Concetti economici: I fisiocratici francesi e il laissez-faire

Nei decenni centrali del secolo XVIII due scuole di pensiero emersero, uno in Francia e l’altro in Gran Bretagna ed erano critiche verso il mercantilismo, il sistema di di programmazione economica e la regolamentazione del governo nel 1700. In Gran Bretagna, i principali pensatori erano membri di quello che poi è diventato noto come: i Filosofi Morali Scozzesi.
In Francia, i sostenitori delle nuove idee di libertà economica, erano conosciuti come i Fisiocratici. Il termine deriva dalla parola greca, “Fisiocrazia” che significa “regola naturale”. Essi, inoltre amavano chiamarsi “gli Economisti”.
La loro critica principale era verso lo stato normativo del loro tempo, insistendo sul fatto che c’era un “ordine naturale” tanto per le cose nel mondo sociale, quanto nel mondo fisico. Una corretta collocazione delle istituzioni nella società era necessaria per la riflessione sulla natura dell’uomo, le sue esigenze di sopravvivenza, di miglioramento ed il suo rapporto con gli altri nella società.
Come riassunto dall’economista austriaco Murray Rothbard.
“nell’economia politica, i Fisiocratici furono tra i primi pensatori del laissez-faire … dichiarandosi per la completa libertà di impresa interna ed esterna e per il libero scambio; libero da sussidi, privilegi di monopolio o restrizioni. Eliminando tali restrizioni ed esazioni, il commercio, l’agricoltura e l’intera economia potrebbero prosperare … Essi hanno inoltre sostenuto il funzionamento di un mercato libero e dei diritti naturali della persona e della proprietà.”

 

I Fisiocratici e l’ordine naturale della Società

Pierre-Paul Mercier de la Rivière fornisce una delle affermazioni più chiare della concezione del fisiocratico, dell’uomo e dell’ordine sociale interno: Il naturale ed essenziale ordine alle politiche della società (1767).
Ha detto Rivière: Ogni uomo ha un diritto naturale per garantirsi ciò che è necessario per la sua sopravvivenza. Questa definizione è stata, anche la pietra angolare, desumendo dalle relazioni, che sarebbe più giusto generare ricchezza per tutti gli uomini:
“Non credo che qualcuno possa negare l’esistenza del diritto naturale di garantire la propria sopravvivenza. Questo diritto fondamentale, infatti, è solo il risultato di un obbligo di base che si impone all’uomo sotto forma di sofferenza, di dolore o anche di morte …
Ora, deve essere chiaro che il diritto dell’uomo di garantire la propria sopravvivenza include anche il diritto di acquistare, col proprio lavoro, quelle cose che sono utili per la sua esistenza, così come il diritto di tenerle dopo la loro acquisizione. E’ evidente che questa seconda ragione è solo una parte della prima, per una non si può dire di aver acquisito ciò che non si ha il diritto di mantenere; il diritto di acquistare e il diritto di tenere, insieme, forma un solo e unico diritto anche se esercitato in tempi diversi …
La proprietà esclusiva della propria persona, che desidero chiamare patrimonio personale, perché ogni uomo ha l’assoluta necessità di esercitare questo diritto; poiché questa esclusiva proprietà personale sarebbe nulla senza il possesso esclusivo sul diritto di quelle cose che l’uomo acquista mediante il proprio lavoro, questo secondo diritto esclusivo di proprietà, al quale io darò il nome di “proprietà negoziabile”, è una necessità assoluta, come il primo da cui è derivato…
Una volta compreso che è assolutamente necessario che le proprietà personali e mobiliari sono diritti esclusivi, siamo in grado di renderci conto che ogni uomo ha anche dei doveri che sono di assoluta necessità. Questi doveri consistono nell’obbligo di non invadere i diritti dell’altrui proprietà, perché è evidente che senza questi diritti-doveri cesserebbe di esistere …
il godimento della proprietà e, di conseguenza, la sicurezza e la libertà sono l’essenza dell’ordine naturale e fondamentale della società. Questo aspetto è parte dell’ordine fisico e quindi le sue caratteristiche principali non sono in alcun modo arbitrarie.”

