiche.

 

QUANTA UTILITÀ MARGINALE POSSIEDE L’OFFERTA DI MONETA?

L’utilizzo di un mezzo di scambio e quindi il passaggio ad un’economia a scambio indiretto ha senza dubbio aiutato l’essere umano a progredire significativamente lungo il percorso della storia, permettendo alle varie unità che compongono l’umanità di sviluppare metodi di produzione nuovi e più raffinati con cui elevare la società nel suo complesso. Il XIX secolo ha visto un’impennata improvvisa di questo processo. E non ci siamo ancora fermati, e non c’è ragione alcuna per ritenere che ci possiamo fermare. Ma cosa ha fatto progredire, nello specifico, l’essere umano? Possibile che sia stato il denaro? Infatti la risposta è no, non è stato il denaro. Eppure viene considerato un elemento fondamentale all’interno dell’attuale società. Molte teorie, sia nel ramo economico che in altri rami di studio, hanno preso come punto centrale delle loro analisi o critiche il denaro.

Ma si sbagliavano. Il denaro, la merce più commerciata, non è fondamentale all’interno della rete di azioni individuali che compongono la società. Anche il denaro è sottoposto alla fatidica regola dell’utilità marginale, la quale decresce al decrescere delle priorità degli attori di mercato. Meno soddisfa le loro necessità, meno sarà utilizzato. E qualora abbandonato, verrà sostituito da qualcos’altro di più efficiente e in sintonia con la volontà degli attori di mercato. Ma se il denaro non è importante ai fini di un’analisi economica, cosa lo è? L’imprenditoria. La creatività. La produttività. In poche parole, lo smaltimento di tutti quegli ostacoli che si frappongono sulla strada lungo il miglioramento del benessere e della vita degli attori di mercato.

In questo senso l’uso del denaro è servito a ridurre i tempi degli scambi ed a migliorare l’efficienza con cui venivano portati a termine. In questo modo il mezzo di scambio, o denaro, ha pian piano ricoperto il ruolo di ingranaggio importante all’interno del meccanismo dei mercati; ma questi ultimi sono essenzialmente una serie di ingranaggi che lavorano per permettere agli attori di mercato di soddisfare al meglio i loro desideri.

La maggior parte di questi ultimi, infatti, non dà alcun peso alle varie statistiche riguardanti l’offerta monetaria quando va a fare la spesa. Ma questo non vuol dire che il denaro non influenzi il loro calcolo economico quando devono rapportarsi con l’ambiente economico per stabilire il prezzo di un prodotto. I prezzi, infatti, non sono altro che informazioni all’interno del panorama economico che permettono agli attori di mercato di comunicare tra di loro e, in base alla loro conoscenza, prendere decisioni. E anche il denaro ha un prezzo, perché è una merce come qualsiasi altra. Il tasso d’interesse, infatti, potremmo definirlo il “prezzo” del denaro. Grazie ad esso viene rispecchiata la preferenza temporale degli attori di mercato, e in questo modo avere un’idea più precisa di quando prendere in prestito denaro o risparmiarlo.

Di conseguenza, essendo il denaro un ingranaggio importante all’interno del processo di mercato, il tasso d’interesse, a sua volta, ricopre un ruolo importante nel suddetto processo poiché influenzante il resto dei prezzi presenti nell’ambiente di mercato. Facciamo un esempio. Immaginate di dover coltivare un orto, questo vuol dire piantare le relative piante di verdure che andranno a comporre suddetto orto. Al che bisognerà attendere il tempo necessario per veder crescere e poi maturare le colture piantate. Ciò richiede un investimento precedente che non rappresenta altro che l’aspettativa di un ritorno maggiore in futuro. Da cosa dipende questo “ritorno maggiore in futuro”? Dal tasso d’interesse

