L’enigma dell’inflazione

Come termine economico “inflazione” è l’abbreviazione di “inflazione dell’offerta di moneta”.

Tuttavia l’opinione pubblica la intende generalmente come “aumento dei prezzi” e ciò non deve sorprendere poiché uno degli effetti più comuni dell’aumento dell’offerta di moneta è proprio un aumento generale dei prezzi. I sostenitori delle politiche governative spesso affermano che “se l’allentamento quantitativo (QE) ed il suo pessimo gemello – la riserva frazionaria delle banche – sono così terribili, perché l’inflazione ancora non si vede?”

Per affrontare questo enigma, ci sono sei fattori tra loro connessi e degni di nota:

Primo: dobbiamo essere chiari circa i termini che stiamo usando.

Invece di parlare di “inflazione” in termini generici come sopra, è più appropriato parlare di svalutazione monetaria, che è l’effetto reale della creazione con ogni mezzo della moneta cartacea a corso legale (fiat). Noi sperimentiamo una svalutazione della moneta come diminuzione del potere di acquisto. Due facce della stessa medaglia: una riflette l’altra.

Secondo: la suddetta domanda trascura il fatto che le rilevazioni usate in questo processo sono di per sé inattendibili. La diminuzione del potere di acquisto è più evidente quando misurata oggettivamente in confronto ad una materia prima essenziale come il petrolio (piuttosto che in riferimento all’Indice dei Prezzi al Consumo, CPI). Il CPI si propone di riflettere il prezzo di componenti selezionati da statistici del governo in quello che essi considerano essere un tipico – ma ipotetico – paniere “di beni e servizi di consumo”. Questo paniere, il cui contenuto è periodicamente modificato, risulta in un indice che non può essere considerato un indicatore oggettivo. Questo convalida le alchimie di non- indipendenti statistici del Tesoro e si riferisce a dei beni che difficilmente sono presenti nel mio o nel vostro carrello della spesa.

Misurare il prezzo del petrolio in termini di oro.

Nel 1966 (50 anni fa) il prezzo di un barile di petrolio era pari a 3,1 dollari. Ora è appena sotto ai 50 dollari: così sembra che il prezzo del petrolio sia aumentato. Ma questo incremento apparente è piuttosto la misura della diminuzione del potere d’acquisto del dollaro nello stesso periodo: una diminuzione di circa 94%! Inoltre, l’apparente incremento del prezzo di un barile di petrolio sparisce quando è misurato in confronto ad una materia prima stabile, come l’oro, piuttosto che in confronto ad un’instabile unità di moneta legale cartacea, come il dollaro.

Ed ecco perché: 50 anni fa il prezzo dello stesso barile di petrolio era equivalente a 2,75 grammi di oro. Oggi è equivalente a 1,0 grammo di oro – pertanto il potere di acquisto dell’oro, misurato in barili di petrolio, si è quasi triplicato.

La capacità dell’oro di misurare la svalutazione in corso praticamente di ogni moneta consiste, di certo, nella sua stessa relativa stabilità in termini di quantità. Sebbene ci siano nuove fonti di offerta – principalmente l’estrazione mineraria – la sua estrazione e produzione è costosa e strettamente controllata. E, più importante, il suo valore non può essere svalutato da una stampante di un governo centrale.

L’esempio del petrolio inoltre evidenzia inoltre la differenza tra moneta stabile e moneta cartacea a corso legale (es. sterlina, dollari, yen, yuan, euro). In pratica, le politiche monetarie di ogni banca centrale probabilmente aggraveranno questo problema nel prossimo futuro. Tale è il dominante livello d’ignoranza ovunque si guardi.

Terzo: la nuova moneta appena creata DEVE andare da qualche parte e così va nelle mani dei suoi primi destinatari – le banche, le istituzioni finanziarie, le istituzioni del governo e le categorie abbienti del paese che meno ne necessitano – allargando gratuitamente la differenza tra ricchi e poveri e creando così bolle speculative nelle proprietà, nelle auto di lusso, nelle imbarcazioni ed in una miriade di gingilli che solo pochi ricchissimi possono permettersi di acquistare. Pertanto mai dire che non c’è “inflazione dei prezzi”, ma semplicemente che i prezzi di questi beni non figurano nelle statistiche ufficiali del CPI.

