La verità in un pistone

Le macchine non hanno mai costituito una necessità assoluta. La vita sarebbe potuta comparire anche senza, soltanto, inevitabilmente, con una diffusione molto inferiore. E’ l’uso che rende le macchine necessarie. L’uso scientifico della conoscenza fisica e meccanica volto a migliorare sia i mezzi agricoli per la sussistenza che quelli industriali ha reso possibile ai nostri giorni sostenere sulla terra una popolazione che non sarebbe potuta esistere altrimenti, che altrimenti sarebbe morta prima di nascere. Questo è un fatto che tendiamo a dimenticare. E’ un fatto che lega l’esistenza umana alla scienza in un senso vitale.

Non è possibile tornare indietro.

Il desiderio di vivere nuovamente nel passato è qualcosa di antico. Il futuro è ignoto, il presente è caotico, ma il passato è spesso qualcosa su cui ci piace fantasticare… Possiamo renderlo perfetto attraverso un’immaginazione malinconica e vivere in esso come nei nostri sogni. L’uomo ha sempre coltivato in sé il mito dell’età dell’oro, un tempo in cui fare ritorno, un anelito a ritornare. Tutta questa rivolta contro la scienza, questa paura delle macchine, quest’idea per cui la conoscenza sta portando la civiltà verso un abisso, può essere, e probabilmente è, riferibile a tale antico e infantile mito che sopravvive inconsapevolmente nella mentalità moderna.

Nessun essere razionale scambierebbe il presente nella sua interezza con il passato nella sua interezza, soltanto alcune parti dell’uno per l’altro. Bene, questo è impossibile. Né può qualche parte sgradita del presente essere scalzata dall’alternativa, qualche volta suggerita, di una calma condizione. Vacanza della scienza, di nuovo.

Fermarsi non è più praticabile che tornare indietro. Perché ciò sia vero non è stato chiarito tanto facilmente. Un principio di accelerazione è in atto. Lo conosciamo e lo sentiamo, i nostri calcoli quotidiani lo includono, e ciò nonostante è difficile dire cosa esso sia. Il progresso, anche se fosse progresso soltanto in avanti e non verso l’alto, deve avvenire ad un tasso di accelerazione. La conoscenza aumenta in tal modo; così essa vuole.

Parliamo di epoche ed età in modo da far credere che le comprendiamo. Sappiamo molto di più sul presente che su qualunque età o epoca del passato, e ciò nondimeno quanto poco comprendiamo il presente!

La tendenza a vedere le sue proprie opere ed a renderle chiare a se stesso è uno dei grandi bisogni dell’uomo, ma egli non è sufficientemente consapevole di ciò. Quando lo è, scopre gli strumenti. Come saranno, non lo sappiamo, non più di quanto fossero conosciuti il telescopio o il microscopio prima di essere introdotti.

Uno dei classici della scienza è rappresentato dalla storia di Herschel, un musicista il cui interesse per i cieli lo condusse a diventare un astronomo. Ottenne prima un master in matematica. Poi, dal momento che non poteva permettersi l’acquisto di un telescopio, decise di costruirsene uno; e a questo scopo conseguì un master nelle scienze dell’ottica e nella tecnologia per la costruzione di strumenti. Una volta, ritornando da una prestazione musicale, desiderava far ritorno nel suo appartamento per riprendere la fatica di grattare e lucidare a mano gli specchi riflettenti. Dopo centinaia di fallimenti produsse un telescopio senza pari al mondo e scoprì il pianeta Urano.

Tale appassionata ostinazione è comune tra i ricercatori nella tradizione della scienza. Tanto che sono stati scoperti dei sistemi per indagare la distanza dal firmamento, per scoprire il passato di molte cose, apprendere l’ignoto e vedere l’invisibile, ogni sistema con il suo metodo e la sua disciplina.

