L’investimento che aumenta la domanda di capitale

Lo scopo di questo articolo è di formulare una proposizione che sottostà alle moderne “teorie monetarie di ultra-investimento” del ciclo economico in una forma che, per quanto ne so io, non è mai stata espressa prima, ma che sembra rendere questa particolare proposizione così ovvia da porre la sua correttezza logica oltre ogni contestazione

Questo, chiaramente, non significa necessariamente che le teorie che si basano largamente su tale proposizione possano fornire un resoconto adeguato di qualsiasi ciclo economico. Ma potrebbe servire a mostrare le inadeguatezze di quelle teorie che trascurano l’effetto in questione. Inoltre potrebbero servire a chiarire alcune confusioni e alcuni malintesi che hanno reso difficile pervenire ad un accordo a proposito dei nodi puramente analitici che vi sono coinvolti.

Nessuno si sorprenderà di trovare la fonte di questa confusione nell’ambiguità del termine “capitale”. Nell’analisi statica il termine “capitale” si riferisce egualmente al valore aggregato di ogni bene capitale e alle loro quantità misurate in termini di costo (o in qualche altro modo). Ma questo è di poca importanza perché queste due grandezze quando sono in equilibrio devono necessariamente coincidere. Nell’analisi dei fenomeni dinamici, comunque, quest’ambiguità diventa eccessivamente pericolosa.

In particolare, la proposizione statica che dice che un incremento nella quantità di capitale porterà una caduta della sua produttività marginale (che per gli scopi di questo articolo chiamerò il tasso d’interesse) quando è portata all’interno delle dinamiche economiche e applicata alla quantità di beni capitali, potrebbe diventare completamente sbagliata.

LA RILEVANZA RELATIVA DELLA QUANTITÀ D’INVESTIMENTO E DELLA FORMA CHE ASSUME

L’assunzione che un incremento nella quantità di beni capitali necessariamente diminuirà il ritorno previsto sugli investimenti futuri, è generalmente trattata come ovvia. Sarebbe dunque desiderabile formulare la reale relazione fra le due grandezze in una forma che, forse, suonerà paradossale. La tesi principale di questo articolo sarà che l’effetto che l’attuale produzione di beni capitali avrà sulla domanda futura di fondi investibili dipenderà non tanto dalla quantità di beni capitali prodotti, quanto dal tipo di beni capitali che sono prodotti o dalle particolari forme prese dal presente investimento, e che un incremento nella produzione presente di beni capitali, avrà frequentemente l’effetto non di abbassare, ma di alzare la domanda futura di fondi investibili e, quindi, il tasso d’interesse.

Ogni passo dell’argomento che porta a tale conclusione è costituito da una proposizione familiare e piuttosto ovvia. Il primo punto fondamentale è che la più parte dell’investimento viene intrapreso nell’aspettativa di un investimento ulteriore, per il quale sono necessarie le attrezzature industriali che erano l’oggetto del primo investimento. Questo può essere espresso dicendo che l’investimento corrente sarà guidato dall’aspettativa che l’investimento continui ad un certo tasso per qualche tempo a venire, o che il tasso d’interesse rimanga costante. Il successo dell’investimento corrente dipenderà dal fatto che quest’aspettativa sia soddisfatta.

La più parte degli atti individuali d’investimento devono essere dunque considerati semplicemente come anelli in una catena che deve esser completata se le sue parti devono servire la funzione per cui sono state intese, anche se la catena consiste di atti separati e successivi compiuti da investitori differenti

Il costruttore di qualunque tipo di macchina che voglia ingrandire la sua fabbrica può farlo solo se si aspetta che gli utilizzatori di queste macchine avranno in futuro necessità di installare macchine aggiuntive, e tali macchine saranno installate solo se in futuro qualcun altro sarà interessato a investire nel prodotto di tali macchine, e così via.