Le decisioni prese da milioni di agricoltori vanno ad influenzare i prezzi delle colture che coltivano, e questo a sua volta influenza le decisioni dei consumatori di comprare o astenersi dal comprare. E all’apice di questo albero di decisioni c’è il tasso d’interesse che funge da coordinamento della produzione, di conseguenza ogni manipolazione artificiale di tale tasso influisce pesantemente sulla produzione futura e sul consumo futuro. È per questo motivo che la pianificazione monetaria centrale delle banche centrali è assai pericolosa per l’ambiente economico nel suo complesso, visto che si prefigge di influenzare positivamente il tasso d’interesse di riferimento. Non lo controlla direttamente, ma modificando arbitrariamente l’offerta di moneta esistente tende a distorcerlo e mandare nell’ambiente economico segnali di mercato distorti.

A questo proposito, infatti, c’è un altro mito che aleggia nelle discussioni riguardanti il denaro, il quale lo renderebbero un elemento fondamentale da manipolare affinché si possa dirigere l’intera società verso lidi di presunta prosperità. Questo mito, nello specifico, recita che più il denaro circola, più possibilità ci saranno per progredire economicamente e favorire le attività economiche. Attenzione, perché questo non è solamente un mito che circola tra la popolazione, lo è diventato perché i banchieri centrali hanno investito le loro azioni con una patina di scientificità attraverso l’utilizzo di equazioni matematiche. In pratica, hanno cercato di bypassare le scelte degli attori di mercato sventolando il feticcio dell’econometria, scienza alla base delle loro decisioni.

Nel particolar caso dell’offerta di moneta, essi fanno riferimento all’equazione di scambio nota come equazione di Fisher: M*V = P*T, dove M sta per offerta di denaro, V sta per velocità con cui circola, P sta per media dei prezzi, e T rappresenta il totale delle transazioni. Molti economisti tendono a reputare costanti i parametri V e T, in questo modo concludono che modificando l’offerta di moneta i banchieri centrali possano controllare direttamente l’andamento dei prezzi e la crescita economica di un paese.

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Il crollo della velocità di circolazione del denaro sin dall’inizio della Grande Recessione è stato usato dai banchieri centrali per inondare i mercati finanziari con denaro fiat ex novo, reputando questa la soluzione ai problemi attanaglianti anche il PIL (T) e la media dei prezzi (P). Per combattere una discesa della media dei prezzi, un PIL stagnante e un crollo della velocità del denaro, sono state implementate misure monetarie straordinarie. Ma come ho detto in precedenza, il denaro è importante in un’economia di mercato, ma non è fondamentale. Perché? Perché ciò che scambiamo nelle nostre transazioni non è il denaro, bensì la nostra produzione precedentemente creata per lo scopo specifico di entrare in possesso di quegli elementi che più desideriamo e che sono nella parte superiore del nostro elenco di priorità.

Lo scopo degli scambi degli attori di mercato, quindi, è quello di entrare in possesso della produzione altrui e per farlo hanno bisogno di un mezzo attraverso il quale facilitare suddetto scambio. Il denaro funge esattamente da “facilitatore” degli scambi tra attori di mercato, permettendo loro di risparmiare tempo e aumentando significativamente l’efficienza con cui portare a termine i loro scambi. È ininfluente il numero di volte in cui circola una banconota presumendo che tal parametro possa fomentare una crescita economica, perché ciò che conta è il possesso di un bene che deve in ultima analisi essere scambiato per un altro.

(Senza contare che l’equazione di Fisher non è altro che un’inutile tautologia, dal momento che potremmo riproporla in suddetti termini V = P*T/M. Ma se questo è vero, allora l’equazione originale potremmo riconsiderarla secondo questi termini: M* (P*T/M) = P*T, ovvero, P*T = P*T. Questo sarebbe come dire che €10 sono uguali a €10.)