Ma dov’è la scienza del presente? Sappiamo più sui movimenti dei corpi astronomici che sulle forze economiche in gioco ogni giorno. C’è un modo attraverso il quale l’uomo può contemplare i suoi propri pensieri, eppure nessun sistema appropriato e ben studiato con cui poter contemplare le proprie opere e riferire il loro significato alla propria comprensione. La contemplazione filosofica dell’universo come un meccanismo è una grande attività della mente; la macchina che è apparsa improvvisamente sulla terra è un oggetto di significato importantissimo, e la mente filosofica è riluttante a percepirlo; quella estetica non lo farà.

Berdyaev scrive delle parole irragionevoli e terrificanti sull’uomo-macchina:

Cos’è successo allora nella storia dell’umanità? Come possiamo spiegare il fatto che l’intero ordine e ritmo della vita è passato attraverso un cambiamento radicale? Perché il declino del Rinascimento, già evidente nel diciannovesimo secolo, è diventato ancora più accentuato nel ventesimo? Sono profondamente convinto che hanno avuto luogo una rivoluzione senza precedenti e una crisi della specie umana, una che non può essere riconosciuta da segni esteriori come quelli che hanno contraddistinto la Rivoluzione francese di anno in anno, una rivoluzione che fu, infatti, immensamente più profonda. Ho in mente i cambiamenti associati con l’introduzione delle macchine nella vita delle società umane.

Credo che l’avvento trionfante delle macchine costituisca una delle più grandi rivoluzioni del destino umano. Non abbiamo ancora fatto una stima corretta della sua importanza. L’avvento delle macchine comporta grossomodo una rivoluzione in tutti gli ambiti della vita. Esso strappa l’uomo dalle viscere della natura e modifica l’intero ritmo della sua vita. In precedenza, è esistito un legame organico tra l’uomo e la natura, e la sua vita sociale è stata scandita da un ritmo naturale. Le macchine modificano radicalmente questo rapporto.

Si inserisce tra l’uomo e la natura; e sottomette non soltanto gli elementi naturali a vantaggio dell’uomo, ma anche, nel processo, l’uomo stesso. Libera e contemporaneamente lo riduce in schiavitù ancora una volta. Se nel passato l’uomo è dipeso dalla natura e come risultato ha vissuto una vita misera, l’invenzione della macchine e la conseguente meccanicizzazione della vita, mentre in alcuni aspetti lo hanno reso più ricco, d’altro canto gli hanno imposto una nuova forma di dipendenza, una dipendenza, ad esempio, perfino più tirannica di quella esercitata dalla natura.

Una forza nuova e misteriosa, aliena sia all’uomo che alla natura, fa ora la sua comparsa nella vita umana; e questo terzo elemento, innaturale e non-umano acquisisce un potere terribile sia sull’uomo che sulla natura. Esso disintegra le forza umane naturali. Disintegra e divide l’uomo cosicché egli cessa di essere quell’essere naturale che è stato da tempo immemorabile.

E lì si ferma.

La macchina premierà la riflessione. Provala. Qualsiasi macchina lo farà- il piccolo motore a benzina basandosi sulle promesse di qualcuno.

C’è molto da imparare iniziando col portare la mente a soffermarsi. La storia della mente umana è lì. Cerchi, squadre e ruote girevoli si sono dapprima presentati all’intuizione dell’uomo come simboli di mistero e potere soprannaturale. C’è da dire che essi erano stati ispirati da rappresentazioni della percezione religiosa ed estetica. La realtà possiede anche quel modo di svelare se stessa molto prima che i fatti siano stati scoperti. Molti anni prima che si potesse provarlo scientificamente del tutto, i Greci dedussero la sfericità dal loro senso estetico. La sfera costituiva la forma ideale di un solido; di conseguenza la terra doveva essere rotonda.

La scienza della meccanica sperimentale, sollevando forme quali i cerchi, gli angoli e le ruote verso la forza dello scopo, costituì un successo della ragione, operando nella pratica.

Invisibili nella macchina sono le leggi fisiche. L’uomo non inventò queste leggi. Esse sono innate nell’universo. Ma egli dovette scoprire i fatti e quindi formularli sotto forma di leggi, e questo fu il compito della facoltà speculativa, operando con l’astrazione.

