Contratto sociale ed altri miti

I miti e le menzogne sono stati importanti contributori all’indottrinazione dei bambini nella cultura prevalente. Le nostre prime esperienze includevano solitamente storie su Babbo Natale, il Coniglietto di Pasqua e la Fatina dei Denti, i personaggi che, abbiamo giurato, erano parte integrante dello schema cosmico. Nel tempo – di solito con l’aiuto dei nostri amici più scettici o dei genitori schietti – abbiamo sperimentato i dolori della disillusione e ci siamo persuasi anche di quanto siamo sofisticati nei confronti dei nostri fratelli minori più ingenui. Come giovani adulti in un mondo “bottom-line” (lineare), siamo riusciti a scartare più bugie, come “controlla nella posta” (Una scusa comune usata dai debitori per allontanare i creditori), “computer user friendly” (di facile utilizzo) “sono del governo”; Sono qui per aiutarti! (sono tutte frasi che spesso vengono usate ironicamente ndt).

Ma ci sono alcune favole che sono troppo profonde per noi da affrontare, la maggior parte ha a che fare con il funzionamento dei sistemi politici. Guardare tali miti in faccia e vederli per quello che sono, nel nostro mondo politicamente definito, è troppo traumatico, ci costringe a far fronte alla realtà di cui siamo stati vittime della nostra ingenuità. (Ad esempio, sono stato incuriosito dai recenti cartelloni pubblicitari e dagli adesivi sui paraurti dove si legge: “In Dio confidiamo, l’Unione fa la forza”. Se abbiamo fiducia in Dio, perché abbiamo bisogno di stare uniti? Dio è incapace di trovarci e proteggerci se “restiamo ognuno per sè?”)

Tuttavia, il mito, che si incontra con la massima resistenza all’esame. è quello in cui si fondano moderni sistemi politici “democratici”: la teoria “contrattuale sociale” dello Stato. Secondo questa concezione, meglio sviluppata da John Locke (1632-1704 è considerato il padre del liberismo classico), ed intrecciata nel tessuto della Dichiarazione di Indipendenza, gli esseri umani sono liberi per natura e possono prendere qualsiasi azione necessaria per sostenere la loro vita, coerentemente con un diritto simile per tutti gli altri di fare lo stesso. Ciò include il diritto di proteggere la propria vita e la proprietà dagli attacchi da parte di altri. Il godimento individuale di un tale diritto porta al diritto delle persone di unirsi per la reciproca protezione, creando un’agenzia – lo Stato – per agire per loro conto a questo proposito. Tuttavia, in ogni momento, questa disposizione è intesa come una relazione direttore/agenzia, con gli individui come protagonisti e lo stato il loro agente. Questa, in teoria, è la ragione in uno stato moderno.

Naturalmente, non esiste alcuna prova di alcuno stato che si sia creato attraverso tali mezzi idealistici. Essi sono stati fondati con la forza, tutti i sistemi politici sono stati creati con la conquista, la violenza e la disattenzione per i diritti di coloro che, non volontariamente, scelgono di far parte dell’organizzazione. Anche le origini degli Stati Uniti d’America, ci forniscono una grande quantità di prove più empiriche, rivelando l’assenza di qualsiasi “contratto” tra i cittadini per partecipare al sistema. Come posso dire meglio, dalla mia interpretazione della storia, la Costituzione è stata probabilmente favorita da circa un terzo della popolazione, fortemente osteggiata da un altro terzo ed accolta con indifferenza dal rimanente terzo.

Noi il Popolo” è il sentimento che abbiamo parlato, come una sola voce, a nome del nuovo organismo. L’idea che c’era un accordo universale – che una teoria del contratto richiede – per la creazione dello Stato americano, rappresenta un nonsenso storico. La Costituzione non ha neanche riflesso i desideri di una maggioranza della popolazione, tanto meno di tutti. Coloro che persistono nel mito del “contratto sociale” sono invitati a spiegare come Rhode Island (lo Stato), una volta creato il governo nazionale, fosse minacciato da blocchi ed invasioni se continuava ad insistere sulla non ratifica della Costituzione. Rhode Island fu, dopo la maggior parte degli americani stessi, la seconda vittima dell’“imperialismo americano!”

Se le origini del governo degli Stati Uniti non ti convincono della natura mitica dello stato, allora la tua attenzione è rivolta alla guerra civile, in cui gli stati del sud hanno fatto la scelta di escludersi dal “contratto sociale” separandosi dall’Unione. Lincoln, secondo me, il peggior presidente di questo paese, compresi tutti i McKinley, i Roosevelts, i Wilson, i Truman ed i Bush, nessuno di loro avrebbe potuto infliggere a loro danni (ai sudisti) senza che Lincoln abbracciasse il principio del primato dello Stato totalitario – negò ogni pretesa ad una “giustificazione sociale” per gli Stati Uniti. (Se vuoi ulteriori prove su questo, pongo l’attenzione su due libri: Yankee Leviathan di Richard Bensel ed il lavoro appena pubblicato di Thomas DiLorenzo: The Real Lincoln).

