L’infelice destino di Donald Trump è quello di assistere ad una crisi finanziaria ben peggiore rispetto all’ultima

Ad un terremoto non importa se sei progressista o populista. Distrugge la tua casa comunque. Allo stesso modo una crisi finanziaria è indifferente alla combinazione delle linee di condotta di un politico.

Le crisi sistemiche procedono secondo la propria dinamica basata sulla matrice di agenti di un sistema e la scala sistemica.

Il ritmo delle recenti crisi del 1994, 1998 e 2008 ci dice che un’altra crisi è probabilmente in arrivo. Un nuovo panico finanziario globale sarà una eredità dell’amministrazione Trump. Non sarà colpa di Trump, semplicemente la sua disgrazia.

I modelli di equilibrio e valore a rischio (VAR) utilizzati dalle banche non prevede il nuovo panico. Questi modelli sono pattume di scienza, si affidano, come fanno sempre, su nozioni di mercati efficienti, sul normale rischio distribuito, sulla liquidità continua e su un futuro che ricorda il passato. Nessuna di queste ipotesi corrisponde a realtà.

I progressi nella psicologia comportamentale hanno demolito l’idea di mercati efficienti. I dati mostrano che la distribuzione del grado di rischio è una curva esponenziale e non una normale curva a campana. La liquidità evapora quando ne hai più bisogno. I prezzi hanno un vuoto fra loro e non si muovono continuamente.

Ognuna delle crisi 1994, 1998 e 2008 è stata peggiore di quella precedente e richiedeva un più drastico intervento. Il futuro non assomiglia al passato e continua a peggiorare. I modelli standard sono logori.

I recenti miglioramenti del modello che tiene in considerazione il rischio del cosiddetto “colpo di coda” ancora non riesce a fare i conti con la scala sistemica. L’evento più catastrofico possibile, in un sistema complesso, è una funzione esponenziale di scala. In parole povere, se si raddoppia la dimensione del sistema, non si raddoppia il rischio; esso aumenta il fattore di cinque o più volte.

Dal 2008, le più grandi banche del mondo, sono più grandi in termini di patrimonio lordo, sia per la quota totale dei depositi sia per l’importanza nozionale dei derivati (nozionale: titolo sottostante dei derivati; i derivati sono contratti basati su una previsione, praticamente come una scommessa ndt). Tutto ciò che era troppo grande per fallire nel 2008, oggi è più grande ed esponenzialmente più pericoloso.

Il testamento biologico e l’ Autorità di Risoluzione del Dodd-Frank (riforma a tutela dei consumatori in risposta alla crisi finanziaria del 2008 ndt) sono entrate in un’area protetta con recinti. Sembrano imponenti, ma lo sono solo di facciata. Le riforme non potranno fare nulla per fermare una folla inferocita. I regolari aumenti di capitale non saranno sufficienti. Quando l’effetto leva di una istituzione finanziaria deve affrontare il panico della liquidità, nessuna quantità di capitale è sufficiente. Prendiamo ad esempio la riflessione fatta dalla leggenda del pugilato Mike Tyson: “nessuno schema sopravvive al primo pugno in faccia”.

Le banche dovrebbero prendere lezione da Mike Tyson.

Se i modelli esistenti non funzionano, cosa si fa? Una combinazione di: teoria della complessità, statistica bayesiana (da Thomas Bayes, il concetto di interpretazione delle probabilità ndt) e di psicologia comportamentale sono in grado di produrre modelli con un forte potere di previsione. Tali modelli sono stati sviluppati in pochi centri di eccellenza: come il Santa Fè Institute, la London School of Economics e l’Istituto Federale Svizzero di Tecnologia di Zurigo. Però, sono ben lontani dalla tradizionale corrente di pensiero e non saranno adottati in tempo per mitigare la crisi successiva.

Il panico finanziario è dinamicamente e matematicamente identico a una varietà di fenomeni naturali quali: i terremoti e le valanghe. Mentre la neve si accumula sul versante di una montagna, gli osservatori esperti possono avvistare il pericolo di valanghe. Presto un fiocco di neve si posa in modo tale da sconvolgere gli altri che iniziano a slittare, formando uno scivolo e creando lo slancio per far scivolare il manto nevoso. Il tempismo è incerto, ma la valanga è inevitabile.

