La storia ed il successo della valuta privata canadese

Nei miei articoli ho fatto più volte riferimento alle virtù del sistema monetario canadese del tardo 19esimo secolo, con il suo reggersi sulle banconote emesse da numerose dozzine di banche commerciali, la maggior parte delle quali istituirono filiali e succursali diffuse capillarmente in tutta la nazione. Ho anche fatto presente che così pochi economisti del sistema monetario, esclusi quelli facenti parte del pubblico, sembrano consapevoli di quell’organizzazione, la cui superiorità emerge sia considerata singolarmente, sia in relazione con l’omologa statunitense, che un tempo era celebrata in tutto il mondo. Per questo, son certo che, se più persone si rendessero conto di ciò, l’ago della bilancia inizierebbe a spostarsi, rivelando chiaramente l’errore madornale che la nostra nazione (assieme a parecchie altre) ha commesso, fidandosi del management della carta moneta e del loro monopolio gestito da burocrati e supportato dal governo.

Allora vi aspettereste che io salti di gioia dopo aver dato un’occhiata a questo nuovo paper della Bank of Canada e scritto da Ben Fung, Scott Hendry e Warren E. Weber, inerente le “Banconote Canadesi e sovranità delle stesse: una lezione per le monete digitali” Ma non ho avuto questa fortuna: anzi, al contrario di quanto c’era da aspettarsi, dopo averlo letto, mi son ritrovato con il morale a pezzi.

Come è possibile? Perchè, invece di dirigere l’attenzione maledettamente necessaria sui meriti sostanziali del sistema monetario privato del Canada, i signori Fung, Hendry e Weber focalizzano la loro attenzione sulle manchevolezze, sostenendo che lo stesso soffra di gravi difetti che solo il governo potrebbe riparare. Loro, poi, continuano argomentando che l’intervento del governo potrebbe essere necessario anche per preservare le valute private odierne dal presentare errori simili. In breve, secondo loro, l’esperienza Canadese, piuttosto che sollevare dubbi sulla desiderabilità di una regolamentazione speciale governativa sulle valute private, tira altra acqua al mulino dei burocrati.

La loro prospettiva è interessante? Io non penso che sia così. Come ho intenzione di mostrare, ed anche come una lettura attenta del giudizio proprio di Fung e degli altri partecipanti al paper suggerirebbe a persone familiari con le esperienze delle altre nazioni, le imperfezioni del sistema valutario canadese basato su banconote private sono piccole, soprattutto se comparate a quelle del sistema statunitense. Né è tanto meno chiaro che si tratta di difetti genuini, intendendo con ciò che non si tratta di fallimenti del mercato. Le riforme che, alla fine, eliminarono queste imperfezioni, furono, in ogni caso, non imposte ai banchieri del Canada contro la loro volontà, ma promosse proprio dai banchieri stessi. Infine, l’analogia suggerita tra le banconote Canadesi del 19esimo secolo e le moderne valute digitali, lontana dall’offrire una solida base per supporre che le valute digitali non regolate potranno presentare gli stessi (reali o presunti) difetti come le loro omologhe Canadesi, è così forzata da non essere minimamente convincente. Per le ragioni sovraesposte, coloro che cercano di trarre insegnamenti utili dall’esperienza del sistema valutario privato Canadese sarà ben conscio di dover cercare da qualche altra parte.
Perchè c’è molto altro di cui sento la necessità di dire riguardo il paper di Fung e la sua squadra. Ho deciso di dedicare più articoli al riguardo. In questo, valuterò le affermazioni del paper riguardo i supposti difetti del sistema valutario privato canadese. Nei successivi, mi dedicherò della pretesa dei regolamenti governativi di perfezionare quel sistema, e delle affermazioni che sostengono che l’esperienza Canadese con un sistema valutario privato indica che v’è necessità di un intervento governativo per correggere i difetti intrinsechi delle valute digitali odierne. Infine, io condividerò i miei pensieri riguardanti i reali insegnamenti che si possono trarre dall’esperienza Canadese del 19esimo secolo.
I difetti supposti della valuta privata Canadese

Dopo la Confederazione del Canada del 1867, la cartamoneta della nazione consisteva principalmente di cambiali (o “bills” come venivano chiamate dai Canadesi) di un paio di dozzine di banche commerciali, più qualche cartamoneta emessa dal governo, nota come “Dominion”. Nonostante il “Dominion” venne reso moneta legale, sia questi che le cambiali erano spendibili con la stessa facilità.