Il primo investimento in tale catena, dunque, avverrà solo se ci si aspetta che si possa ricavare un certo tasso d’interesse per ogni anello di tale catena. Ma questo non significa che, una volta che tale investimento sia stato compiuto, anche il processo di investimenti ulteriori non continuerà se le condizioni cambiano in direzione sfavorevole – come ad esempio avviene se il tasso d’interesse al quale il denaro può essere preso in prestito sale. Se gli investimenti già compiuti sono irrevocabilmente spesi per il particolare scopo di cui si parla, questo provvede un margine entro al quale i profitti totali che ci si aspetta su tutta la catena di investimenti successivi potrebbe cadere senza colpire i profitti derivanti da investimenti ulteriori che ancora servono a completare il processo.

Infatti, se il capitale fissato che è già stato creato è specificamente destinato per il particolare scopo di cui si parla, esso potrà chiaramente essere usato anche se il ritorno copre poco più del costo d’uso (ma non l’interesse e l’ammortamento); e dato che sarà interesse dei proprietari di tale capitale fissato utilizzarlo fintantoché essi riescono ad ricavare anche poco più dei semplici costi operativi, quasi tutto l’ammontare di quello che era originariamente previsto sarà guadagnato allorché interesse e ammortamento divengono disponibili, quasi come un premio d’investimento nei passi successivi del processo.

L’ammontare risparmiato dagli imprenditori in questi stadi successivi per acquistare i prodotti negli stadi precedenti, diventa disponibile per essere speso alla fine di questo processo, per il fatto che le attrezzature industriali esistono già. E più grande l’ammontare dell’investimento che già è stato speso confrontato con quello che è ancora richiesto per l’utilizzo delle attrezzature già esistenti, più grande sarà il tasso d’interesse che può vantaggiosamente essere destinato ad un aumento di capitale per questi investimenti che completano la catena.

COMPLETARE GLI INVESTIMENTI” E IL TASSO D’INTERESSE

Ovviamente allora, la domanda di capitale in ogni particolare momento non dipende tanto dalla produttività che la struttura esistente di capitale reale avrebbe se completata – il programma a lungo termine della produttività dell’investimento – quanto dalla proporzione fra quella parte dello stesso che è già stata completata e quella parte che deve essere ancora aggiunta per completarlo Solo per una frazione molto piccola dell’investimento totale – gli investimenti marginali che rappresentano l’inizio di una nuova catena d’investimento – la domanda di fondi reagirà prontamente ad un cambiamento del tasso a cui si può prendere in prestito capitale. Per il resto, la domanda di capitale sarà altamente inelastica rispetto a cambiamenti nel tasso d’interesse.

Le conseguenze di ciò possono essere prontamente mostrate tramite un esempio schematico. Si assuma che gli investimenti passati siano stati guidati dalla previsione che un tasso d’interesse del quattro per cento si mantenga per qualche tempo, ma che per completare gli investimenti che sono stati iniziati secondo questa previsione, si richieda una maggiore offerta di capitale di fondi prestabili di quanta ce ne sarà effettivamente. Si assuma inoltre che, se gli investimenti nel recente passato sono stati guidati dalla previsione di un tasso d’interesse del cinque per cento, l’ammontare dei prestiti ulteriori richiesti per continuare questi processi d’investimento esaurisca esattamente l’offerta corrente di prestiti. Questo non significa che una volta che gli investimenti siano stati iniziati nella previsione di un tasso del quattro per cento, un aumento del tasso d’interesse fino al cinque per cento – ossia fino al numero che, se correttamente previsto, avrebbe rappresentato un tasso di equilibrio – sarà ora sufficiente a ridurre la domanda per prestiti esattamente fino al livello dell’offerta (di prestiti)

Se una parte considerevole dell’attrezzatura industriale che dovrà essere usato è già stato prodotto, converrà continuare molti investimenti, che non sarebbe mai stato profittevole iniziare se un tasso d’interesso del cinque per cento fosse stato previsto, anche ad un tasso molto superiore del cinque per cento. La perdita sarà interamente sostenuta da quegli imprenditori che nel passato, aspettandosi un tasso d’interesse minore, hanno già eretto nuove fabbriche et similia. Ma le concessioni che saranno obbligati a fare sul prezzo, ben sotto l’attuale costo di produzione, renderanno gli altri imprenditori, che essi riforniscono di equipaggiamento, capaci di continuare l’installazione di nuovi macchinari, cosa che non sarebbe stata possibile se gli sviluppi futuri fossero stati correttamente previsti a partire dalle condizioni iniziali.