 

Francois Quesnay ed il flusso circolare del coordinamento economico

Se ci fosse un ordine naturale per la società, in che modo è assicurata l’armonia e l’equilibrio nelle attività produttive tra gli uomini? Una spiegazione è stata data da uno dei principali protagonisti dei Fisiocratici: Francois Quesnay.
Per due decenni Quesnay ha servito quale medico reale il re di Francia, Luigi XV.
Ma la sua attenzione ed i suoi interessi si sono concentrati ugualmente sul sistema sociale e sul suo funzionamento. Ha mescolato la sua conoscenza del settore agricolo con la sua formazione di medico.
Egli ha sostenuto che era la produzione della terra la base di ogni prosperità nella società (risorse e la produzione di cibo). Produzione e mestieri industriali erano derivati e non fonti primarie di ricchezza. Non si potrebbe trasformare niente in prodotti finiti per il consumo e per altri usi produttivi, se non fossero stati estratti dalle risorse della terra ed il terreno non fosse stato dissodato da coloro che lavoravano la terra e quelli che sono stati impiegati nelle imprese industriali potrebbero avere i mezzi per la sopravvivenza materiale. Quesnay ha sostenuto così, la divisione del lavoro, sono stati i settori dell’agricoltura il fondamento della società e per il suo benessere economico.
Nel 1758, Quesnay ha preparato per il Re la sua famosa Tableau Economique (“La Tavola Economica”) che è stata progettata per illustrare l’interdipendenza fra agricoltori, proprietari terrieri, produttori e commercianti nei vari settori dell’economia attraverso il flusso di beni e denaro. Dimostrando così uno sviluppo armonioso ed un auto-bilanciamento nel coordinamento e nella divisione del lavoro.
La Tavola Economia di Quesnay ha delineato l’interdipendenza nelle varie attività specializzate all’interno dell’ordine economico. Le risorse ed i prodotti alimentari derivati dai settori agricoli sono scambiati con i prodotti fabbricati nelle città. I produttori e gli artigiani della città forniscono a quelli che lavorano nel settore agricolo gli strumenti e gli attrezzi aumentando così la loro capacità produttiva della terra, nonché con gli articoli (prodotti ndt) finiti, per il consumo, che gli agricoltori non possono facilmente produrre per se stessi.
Più era abbondante la produzione dalla campagna, più le persone potevano essere tolte dall’agricoltura per specializzarsi nella produzione in città. Più migliorava la produzione specializzata migliori erano gli strumenti e le attrezzature per quelli che lavoravano in agricoltura potendoli acquistare per migliorare i tempi della propria produttività.
Le merci circolavano e venivano scambiate dalle campagne alle città e dalle città alla campagna. E la circolazione di tutte queste varietà di merci tra città e campagna è stata facilitata per mezzo del denaro; lo schema intricato di Quesnay ha dimostrato che i beni pagati in denaro ed il denaro pagato per i beni circolavano attraverso le varie parti del sistema economico e come la ricchezza sia distribuita tra i contadini, i produttori, i commercianti, il Re e la Chiesa.

 

Lasciare i mercati liberi di fissare i prezzi e la produzione diretta

Quesnay ha insistito sul fatto che il governo non aveva alcun ruolo essenziale nel dirigere o controllare il flusso circolante di merci tra le città e la campagna ed il flusso di corrispondenza di denaro tra l’agricoltura e la produzione per facilitarne gli scambi. Non c’era bisogno che il governo regolamentasse i prezzi a cui le merci venivano offerte e vendute. Quesnay ha dichiarato: “Non cercate di fissare i prezzi”, “Solo la concorrenza può regolare i prezzi con equità.”
Lo stesso vale per il commercio internazionale. Il dogma mercantilista che il commercio tra le nazioni avesse sempre portato ad un guadagno per uno dei commercianti e la perdita per l’altro era sbagliato. Ha dichiarato Quesnay: “Fermati amico mio, fermati e non lasciarti ingannare dalle speculazioni politiche che mirano a convincere che nel commercio è possibile avere profitto a scapito di altre nazioni. Il giusto e buon Dio ha fatto in modo che questo sia impossibile.”