Diversamente dalle banconote delle banche nazionali statunitensi, che dovevano essere garantite da una certa quantità di obbligazioni governative, le banconote Canadesi erano garantite dalle attività degli stessi emittenti. Le banche canadesi erano anche libere, al contrario delle controparti statunitensi, di stabilire filiali con il potere di emettere banconote ovunque all’interno della nazione, ed anche al di là di essa (parecchie filiali erano presenti anche in New York City). Né le banche erano obbligate a mantenere una quantità specificata di riserve. Dopo il 1871, le banconote furono limitate ad un valore nominale di 4$ o più, e nel 1880 il valore minimo fu portato a 5$. Gli atti costitutivi delle banche limitarono la loro circolazione al valore effettivo del loro capitale versato; comunque, questa restrizione non divenne vincolante fino allo scoppio del panico statunitense del 1907. Tutto ciò per rendere evidente che l’offerta di moneta Canadese fu molto vicina ad essere completamente non regolamentata.
Quella carenza di regolamentazione, secondo Fung e co., fece si che il sistema monetario privato canadese andò storto in più modi. Nel paper sostengono che fu soggetto ad una non trascurabile contraffazione. E prima dell’approvazione del Bank Act del 1890, non era neanche perfettamente sicuro e nemmeno perfettamente uniforme. I fallimenti delle banche qualche volta hanno esposto i possessori delle cambiali a grossi ritardi nei pagamenti, se non addirittura alla completa perdita; e le cambiali, certe volte, venivano scambiate ad un valore inferiore rispetto al loro nominale.

Contraffazione

Quanto gravi furono queste imperfezioni? Nonostante Fung e gli altri parlano di una “considerevole” contraffazione, l’aggettivo significa semplicemente, che qualche volta, furono fatti tentativi per contraffare la maggior parte di quelle banconote, e che ora, come allora, una quantità “sostanziale” di banconote contraffatte vengono prodottte.

Ciò non implica che queste banconote contraffatte furono in grado di ingannare i cassieri delle banche con un minimo di esperienza ( Fung e tutti coloro che hanno lavorato al paper, son unanimi nel sostenere che la maggior parte delle contraffazioni furono di bassa qualità), più di quanto esse furono una grave minaccia per la validità delle banconote emesse dalle banche (se così fosse stato, gli archivi tacciono al riguardo). ]

Inoltre, la contraffazione ha mietuto le proprie vittime, e questo fu un difetto della testimonianza del sistema canadese.

Sicurezza

Riguardo alla sicurezza delle banconote, Fung e co. Osservano che delle 55 Banche canadesi che operarono per un certo tempo tra il 1867 ed il 1895, solo tre si riorganizzarono senza pagare pienamente i loro correntisti. La bank of Acadia, che fallì nel 1873, lasciò la maggior parte delle sue cambiali in circolazione impagate, mentre la Mechanics Bank of Montreal, che fallì nel 1879, e la Bank of Prince Edward Island, che fallì nel 1881, pagarono rispettivamente il 57,5% ed il 59,5% delle cambiali che avevano emesso.

Considerando le dimensioni delle banche che fallirono, come si evince dalla quantità delle loro cambiali in circolazione, queste già piccole perdite appaiono ancor meno significanti. Al momento del suo fallimento la Mechanics Bank of Montreal aveva solo 168.132$ di cambiali in circolazione. Il circolante della Bank of Prince Edward Island era pari a 264.000$, non così molto più grande. La Bank of Acadia, infine, fu una palese frode, per la quale non esiste un vero dato sul circolante. Supponendo che avesse un circolante, sicuramente troppo generoso, pari a 50.000$, e supponendo che il circolante totale di tutte le banche Canadessi fosse pari a circa 25$ milioni, le banconote delle tre banche fallite rappresentavano meno del 2% del totale.

Certamente non perfetto, ma sicuramente non male.