Quanto è strano che la macchina che stai guardando, agendo attraverso ciò che è stato dimostrato e dimostrando ciò che attraverso essa opera, dovrebbe essere una forma di verità i cui segni dapprima apparvero nei riti superstiziosi della magia e dovettero quindi essere seguiti da millenni di errori! Perfino questo può non essere ancora la completa verità. Molto probabilmente no. Che perversione è l’errore! Sempre la via sbagliata per prima, e quella giusta per ultima. In ogni caso, la soluzione corretta, una volta trovata, è così diretta e ovvia che averla mancata sembra il fatto più strano di tutti.

Così ci possono essere più vie per arrivare alla verità. Verso la verità ora operanti in forme di macchine, religione, arte, filosofia e scienza, hanno tutte contribuito avanzando la conoscenza un passo alla volta, senza un senso di marcia, una meta in vista, e costantemente quaggiù. Lo spettacolo della mente umana, che esercita se stessa inconsapevolmente, fallendo, vittoriosamente, per portare presso una condizione che non si può prevedere, è totalmente misterioso per la ragione.

E perché supponiamo ci sia o anche ci sarà un periodo di tale mistero?

Il motore a combusione interna fu inventato da grandi pensatori e meccanici, la cui sola preoccupazione era di farlo funzionare. Esso era già operante in milioni di automobili, prima che fosse raggiunta qualche comprensione scientifica di cosa succedeva nel cilindro. Era noto soltanto che la miscela di gas e aria era compressa dal pistone venendo fuori, allora faceva una scintilla e esplodeva, portando il pistone sotto. Ma perché qualche volta il motore batteva? Nessuno lo sapeva; ed il non conoscere costituiva una limitazione dell’ulteriore sviluppo del motore. Avremmo potuto continuare con esso dal momento che c’era, ed era buono a sufficienza per tutti gli scopi ordinari, ma fino a che la questione non ha trovato risposta non ci sarebbe potuta mai essere una cosa come un motore di potenza duemila cavalli che pesa non più di un grande cavallo, e questo era il tipo di motore di cui ci sarebbe stato bisogno per l’imminente aeroplano.

Ora consideriamo un fisico nel Bureau of Standards di Washington al bel momento dell’esplosione di gas come fosse di bolle di sapone. Se tu gli chiedi cosa stava facendo dirà che stava facendo studi di termodinamica sulle reazioni esplosive gassose. Questa è ricerca pura. Egli non stava pensando a qualche problema particolare. Egli nutre soltanto curiosità per il comportamento dei gas. Ancora molti tecnici e grandi pensatori lo stanno osservando con attenzione poiché avrebbe potuto scoprire qualcosa che avrebbe potuto spiegare loro perché il loro motore qualche volta batteva.

Nei laboratori di ricerca di una grande società automobilistica l’approccio avviene da un differente angolo. La ragione del battito è nel carburante, vale a dire la benzina. Quindi, che cos’è la benzina?

Essi separano la benzina nelle sue parti, esplorano ogni parte separatamente, e vengono a conoscere di che sostanza si tratta. Allora essi dispiegano prima di esse la tavola atomica e iniziano a cercare un composto organico che aggiunto alla benzina possa produrre un effetto più favorevole nel cilindro del motore. Non hanno idea di cosa succederà; sanno soltanto cosa vogliono cercare e non c’è nessuna certezza che esso esista.

Ora, il numero di composti organici che può essere ricavato dalla tavola degli elementi, dato un inch per ogni tipo di descrizione, riempirebbe centinaia di libri. Per tutti i fini pratici il numero è infinito. Di conseguenza quando si va a cercare un certo composto, di natura ignota, che dev’essere una certa cosa, si sta cercando un granello di sabbia in una spiaggia grande come un oceano. E’ impossibile cercare nella spiaggia un granello alla volta. Si può soltanto raccogliere un granello qui e un altro lì ed esaminarli fiduciosamente. Sicché esplorano la tavola periodica, trovando questo composto e poi quello, e dopo quattro anno si scoraggiarono.

