La riabilitazione morale della prostituzione per mezzo delle leggi fiscali: riflessioni economiche e giuridiche

Nella serata di lunedì 5 settembre 2016 su RaiTre va in onda “Presa Diretta”, condotto da Riccardo Iacona. L’ultimo servizio di tale trasmissione va in onda in fascia protetta, poiché si occupa dello spinoso problema della prostituzione in Germania: una pratica legale da quelle parti, e con un giro d’affari annuo che ammonta a circa 15 miliardi di euro.

In effetti anche in Italia si discute spesso sul se e sul come regolamentare l’attività riguardante prestazione di servizi sessuali a pagamento. Coloro che propendono per la legalizzazione di tali pratiche parlano proprio del caso tedesco “dove – ci raccontano – la prostituzione porta nelle casse dello Stato 4 miliardi circa di gettito fiscale annuo”.

Tuttavia, parafrasando Bastiat, possiamo affermare che le entrate fiscali costituiscono solo “ciò che si vede”; ben sapendo che l’economia è soprattutto “ciò che non si vede”; e infatti, dopo aver visto e udito nella summenzionata trasmissione cose che fanno precipitare l’uomo dallo stato di essere privilegiato a quello di bestia feroce, mi sono domandato più e più volte come un libertario dovesse porsi dinanzi al problema del “se”, ed eventualmente “come” regolamentare la prostituzione. Per questo ho cercato poi il confronto su tale tema con alcuni amici libertari.

È chiaro che un libertario deve sempre chiedersi se una semplice ricevuta fiscale è sufficiente per poter affermare che un’attività economica sia lécita1, ancorché formalmente legale2; e questo vale, a maggior ragione, nel delicatissimo campo degli atti di disposizione del proprio corpo. Per cui bisogna andare oltre la semplice dimensione “politica”, spingendosi nei meandri della religione, che, teoricamente, ciascuno di noi potrebbe anche considerare come “oppio dei popoli”, ma che quotidianamente costituisce il fine ultimo di ogni nostra azione.

Un approfondimento religioso, di matrice essenzialmente cristiana, suggerisce, come prima cosa, che la “legge” non può consistere in una normativa totalmente empirica, razionalistica, altrimenti le mancherebbe un’anima, un “ethos” e, di conseguenza, un “nòmos”. La vera legge – il nòmos, appunto – non è quella che si trova nei codici giuridici, bensì nella coscienza dei cittadini. Da questo punto di vista, quindi, una legge risulta “vera” quando riconosce il proprio fondamento in una istanza superiore all’ordine della natura e al “logos” calcolante e strumentale (F. Amendola, 2009).

Col massiccio interventismo è stato messo in crisi non solo il concetto di nòmos, cioè di legge universale e necessaria, ma anche il fondamento soprannaturale dello stesso nòmos, dovuto all’idea che le leggi umane riflettono un ordine divino essendo ispirate dalla divinità stessa (Amendola, 2009).

Inoltre, il concetto di “nòmos” richiama quello di “ethos’’, che originariamente significava “luogo in cui vivere e dimorare”. Quando si parla di ethos però non si deve far l’errore di immaginare i muri e il tetto della casa, perché in realtà «l’ethos indica quel complesso di relazioni che l’essere umano stabilisce con l’ambiente circostante, e da cui ritaglia lo spazio per la sua dimora. Le relazioni avvengono: con i familiari, poiché bisogna essere cooperativi e pacifici; con un piccolo luogo sacro, dove si conservano le persone più care; con i vicini, perché ci sia mutua collaborazione e cortesia. In altre parole l’ethos è il luogo dove l’uomo dà dignità alla sua esistenza» (J. C. Greco, 2004).

Poste tali debite premesse possiamo chiederci in cosa consista l’ethos legato agli atti di prostituzione e, come anticipato, prendiamo come riferimento il servizio giornalistico di Presa Diretta, che si sofferma in particolar modo sullo status giuridico e sanitario di quelle prostitute che operano “low cost” in città come Colonia e Francoforte.

Aspetti Fiscali – Per quanto concerne il profilo fiscale se n’è occupato già un articolo del settimanale L’Espresso (S. Vastano, 2015). Possiamo dire che le prostitute pagano l’affitto della camera, e il proprietario dello stabile – in cui ogni monolocale è affittato ad “una imprenditrice del sesso” – paga all’Amministrazione Finanziaria sia le imposte sugli affitti, sia una imposta forfettaria per ragazza (pari a 30 euro giornaliere) fungendo così da “sostituto d’imposta”.

L’articolo pubblicato da L’Espresso si è concentrato su ciò che accade nei famosi locali del sesso situati nelle zone centrali di Berlino, affermando che lì le prostitute sono al sicuro e al riparo dagli sfruttatori, e che pagando le tasse hanno pari dignità sociale con gli altri lavori, etc. (S. Vastano, 2015).