Tornando indietro per prendere in consideranzione un punto di vista più ampio, gli archivi delle banche Canadesi sembrano ancora meglio: in tutto, tra il 1867 e la fine del secolo, il lordo totale delle perdite di tutti i creditori delle banche Canadesi fallite ammontava a circa 2.000.000$, che era meno dell’1% delle obbligazioni bancarie.

Ma per comprendere realmente quanto le banche Canadese erano sicure, dobbiamo comparare la loro perfomance con quelle di banche di altre parti – qualcosa che Fung e co. Non prendono la briga di fare. Il contrasto tra la sicurezza delle banche canadesi e quella delle controparti statunitensi – le cui banconote erano completamente garantite da obbligazioni governative – è particolarmente impressionante. Secondo Andrew Frame, tra il 1863 ed il 1896, 330 banche nazionali fallirono. Dei 98.322.170$ di crediti vantati contro loro, meno del 64% furono pagati, lasciando 35.556.026$ ancora da dare ai creditori. Anche altre 1.234 banche statali, lasciando 120.541.262$ su 220.629.988$ di debiti impagati. In altre parole, le testimonianze dei recuperi dai fallimenti delle banche statunitensi, presi nel complesso, non furono molto meglio dei peggiori due fallimenti, su tre che avvennero, del sistema Canadese.

C’è dell’altro, comunque, come Fung e soci anche fanno notare, oltre all’imperfetta sicurezza delle banconote canadesi che queste statistiche fanno emergere: in alcuni casi, in cui i possessori di banconote delle banche fallite furono, infine, pagati, essi hanno dovuto, comunque, aspettare per mesi, ed in una particolare circostanza ben più di due anni per essere pagati completamente, o altrimenti hanno dovuto essere compensati per un valore minore, vendendo le loro cambiali a sconto.

Ma di nuovo, l’entità delle perdite coinvolte non deve essere esagerata. Delle otto banche che fallirono, oltre a quelle che non hanno onorato le proprie banconote in pieno, cinque avevano meno di 50.000$ di circolante, e di una di queste – la Bank of Liverpool – ne aveva solo 3.368$! Per di più, secondo George Hague (1825-1915), un banchiere Canadese di vecchia data ed autore di numerosi lavori altamente considerati sulla storia ed il funzionamento del sistema canadese, le cambiali delle banche fallite “hanno generalmente mantenuto il proprio valore, o è stato scontato di una piccola quantità finché non sono state pagate.”. Anche i pagamenti sembrano esser stati fatti, nella maggior parte dei casi, in pochi mesi al massimo.

Fung e soci focalizzano l’attenzione, dall’altra parte, su due casi famosi – quello della Consoldated Bank of Canada (circolante pari a 423.819$), che interruppe nel 1879, e quello della Maritime Bank of the Dominion of Canada (circolante pari a 423.819$), che falli nel 1887. Gli autori fanno notare che alcuni possessori delle cambiali della Consolidated, sottostarono ad uno sconto del 10-25% piuttosto che aspettare il pagamento, mentre chi possedeva cambiali della Maritime Bank attese più di due anni prima di esser ripagato completamente.

Riguardo queste eccezioni, in un caso – quello della Maritime Bank – i liquidatori della banca furono citati dal tesoriere della Provincia di New Brunswick, che fu tra gli altri depositanti. Il tesoriere affermò che, poiché lui era un rappresentante del governo imperiale, la prerogativa reale gli dava una certa priorità rispetto agli altri creditori della banca, includendo gli altri possessori delle banconote. (vale la pena ricordare che così fu, malgrado lo statuto del 1880 dava ai possessori delle banconote una prima ipoteca).

La causa mise in moto una prolungata sequenza di processi ed appelli, culminanti nel verdetto della Corte Suprema, in favore del governo provinciale. Per tale ragione, non è sbagliato dire che, se i creditori della Maritime bank, che furono pagati alla fine, soffrirono nel mentre, la colpa non fu ne della banca, ne dei liquidatori, ma, bensì, dell’autorità del governo Canadese stesse, che fu più interessata nel soddisfare i propri personali interessi, piuttosto che soddisfare quelli dei cittadini canadesi.