Hanno trovato dei composti che rendono la benzina migliore e composti che la rendono peggiore, e ciascuno è segnato sulla tavola degli elementi. Così c’è un punto qui e un altro lì, uno lontano vicino alla cima, centinaia di loro, infatti, ma non c’è nessuna motivazione a proseguire e sono stanchi di andare soltanto a tentoni.

Allora un uomo che non aveva nient’altro da fare si mette ad attaccare ganci in questi punti sulla superficie della mappa atomica, un punto di un inch per la benzina, un mezzo punto per un composto per metà buono come la benzina, un punto un po’ più lungo per uno un po’migliore, e così via. E ancora non distingue nulla.

Un giorno il direttore della ricerca va a vedere come stanno procedendo. Vedendo i punti dice: “Cos’è questo?”. E’ un andare a tentoni, dicono. Non è uscito fuori niente. E si sentono perfino un po’ sciocchi ad essere stati beccati a giocare con le puntine. Il direttore fissa le puntine per un po’ di tempo e dice: “Bene, prova qualcosa”, e va via. Sull’uscio si volge indietro e per nessuna ragione, si china a portare i suoi occhi a livello della tavola e guarda di traverso.

Improvvisamente si agita. “Vieni qua”, dice. “Guarda come sto guardando io. Mi sembra di vedere una curvatura sulle cime di queste puntine. Guarda! Non vedi che tendono leggermente a crescere più in alto in quella direzione verso la parte superiore sinistra?” Gli altri osservano dove sta guardando.

Vedono anche loro.

Inintenzionalmente hanno posto la tavola periodica in 3 dimensioni. C’è una curvatura in questa terza dimensione e ciò dà loro per la prima volta un senso di orientamento. Seguendo la curvatura, giungono a qualcosa che nessuno ha mai pensato prima, un composto col piombo che, aggiunto alla benzina, crea una situazione più favorevole nei cilindri del motore. E in quel momento il motore del grande aeroplano che doveva ancora fare la sua comparsa divenne una possibilità.

Il colpo è la protesta della macchina stessa contro l’errore. Il male in sé non è serio. Ma il suo suono è qualcosa che odiamo sentire. Suono d’errore. Questo è significativo. Noi dovremmo probabilmente fare delle scoperte andando sufficientemente a fondo per il motivo che la passione dell’uomo per perfezionare le macchine, perfino il loro suono, sebbene la motivazione superiore sia razionale o economica, proviene veramente dall’essenza della sua natura. E’ come se egli stesse provando qualcosa su se stesso. Ciò di cui la scienza è costantemente alla ricerca è la costante. Ciò di cui lo spirito senza riposo è alla ricerca è la certezza.

La credenza nella perfettibilità umana è la fiducia per qualcosa la cui evidenza è debole e conflittuale. Ma nella macchina l’uomo trova il principio della perfettibilità. Al fine di aumentare la sua precisione, addolcire il suo ritmo ed aumentare la sua potenza fino a qualche punto, egli deve soltanto scoprire le vere leggi del suo essere e portarle entro una relazione di armonia. Allora la logica è implicita nel suo comportamento.

Può accadere che lo spirito non cambi, ma dal perfezionare, badare, e vivere con le macchine si costruisce la mentalità. Di sicuro un ambiente meccanico indurrà nuove abitudini di pensiero. Comportarsi con una macchina con impeto, malvagità, ignoranza impulsiva significa sfasciarla e la lezione è irrevocabile. Per comandare la sua potenza si è obbligati a comportarsi con essa con conoscenza, riflessione, e comprensione.

Essa non obbedisce a te; obbedisce a leggi che non puoi modificare né corrompere. E dal momento che non puoi né modificarle né corromperle, devi fidarti di loro. Non possono sbagliare.

Il meccanico dell’officina non è uno scienziato; tuttavia egli ragiona scientificamente. Osservalo. C’è una difficoltà nel meccanismo. Il ritmo si spezza. La potenza è perduta o può essere che si tratti soltanto di un suono sbagliato. Egli prende i tuoi fatti e si intrattiene con le tue opinioni.

