Scuole e buoni ordinari comunali

Per rimettere a norma i nostri plessi scolastici i Comuni (ma anche altri Enti) ricorrono sempre alle Regioni o al Ministero dell’Istruzione per avere finanziamenti che non arrivano quasi mai. Si è detto molto anche del lease back, una formula elegante per pagare delle rate di “affitto” e con un riscatto finale per rientrare, dopo un numero di anni prestabilito, in possesso del bene. Sembra, che questa prassi sia un po’ bistrattata se non boicottata, eppure la legge 228/12 lo permetterebbe. Allora, altre soluzioni non ce ne sono? Stando così le cose parrebbe di no. Ma … come in tutte le cose è possibile realizzare quello che si pianifica. Partiamo da un piccolo concetto e cioè: se le Regioni ed il M.I.U.R. finanziano gli immobili adibiti a scuole significa che fanno sottoscrivere un mutuo e, conseguentemente, dobbiamo restituirlo. Ma è veramente necessario ricorrere alla Ragione o allo Stato? Può esserci qualcosa di alternativo? Ebbene, si. Vi ricordate dei B.O.C. (Buoni ordinari comunali)? Comunque esistono anche i B.O.P. e i B.O.R. Questi titoli sono delle obbligazioni al portatore nate con la legge 23/12/94 n.724 (art. 35) che prevede, anche per gli Enti Locali, la possibilità di emettere titoli di debito e possono così chiedere prestiti ai risparmiatori ed al mercato, vincolando l’impiego delle risorse ottenute al finanziamento di investimenti in progetti esecutivi specifici. Chi, avendone la possibilità, non finanzierebbe l’Ente per mettere in sicurezza i propri figli? Tutti i dettagli, per l’emissione, si possono trovare nelle legge. Con l’emissione dei B.O.C., oltre alle Comunità, si possono coinvolgere le banche (anche quelle locali) e, nel più breve tempo possibile, realizzare quanto deliberato e preventivato. Siamo tutti chiamati ad avere un plesso sicuro, dove i nostri figli devono studiare e non … guardare il soffitto.