Il caso della Consolidated Bank of Canada, invece, fu una genuina, anche se singolare, macchia negli archivi del sistema Canadese, che portò all’accusa, e quasi vicino alla condanna di molti funzionari per aver fatto “dichiarazioni false ed ingannevoli” sulle condizioni della banche poco prima del suo fallimento. Alla fine, un broker pagò 260.000$ per le attività della Consolidated Bank, che sostenne valessero più di 3.000.000$ all’epoca del fallimento!

Sconti

Infine, gli sconti sulle banconote. È vero che, qualche volta, prima del 1890, le banconote delle solide banche canadesi valessero meno del loro valore nominale in posti lontani dalla loro origine. Al contrario delle informazioni riguardanti gli sconti sulle banconote statunitensi prebelliche, che si possono avere da numerosi cronisti che furono minuziosi nel fornire informazioni, i dettagli inerenti gli sconti sulla banconote canadesi sono relativamente pochi e lontani tra loro – un dato di fatto che segnala che il problema non era così grave. Quei pochi dettagli che ci sono, fanno ipotizzare che gli sconti di cui stiamo parlando furono modesti. Secondo L. Carroll Root, prima del 1890, le banconote della Nova Scotia e del New Brunswick venivano scambiate ad un tasso più basso sia a Toronto che a Montreal, mentre quelle provenienti da Toronto e da Montreal erano scambiate leggermente a sconto nel solo Northwest, mentre erano scambiate alla pari in Toronto.

 

La falsa credenza del Nirvana

Non c’è negazione al riguardo che, al di là dei suoi meriti, la moneta privata del Canada fu lontana dall’essere perfetta. Ma che importa? L’imperfezione in se non è una prova di un fallimento del mercato. Per poter affermare che si tratti di ciò bisogna essere d’accordo con ciò che Harold Demsetz chiamò “la Fallacia del Nirvana”: (NdS. “Fallacia del Nirvana”: è un errore logico consistente nel paragonare uno stato attuale di cose con alternative non realistiche ed idealizzate. ): “presentare implicitamente la scelta politica più importante tra un modello ideale ed un’istituzione imperfetta ma già esistente”, invece di riconoscere che le scelte rilevanti devono essere tra le alternative organizzative realizzabili. Più in concreto, e per la precisione, è necessario chiedersi non se il sistema monetario privato Canadese fosse imperfetto, ma piuttosto se fosse inefficiente. Purtroppo, questo è un quesito che Fung e compagnia non si son mai posti.

L’entità della contraffazione delle banconote creò inefficienza?

Nonostante le imperfezioni delle banconote Canadesi, non lo fu certamente tanto da poter utilizzare questa argomentazione per supporre l’inefficienza dell’intero sistema. Prendiamo ad esempio, la contraffazione. Si, le banconote canadese furono contraffatte. Ma lo stesso può esser ipoteticamente sostenuto per qualsiasi moneta cartacea che sia mai stata emessa, includendo, ovviamente, anche quelle monete dalla dignità legale (quelle emesse dai governi o dalle banche centrali). L’esperienza dimostra, inoltre, che anche il più complessi – e costosi – sistemi anti-contraffazione sono incapaci di fungere da reali deterrenti. Basti solo considerare i frequenti e futili sforzi della Fed per provare a rendere il suo Dollaro impossibile da contraffare. La Banca del Canada non è stata più fortunata.

Anzi, se si vuol cercare contraffazioni hight-tech problematiche, il miglior posto per trovarle non è tra il sistema di banconote private del Canada, ma tra quei sistemi basati sulla cartamoneta, incluso il Dominion canadese del 19esimo secolo, e le valute fiat odierne, che vengono qualificate come moneta legale. Solitamente, le contraffazioni vengono individuate da impiegati esperti che lavorano per l’emittente legittimato ad emetterle, piuttosto che dalla massa ordinaria di utilizzatori. I tassi di individuazione dei falsi, perciò, dipenderano da quanto spesso la moneta di un certo emittente tornerà allo stesso per verificarla. Al contrario delle banconote commerciali che tendono a circolare solo per periodi di tempo piuttosto brevi prima di essere restituite alla loro originaria fonte, le banconote a corso legale circoleranno fino a che non saranno logorate – ed in tal caso si parla di anni, piuttosto che di pochi giorni. Di conseguenza, il rischio che le falsificazioni, in particolare le buone imitazioni, vengano identificate in poco tempo è relativamente basso. E quanto più vasta è l’area in cui tale moneta circola, tanto più e sicuro è imitarla .