Tuttavia egli non agisce in maniera improvvisa. Ascolta, riflette, fa andare più velocemente il motore e lo rallenta, toglie un cilindro alla volta mandando in cortocircuito la corrente delle cime delle candele d’accensione, guida la macchina attorno all’incrocio, quindi si appoggia al suo tavolo da lavoro e si accende una sigaretta. “Penso di sapere dov’è il problema”, dice. Con ciò si introduce in un certo punto del meccanismo, va verso un punto e là scopre quello che pensava di scoprire.

Ora considera cosa è accaduto in questo esempio familiare. Ciò che doveva essere scoperto era una X, ossia la causa del problema. C’erano molti dati in diverse categorie- dati storici di dubbia rilevanza per te, dati di conoscenza in questa esperienza, dati di sensazione nel caso particolare. Come ha agito su di essi? Attraverso metodi di analisi, analogia, sintesi, come se, così come, induzione, deduzione, generalizzazione e ipotesi. Può non sapere cosa sia un’ipotesi. Se dovessi dirgli che ha agito scientificamente, o spiegargli il processo attraverso cui è giunto a questi “penso”, si annoierebbe. Egli ragiona scientificamente senza sapere che lo fa e chiama se stesso un tecnico. Il modo gli viene dall’esperienza.

Più velocemente dall’osservazione delle macchine che dall’osservazione di noi stessi possiamo giungere a modalità accurate di pensiero, ad una comprensione dei principi naturali di equivalenza e reciprocità, applicabili anche agli affari umani, e ad una tale generalizzazione come quella per cui una cosa serve al suo scopo.

Ogni parte di una macchina serve al suo scopo. Ogni macchina nella grande trama delle macchine serve a uno scopo. Costruiamo macchine con organi e chimica che simulano le reazioni delle creature agli stimoli. Tutte loro sentono. Alcune di loro vedono. Ci sono ora alcune per pensare matematicamente, queste sostituiscono il lavoro duro della mente come altre sostituiscono quello del corpo; ma quanto stupido sarebbe aspettarsi che possano pensare politicamente e filosoficamente?

Forse l’uomo non saprà mai qual è il suo scopo. Ciò nondimeno ha la possibiltà di sapere molto bene a cosa servono le sue istituzioni, metodi e specializzazioni. Egli ha la possibilità di sapere, per esempio, che le scienze fisiche non servono né ad avanzare profezie né a tramandare leggi sociali. Qualcuno potrebbe intendere la mente scientifica come quella che lo sa. Ma siamo stati recentemente sopraffatti da una tendenza maniacale alle profezie, al punto da dire non soltanto cosa c’è, ma cosa accadrà e cosa dovrebbe accadere in tutti gli ambiti. E avendo indicato ciò a cui credere si va così lontano come per infastidire nella mente popolare uno scetticismo vivace, dimenticando che lo scetticismo è la sua propria prima virtù.

Gli Americani sono preminentemente il popolo delle macchine. Essi possiedono più macchine che tutto il resto della popolazione nel mondo. Qui l’autorità della scienza, basandosi su fatti e sulle cose che funzionano, è tale che nesssuna assurdità può diminuirla. La tendenza a credere a ciò che può essere dimostrato è illimitata. Per i nuovi fatti c’è una sorta di passione.

Qui al medesimo tempo esiste uno scetticismo dal quale la scienza non è più immune della frenologia. La scienza finché fornisce leggi alle azioni dell’uomo è indiscussa; dal momento che si promette di dargli anche le leggi del suo essere, è messa in discussione. Il comportamento della mente del fondamentalista, anche in Tennessee, è qualcosa del genere. Egli chiede: “ Esiste una teoria scientifica sull’origine degli esseri umani che può essere provata con la stessa evidenza con cui rimarrebbe in sospeso un uomo nel Tennessee?”

La risposta è no. In quel caso egli crederà a ciò che gli piace.

Ma credendo nella dottrina teologica della creazione speciale dell’uomo non respingerà per quella ragione un fatto scientifico riguardante la biologia delle piante o degli animali, dirà che è impossibile costruire un motore senza carburante, o mettere in dubbio la scienza nella sua interezza. Egli prega perché piova. La scienza, egli legge, ritiene di poter trovare un modo per far piovere. Ricorda con un sorriso che non molto tempo fa la scienza relegò l’idea di far piovere come magia. Se la scienza può far piovere, allora molto meglio. Il fondamentalista comprerà la sua pioggia, ma non smetterà di pregare né concorderà che la conoscenza empirica è l’unica conoscenza che esiste. Chi dirà che questo non è un saggio atteggiamento nei confronti della scienza?

