La Globalizzazione Economica non è Globalizzazione Politica

La globalizzazione è caduta in discredito. Sempre più persone la rifiutano in quanto ingiusta e fonte di ogni sorta di male, tra cui la crisi economica e l’immigrazione.

Tuttavia, questo tipo condanna totale della globalizzazione, rappresenta un enorme problema.

La ragione di ciò è evidente se si considera che la globalizzazione ha due dimensioni, una economica ed una politica.

La globalizzazione economica è sinonimo di divisione transfrontaliera del lavoro. Oggi nessun paese produce unicamente per soddisfare le proprie esigenze, ma anche per i produttori ed i consumatori di altri paesi. E, in termini relativi, ogni paese produce quello che sa fare meglio.

La globalizzazione economica, di cui il commercio libero è naturale componente, aumenta la produttività. Senza di essa, la povertà su questo pianeta non sarebbe stata ridotta nella misura in cui lo è stata nel corso degli ultimi decenni.

Tuttavia, la globalizzazione politica non ha nulla a che fare con la globalizzazione economica.

La Globalizzazione Politica ha lo scopo di indirizzare e determinare tutte le relazioni tra le persone nei diversi continenti tramite un governo autoritario. Le decisioni su ciò che viene prodotto e consumato, così come dove e quando, non derivano dalle indicazioni del libero mercato, dalla divisione del lavoro e dal libero scambio, ma invece da un potere ideologico-politico.

L’argomento fondamentale della globalizzazione politica è che per far fronte ai problemi sempre più complessi di questo mondo, problemi che vanno dalle crisi economiche alla tutela dell’ambiente, è necessario un processo decisionale centralizzato.

Lo stato-nazione, come rappresentante sovrano delle persone, è diventato obsoleto e deve essere sostituito da un potere politico attivo a livello globale.

Naturalmente, il pensiero alla base di quest’idea è puramente socialista-collettivista.

Esso è anche alla base dell’Unione europea (UE)e, in sostanza, mira a creare un superstato europeo, in cui gli stati nazionali si dissolveranno come zollette di zucchero in una tazza di tè caldo.

Per il prossimo futuro, questo sogno è giunto al termine. Il desiderio di realizzare l’uniformità è stato travolto dalle realtà politiche e dalle difficoltà economiche.

L’UE sta subendo profondi cambiamenti, l’ultimo in seguito alla decisione britannica di lasciare l’Unione europea, e potrebbe anche essere sul punto di frantumarsi.

Inoltre, con l’elezione di Donald J. Trump a presidente, è venuto meno il supporto culturale degli Stati Uniti per il progetto di unificazione europea.

Il cambiamento al potere e la direzione presa da Washington hanno estromesso i globalizzatori politici. Ciò permette di sperare che la futura politica estera degli Stati Uniti sia meno aggressiva in termini militari.

Il Presidente Trump, a differenza dei suoi predecessori, non si propone di imporre un nuovo ordine mondiale.

Però, allo stesso tempo, anche i sostenitori della globalizzazione economica sono comprensibilmente preoccupati.

L’amministrazione Trump immagina l’uso di misure protezionistiche, sotto forma di dazi all’importazione o discriminazioni fiscali, per incrementare la produzione e l’occupazione negli Stati Uniti, anche a scapito di altri paesi se necessario.

Tale interferenza con la globalizzazione economica e lo sposare indietro le lancette dell’orologio, non solo danneggerebbe la prosperità, ma probabilmente, riaccenderà anche conflitti politici vecchi e nuovi.

Ma, non deve essere così.

Con il gigantesco allentamento della pressione fiscale previsto, pari a 9.5 trilioni di dollari, il Presidente Trump potrebbe riuscire a generare una dinamica economica così positiva da far sparire in un cassetto tutte le promesse elettorali protezionistiche.

Questo sarebbe auspicabile: che la globalizzazione, ossia la ripartizione su base volontaria del lavoro e del libero scambio, promuova la produttività e la cooperazione pacifica attraverso le frontiere.

Per questo è importante preservare, la globalizzazione economica.

L'articolo originale: https://mises.org/blog/economic-globalization-not-political-globalization