Crisi e l’aridità dei numeri

Le Crisi dal XIV secolo ad oggi. Il coinvolgimento delle banche.

1340 RE EDOARDO III D’INGHILTERRA non è in grado di ripagare i banchieri fiorentini che gli avevano presto i soldi per le campagne di guerra. Nel 1345 i banchi dei Peruzzi e dei Bardi falliscono: l’importo è di un milione e mezzo di fiorini (600.000 i Peruzzi, 900.000 i Bardi). Il sistema bancario fiorentino non è più in grado di sopportare un “buco” così ampio e le conseguenze sono catastrofiche. Ovviamente vi è l’effetto domino che trascina con sé gli Antellesi, gli Acciaioli e vari altri banchi, oltre ad un nutrito numero di cittadini fiorentini falliti (350 ad onor di cronaca). Non c’è più liquidità.

1637 LA BOLLA DEI TULIPANI

I primi futures. La bolla dei tulipani ha dato inizio alla prima grande crisi finanziaria tramite l’utilizzo di strumenti finanziari con finalità speculative e coinvolse tutto il sistema economico europeo di quei tempi.

La bolla dei tulipani culminò nella famosa asta di Alkmaar del 5 febbraio 1637, in cui centinaia di lotti di bulbi furono venduti per un ammontare monetario di 90.000 fiorini (l’equivalente di circa 5 milioni di euro), ossia ciascun bulbo fu venduto, al prezzo medio, pari al reddito di oltre un anno e mezzo di un muratore dell’epoca. Poi il crollo. La lobby dei fioristi, gravemente colpita, in questo periodo indusse la giustizia delle Provincie unite olandesi a decretare la trasformazione dei contratti a termine (i futures) in contratti di opzione. In questo modo il detentore del contratto (il fiorista o il commerciante) fu autorizzato a non onorare l’impegno (nei confronti dei contadini o coltivatori) pagando solo una penalità pari al 3,5% del prezzo pattuito, anziché essere obbligato a comprare a prezzi elevatissimi un bulbo che in quel momento aveva un valore di mercato largamente inferiore a quanto previsto nel contratto originario.

1711 LA COMPAGNIA DEI MARI DEL SUD – LA “SOUTH SEA BUBBLE” La Compagnia dei Mari del Sud è una delle tante imprese nate all’inizio del XVIII secolo (e sono delle vere e proprie società per azioni) con gli scopi più disparati. In Francia, in Inghilterra e subito dopo la guerra di successione spagnola, si accumularono forti debiti pubblici, a Parigi ed anche a Londra decisero di riscattare le sorti finanziarie dei paesi affidandosi ad una compagnia commerciale: la “Compagnia dei Mari del Sud”, fondata nel 1711 da Robert Harley, conte di Oxford, e da John Blunt anche con partecipazione pubblica. Il valore delle azioni aumentò fino al 1720 anno in cui fallì per mancanza di prospettiva realistica del commercio. Furono in seguito emanate regole.

1717 LA COMPAGNIA DEL MISSISSIPPI Detta anche Compagnia dell’Occidente fu creata dall’economista John Law. La finalità era quella di commerciare con le colonie francesi del nord America, spacciandola come lo “Eldorado” agli azionisti che, in breve nel 1719, portarono alla triplicazione del valore delle azioni. Poi, come in tutte le bolle si sgretolò la fiducia e un giorno di luglio, nel 1720 il valore dei titoli crollò portando la Compagnia al fallimento. Il panico si diffuse e davanti alla Banque Royale e quindici persone persero la vita nella calca.

1800 LA BOLLA DELLE FERROVIE INGLESI Il motore trainante dell’economia europea fu la rivoluzione industriale del’800. Con queste premesse il commercio triplicò nel giro di pochi anni. Nel contesto l’invenzione del treno dette una spinta all’innovazione che entrò nel mirino degli investitori. Il primo treno fu brevettato nel 1802 da George Stephenson (anche se il primo modello di veicolo a vapore era stato ideato nel 1797 da Richard Trevithick), ed entrò in funzione nel 1804. Il 27 settembre del 1825 fu inaugurata la prima tratta ferroviaria tra Darlington e Stockton. Nel periodo 1850-1870 la rete ferroviaria inglese triplicò in dimensione ed il fenomeno si estese a tutta l’Europa alla fine del XIX secolo creando la nuova era industriale. Tra il 1844 ed il 1847 vi fu una grande corsa ai titoli delle ferrovie e, come sempre accade, subito dopo il crollo mandando in miseria molti speculatori tra i quali George Hudson detto il “Re delle ferrovie”.