La conoscenza, tra l’altro, serve al suo scopo. Una preferenza per l’uso utilitaristico della conoscenza scientifica risiede nel profondo del genio americano. Questa era la storia di Ben Franklin che può essere preso come il fondatore della scienza in questo paese. Un testo a favore di questa tesi può essere rinvenuto in una delle Lyceum Lectures consegnate da Abraham Lincoln prima di essere eletto presidente. “Tutta la creazione”, disse, “è una miniera, ed ogni uomo è una miniera. All’inizio la miniera era chiusa e il minatore stava nudo e senza conoscenze su di essa… L’uomo non è l’unico animale che lavora, ma è l’unico che migliora il suo modo di lavorare”. E quanto strano, aggiunse, che dopo la scoperta della forza del vapore sono passati duemila anni prima che il sorprendente pensiero si presentasse a qualcuno che avrebbe mosso le utili macchine così bene come fossero stati giochi.

Ciò illustra perfettamente la differenza tra scoperta ed invenzione. Le persone pratiche saranno molto ingegnose nell’applicazione della conoscenza scientifica; a ciò non segue che faranno molte nuove scoperte. Gli Americani sono il popolo più ingegnoso nel mondo; eccellono nella ricerca tecnologica, cioè nel trovare nuovi modi di applicare la conoscenza esistente.

Il loro primato nel campo della scienza pura è meno impressionante, ciò è dovuto probabilmente al fatto che anche qui il fine è pratico. La loro idea di ricerca pura non significa migliorare la loro posizione nella hall of fame del mondo; lo scopo è mantenere i lavoratori nel campo della tecnologia fornita di un abbondante deposito di conoscenza empirica.

Quando Abraham Lincoln parlava della scoperta e dell’invenzione alla Lyceum Lecture, nel 1860, c’erano soltanto cinque tipi di forze nel mondo- la forza dell’uomo, la forza animale, l’acqua, il vento ed il vapore. Da allora si sono aggiunte due nuove forze. Il gas e l’elettricità. Ad ogni istante un’altra ancora può essere scoperta.

Dove? Non c’è un’indicazione di dove o di cosa o sotto quali circostanze. L’ignoto non si trova da nessuna parte, il che significa che si trova dovunque. Si trova negli avvenimenti quotidiani, negli oggetti familiari, nelle domande malposte, nelle pieghe strane di un ragionamento.

La spinta dell’uomo a rincorrere qualcosa costituisce un fatto di cui egli non è in grado di render conto. Ne è stato sempre impaurito. Va avanti malgrado ciò o è poiché egli è impaurito che va avanti? In un caso è un eroe isolato nell’universo; nell’altro caso un coraggioso astronauta che incontrebbe piuttosto i pericoli del sapere rispetto a quanto sopporterebbe il terrore della superstizione. Una volta abituato all’idea è molto meno tremendo vivere su una sfera che ruota nello spazio che in un mondo piatto con angoli che sporgono nel vuoto. La vita non può cadere.

C’è anche la semplicità possibilità che egli sia un bambino in atto che naturalmente cresce. La conoscenza gli giunge quando vuole e quando ne ha bisogno. Che addomesticando la sua energia selvaggia metterà in pericolo il suo spirito più di quanto farebbe addomesticando i pascoli e gli animali è assurdo da pensare; e così, che sia più probabile che distrugga la civiltà con le macchine più di quanto possa accadere che provochi una calamità usando delle clave non può essere provato come un fatto scientifico. Come fossimo al punto che la tua opinione o la mia è tanto valida quanto quella della scienza. Qualsiasi cosa sia a precorrerci e ad attrarci- non c’è da preoccuparsi.

L'articolo originale: https://www.mises.ca/truth-in-a-piston/