 

L’OGGETTO INAMOVIBILE SI SCONTRERÀ CON L’OGGETTO IN MOVIMENTO

Quindi, qualsiasi soluzione si voglia implementare, sia che si tratti di banchieri centrali sia che si tratti di eccentrici monetari, la via del denaro non è altro che uno specchietto per le allodole con cui attirare in trappola gli sprovveduti. Come abbiamo visto, è la produzione il centro focale su cui si basano gli scambi commerciali tra attori di mercato, di conseguenza in assenza di produzione una maggiorazione dell’offerta monetaria è semplicemente un esercizio truffaldino con cui imbastire una falsa ripresa e ridistribuire la ricchezza reale all’interno del tessuto economico.

Ma ciò significa un consumo di risorse economiche senza una creazione precedente. Non solo, ma durante la consumazione si ha l’illusione che l’abbondanza di denaro sia un fenomeno correlato ad una relativa abbondanza di fondi mutuabili, i quali, a seguito di un calo del tasso d’interesse, segnalano la presenza di risparmiatori disposti a prestarli. I progetti industriali più a lungo termine diventano automaticamente percorribili, e intorno ad essi vengono attirati capitali umani e materiali. A cascata questi segnali economici distorcono i vari stadi della produzione, andando a sfornare elementi che hanno poca o nessuna utilità agli occhi degli attori di mercato.

Ciò significa che non appena la creazione di denaro fiat ex novo smette, suddetti progetti industriali si dimostrano per quello che sono: investimenti improduttivi. I tassi d’interesse aumentano, i fondi mutuabili spariscono, la mancanza di profitti manda in bancarotta quelle industrie a più alta intensità di beni capitali, i lavoratori finiscono sulla strada e i fallimenti a catena inducono una pulizia dei mercati. Ma tali eventi, nei precedenti cicli di boom/bust, sono sempre stati preceduti da rialzi dei tassi.

Qual è il problema? Tutte le principali banche centrali del mondo, eccetto la FED, stanno inflazionando la loro massa monetaria e il loro bilancio. A seguito dello scoppio della Grande Recessione, sono state implementate politiche monetarie straordinarie che avrebbero dovuto fungere da scintilla per una ripresa economica. Ovvero, attraverso il salvataggio di attività economiche privilegiate, si sperava di scatenare un effetto ricchezza a cascata all’interno del tessuto economico e rimandare nel tempo il dolore economico della pulizia dei mercati. O almeno così presumevano. Questo perché nel mondo reale esistono i bilanci e quelli di famiglie e piccole/medie imprese avevano raggiunto il limite della loro capacità di carico.

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Di conseguenza la maggior parte del denaro fiat ex novo è rimasto confinato nel circuito finanziario, dove ha alimentato una serie di bolle speculative altamente incendiarie. L’inflazione dei prezzi degli asset ne ha abbassato drasticamente i rendimenti e ha costretto le varie figure nei mercati mondiali a sottoscrivere affari sempre più rischiosi, alla ricerca di rendimenti decenti alla fine dell’anno. Ciò ha disseminato i mercati mondiali di ordigni finanziari esplosivi e pachidermi societari che invece sarebbero dovuti fallire. Entità economicamente obsolete sono prosperate a scapito dell’economia più ampia che invece ha continuato ad arrancare per via della sottrazione di risorse economiche scarse da parte di suddette entità grazie alla manna monetaria delle banche centrali.

La pseudo-stabilità di cui siamo testimoni oggigiorno non è il risultato di un boom genuino dell’economia, bensì la fase di semi-boom indotta dalle azioni delle banche centrali e mirata ad evitare il bust con tutte le sue conseguenze. Problema: più le banche centrali interferiscono con i segnali di mercato, più diventano cieche nei confronti degli esiti delle loro azioni. Questo perché non fanno altro che diffondere un mispricing osceno di capitale e debito, il quale fomenta la creazione di ingenti errori economici necessitanti una pulizia. Ad esempio, se osserviamo il cosiddetto “indice della paura”, il VIX, noteremo che esso è rimasto praticamente ai minimi fino a poco prima lo scoppio della precedente bolla immobiliare. Poi, d’improvviso, è schizzato verso l’alto.