Quarto: la Banca Centrale Europea (BCE) è piuttosto in gamba nel creare denaro dal nulla e le banche all’interno dell’eurozona devono pertanto fare affidamento su di essa per sopravvivere. La solvibilità dei paesi del sud dell’area euro dipende dalla promessa di iniezioni di liquidità senza limiti a sostegno (“qualsiasi cosa sarà necessaria, M. Draghi!”) da parte della BCE – ma finchè non arriva effettivamente, questi paesi utilizzano i propri migliori strumenti coercitivi per sostenere con ogni mezzo (lecito o illecito) le loro banche insolventi. In Italia, per esempio, il governo ha ora “invitato” i fondi pensione del paese ad investire 500 milioni di euro in un fondo bancario chiamato “Atlante” che è stato formalmente costituito come compratore di ultima istanza per aiutare i creditori italiani (i cui debiti inesigibili corrispondono ad un quinto del PIL) a ridurre le loro esposizioni tossiche! Investire? E’ uno scherzo? Avendo esaurito il denaro della gente comune, ora il governo italiano sta cercando di razziare i fondi pensione nazionali.

Quinto: nello stesso ritornello avrete senza dubbio sentito riferirsi a “liquidità dall’elicottero”. Questa è una variante del QE preferita da alcuni politici che parlano tranquillamente della necessità di un “QE per la gente comune”! L’idea è quella di aggirare i burocrati del tesoro elargendo nuova liquidità appena stampata direttamente alle persone, così queste (piuttosto che le categorie sociali già ricche) possono beneficiare dell’abbondanza ed aiutare l’economia spendendo la loro nuova ricchezza. Ancora, questa idea commette l’errore fondamentale di equiparare “moneta” e “ricchezza”. Se tutti improvvisamente scoprono che aiuti finanziari gratuiti hanno gonfiato i loro conti bancari, quanto ci vorrà prima che tutti i prezzi aumentino? (E poiché anche la liquidità lanciata dall’elicottero – per la gente comune – ha origine nella banca centrale, di certo la City ci metterà le mani comunque per prima).

Sesto: il punto riguarda l’effetto deleterio della decisione totalmente errata di sopprimere i tassi di interesse i quali, se fossero liberi di trovare nel mercato il loro livello di equilibrio, rappresenterebbero il valore temporale del denaro, o quello che il settore privato è disposto a pagare per la liquidità (sia per spendere ora o risparmiare per necessità future).

La soppressione dei tassi di interesse è l’ennesimo tentativo disperato di stimolare la domanda, sperando che questa possa stimolare l’attività economica e produttiva. Ma questo è in contrasto con la cd. Legge di Say secondo cui, correttamente, si produce al fine di consumare. Al contrario questo conduce all’idiozia della “gestione della domanda”: come se stimolando la domanda si generasse magicamente la produzione necessaria per soddisfare quella stessa domanda! Se fosse vero, Venezuela e Zimbabwe si contenderebbero proprio ora il titolo di economie più prospere del mondo.

La soppressione dei tassi di interesse distrugge la misura naturale della preferenza temporale. Questa frena molti progetti d’investimento di lungo periodo in infrastrutture, semplicemente perché nessun imprenditore privato di progetti d’investimento avvierà un’impresa il cui costo non può essere quantificato in modo attendibile. Dopo di tutto, chi può sapere quando i tassi di interesse saliranno? E quale sarà il costo economico per il progetto? L’incertezza soffoca l’azione.

Il rischio di una cattiva allocazione dei capitali è semplicemente troppo alto per il settore privato delle costruzioni, basta guardare ai numerosi fallimenti del settore pubblico: ci sono aeroporti Spagnoli sui quali non atterra alcun aereo ed autostrade portoghesi sulle quali non passano automobili.

Ed in questo paese? Basta attendere HS2, le nuove piste di atterraggio, Hinckley (e tutti gli altri progetti faraonici “a tassi zero” che avranno il via libera) che non sono mai stati soggetti ad alcun calcolo economico attendibile. Pertanto cosa concludiamo in merito al settore produttivo? I tassi di interesse prossimi a zero favoriscono i programmi d’investimento a breve termine che richiedono un capitale minimo come linee di produzione a basso rischio di beni economici. Per questo vediamo ovunque negozi “tutto a 99 centesimi” o” tutto ad 1 dollaro” e tutti gli altri miseri negozietti che infestano ogni strada delle periferie creando appunto l’illusione di un’inflazione nulla. Che è da dove siamo partiti.

L'articolo originale: https://www.mises.ca/the-inflation-conundrum/