Dove le cose hanno un senso

Io dico che queste mura sono strane: prima le odi, poi ci fai l’abitudine, e se passa abbastanza tempo non riesci più a farne a meno: sei istituzionalizzato …

È la tua vita che vogliono, ed è la tua vita che si prendono. La parte che conta, almeno.” (Red)

È terribile vivere nella paura. Brooks Hatley lo sapeva. Lo sapeva anche troppo bene.

Io voglio solo tornare dove le cose hanno un senso … dove non devo avere paura tutto il tempo.” (Red)

Ricordi queste frasi?

Hai visto, almeno una volta (ma è davvero molto difficile che un film così bello si veda solo una volta nella vita), Le ali della libertà, tratto da un breve racconto di Stephen King, con Tim Robbins e Morgan Freeman?

Di sequenze e parole memorabili ce ne sono tantissime in quel film, ed ognuno ne ricorda e ne ha fatto proprie alcune.

Ma hai mai provato ad estrapolare il significato dell’intera narrazione?

Hai mai considerato che tutta la trama è una metafora economica “austriaca” e libertarian?

Ed in quest’ottica, quante persone, che conosci tu stesso, sono irrimediabilmente istituzionalizzate?

E, secondo te, quanto è importante instillare la paura come mezzo di manipolazione, di controllo, fino alla repressione, di qualsiasi istanza … scomoda?

C’è un peccato originale inventato (per errore, per superficialità, per presunzione?) e tu, vittima innocente, diventi un pericoloso criminale che deve essere fermato, punito, inibito, controllato, ridotto, ingabbiato per (forse) essere riabilitato, reinserito e … contribuire.

C’è un recinto invalicabile (parrebbe) ed all’interno coesistono indiscutibili (ma discrezionali) regole autoritarie e discutibilissimi rituali tollerati … dal Potere.

Il Potere, ipocrita e corrottissimo, è criminale non meno dei peggiori condannati. La realtà la decide lui e così tutte le cose hanno il senso che ha stabilito.

In mezzo ad intrallazzi, porcherie e tanta brutalità, ci sono risorse molto scarse per la sopravvivenza materiale e morale. Devi guadagnartele.

La legge implicita è soltanto una: devi abbandonare te stesso, puoi solo adattarti e lasciarti vivacchiare o lasciarti morire. E non c’è tanta differenza: devi finire istituzionalizzato. Devi perdere ogni speranza.

Perciò, è proprio la speranza (di tornare libero) l’unica cosa importante che dovresti risparmiare e proteggere con tutto te stesso. Ma in silenzio, intimamente, come individuo.

Sarà terribilmente frustrante conservarla. Potresti impazzirne. E condividerla è pericolosissimo. Potresti sprecarla. Per sempre.

Ma è in te e più forte di ciò che è fuori da te.

Per non soccombere, perciò, un po’ alla volta, diventi un alieno: impari a vedere la vera natura della realtà che ti circonda e dai all’impostore principale ciò che ti impone. Partecipi al gioco, perché l’hai compreso, ma vivi nella tua secessione individuale. Difendi quell’ultimo centimetro.

Lo fai solo per te stesso: resisti dissimulando e, alla fine, vinci.

Hai sofferto tanto, ma hai risparmiato il tuo valore, hai afferrato il tempo e l’hai usato bene e sei, di nuovo, libero. Sei tornato dove le cose hanno un senso.