Quelli con un convincimento totalitario hanno dovuto inciampare l’uno sull’altro per salvare il mito del “contratto sociale”, senza che lo Stato sia visto per quello che è sempre stato per sua natura: un corpo collettivo che impiega la forza, le minacce e le violenze mortali per costringere gli individui a partecipare, qualunque sia il suo interesse da perseguire. Per questo motivo o per un altro la gente è “libera” di contrattare per creare uno stato come “agente” ma, una volta istituito, c’è una sorta di trasformazione, non spiegata, per cui lo Stato diventa il “principale” (il direttore) e gli individui gli “agenti”.

Immagina se tale logica fosse impiegata sul mercato – che, per fortuna, non gode dell’uso di forze coercitive. Supponiamo che tu sia andato a lavorare per la United Updike Company e dopo tre anni di lavoro decidi di dimetterti per un altro lavoro. Supponiamo che la Unified Updike pensi che tu sia troppo prezioso, come dipendente per perderti e quindi deve ricorrere ad uno sforzo sovrumano per costringerti a rimanere con loro. Inoltre, supponiamo che un simile schema sarebbe stato così trasparente che avrebbe incontrato il disprezzo generale nella comunità e, quindi, la società razionalizza le sue azioni coercitive in questo modo: “Stiamo intraprendendo questa azione per proteggere i diritti dei tuoi figli, la cui sicurezza poteva essere minacciata se tu abbandonavi il tuo lavoro”. “Questa era l’essenza della guerra civile!”

Continuo a ricevere e-mail da lettori che non capiscono, o non vogliono capire, come il 13° Emendamento alla Costituzione nazionalizzasse la schiavitù piuttosto che abolirla. Il dovere del servizio militare e della giuria (nei processi), la tassazione, la frequenza scolastica obbligatoria sono solo una serie di manifestazioni sul modo in cui il governo è impegnato nella pratica della schiavitù. Ma la spiegazione fondamentale di questo fenomeno risale al rifiuto del “contratto” come base per lo Stato.

Bisogna comprendere la natura interconnessa della “libertà”, della “proprietà” e del “contratto”. Per godere della condizione di libertà è avere la pretesa di rispettare l’autocontrollo. Tali richieste sono rispettate, quando e solo, se insistiamo sui contratti come unico modo per affrontare correttamente l’una e l’altro. Credo che fosse Blackstone (William 1723-1780 giurista ed accademico britannico ndt) che definiva il “contratto” come un accordo fra due o più persone per scambiare diritti di proprietà. Quindi, se mi voglio assicurare i tuoi servizi, rispondo la tua indipendenza facendo un’offerta che tu consideri abbastanza attraente per farti accettare di lavorare per me. L’accordo è contrattuale.

Quando lo Stato desidera i nostri servizi o i prodotti del nostro lavoro, li richiede con la forza, senza rispetto per il tuo o il mio diritto di rifiutare. Le tasse sono semplicemente aumentate per il servizio richiesto, ordinate per precetto, e ci aspettiamo la stessa obbedienza da uno schiavo della piantagione a cui viene ordinato per aumentare il ritmo della raccolta del cotone. Abbiamo così interiorizzato il nostro status di schiavi per la maggior parte di noi e lo prendiamo come un complimento l’ essere chiamato “asset” (patrimonio) della comunità, o considerarlo come un’espressione di “interesse” governativo per fare riferimento ai nostri figli come le “risorse più preziose della nostra nazione”.

Per non respingere le mie osservazioni come iperbole (esagerazioni), si consideri il parere dissenziente della Corte Suprema di Giustizia Harlan (nel Kentucky), nel caso Lochner v. New York del 1905, dove la legislazione ha cercato di giustificare come limitare il numero di ore che le persone dovrebbero lavorare nelle panetterie. Un numero eccessivo di ore, ha sostenuto, “può mettere in pericolo la salute e accorciare la vita degli operai, diminuendo così la loro capacità fisica e mentale di servire lo Stato” (enfasi aggiunta). Ascoltate i rumori che retrocedono, da tali sentimenti, nelle parole del presidente Bush, o di John Ashcroft o di Donald Rumsfeld, perché ci avvertono dei nostri doveri di obbedienza alla loro volontà o ci minacciano se cerchiamo di scoprire troppo sulle loro azioni militari? E quando il Segretario della Sanità e dei Servizi Sociali, Tommy Thompson, parla di eventuali vaccinazioni “obbligatorie” contro il vaiolo o l’antrace, si riconosce un ulteriore rispetto per la nostra libera volontà (libero arbitrio), a meno che un proprietario del ranch non abbia vaccinato il suo bestiame per il colera o l’afta epizootica? (in inglese “malattia del piede e della bocca” ndt).