 

1819 LE SPECULAZIONI IMMOBILIARI

la prima crisi immobiliare è del 1819 la successiva del 1837. E’ interessante valutare come nell’arco di circa venti di anni: l’economia, i paesi e le persone siano in grado di rimuovere completamente dalla memoria l’esperienza passata.

1873 LA CRISI ECONOMICA PIÙ LUNGA CHE SI RICORDI È QUELLA DURATA DAL 1873 AL 1895; 22 (VENTIDUE) ANNI.

1907 U.S.A LA BOLLA DEL CAFFÈ

Il 1907 viene ricordato come l’iniziò della bolla del caffè ed è conosciuto anche come il Panico dei banchieri del 1907, allorché vi fu un repentino il calo di quasi il 50% dei valori del mercato. La motivazione:

  1. credito facile,

  2. manipolazioni dell’alta finanza,

  3. eccessiva speculazione nel settore immobiliare.

La crisi derivante dalla speculazione nel settore del Rame, che vide coinvolti la H.J. Heinze Company che con la United Cooper e la Guggenheim, innescò il crollo. La perdita di fiducia dei correntisti fece scattare corsa agli sportelli (bank run). Non fallirono solo le banche, ma anche le Società Fiduciarie. Un banchiere si distinse fra tutti JP Morgan apportando parecchia liquidità, anche grazie ad un prestito del governo. Forse, potremmo consideralo come l’ideatore dell’attuale “QUANTITATIVE EASING”; riportando così la calma sui mercati.

1929 MARTEDÌ 29 OTTOBRE

La grave crisi economico-finanziaria del 1929, iniziata negli Stati Uniti d’America, ha sconvolto l’economia mondiale dalla fine degli anni venti fino a buona parte del decennio successivo. Devastanti furono le ripercussioni sociali e politiche. John Kenneth Galbraith ha riassunto i fattori di crisi in alcuni punti:

  1. cattiva distribuzione del reddito,

  2. cattiva gestione e struttura delle aziende finanziarie,

  3. cattiva struttura del sistema bancario,

  4. eccessivi prestiti a carattere speculativo,

  5. eccessivo perseguimento del pareggio di bilancio e quindi assenza di intervento statale deleterio in assenza della domanda,

  6. infine, la stretta creditizia contribuì ad accrescere la crisi.

Dopo il periodo di stabilità garantito dagli accordi di Bretton Woods, è utile ricordare:

1970/1980: L’INFLAZIONE, SPAURACCHIO DELL’OCCIDENTE

La parola “inflazione” evoca in tutte le persone che hanno vissuto negli anni ’70 e ’80 un mostruoso accadimento di una gravità assoluta e chiunque avesse proposto un rimedio veniva considerato come un’ancora di salvezza. In realtà l’aumento generalizzato dei prezzi non è un male, né un bene in assoluto, ma come molti fenomeni ha effetti diversi a seconda ceto sociale e da chi lo osserva. Per i lavoratori dipendenti l’inflazione è negativa, ma la la cosiddetta “scala mobile” (in Italia) ha attenuato, con l’adeguamento automatico dei salari, il costo della vita. Per tutti gli altri soggetti è stato assolutamente indifferente. Per chi aveva debiti l’inflazione si è rivelata un aiuto perché nel momento della restituzione del prestito il valore era diminuito in termini reali, mentre per tutti quelli che avevano crediti l’inflazione si è rivelata un danno per le ragioni contrarie di cui sopra.

