I ponti americani non stanno per crollare

C’è una buona ragione per il fatto che la squadra Trump ha rivelato poco dei dettagli delle sue politiche future. Ogni volta che Trump scende nello specifico offre al suo pubblico una pila fumante di controsensi.

The Donald era esattamente al posto giusto nel momento giusto quando affermò a Fox News che avrebbe duplicato la somma di 275 miliardi che Hillary aveva promesso di sprecare nelle infrastrutture. Tirando fuori il suo nuovo programma da 500 miliardi da sotto il suo biondo riporto, ha inoltre dimostrato di non avere alcuna idea delle cose di cui parla in questo campo, come in tanti altri.

No, Donald, i ponti americani non stanno per cadere, e le infrastrutture nazionali non stanno “andando in rovina” – almeno non più di qualsiasi altro affare dell’impero di Washington.

In effetti, la primaria occupazione di Washington è il mantenimento del sistema di autostrade inter-statali, e tale sistema è ancora abbastanza in forma, inclusi i suoi ponti così pesantemente trafficati.

Inoltre, se la rete di autostrade interstatali abbisogna di nuovi investimenti, allora gli utenti dovrebbero pagare attraverso un modesto incremento della tassa sulla benzina. O, ancor meglio, Washington avrebbe semplicemente bisogno di smettere l’abitudine di destinare più del 67% dei 45 miliardi derivanti dalla tassa sulla benzina alle strade statali e locali, al trasporto pubblico, alle piste ciclabili, al taglio dell’erba, ai musei dei trasporti e innumerevoli altre simili diversioni.

Il sistema sarebbe dunque in condizioni eccellenti. Tuttavia questo non è neppure la metà della pazza idea di Trump in campo infrastrutturale. Avendo digerito il mito delle infrastrutture completamente e inesorabilmente, il candidato repubblicano ha compiuto un ulteriore passo avanti parlando di una “banca delle infrastrutture” – il metodo favorito dai democratici per aumentare il già enorme debito pubblico della nazione.

Nonostante continui a ripetere “Farò il più grande taglio delle tasse di sempre”, Trump non si vergogna di venirsene fuori con una trovata da mezzo trilione di dollari:

“Prenderemo un fondo. Faremo un accordo fenomenale con bassi tassi d’interesse” ha detto. Ma chi metterà i soldi? “Le persone, gli investitori. Le persone metteranno denaro in questo fondo. I cittadini metteranno denaro in questo fondo” ha detto, aggiungendo che userà “obbligazioni infrastrutturali emesse dal paese, emesse dagli Stati Uniti”Più del 95% di quello che passa per investimento infrastrutturale – autostrade, strade, vie, ponti, aeroporti, porti, trasporti di massa, condotti per l’acqua, fognature, sistema elettrico, parchi pubblici, etc. – è responsabilità del settore privato e dovrebbe essere pagato dagli utenti, oppure, discutibilmente, dovrebbe avere lo status di bene e servizio pubblico.

Questi ultimi dovrebbero essere gestiti dai governi degli stati e dai governi locali ed essere sovvenzionati dagli utenti e dai contribuenti. Ma consegnando una mano alla lobby e al racket delle tangenziali, essi cercheranno di accaparrarsi anche il braccio. Dopo decadi di graduale aggiunta di nuovi obiettivi e attività ai progetti originali, oggi non esiste alcun aspetto della spesa “infrastrutturale” che non si sia fatto largo nel budget dello stato federale.

Questo è il motivo del fatto che la nazione ha 19.4 trilioni di dollari di debito pubblico. Ma c’è una questione più grave. Ossia: qual è il punto di avere un sistema federale e circa 89000 unità fra stati, contee, e governi locali, se queste agenzie sovvenzionate dallo stato non riescono nemmeno a far funzionare gli autobus locali, mantenere le autostrade secondari e neppure a mantenere i servizi idrici e fognari per i residenti locali?

Quando tutto questo sistema viene federalizzato ad hoc, allora ne viene fuori il peggiore dei mondi possibili. Ovvero una redistribuzione casuale delle risorse fra le comunità locali; spreco e inefficiente allocazione delle risorse solo per raccattare voti e una centralizzazione delle politiche tale per cui la classe di governo permanente vince sempre e i lavoratori che pagano le tasse rimangono con poco o nulla.

Anche analizzando solamente il caso delle autostrade, l’estensione di tale fenomeno fa spavento. Le 47000 miglia di autostrade interstatali costituiscono solo l’1,1% delle 4 milioni di miglia di vie, strade e autostrade dell’intera nazione.

In effetti, la ragione per cui abbiamo un governo statale, comitale, municipale e cittadino negli stati uniti è precisamente quella di prendersi cura del 99% della superficie stradale che dovrebbe rimanere fuori dalla responsabilità federale, come disse il grande Dwight D. Eisenhower – nonostante egli sia stato un pioniere del sistema di autostrade interstatali e del relativo fondo fiduciario.

Ad ogni modo, meno di 15 miliardi di dollari, ossia meno di un terzo dei proventi di tale fondo fiduciario, vanno al sistema di autostrade interstatali concepito da Eisenhower. Il resto viene messo all’asta dai politici del congresso in favore delle strade locali, comitali e statuali oltreché per i vari scopi sopra menzionati. Peggio ancora, al centro di questi abusi e di questa corruzione, il complesso di tali spese è un insieme di miti, esagerazioni, e menzogne che forniscono a Washington una copertura di giustificazione per suoi saccheggi, sprechi e ingiustizie.

Quando i banditi delle tangenziali, non hanno più scuse per aumentare il debito pubblico, iniziano a mettere in giro voci a proposito di infrastrutture decadenti, ponti al collasso, sistemi idrici e fognari in dissoluzione, ferrovie e trasporti pubblici inadeguati ed altro ancora.

Questa situazione è, in modo vario, rappresentata come una disgrazia nazionale, un impedimento alla crescita economica e una sensibile opportunità di stimolo fiscale. Tuttavia essa rappresenta un’occasione speciale e magnifica per creare da Washington milioni di “posti di lavoro”. Inoltre, secondo gli ultimi stratagemmi contabili dell’amministrazione Obama – i quali sono ora apparentemente condivisi anche da The Donald – tutto ciò può essere fatto in modo fiscalmente responsabile.

L'articolo originale: https://dailyreckoning.com/americas-bridges-not-falling/