Negli attuali sforzi per istituire un’Unione Europea o per ampliare le competenze – tra cui la tassazione – delle Nazioni Unite, possiamo testimoniare la soppressione di una pretesa di sostegno al principio del “contratto sociale”. Soltanto in Irlanda, credo, le persone siano state autorizzate a votare sulla proposta dell’UE – che è stata sonoramente bocciata dagli elettori. Ora, a quanto pare, è sufficiente che i sistemi politici esistenti creino sistemi sovra-politici, senza preoccuparsi di consultarsi, la cui funzione è solo quella di essere utile ai nuovi regimi.

Non conosco alcun principio giuridico che consenta ad un “agente” di delegare la propria agenzia ad un’altra persona, o creare una nuova agenzia, senza il consenso del “capo”. Sospetto fortemente che se un agente assume tale autorità senza essere incaricato a farlo, dal principale, tutti i tribunali la considererebbero una violazione fondamentale dell’accordo di agenzia. Eppure, le agenzie del Governo degli Stati Uniti – così come le altre nazioni – si occupano ora di simili operazioni, cercando di impegnare la propria cittadinanza ad obblighi politici di cui nessuno di loro ha avuto nemmeno una remota voce (in capitolo). Non ti suggerisce una violazione materiale del presunto “contratto sociale”, lasciandoci liberi di perseguire il nostro benessere in altri modi? John Locke (1623-1704 filosofo) e Thomas Jefferson (1743-1826, 3° Presidente degli Stati Uniti) avrebbero detto “sì”.

Negli anni della loro adolescenza, i miei figli litigavano dicendo: “non ho chiesto io di nascere”. Li ho informati che, conoscendo meglio la biologia, avrebbero capito che avevano chiesto di nascere e che la forza vitale del loro spermatozoo, in particolare, non volesse nient’altro che fertilizzare quello che doveva diventare il loro ovulo; non hanno mai lavorato così insistentemente, per niente nella loro vita, se non per avere un’esistenza. Hanno smesso presto di utilizzare questa scusa!

Probabilmente, quello che i miei figli avrebbero voluto dire era che non avevano stipulato alcun contratto né con mia moglie né con me. Anche se questa logica è vera, è altrettanto vero che la “vita” non è stata semplicemente imposta loro; mentre non avevano una volontà cosciente in materia, il senso della vita, che è insito nel loro stato pre-concettuale che ha spinto le loro azioni.

Ma tutti noi – compresi i miei tre figli – siamo esseri umani e, come tali, ognuno di noi è caratterizzato dal “libero arbitrio”. Ciò significa che ognuno di noi possiede la capacità di autodeterminazione e di autogestione; le qualità, che, gli uomini come Locke e Jefferson, consideravano così inseparabili dalla vita stessa e che le istituzioni sociali – in particolare lo Stato – devono appoggiare la loro legittimità sulla loro inviolabilità.

E’ passato molto tempo dal giorno in cui anche uomini e donne intelligenti hanno incorporato tali intuizioni nel loro pensiero o nelle loro discussioni. Le richieste pragmatiche di Realpolitik (dal tedesco: politica concreta, reale, realismo politico ndt) – compreso il modo di manipolare “l’opinione pubblica” e di mettere insieme coalizioni di potere – ora dominano le menti coscienti della maggior parte di essi. Ma come il nostro mondo moderno continua nel suo attuale crollo entropico (trasformazione) in guerra mondiale, l’oppressione della polizia e la disumanizzazione della regimentazione, potrebbe essere opportuno risuscitare alcune nozioni precedenti – nate dal pensiero rinascimentale e illuministico – sulla centralità degli individui nella definizione dei nostri sistemi sociali ed il comportamento.

Almeno dal tempo di Lincoln, la nostra nazione ha abbandonato tali sentimenti, elevando le ambizioni statistiche dell’impero sulla libertà e sulla prosperità degli esseri umani. È giunto il momento di affrontare i miti e le altre menzogne con cui altri hanno sedotto la nostra sottomissione autodistruttiva. Non esiste un “contratto sociale” che sottenda il nostro rapporto con lo Stato. Contrariamente alle insensate classi di educazione civica del liceo in cui siamo stati indottrinati, tu ed io non siamo il governo: nel processo politico decisionale non abbiamo più parole di quante ne ha il nostro cane di famiglia nel decidere dove andremo i vacanza quest’anno!

L'articolo originale: https://www.lewrockwell.com/2002/04/butler-shaffer/the-social-contract-and-other-myths/