Quale fiocco di neve potrebbe farci precipitare nel prossimo panico finanziario? La Deutsche Bank è un candidato naturale. Meno ovvia è una mancata consegna fisica di oro in lingotti da una banca di Londra. Ciò esporrebbe il mercato dello “oro di carta” (sostituto dell’oro fisico ndt) iper-sfruttato per quello che è. Una catastrofe in scala naturale come quella di Fukushima.

Quello che incombe su questi fattori catalizzanti è una carenza globale di dollari, come è stato descritto dagli economisti Claudio Borio e Hyun Song Shin della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI). Un dollaro forte potrebbe innescare un’ondata di default sui 9 trilioni di dollari (un milione alla terza ndt) di debito societario dei mercati emergenti. Quei valori del 1994, della Crisi Tequila (forte svalutazione del peso messicano sul dollaro, al quale era agganciato ndt), li farebbe sembrare un default addomesticato.

La crisi del 2008 è stata stroncata con decine di trilioni di dollari di swap su valute (derivati sui flussi di cassa ndt), stampa di denaro e taglio dei tassi coordinato dalle banche centrali di tutto il mondo. La prossima crisi sarà oltre la portata delle banche centrali e non potranno contenerla perché, dal 2008, non sono riuscite a normalizzare i tassi di interesse o i loro bilanci.

Le banche centrali saranno in grado di tirare fuori un altro coniglio dal cilindro? Ora di conigli ne hanno fuori molti.

Non sono falsi conigli.

Nella prossima crisi, la liquidità verrà dal Fondo Monetario Internazionale, che è il solo ad avere un bilancio pulito. Il FMI stamperà denaro per l’equivalente di 10 trilioni di dollari, in diritti speciali di prelievo per tutto il mondo (unità di conto, attività di riserva monetaria internazionale ndt). La Cina e la Russia acconsentiranno a questa iniezione di liquidità a condizione che si acceleri la scomparsa del dollaro come valuta di riferimento della riserva globale.

Trump può evitare questo destino? Forse. Le pattuglie sugli sci (servizio di soccorso), per ridurre il pericolo di valanghe utilizzano la dinamite per scrostare il manto nevoso. Allo stesso modo il sistema finanziario può essere reso più sicuro solo riducendone la portata. Le navi di grandi dimensioni utilizzano le paratie a tenuta stagna per ottenere lo stesso margine di sicurezza. Un buco nello scafo inonda quella parte, ma la nave non affonda.

Scrostare la finanza significa reintegrare il Glass-Steagall (legge bancaria del 1933 ndt) e pre-Big Bang: la separazione tra deposito e sottoscrizione titoli. Ciò significherebbe demolire le grandi banche. JP Morgan, Chase Manhattan e Chemical Bank devono riemergere dalla stretta di Jamie Dimon (Presidente e Amministratore delegato della JP Morgan Chase ndt). I derivati dovrebbero essere vietati ad eccezione dei futures quotati (contratti a termine standardizzati ndt) e legati a specifici beni utilizzati per la copertura commerciale. È il momento di chiudere il casinò.

Saprà Trump perseguire queste politiche? È improbabile. Tali proposte si perderanno in un mare di priorità concorrenti. I lobbisti bancari che gestiscono le leve di comando a Washington insabbieranno tutto e non cambierà un gran che.

Prima o poi ci sarà un nuovo Segretario del Tesoro e con la Presidente della Fed (Janet Yellen ndt) potranno ripercorrere le orme di Hank Paulson (già Segretario del Tesoro nella presidenza di George W. Bush ndt) e Ben Bernanke del 2008 e dire al Presidente Trump che il sistema sta avendo un attacco di cuore e non hanno alcun rimedio se non quello di suggerire: una telefonata a Madame Lagarde (FMI).

L'articolo originale: https://dailyreckoning.com/donald-trumps-unhappy-fate-oversee-financial-crisis-far-worse-last/