Il governo Shröder nel 2001 ha emanato il Prostitution Gesetz con cui regolamenta l’attività dei “centri relax” – nome legale dei luoghi dove lavorano le prostitute – i cui gestori, al momento di richiedere l’autorizzazione agli organi preposti, devono avere una fedina penale pulita (S. Vastano, 2015).

Come si può notare, dal punto di vista burocratico-formale, cioè “legale”, è tutto apposto, e sembrerebbe un controsenso vietare un’attività flòrida, anche perché così facendo si farebbero ritornare le prostitute per strada; evidentemente qualcosa di poco dignitoso. E poi vuoi mettere? In Germania l’inverno è ancora freddo, nonostante il famigerato surriscaldamento climatico globale.

Tuttavia, è lo stesso settimanale L’Espresso che de-mitizza l’idea, tutta statalista, della “prostituta-manager che paga le tasse”. Infatti, abbiamo già visto che il pagamento delle imposte è forfettario, e come ciò consenta alle prostitute di esercitare la loro attività, più che al riparo dagli sfruttatori, al riparo dal fisco, perché una volta in regola con le leggi fiscali, non è poi detto che una prostituta si vada a registrare anche presso l’ufficio del lavoro. Tale pratica è sconsigliata a livello etico, poiché quando una donna abbandona la prostituzione per cercare un nuovo lavoro, a cosa serve inserire tra le referenze il bordello, o club, o centro relax, presso il quale ha lavorato? (S. Ambrogi, 2015).

Inoltre, nella realtà quotidiana, nessun cliente richiede una ricevuta fiscale da poter poi dedurre dalla dichiarazione dei redditi: perché, in fin dei conti, la privacy è sempre “la privacy”, in ogni dove.

Fin qui chi ne beneficia della regolamentazione dei centri-relax è solo il fisco. Poi, come rilevato dalla trasmissione Presa Diretta – ai cui giornalisti va riconosciuto il merito di essersi spostati da Berlino – esistono i cosiddetti “bordelli low cost”, dove le prostitute continuano sì a pagare le imposte, ma sono costrette a prestazioni sempre più umilianti e, proprio a causa di queste, finiscono col contrarre pericolose infezioni e malattie. Nonostante la legge tedesca prescriva l’uso del preservativo, nella realtà ci sono avventori che vogliono avere rapporti non protetti e, d’altra parte la legge non prevede l’esistenza di figure professionali idonee a vigilare sull’uso corretto del condom.

Qualcuno potrebbe obiettare che le prostitute potrebbero recarsi in ospedale a farsi curare, visto che, pagando le imposte, hanno diritto a servizi sanitari gratuiti. Ma anche qui la teoria del welfare state risulta essere fuori dal reale, perché una volta iniziata una cura ospedaliera, che in questi casi richiederebbe sicuramente lunghi periodi di “riposo”, la prostituta ammalata sopporterebbe una perdita economica non indifferente.

Per fortuna ad alleviare le sofferenze delle prostitute in difficoltà ci pensano le associazioni di volontariato, tra cui alcuni medici che, tolto il camice bianco da lavoro, danno il loro contributo “sociale” in maniera gratuita e disinteressata.

A questo punto qualsiasi persona in buona fede potrebbe chiedersi: “E lo Stato cosa fa?”

Me lo sto chiedendo pure io, soprattutto dopo aver sentito che la stragrande maggioranza delle prostitute low cost sono rumene, appena diciottenni, che vengono portate in quei posti “a loro insaputa”: in sostanza, in Romania operano delle bande di malviventi che fungendosi da mediatori promettono a queste ragazze un posto di lavoro dignitoso, ma poi, una volta giunte in Germania, divengono vere e proprie schiave del sesso, e per lo più “invisibili” alla società.

E riaffiora in tal modo, cioè molto tristemente, quanto affermato a suo tempo da Bastiat.

Egli era un imprenditore e si occupava di economia teorica; ma qui siamo nel campo della “non economia”, e di uno Stato, nella fattispecie quello tedesco, che riesce a percepire una rendita finanziaria da un’attività che non è “economica”. Il giurista Giuseppe Capograssi sostiene che con la violenza, con la coazione non c’è un processo economico, perché non c’è libero scambio tra le parti, ma solo e soltanto un processo di annientamento del soggetto violentato (G. Capograssi, 1940, p. 236). In particolare, egli sostiene che nel processo di scambio vi sono due economie che attraverso di esso trovano un assetto più conveniente, cioè un assetto “economico”; ed è proprio per questo motivo che avviene lo scambio. Nella violenza, invece, economicamente non c’è nulla, se non il fatto giuridico del rapporto di violenza mediante il quale colui che esercita coazione coglie non un “utile”, bensì un vantaggio che porta a conseguire un risultato senza che ci sia un costo, anzi un vantaggio che mira alla eliminazione dello sforzo.