La migliore politica da seguire per il governo è: “laissez passer, laissez faire” (lasciar passare, lasciar fare ndt) – far passare le merci e lasciare che gli uomini prendano le loro decisioni.
Gli illuministi francesi, di quei decenni centrali del XVIII secolo, erano ugualmente preoccupati per l’onere finanziario che il governo aveva imposto alle persone a causa di tassazioni stravaganti ed inutili e sperperava la ricchezza sudata dai cittadini minando i loro guadagni provenienti dal lavoro e dall’industria. Lo ha detto con parole particolarmente penetranti ed eloquenti il barone di Montesquieu (1689-1755) nel suo: Lo spirito delle leggi (1748).

“Le entrate dello Stato sono una porzione che ogni cittadino dà dei suoi beni, in modo da avere la sicurezza o il godimento adeguato di tutto il resto. Al fine di decidere tali entrate, si devono considerare sia le necessità dello Stato sia le necessità dei cittadini. Non bisogna prendere dalle reali necessità dei cittadini per i bisogni immaginari dello Stato.
I bisogni immaginari sono quelli dettati dalle passioni e dalle debolezze di chi governa, il fascino di un progetto straordinario, l’invidia, i malati di vanagloria ed una certa impotenza dello spirito di fronte alle loro fantasie. Spesso coloro che, con anima inquieta, sono a capo del business pubblico, sotto un principe, hanno pensato che le esigenze delle loro piccole anime siano le esigenze dello Stato.
Non vi è nulla che la saggezza e la prudenza non possano regolare più che la parte tolta ai sudditi e la parte lasciata per loro. Le entrate pubbliche non devono essere misurate da ciò che la gente può dare, ma da ciò che essi dovrebbero dare e se sono misurate da ciò che la gente può dare, deve essere almeno da quello che si può sempre dare …
L’effetto della ricchezza di un paese è quello di riempire tutti i cuori con l’ambizione; l’effetto della povertà, invece è quello di portarli alla disperazione. L’ambizione è stimolata dal lavoro; la povertà è confortata dalla pigrizia. La natura è sola verso gli uomini. Li premia per i loro dolori; li rende grandi lavoratori, perché lei attribuisce maggiori ricompense ad una maggiore lavoro. Ma se un potere arbitrario rimuove la ricompensa della natura, il disgusto e l’inerzia per ritornare al lavoro sembrano essere l’unica cosa buona …
Se alcuni cittadini non pagano abbastanza, non è un grande danno, la loro abbondanza ritorna sempre al pubblico; se alcuni individui pagano troppo, la loro rovina si rivolta contro il pubblico. Se lo Stato corrisponde le sue fortune a quella degli individui, l’abbondanza degli individui farà presto aumentare il suo patrimonio.
Tutto dipende dal momento. Sarà lo stato ad iniziare, impoverendo i suoi sudditi al fine di arricchirsi? O ci si aspetta che i suoi sudditi si arricchiscano al proprio ritmo? Avrà vantaggio il primo o la seconda? Avrà imparato ad essere ricco o finirà per essere così?”

 

L’esperimento di Jacque Turgot con la riforma del mercato libero

Un altro membro della Scuola Fisiocratica, Anne Robert Jacques Turgot, ha tradotto, in pratica, alcune delle idee per una maggiore libertà economica, almeno in misura limitata. Nel 1761 Turgot fu nominato intendente (o governatore) della provincia francese di Limoges – una posizione che ha ricoperto per 12 anni, con poteri amministrativi totali entro i confini della provincia e come rappresentante locale dell’autorità centrale di Parigi.
Ha tolto una delle imposte più oppressive e odiate della provincia, la corvée (il lavoro forzato ndt), richiesta obbligatoriamente ai contadini per costruire e riparare le strade e per le quali gli operai non percepivano alcuna retribuzione.
Chiunque si fosse opposto o non era riuscito a svolgere il lavoro richiesto fino alla fine poteva essere imprigionato o arrestato e costretto a lavorare. Turgot, invece, pagati gli stipendi per i lavoratori qualificati che completavano i lavori stradali, fissava una modesta tassa da applicare, a tutti i contribuenti, residenti all’interno della provincia, per coprire le spese. In breve tempo, le strade di Limoges furono considerate fra le migliori di Francia.