1973 LA PRIMA CRISI ENERGETICA Il “miracolo economico” degli anni ’60 ha prodotto una crescita impressionante del Prodotto Interno Lordo (PIL): per esempio in Giappone per circa un decennio il P.I.L. è aumentato in media di circa il 10% l’anno, in Italia del 5,4% l’anno. All’inizio degli anni ’70 c’era già un ridimensionamento della spinta del “miracolo economico” ed ecco subentrare prepotentemente l’aumento scioccante del costo dell’energia dando il colpo definitivo a tutte le speranze della continuità di crescita.

1979 BOLLA IMMOBILIARE USA

1979 LA SECONDA CRISI PETROLIFERA

1982 MESSICO INSOLVENTE

1985 BANCAROTTA BANCHE LOCALI USA

Le “Savings and Loans” Banks (Casse di risparmio e credito). Delle 3362 casse 450 Casse sono insolventi. La causa: edilizia e credito al consumo.

1987 LUNEDI’ 19 OTTOBRE CROLLO WALL STREET

L’indice Dow Jones Industrial perde in un solo giorno il 22,61%.

1989 NUOVA BOLLA IMMOBILIARE NEGLI STATI UNITI

1989 BOLLA IMMOBILIARE GIAPPONESE

E’ INTERESSANTE NOTARE CHE: TRA IL 1795 E IL 1998 IL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE HA CONTATO 212 (duecentododici) CRISI.

1992 CRISI VALUTARIA E LA FINE DELLO S.M.E. (Sistema Monetario Europeo)

1994 CRISI DEL MESSICO

Nei primi anni ’90 venne introdotta la liberalizzazione delle transazioni finanziarie facendo affluire, in Messico, ingenti capitali. Per combattere l’elevata inflazione di quegli anni, la valuta messicana si ancorò al dollaro statunitense (peso/dollaro) fissando così i tassi a livelli più elevati per incentivare gli investitori a detenere pesos. L’ancoraggio al dollaro si trasformò in un boomerang, anche per la impossibilità di utilizzare lo strumento della svalutazione facendo così perdere competitività al Paese sui mercati internazionali, con un calo delle esportazioni ed un progressivo aumento del deficit della bilancia commerciale. Tra il settembre 1994 e l’aprile 1995, il peso si svalutò di quasi il 100 per cento (da una parità centrale di poco più di 3 pesos per dollaro a una parità di 6 nuovi pesos per 1-uno- dollaro americano).

1997 LA CRISI DEL SUD EST ASIATICO

La crisi valutaria. In questa crisi valutaria, è stata ben studiata a tavolino da speculatori molto aggressivi, la più colpita fu la Thailandia ancorata: bath/dollaro, trovandosi a dover fronteggiare un debito estero insostenibile. Il sistema bancario tailandese è risultato molto vulnerabile perché si era indebitato in dollari a breve termine ed aveva erogato credito in bath a lungo termine. Nel luglio 1997 la Banca centrale tailandese decise la svalutazione ed in seguito ad una serie di attacchi speculativi, da parte di fondi di investimento internazionali, il bath finì per deprezzarsi di circa il 60%. Per ripristinare la fiducia nel mercato, il F.M.I. concesse prestiti condizionati a “riforme strutturali” con:

  • tagli alla spesa pubblica,

  • aumento della pressione fiscale,

  • maggiore apertura e trasparenza del sistema finanziario,

  • oltre ad una riforma della legislazione su banche e istituti di credito.

1997 – 98 CRISI DELLA RUSSIA

Contagio a banche ed economia reale. La crisi valutaria innesca inevitabilmente una crisi del debito sovrano russo, che ha pesanti riflessi sul sistema bancario, con una rilevante esposizione verso il debito pubblico domestico accompagnato dalla chiusura del mercato interbancario. Il default degli istituti di credito venne evitato grazie a numerosi interventi a sostegno. Anche l’economia reale registra un calo del P.I.L. pari al 5% nel 1998. Il 2 settembre del 1998 venne definitivamente abbandonato l’ancoraggio rublo/dollaro. Il tasso di cambio passa in pochi giorni da 6 rubli per dollaro a 21 rubli per dollaro.