La costruzione di una grande centrale idroelettrica, che sarebbe stata profittevole se il tasso d’interesse fosse rimasto al quattro per cento, si rivelerebbe invece poco profittevole all’aumentare del tasso d’interesse. Ma, una volta che essa sia costruita e che i prezzi dell’energia elettrica siano scelti in modo tale da ottenere il massimo profitto dalla spesa corrente, essa renderà necessario un aumento della domanda di capitale per l’installazione di motori elettrici et similia. Tale domanda non sarà ridotta sensibilmente neanche da un tasso d’interesse molto più alto del cinque per cento.

Quanto dovrà crescere il tasso d’interesse per far scendere la domanda dei prestiti fino a raggiungere l’offerta, dipenderà, come abbiamo visto, dalla proporzione fra quella parte dei processi d’investimento che è già stata completata prima che avvenisse l’aumento inaspettato del tasso d’interesse e quella parte della spesa totale in cui si deve ancora incorrere. Se, in un caso particolare, l’interesse al quattro per cento sul capitale già investito e l’ammortamento di tale capitale avrebbe rappresentato il 30 per cento sul prezzo previsto del prodotto finale (nella produzione di cui doveva essere usato) allora i sovrapprezzi derivanti dall’interesse relativo all’utilizzo della centrale esistente e i suoi prodotti avrebbero dovuto salire fino ad assorbile interamente questo 30 per cento sul prezzo finale, prima che la domanda di capitale per questo scopo diminuisse effettivamente. Se, sul rimanente 70 per cento del costo totale stimato del prodotto finale, al 15 per cento fosse applicato un interesse ulteriore del quattro per cento, i tassi d’interesse dovrebbero salire approssimativamente del 12 per cento prima che la profittabilità degli investimenti che completano il processo già iniziato siano ridotte allo zero.

Contro questa argomentazione si potrebbe obiettare che ignora completamente l’effetto dell’aumento dei tassi d’interesse sui presenti rimpiazzamenti del capitale negli “stadi iniziali” che ha in parte o del tutto perso il suo valore. È certamente vero che queste unità di equipaggiamento industriale non saranno rimpiazzate. Ma la conclusione che questo in qualche modo possa abbassare la domanda per investimento è certamente erronea.

Fintantoché queste unità nel normale corso delle cose avrebbero comunque dovuto essere rimpiazzate, questi rimpiazzi avrebbero dovuto essere finanziati attraverso l’ammortamento del guadagno presente. Non avrebbero dovuto costituire domanda sui fondi disponibili per investimenti. Ma se – e questo è più probabile – non sono ancora invecchiati, tanto da rendere necessario un rimpiazzo, l’ammortamento guadagnato sarebbe temporaneamente disponibile in qualche altro luogo.

Il fatto che nessun ammortamento, o solo una quota ridotta di esso sarà guadagnato, significherà una riduzione dell’offerta di fondi investibili, ossia, rappresenterà un fattore che tende ad alzare invece che abbassare il tasso d’interesse.

CAUSE DI DOMANDA URGENTE DI FONDI PER COMPLETARE L’INVESTIMENTO

Rimangono da considerare le cause che tendono a portare a tale situazione.

Sotto quali condizioni la domanda di capitale aggiuntivo necessario per completare una data struttura di capitale alza il tasso d’interesse fino a un numero molto più alto del tasso che è compatibile con il mantenimento permanente di tale struttura?

