Deutsche Bank e Italia

Che molti Paesi Europei attraversino un periodo di crisi lo sappiamo tutti. L’UE ha infatti imposto di essere più parchi e quindi di tirare la cinghia, rimettendo i conti in ordine, (alla faccia della programmazione, della ragioneria e del buon senso). Molto spesso si ricorre alle intromissioni, per interposta persona, per lanciare messaggi e diffondere avvertimenti. E pare che questo metodo sia stato assunto da Herr David Folkerts-Landau, capo economista della Deutsche Bank,il quale ha dichiarato: “senza riforme l’Italia fuori è dall’Euro”. Siamo arrivati al proverbio de: “il bue che da’ del cornuto all’asino”. Perché? Con tutti i problemi che si ritrova la Deutsche Bank abbia a redarguire uno Stato mi pare il massimo. La D. B. pare sia ad un passo dal fallimento, but it’s too big to fail (ma è troppo grande per fallire), anche per una conclamata sotto-capitalizzazione. Nel suo portafoglio si trovano 55mila miliardi di euro di derivati finanziari pari a 20 volte il P.I.L. della Germania e se non bastasse il paragone circa 25 volte il debito pubblico italiano. Ma, allora perché alza tanto la voce? Non sarebbe meglio se si scervellasse per i problemi di casa sua? Un’altra tegola è appena caduta sulla della Deutsche Bank ed è: la multa di 14 miliardi di dollari, emessa dalle Autorità americane, per i mutui subprime, che assieme ad altre banche e … , ha dato i natali alla crisi che dura dal 2008. Già otto lunghi, lunghissimi anni. Se la situazione attuale ha una genitorialità, Brexit compresa, perché prima non si fanno un bell’esame di coscienza, fanno un mea culpa e stano zitti? E poi perché dovemmo essere noi ad espiare i peccati altrui? Ebbene, oserei dire: Herren, haben wir bereits gegeben (Signori, abbiamo già dato). Nel 2008 avevamo un debito pubblico di 1605,125 miliardi, oggi siamo a 2.212 miliardi (differenza 600miliardi circa) e con un incremento della tassazione di circa 350 miliardi, Come se non bastasse le banche, grandi e piccole, (e checchè se ne dica BCE compresa) rilasciano credito in modo molto limitato contribuendo così alla scarsità di circolazione monetaria con conseguenze come: la deflazione, il calo dei consumi, la chusura delle aziende, la disoccupazione (anche giovanile), il disagio sociale delle famiglie (la povertà, tanto per essere chiari), il resto aggiungetelo Voi. Qualcuno dica che BASTA COSI’ e avvii un serio programa per tornare ad avere un’economia fondata sul „reale“ e non sulla „carta“ o sulle „parole“.