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La falsificazione della percezione dei partecipanti ai mercati mondiali era stata talmente vasta, che aveva diffuso un senso di ottimismo ingiustificato e convinzione che il boom sarebbe andato avanti per sempre. Per quanto possa essere diffuso questo ottimismo, alla base dei mercati ci sono risorse economiche scarse che se sprecate richiedono un prezzo da pagare. E alla fine, se i pianificatori monetari centrali non vogliono far andare le cose fuori controllo, devono assecondare le forze di mercato. Ma per salvare quelle entità protette dal loro cartello, i pianificatori centrali devono fare qualsiasi cosa in loro potere per non permettere al bust di mandarle fallite. È per questo motivo che è stato lanciato il QE insieme alla ZIRP come misure economiche straordinarie in grado di bilanciare una situazione disperata come quella proposta dalla Grande Recessione.

In realtà, quest’ultima altro non era che il risultato catastrofico delle precedenti intrusioni delle banche centrali nei mercati mondiali. E, come potete vedere dai grafici qui sotto, sono ormai intrappolate nella loro presunzione di conoscenza. I mercati degli asset e le entità obsolete che hanno salvato sono talmente dipendenti dall’allentamento monetario, che anche minuscoli aumenti dei tassi possono destabilizzare la loro capacità di rimanere a galla. Questo è il motivo per cui le banche centrali hanno aumentato la loro Gigantesca Offerta d’Acquisto. Questo è il motivo per cui la FED, ad esempio, ha finora rimandato ulteriori normalizzazioni dei tassi. Ed è sempre per questo motivo per cui sarà praticamente impossibile per le banche centrali diminuire l’ammontare dei loro bilanci.

 

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Main Street, ormai, è fuori dai giochi e non ha alcun interesse per un qualsiasi eventuale aumento del tasso dei fondi federali. L’unico aumento che il debito delle famiglie ha visto sin dalla Grande Recessione è stato causato dai prestiti per studenti (garantiti dallo stato) e dai prestiti per automobili (garantiti da veicoli sopravvalutati). Gli immobili, che in passato erano stati utilizzati come bancomat, non sono più ipotecabili, né i salari possono garantire ulteriori botte di nuovo credito visto che per anni sono stati sottoposti ad una leva finanziaria fasulla. In parole povere, non hanno null’altro da impegnare e quindi sono tornate a spendere “alla vecchia maniera”: attingendo dal proprio reddito. Quindi gli sbalzi nei tassi d’interesse di riferimento non avranno impatto su Main Street, ma ce l’avranno invece su quelle attività che fino ad oggi hanno gozzovigliato col credito facile: grandi imprese, grandi banche commerciali, stato.
Le pagliacciate accademiche della filosofia economica keynesiana hanno i giorni contati, così come l’attuale situazione economica che hanno fomentato con le loro dottrine. Il prossimo 21 settembre vedremo come agirà la FED, ma ad ogni modo ha esaurito le sue munizioni. Se procederà ad un rialzo dei tassi i mercati saranno presi da una necessità impellente di vendere. Mentre invece se proseguirà a voler rimandare ancora una volta il suo fatidico rialzo dei tassi, con la scusa dei “dati in entrata” deludenti, dovrà preoccuparsi di altri paesi del mondo che potrebbero lanciare un contagio finanziario (come Giappone, Europa, Cina). Inoltre, di fronte a queste minacce economiche estere, è a corto di polvere da sparo: non può scivolare nella NIRP senza scatenare una rivolta populista capeggiata da Trump e non può lanciare un nuovo stimolo monetario senza dichiarare il fallimento di quelli precedenti.

Quindi, con o senza rialzi dei tassi, il prossimo 21 settembre sarà un giorno da monitorare con cura poiché la situazione economica in cui siamo immersi non potrà far altro che scatenare un pandemonio nei mercati mondiali. I robo-trader probabilmente capiranno che non basteranno più le parole di zia Janet a rafforzare la fiducia, unica moneta che ormai regna sovrana nei mercati mondiali. Ma così come mostrato nel grafico del VIX, quando entra in vigore questa moneta, l’imprevedibilità dei risultati può causare un bagno di sangue o guadagni esorbitanti per chi è abbastanza lungimirante e attento a ciò che lo circonda.