In principio la risposta è chiara. Ogni motivo che potrebbe portare il pubblico ad aspettarsi un tasso d’interesse più basso, o una più alta offerta di fondi investibili, di quella che ci sarà quando verrà il momento di utilizzarli, forzerà, nel modo che abbiamo suggerito, i tassi d’interesse ad alzarsi molto più di quanto avrebbero fatto se il pubblico non si fosse aspettato un tasso così basso.

Ma, mentre è vero che la diminuzione inaspettata nel tasso di risparmio o l’improvvisa apparizione di nuova domanda di capitale – una nuova invenzione, per esempio – potrebbe rendere possibile questa situazione, la causa più importante di tali false aspettative probabilmente è un incremento temporaneo dell’offerta di tali fondi attraverso l’espansione del credito ad un tasso che non può essere mantenuto. In questo caso, l’incrementata quantità dell’investimento corrente indurrà il pubblico ad aspettarsi la continuazione dell’investimento ad un tasso simile per qualche tempo, e di conseguenza ad investire adesso in una forma che richiede un investimento ulteriore ad un tasso simile.1

Ciò che determina l’ammontare dell’investimento futuro non è tanto la quantità dell’investimento corrente, ma la direzione che prende – il tipo di beni capitali che sono prodotti – che determina l’ammontare di investimento futuro richiesto se l’investimento corrente ha da essere incorporato con successo nella struttura di produzione.

Ma è l’ammontare dell’investimento reso possibile dall’offerta corrente di fondi che determina le attese circa il futuro tasso d’interesse e dunque la forma in cui la tesi principale di questo articolo è stata originariamente formulata. Un incremento nel tasso d’investimento o nella quantità di beni capitali, potrebbe avere l’effetto di aumentare piuttosto che abbassare il tasso d’interesse, se questo incremento ha aumentato l’aspettativa di un’offerta futura maggiore di fondi investibili, rispetto a quella che effettivamente ci sarà.

Se questa proposizione è corretta, e se le sue assunzioni sono empiricamente giustificate, questo significa che la più parte dell’analisi puramente monetaria del ciclo economico che ora va per la maggiore è basata su fondamenti davvero insufficienti. Se ciò è corretto, la tipica assunzione che il ritorno d’investimento stimato, o la “efficienza marginale di capitale”, può essere trattata come una semplice funzione decrescente che dipende dalla quantità di beni capitali esistenti, o dal tasso d’investimento corrente, dovrà essere abbandonata e con essa gran parte dell’argomento che si basa sulla supposta tendenza della “efficienza marginale di capitale” a cadere più rapidamente del tasso d’interesse sulla moneta.

Se l’investimento passato si trova spesso a rendere l’investimento successivo più profittevole, questo dovrebbe significare anche che l’aumento del tasso d’interesse verso la fine del boom – che moltissimi autori ritengono possa essere spiegato solo da fattori monetari che influenzano l’offerta di fondi prestabili– può essere adeguatamente spiegato da fattori reali che influenzano la domanda. Inoltre, questo mostra che un’analisi puramente monetaria, formulata in termini di meri tassi d’investimento senza analizzare la struttura concreta di questi investimenti e l’influenza che i fattori monetari possono avere su questa struttura di produzione reale, è vincolata a trascurare alcuni degli elementi più significativi nel disegno generale. E, forse, spiegherebbe perché un’analisi accurata della struttura temporale della produzione (non in termini di una “medio” periodo di produzione) è una base necessaria per un’analisi soddisfacente del ciclo economico.

1 Per un’esposizione in un certo modo più complete di queste connessioni si vedano i miei articoli “Preiserwartungen, monetäre Störungen und Fehlinvestitionen,” NationalØkonomisk Tidsskrift, Vol. 73/3 (1935) (anche in versione francese nella Revue des Sciences Economiques, Liege, October, 1935), e “The Maintenance of Capital,” Economica, II (New series, August, 1935), in particolare pp. 268 e seguenti.

L'articolo originale: https://mises.org/library/investment-raises-demand-capital