Ebbene, lo Stato tedesco, regolamentando la prostituzione, è riuscito nell’impresa di tassare un’attività giuridicamente “non economica”. In questo modello – perdente – a trionfare non è il progresso, la modernità, o altre entità astratte, ma semplicemente è il “vecchio Zaccheo” e la “vecchia Maddalena”. Questi due personaggi del Vangelo volendo vedere e udire Gesù avevano sviluppato una propensione per uscire da una situazione di “vergogna pubblica”, essendo Zaccheo un pubblicano, cioè il titolare di un’agenzia per la riscossione delle tasse, e Maddalena una nota peccatrice, posseduta dai demoni. Gesù li volle incontrare personalmente, perché costoro avevano bisogno di essere incoraggiati per intraprendere un nuovo percorso. E infatti, i risultati arrivarono. Il primo decise di restituire a tutti coloro contro i quali si era accanito, approfittandosene del suo ruolo, una somma pari a 4 volte quella “estorta” a suo tempo, e di dare ai più poveri una parte del rimanente. Successivamente costui seguì Gesù, e divenne uno dei primi vescovi della cristianità, subendo poi il martirio quando cominciarono le persecuzioni contro i cristiani. Inoltre Zaccheo, per l’ospitalità che concesse a Gesù, è oggi riconosciuto dalla Chiesa come Santo e patrono degli albergatori.

Anche Maddalena (chiamata Maria di Màgdala) dopo l’incontro con Gesù, cambiò radicalmente vita, tanto che san Tommaso d’Aquino la definì “apostola degli apostoli” (C. Uguccioni, 2016).

Questa parentesi su Zaccheo e Maddalena ci insegna che le persone, per grazia divina, anelano a qualcosa di dignitoso, per poter vivere la loro vita in relazione con Dio. E come Zaccheo violava il comandamento divino di non rubare, le prostitute violano quello di non commettere atti impuri.

Le istituzioni governative devono tener conto di ciò, e pensare che una persona possa trovarsi a compiere atti di disposizione del proprio corpo solo per necessità economiche momentanee.

In Italia, nel corso della storia, ci sono stati dei parroci che hanno strappato dalla prostituzione tantissime donne, valorizzando poi i loro talenti, e talvolta sfidando anche i loro “protettori”; ma oggi la smània per la fiscalità ha contagiato ormai una bella fetta della popolazione, e da più parti politiche si chiede di tassare il patrimonio immobiliare delle parrocchie, di regolamentare i bordelli, magari chiamandoli “case chiuse”, quasi a significare – guarda un po’! – che tutte le porte sono sbarrate, anche quelle del cuore, che portano “naturalmente” gli esseri umani verso Dio.

Del resto, come dimostrano 3000 anni di storia, ed oggi la Scuola Austriaca di economia e diritto, la tensione verso la fiscalità porta il più delle volte quei governanti che vorrebbero realizzare dei grandi progetti, ad esasperare la vita dei singoli, e persino di interi popoli nei casi più patologici.

E pensare che lo Stato, originariamente, venne creato proprio per dirimere i conflitti tra gruppi di individui, e quindi come istituzione garante della pace sociale (L. Von Mises, 1959, p. 145).

 

Fonti

S. Ambrogi, 2015, “La prostituta imprenditrice di se stessa?E solo un mito”. Parla la tedesca Inge, online: www.espresso.repubblica.it, pubb. li 24 aprile 2015.

F. Amendola, 2009, I greci non credevano nel progresso, ma in una legge che esprime la volontà divina, online: www.ariannaeditrice.it, pubb. li 18 apr. 2009.

G. Capograssi, 1940, “Pensieri vari su economia e diritto”, in Scritti giuridici in onore di Santi Romano, Volume I, Cedam, Padova, 1940.

J. C. Greco, 2004, Mongolia. Tra “Ethos” e “Daimon”, online: www.rivistamissioniconsolata.it, dicembre 2004

C. Uguccioni, 2016, Chi era veramente Maria Maddalena?, online: www.lastampa.it, pubb. li 20 luglio 2016.

S. Vastano, 2015, Prostituzione legale: pro e contro nel caso tedesco, online: www.espresso.repubblica.it, pubb. li 8 giugno 2015.

L. Von Mises, 1959, L’Azione Umana, Utet, Torino, 1959, p. 145.

1 «È lécito ciò che è ammesso, permesso, consentito dalle norme morali e civili, dalla convenienza, dall’onesto» (voce “Lécito” in Grande Dizionario Illustrato della Lingua Italiana – A. Gabrielli, Mondadori, 1989).

2 «Si parla di legalità in senso formale quando è sufficiente che i poteri pubblici abbiano come base giuridica una legge o un atto ad essa equiparato» (Voce “Principio di Legalità” in Enciclopedia Giudica Treccani on line: www.treccani.it/enciclopedia/principio-di-legalità).