Parzialmente è per questa ragione (ma anche perché la loro struttura non era così migliore delle banconote commerciali) che i Dominion circolanti non erano estranei agli stratagemmi dei falsari. La compagnia di Fung stessa fece notare che sia la banconota di 1$ (Dominion) di Toronto del 1870 e sia quella da 1$ e 2$ di Montreal e di Toronto furono contraffatte in maniera massiccia. (Secondo i lavori di un numismatico, la contraffazione dell’esemplare della banconota di 2$ Dominion del 1878 superi la quantità di quelli “veri”). Le banconote da 2$ del 1887 pure furono contraffatte, anche se dalle fonti non è possibile dire quanto intensamente.

Tutto ciò potrebbe non sembrare così male, finché non si realizza che, eccetto che qualche cartaccia da 25cents, le banconote da 1$ e 2$ furono le sole banconote Dominon che realmente circolarono, quelle di taglio più grande furono usate solo come riserve bancarie. E non è finita qui: le banconote da 1$ del 1870 e del 1878 furono le sole banconote da 1$ emesse prima del 1897, mentre le banconote da 2$ del 1870, 1878 e 1887 furono le sole banconote da 2$ disponibili fino al 1897. In sintesi, sostenere, come Fung ed il suo gruppo, che la comparsa delle banconote Dominion non migliorò la situazione riguardante la contraffazione è un modo per evitare di prendere in seria considerazione gli aspetti più importanti. La verità è che tutti i Dominion pre-1897 furono contraffatti, e la maggior parte venne falsificata in maniera intensiva.

Presentare la contraffazione delle banconote private Canadesi come fosse un difetto, nonostante la più aggressiva e problematica contraffazione dei loro più immediati sostituti, le banconote Dominion, è un perfetto esempio di come la Fallacia del Nirvana funzioni.

Fu la meno che perfetta sicurezza dei possessori inefficiente?

Lo stesso può essere detto della pretesa di Fung e co. Che la moneta Canadese fu difettosa a causa delle persone che subirono perdite quando le banche di cui detenevano le banconote, fallivano. Anche se oggi tendiamo a dare per scontato che la moneta debba essere libera del rischio di default, questo comportamento nasce, in parte perché siamo abituati ad usare moneta fiat irrecuperabile, che, ovviamente, non è del tutto appartenente alla logica IOU (I owe you – Io ti devo); in parte, perché sono, nelle parole eterne dell’ex presidente della Federal Reserve John Exter, “IOU nothing” (Io ti devo niente!”). Ancora più precisamente, la moneta fiat, o la maggior parte di essa, a qualsiasi tasso sono esenti dal rischio di default perché i loro emittenti già sono in default. È difficile da rompere una promessa già infranta.

Certo, le cose erano diverse all’epoca del gold standard. A loro sostegno, (di Fung e compagnia) bisogna riconoscere che quando, hanno discusso delle caratteristiche delle banconote Dominion, osservano che “non c’è una moneta fiduciaria sicura al 100%”. La domanda, allora, è se le banconote commerciali canadesi erano eccessivamente rischiose comparate ad altri sistemi fiduciari alternativi. Siccome nessun possessore dei Dominion canadesi ha subito perdite fintanto che il Canada non usci dal Gold standard durante la Grande Depressione, è abbastanza facile concludere che le banconote commerciali furono più rischiose. Ma ciò non implica che furono eccessivamente più rischiose, poiché la sicurezza in più dei Dominion fu scontata dall’eccezionalmente alta quantità di riserve che essi richiedevano.