1997 – 2000 LO SCOPPIO DELLA BOLLA DELLE COSI’ DETTE “DOTCOM”

Una bolla speculativa generata e sviluppatasi attraverso la classica sequenza:

  1. estrema fiducia da parte degli investitori nelle potenzialità di un prodotto/azienda,
  2. crescita rapida del prezzo del prodotto,
  3. evento che fa vacillare le aspettative di importanti guadagni,
  4. elevati flussi di vendite,
  5. crollo finale del prezzo del prodotto.

La New Economy si contrappone alla Old Economy basata prevalentemente sul settore manifatturiero. In pochi anni si assiste al sorprendente sviluppo di aziende operanti nel settore Internet o nel settore informatico, chiamate appunto Dot-com companies (dal suffisso “.com” -punto com-), agevolate anche dal basso costo del capitale in un contesto di bassi tassi di interesse (tra il 1995 e il 1999 la Banca Centrale degli Stati Uniti riduce il tasso ufficiale dal 6% al 4,75%). IN ITALIA LE AZIONI DELLA TISCALI SUPERANO, PER CAPITALIZZAZIONE, LA FIAT.

1998 SALVATAGGIO DEL FONDO LONG TERM CAPITAL MANAGEMENT

Il fondo fu istituito nel 1994 da John Meriwether ed il suo team della Salomon Brothers basato sui modelli matematici creati dai premi Nobel Robert C. Merton e Myron Scholes. Lo hedge fund aveva in gestione un capitale di 4 miliardi di dollari e li utilizzarono per operazioni di arbitraggio economico, con le leve finanziarie, ed ebbero rendimenti di circa il 40 % annuo. Naturalmente tutte le cose “belle” finiscono e per salvare il fondo nel 1998 intervenne direttamente la Federal Reserve evitando così il peggio.

1998-99 Brasile

Verso la fine 1998 forti vendite di obbligazioni brasiliane, pubbliche e private, innescarono pressioni sul tasso di cambio, sopravvalutato rispetto ai fondamentali economici del Paese. Anche in questo caso il rapporto era real/dollaro che si rivela presto insostenibile. Nell’ottobre del 1998 il FMI vara un programma di aiuti finanziari, per un ammontare complessivo di oltre 41 miliardi di dollari, al fine di attenuare gli squilibri finanziari, richiedendo un piano di aggiustamento fiscale. Le risorse messe a disposizione del FMI consentirono di sostenere il real brasiliano solo temporaneamente: nel gennaio 1999 il Brasile abbandona il regime di cambi fissi con il dollaro e nei due mesi seguenti il real subisce un deprezzamento di circa il 40%.

2001 ARGENTINA

L’ingente debito accumulato nel corso delle lunghe dittature militari ed il rigido ancoraggio del peso/dollaro portano alla crisi. Nel 1999 il PIL argentino diminuisce del 4% ed il paese entra in recessione. Il governo decide di non abbandonare il cambio fisso con il dollaro e questo contribuisce a peggiorare la situazione. Nel 2001 l’incertezza per una svalutazione innesca una corsa agli sportelli bancari (bank run) da parte dei correntisti che ritirano pesos per convertirli in valuta pregiata. Le misure restrittive imposte dal governo per arginare i prelievi provocarono in poco tempo una vera e propria rivolta popolare. La diffusione in Italia dei bond argentini. L’appetibilità dei tassi delle obbligazioni argentine sono presenti nel portafoglio di circa 430.000 clienti retail italiani che ne detengono per complessivi 12,8 miliardi di euro.

2001 FALLIMENTO DELLA ENRON

Fallimento Enron: trucchi contabili, aiuti politici ed aiuti ai politici sono alla base della disastrosa gestione di Enron. Questo grande raggiro è costato molto anche ai fondi pensione statunitensi.

2002 FALLIMENTO WORLDCOM

Il colosso truccava i bilanci, dicendo che guadagnava ma non era vero. Questo fallimento molti lo ritengono l’ENRON al quadrato. Praticamente è un falso in bilancio galattico e ricorda molto la Compagnia dei Mari del Sud.