Uno dei contemporanei di Turgot ha detto sulla abolizione della corvée: “le generazioni successive benediranno il nome di Turgot per l’abolizione della corvée, per la volontà di Tourgot . Ci sono azioni su cui comporre un inno, come in una battaglia vinta e questa vale più delle vittorie “.
Più tardi, quando Turgot in servizio come il Controllore Generale, ha ordinato, per tutta la Francia, la soppressione di questa crudeltà, il lavoro forzato (la corvèe), disprezzata in tutto il paese. Ed ha insistito che era importante: “non sacrificare la libertà dei sudditi del Re.”

 

Il libero commercio tra le Province di Francia

Un’altra riforma che Turgot favorì era l’abolizione delle leggi che limitavano la libera di circolazione dei prodotti agricoli da una parte all’altra della Francia, in particolare durante il tempo di carestia. La libertà di commercio tra le province di Francia garantirebbe un parziale spostamento delle forniture di grano disponibili a tali province che stanno vivendo la fame ed un prezzo alto per i cereali da quelle province detentrici di una maggiore abbondanza e quindi a prezzi più bassi per il pane. Diceva Turgot:

“E ‘necessario, quindi, che il trasporto e lo stoccaggio di grano debbano essere completamente liberi, perché se gli abitanti di una particolare città si arrogano il diritto di impedire che il grano vada altrove, allora anche le altre città crederanno di avere lo stesso diritto e così i luoghi dove la carenza è maggiore, non essendoci soccorsi da parte dagli altri, saranno condannati a soffrire la fame.
Inoltre, se i commercianti che costituiscono provviste di grano sono esposti agli insulti e alla violenza della popolazione, se i magistrati con i loro sospetti ed inchieste imprudenti, ingiungono di vendere ad un prezzo basso e sostengono il pregiudizio popolare contro questo commercio. . . e nessuno darà qualcosa di se stesso. . .

Quali disegni hanno le persone nella loro cieca agitazione? Che i commercianti debbano essere obbligati a vendere a buon mercato? Che debbano essere costretti ad avere delle perdite? In questo caso chi avrebbe portato loro il grano? Non si produce niente dai marciapiedi delle città. Presto, dai luoghi di mera scarsità, ne seguirebbe una carestia.”

Turgot fece finire anche l’acquartieramento forzato dei soldati nelle case delle persone in provincia. Ed ha invece affittato diverse case e costruite altre ponendo fine a quella che era stata una pratica particolarmente odiosa del governo.
Nel suo ultimo anno come Intendente di Limoges, nel 1773, Turgot si espresse a favore di una maggiore libertà economica in generale, dicendo: “So che nessun altro stimolo ha significato su qualunque cosa si conceda, con la massima libertà di commerciare, come lo è la libertà da tutte le tasse”.

 

Turgot come Controllore Generale ed il caos finanziario della Francia

Nell’agosto del 1774, Jacque Turgot fu nominato Controllore Generale delle Finanze di Francia dal nuovo re, Luigi XVI. Le finanze del governo francese erano nel caos più totale a causa delle esorbitanti spese della casa reale, con un debito accumulato di 2,470,000,000 lire (un lira vale quindi circa 20 centesimi). Le spese reali nel 1774 da sole sono state di 399,200,000 lire, con introiti fiscali per solo 371,980,000, lasciando un deficit di 27,220,000 lire.