Questo costo vale il prezzo pagato dai pochi possessori delle banconote Canadesi che hanno subito piccole perdite? Ne dubito: secondo George Hague, nonostante il sistema canadese abbia esposto i possessori di banconote commerciali al rischio di subire perdite, esso ha anche reenitso la piccola quantità di capitale posseduta in una nazione parzialmente sviluppata disponibile al massimo della sua capacità. Chi ha letto il Secondo Libro, Cap. II de “La ricchezza delle nazioni”, o la mia versione Bignami, disponibili [url=https://www.alt-m.org/2011/08/02/free-banking-and-economic-development-part-1/]qui[/url e [url=https://www.alt-m.org/2011/08/09/fractional-reserves-and-economic-development-part-2/]qui[/url], o il libro di Rondo Cameron, “Il sistema bancario nelle prime fasi dell’industrializzazione”, sa che mantenere così tante riserve significa destinare una quantità inferiore di fondi ad investimenti produttivi.

 

Inoltre, dubito anche che abbia un qualche senso rinunciare la famosa “elasticità” delle moneta commerciale canadese – una caratteristica che ha permesso al Canada di evitare panici monetari in stile statunitense – per il bene di dare ai possessori di banconote un po’ di sicurezza in più. Inoltre un tal tipo di sacrificio è esattamente ciò che avrebbe richiesto al Canada di rimanere bloccato al suo piano originario per avere banconote Dominion, con il loro 100% di requisiti di riserva marginale, che rimpiazzassero le banconote. Io lo dubito fortemente, nonostante non ne possa essere certo. Ciò che so di sapero è che Fung e la sua compagnia non si son presi la briga di dimostrare che le alternative possibili alle imperfette banconote Canadesi avrebbero potuto essere effettivamente migliori, lasciando perdere la perfezione.

 

Lo sconto sulle banconote commerciali solvente fu inefficiente?

 

E riguardo quei leggeri sconti ai quali furono soggette le banconote di istituti solventi? Sono una prova effettiva di un fallimento del mercato? Difficilmente può essere così. Proprio come le banche che operano oggi in valuta estera devono coprire i costi di spedizione delle stesse da e per la loro destinazione, le banche ed i broker dell’epoca dovevano compensare il costo di rimettere quelle banconote ai loro luoghi d’origine, talvolta molto lontani, per riscuotere l’incasso.

In Canada, quei costi erano, certamente, rilevanti! Nonostante il territorio geografico canadese sia più grande di quello statunitense, ai tempi del primo censimento del 1871, il Canada risultava avere solo 2779 miglia di binari, rispetto alle oltre 45000 degli stati uniti. Inoltre, la prima ferrovia che attraversava da parte a parte il Canada fu completata solo nel 1885, circa 16 anni dopo la conclusione dei lavori della ferrovia trans-statunitense, la cui cerimonia conclusiva fu tenuta a Promontory (Utah). Il Canada, inoltebnite, ebbe solo un decimo della popolazione statunitense, e la maggior parte viveva lontano dalle città. E chiamarle “città” è generoso. Solo nove avevano più di 10000 persone, e solo una (Montreal) aveva una popolazione superiore alle 100.000 unità. Ben poca sorpresa nel sapere che le banconote che venivano scambiate lontano dalle proprie origini venissero scontate!

Inoltre, la tendenza, indipendente da qualsivoglia interferenze legislativa, per questi sconti, era quella di diminuire al passare il tempo, spesso quasi fino a scomparire, all’espandersi delle reti commerciali delle banche (ed anche, grazie alla scoperta della convenienza economica di fondare delle camere di garanzie e compensazione). Secondo Roeliff Morton Breckenridge, la quale opinione viene presa pesantemente in considerazione da Fung e co. per la maggior parte delle informazioni riguardanti la mancanza di uniformità delle banconote canadesi, solo “le cambiali delle banche senza filiali nelle immediate vicinanze non circolavano al loro valore nominale in posti lontani da dove potevano essere pagate.”

Le banche stabilite in Canada, prima di stabilire filiali in tutti i posti esitarono, ma poi decisero di stabilirsi presso le comunità più fiorenti Come spiega George Hague, all’inizio,le “persone instancabili, ed anche spericolate” erano le più numerose nelle città e nei villaggi Canadesi meno popolosi, così ogni filiale in questi luoghi doveva essere estremamente cauta nel gestire i risparmi dei propri clienti “dall’essere persi in progetti folli o in investimenti analizzati frettolosamente”.