2007-2009 LA CRISI FINANZIARIA La crisi finanziaria dei mutui subprime ha avuto inizio negli Stati Uniti nel 2006. Le basi della crisi risalgono al 2003, quando si comincia ad aumentare in modo significativo l’erogazione di mutui ad alto rischio, ossia a clienti che in condizioni normali non avrebbero mai ottenuto credito, poiché non sarebbero stati in grado di fornire sufficienti garanzie. I fattori che hanno stimolato la crescita dei mutui subprime sono riconducibili anche alle dinamiche del mercato immobiliare statunitense e allo sviluppo delle cartolarizzazioni (cessione di attività e/o passività, beni e/o debiti di privati o di crediti di una società a titolo oneroso).

La bolla immobiliare. Dal 2000 e fino alla metà del 2006, negli Stati Uniti i prezzi delle abitazioni sono cresciuti in maniera costante e significativa, generando una vera e propria bolla immobiliare. La dinamica era favorita dalla politica monetaria accomodante della Federal Reserve (FED), che mantenne i tassi di interesse bassi fino al 2004, in risposta alla crisi della bolla Internet e all’attacco dell’11 settembre 2001.

La politica monetaria. Tassi di interesse bassi, uguale (=), basso costo del denaro per le famiglie, che richiedevano i mutui ipotecari, finendo con lo stimolare la domanda di abitazioni e alimentandone i prezzi. La bolla immobiliare, inoltre, rendeva conveniente la concessione di mutui da parte delle istituzioni finanziarie che, in caso di insolvenza del mutuatario, potevano comunque recuperare il denaro prestato attraverso il pignoramento e la rivendita dell’abitazione.

La cartolarizzazione immobiliare, i bassi tassi di interesse e la crescita dei mutui subprime sono stati lo sviluppo delle operazioni di cartolarizzazione, ossia la possibilità per gli istituti creditizi di trasferire i mutui, dopo averli “trasformati” in un titolo, a soggetti terzi (le cosiddette “società veicolo”) e recuperando buona parte del credito, immediatamente, che altrimenti avrebbero riscosso solo al termine dei mutui stessi (10, 20 o 30 anni dopo). La cartolarizzazione consente alle banche, di liberarsi del rischio di insolvenza dei mutuatari ed indebolendo l’incentivo e la corretta valutazione dell’affidabilità dei clienti. Le società veicolo, a loro volta, finanziavano l’acquisto dei mutui cartolarizzati mediante l’offerta agli investitori di titoli a breve termine. VERA E PURA SPECULAZIONE!

2008 BOLLA DEL RODIO Il rodio è un metallo appartenente a gruppo del platino. Altrettanto misteriosa fu la bolla del Rodio del 2008 con valutazioni incredibili.

LA CRISI DEL DEBITO SOVRANO DEL 2010-2011 La crisi si è sviluppata nei paesi periferici dell’eurozona (Portogallo, Irlanda e Grecia) per poi estendersi nel corso del 2011 a Spagna e Italia.

La crisi e le misure di contrasto. A maggio 2010 i Paesi dell’eurozona ed il FMI hanno approvato un prestito di salvataggio per la Grecia di 110 miliardi di euro (30 da parte del FMI). Nel mese di novembre è emersa la crisi del sistema bancario irlandese: il Governatore della banca centrale irlandese ha comunicato che le perdite delle banche domestiche ammontavano a 85 miliardi di euro (pari al 55% del PIL) e le istituzioni europee con la partecipazione del FMI hanno approvato un piano di sostegno per un ammontare pari a 85 miliardi di euro. A maggio 2011, UE, BCE e FMI (la cosiddetta Troika) hanno concesso un prestito di 78 miliardi di euro anche al Governo portoghese.

 

2017 ULTIMISSIMI DATI

GIAPPONE: rapporto P.I.L./Debito 236%

CINA: rapporto P.I.L./Debito 250%

U.S.A.: rapporto P.I.L./Debito 101%

 

2016 ELENCAZIONE SPARSA DI DATI E’ da sottolineare che dal 1720 al 2010 si sono registrate circa 55 (cinquantacinque) grandi crisi finanziarie (Kindleberger, 2005; International Monetary Fund, 2010). Le grandi crisi finanziarie ricorrono mediamente ogni 6 anni.

Unimpresa: “Ricchezza famiglie calata di 120 miliardi in un anno”.

E’ crollata di quasi 120 miliardi di euro in un anno la ricchezza finanziaria degli italiani!