 

RIPARTIRE DA BASI SOLIDE

In virtù di quanto detto, quindi, non bisognerebbe allarmarsi quando le forze deflazionistiche scatenate dal bust entrano in azione e tentano di ripulire l’ambiente economico dagli errori del passato. Ciò di cui saremo protagonisti non è una fase economica depressiva senza sbocchi concreti. Saremo invece protagonisti di un riallineamento delle informazioni di mercato che in precedenza erano stato offuscate dalle politiche interventiste centrali. Una maggiore chiarezza nella circolazione di suddette informazioni permetterà agli attori di mercato di comunicare con quanta più precisione possibile, la conoscenza in loro possesso. La crescita economica scaturirà dalla libera interazione degli attori di mercato e dalla loro capacità di fare affari ad un certo prezzo.

Come ho indicato in questo articolo, ricorrere alla fallacia della maggiorazione delle unità del mezzo di scambio non produce affatto ricchezza reale per gli attori di mercato. Questo perché non c’è scambio di produzione, bensì consumazione di quella esistente. La cosiddetta guerra alla deflazione e il raggiungimento di un fatidico numero legato all’inflazione dei prezzi, sono trucchi per giustificare l’esistenza di una ristretta cerchia d’individui presumibilmente in grado di guidare verso lidi di prosperità l’intera società. Il ruolo dei consumatori viene usurpato da queste figure tronfie di presunta onniscienza.

Cercano di sostituire il loro giudizio a quello degli attori di mercato, ma nella loro presunzione di conoscenza non si accorgono di come diventano ciechi ad ogni passo che fanno verso tale direzione. Ciò può andare avanti fino a quando il bacino dei risparmi reali è in crescita, ma una volta che inizia a stagnare, o peggio a declinare, i giorni dell’élite finanziaria e monetaria sono contati. Già oggi possiamo osservare come la legge dei rendimenti decrescenti è al lavoro per assicurarci questo esito. Successivamente si dovrà ripartire da basi solide se ci si vuole lasciare alle spalle l’attuale sistema economico e le storture che lo hanno accompagnato fin dal 1914. Ciò vuol dire ritornare proprio a questa data dal punto di vista monetario, ovvero, ripartire da dove ci siamo letteralmente fermati.

In altre parole, permettere alle forze di mercato di avere pieno effetto sull’ambiente economico, senza distorsioni o rallentamenti di sorta posti in essere da entità centrali. Molto probabilmente ciò significherà un ritorno ad una moneta coperta dall’oro; almeno come punto di partenza. Ciò, a sua volta, significherà che le valute mondiali di oggi torneranno ad essere quello che rappresentavano allora: un riferimento al peso in oro delle monete circolanti in paesi diversi. Non è un caso se le principali banche centrali si sono trasformate da venditrici d’oro in acquirenti d’oro. Il vento sta cambiando.

 

CONCLUSIONE

Il ruolo principale del denaro è quello di mezzo di scambio, il quale ci permette di scambiare qualcosa che abbiamo per qualcosa che vogliamo. Affinché ciò possa verificarsi, un individuo deve avere qualcosa di utile che può dare in cambio. Una volta che entra in possesso del denaro, può quindi scambiarlo per i beni che vuole. Qui abbiamo, in sostanza, uno scambio di qualcosa per qualcosa.

Invece quando abbiamo una situazione in cui si crea denaro dal “nulla”, si va ad incentivare uno scambio di nulla per qualcosa. Ciò non fa altro che consumare il bacino dei beni reali ed indebolire quelle attività economiche che producono ricchezza reale. Intervenire sul denaro, quindi, altro non è che un palliativo di breve termine, mentre non fa nulla per risolvere i problemi di lungo termine legati sostanzialmente alla produzione e al disallineamento dei parametri cruciali di mercato.