Turgot ha scritto al Re dicendo che il fallimento del governo doveva essere evitato, ma le tasse non dovevano essere aumentate e non si dovevano fare più prestiti per coprire le spese. Invece, il governo dovrebbe istituire una politica di ridimensionamento attraverso profondi tagli alla spesa (spending review ndt). Egli ha anche detto al Re che ha capito la collera che poteva aspettarsi da coloro che erano abituati a favori finanziari, privilegi e sussidi da parte del governo. Diceva Turgot:

“Prevedo che sarò da solo nella lotta contro gli abusi di ogni genere, contro il potere di coloro che traggono profitto da questi abusi e contro la folla di persone e pregiudizi che si oppongono a ogni riforma e che sono strumenti siffatti e potenti nelle loro mani, interessate a perpetuare il disordine. Dovrò lottare anche contro la naturale bontà e generosità della vostra Maestà e delle persone che le sono più care. Sarò temuto, odiato anche da quasi tutta la corte e da tutti coloro che sollecitano favori.”
Prima della sua rimozione dalla carica, Turgot ha tentato di realizzare le riforme di libero mercato che considerava essenziale per il miglioramento del popolo di Francia. Tutto ciò che Turgot ha anticipato, nella sua lettera al Re, si è avverato.

 

Riforme del mercato libero di Turgot

Ha abolito tutte le restrizioni sul commercio libero del grano all’interno della Francia, dichiarando: “Sia libera per tutte le persone a prescindere, di continuare quanto possa sembrare meglio per loro, il loro commercio di mais e farina, di vendere e comprare in qualunque parte dei luoghi scelti in tutto il regno.”
Egli abolì la pratica dei controllori generali che per la nomina ad esattori delle tasse pagavano enormi tangenti. Abolite anche le restrizioni e gli abusi finanziari contro gli stranieri residenti in Francia. Ha eliminato le pratiche discriminatorie contro la tassazione delle varie sezioni statali francesi che scoraggiavano gli investimenti ed il lavoro.
Ha chiesto alle autorità provinciali di ridurre le normative sulle violazioni dei produttori e dei commercianti nelle loro aree di competenza. Ha spezzato il potere privilegiato dei Monopoli ponendo fine alle restrizioni legali che vietavano l’ingresso nei vari mercati di nuovi concorrenti, nonché le tasse locali che di fatto lo rendevano troppo costoso.
Infine, per portare le finanze sotto controllo del governo, Turgot ha iniziato il difficile processo di eliminazione di strati di burocrazia e di corti privilegiati di intermediari che hanno usato le loro posizioni per ottenere tangenti per interessi particolari, bramosi di privilegi e vantaggi politici . Turgot ha detto:

“E’ nell’interesse di tutto il regno che dobbiamo valutare, gli interessi ed i diritti di tutti i nostri sudditi, i quali come acquirenti o come venditori, hanno un uguale diritto di trovare un mercato per le loro merci e procurarsi l’oggetto dei loro bisogni alle condizioni più vantaggiose per se stessi.”

 

Gli interessi particolari per destituire Turgot

Più Turgot avviava e orientava tali riforme verso il libero mercato, maggiore era il numero di persone, con interessi particolari, che si trovavano con l’obiettivo comune per sconfiggerlo. La nobiltà e il clero hanno formato un fronte comune per opporsi a lui – soprattutto da quest’ultimo gruppo, perché Turgot era sospettato di opinioni “liberali” sulla religione.
I produttori interessati, che temevano i venti della libera concorrenza nei loro monopoli di mercato, hanno lavorato duramente per sconfiggerlo. La burocrazia ed i membri della corte reale hanno visto i loro privilegi, le entrate fiscali, le fonti di tangenti e di favori interessati, spazzati via furono contro di lui.
Infine, il 12 maggio 1776, il re depose Turgot. Il potere degli interessi aveva trionfato contro il riformatore “economista” che sognava di creare una Francia libera e prospera. Questa è stata anche l’ultima possibilità reale della Francia per la trasformazione economica, prima che la corruzione ed il caos finanziario del governo portassero alla catastrofe ed al terrore della rivoluzione francese nel 1789.

L'articolo originale: http://www.cobdencentre.org/2016/11/economic-ideas-the-french-physiocrats-and-the-case-for-laissez-faire/