Nonostante ciò, secondo Breckenridge (p.354), le banche “rendevano un servizio lodevole, estendendo la loro operatività, probabilmente, alla massima velocità che la crescita del paese garantiva”, così che, per gli inizi del 1890 le banche Canadesi, nel complesso, avevano filiali, o i loro quartier generali, “in quasi ogni comunità dove ci fosse accumulazione, commercio e credito”.

Se i network delle banche canadesi non crebbero, e se, di conseguenza, gli sconti sulle cambiali non scomparirono più velocemente di come avvenne, la spiegazione più convincente non riguarda un fallimento del mercato, ma bensì che un tasso d’espansione più veloce non sarebbe stato economicamente proficuo. Meglio che le persone affrontino uno sconto sulle cambiali “estere” di tanto in tanto, che sprecare risorse istitutendo filiali bancari (fatta eccezione per le camere di compensazione) in posti dove i rischi erano troppi, ed i lupi erano più numerosi delle persone.

I guadagni di altri metodi per tenere le banconote vigenti potrebbe, parimenti cadere per il costo del metodo stesso. Consideriamo cosa emerge dagli Stati Uniti. Lì, fu imposta una valuta omogena nel 1864. Ma con che mezzi ed a che prezzo? L’atto fu fatto, in principio, eliminando le cambiali delle banche autorizzate dallo Stato (una mossa che fece più male che bene!), e successivamente, includendo una clausola (sezione 32) nel National Bank Act del 1864, sancendo che ogni banca nazionale deve “dare e ricevere alla pari, per ogni debito o passività” le cambiali di tutte le altre banche nazionali. Quella direzione significò che le banche non avrebbero più potuto permettersi di scegliere, spedire e rimandare le cambiali di banche concorrenti alla loro origine per il pagamento, così come sarebbero state naturalmente inclini a farlo. Ma, ehy! Quest’opera draconiana ha permesso di avere una valuta uniforme, dopotutto! Quindi che differenza c’è se alle banche sia piaciuta o meno?

A quanto pare, molta! Ricordando la trafila per incassare le cambiali commerciali canadesi, Sir Byron Walker, il direttore generale della Banca Canadese del Commercio e Vicepresidente dell’associazione dei banchieri Canadesi, parlando ad un meeting di banchiere svoltosi a Chicago nel 1893, notò che:

“Questa notevole caratteristica del nostro sistema se comparato al sistema di banche nazionali, è generalmente trascurato, ma è a causa di questo sistema di rimborso se noi non abbiamo mai avuto una grave inflazione della nostra moneta, se casomai ci fosse mai stata veramente dell’inflazione.

Vedete, una moneta che fu a stento mandata indietro alla propria origine per il rimborso è caratteristica non di un sistema ordinario di banconote a consumo ridotto, ma di un potente sistema monetario a base fiduciaria. Le banche nazionali potrebbero, perciò, essere state tentate di emetterle senza restrizioni, siccome non erano state simultaneamente imbavagliate dai requisiti imposti di collaterali posti a garanzia, e, fino al 1875, da un limite sulla quantità di cambiali emesse.

Le autorità statunitensi, che desiderano rimuovere quel limite aggregato, erano pienamente coscienti del problema e cercarono di correggerlo, istituendo, nel 1874, un’agenzia governativa di rimborso delle banconote nazionali. Sfortunatamente, la soluzione non funzionò mai molto bene: le banche mandavano all’ente solo le banconote lacere, logore e sporche, per cui era impossibile disfarsene in altro modo.

 

Parzialmente, fu, così come Larry White ed io abbiamo spiegato altrove, colpa dell’inadeguatezza dell’ente, che conscio della riluttanza dei legislatori di attenuare i vincoli di obbligazioni poste a garanzia, limitando la capacità delle banche nazionali di emettere più cambiali, che gli Stati Uniti si trovarono sommersi, per il resto del secolo ed oltre, con un sistema monetario completamente anelastico, e conseguentemente, con crisi cicliche.

I cittadini statunitensi potrebbero esser stati meglio, dopo tutto, affrontando occasionalmente sconti sulle cambiali? Per ogni persona informata con la triste storia del panico statunitense del tardo 19esimo secolo, la domanda si risponde da sola. Nuovamente, l’imperfezione non sempre significa inefficienza.

L'articolo originale: https://fee.org/articles/the-history-and-success-of-canadas-private-currency/