Cosa significa “Laissez Faire?”

In italiano si pronuncia “lassé fer”. Le origini di tale espressione francese risalgono alla fine del Rinascimento e, secondo quanto si dice, fu usata per la prima volta nel 1680, epoca in cui lo stato nazione si andava diffondendo in tutta Europa. Il ministro delle finanze francese, Jean Baptiste Colbert, aveva domandato ad un commerciante di nome M. Le Gendre, cosa lo stato avrebbe dovuto fare per aiutare la nascente industria.

Secondo la ”leggenda”, la risposta fu:”Lassez-nous faire” ossia “non occupatevene”. Questo aneddoto fu pubblicato nel 1751 sul Journal Oeconomique dal campione del libero commercio Rene de Voyer, marchese di Argeson (1694-1757 scrittore). Lo slogan venne poi definitivamente codificato con le parole di Vincent de Gournay (1712-1759 mercante ed economista) “Laissez-faire et laissez-passer, le monde va de lui même!”che si potrebbe tradurre con “Non occupatevene e lasciate che le merci circolino; il mondo va avanti da sé”.

Volendo generalizzare il principio: lasciate il mondo da solo, sa prendersi cura di se stesso.

Un semplice, meraviglioso ideale.

La gente dovrebbe godere della libertà di gestire la propria vita, associarsi come desidera e scambiare con tutti e ciascuno.

Tutte queste traduzioni esprimono non solo l’idea del libero scambio, argomento principale nelle controversie politiche europee del XVIII secolo, ma anche una visione più ampia e bella del modo in cui la società potrebbe funzionare.

Questa idea può essere riassunta nell’espressione “laissez-faire” o nella dottrina che un tempo era chiamata semplicemente liberalismo, oggi definita liberalismo classico. L’idea è questa: la società contiene in sé la capacità di ordinare e gestire il proprio percorso di sviluppo. Ne consegue che le persone devono godere della libertà di gestire la propria vita, associarsi a loro piacimento, scambiare beni con qualcuno o con tutti, possedere ed accumulare proprietà e non essere danneggiate dall’espansione dello Stato nelle loro vite.

Nei secoli successivi, innumerevoli grandi pensatori e scrittori hanno elaborato quest’idea fondamentale in tutte le discipline della scienza sociale.

Allora come adesso esistono due grandi scuole di pensiero: coloro che credono nel controllo dello Stato di uno o più aspetti dell’ordine sociale e coloro che credono che tali tentativi di controllo siano controproducenti alla causa della prosperità, della giustizia, della pace e dell’edificio della vita civile.

Questi due opposti modi di pensare non coincidono con l’odierna contrapposizione tra destra e sinistra. La Sinistra ritiene che se la sfera economica viene lasciata libera di agire, il mondo crollerà. Essa teorizza che senza il controllo del governo il disastro coinvolgerebbe tutti.

La destra è altrettanto convinta della necessità del controllo statale per evitare che il mondo e la cultura collassino a seguito di un violento scontro tra bande in lotta fra loro.

La prospettiva propria del laissez-faire respinge entrambi questi punti di vista a favore di ciò che Claude Frédéric Bastiat (n.d.t. 1801-1850 economista e scrittore francese, filosofo della politica di ispirazione liberale) ha definito “l’armonia degli interessi” che costituiscono l’ordine sociale. È il punto di vista secondo cui gli artisti, i commercianti, i filantropi, gli imprenditori ed i proprietari dei beni dovrebbero essere autorizzati a guidare il corso della storia, e non i banditi dei cartelli collusi con il potere statale.

Questa visione è ora condivisa da milioni di pensatori in tutto il mondo. È il movimento intellettuale più emozionante di oggi e si manifesta in luoghi dove meno ci si aspetterebbe di trovarlo.

La crescita dell’idea di laissez-faire nei nostri tempi viene diffusa dall’energia digitale. Le reti distribuite diffondono le idee su un livello completamente nuovo: nessuno è responsabile del controllo, ma tutti lo possono fare, e non esiste un “centro” che possa fallire.

Ma l’idea stessa non è nuova nella storia del mondo.

Radici Profonde

Anche se è principalmente associato al pensiero britannico del XVIII secolo, si tratta una visione della società che ha radici molto profonde nel Medioevo cristiano e nel pensiero ebraico antico.

Né il laissez-faire è in qualche modo un’idea solamente occidentale. In realtà le sue radici più profonde risalgono all’antica Cina e, ancora oggi, i pensieri degli antichi maestri nei offrono un’ottima sintesi.

Ecco alcuni esempi di pensiero orientale:

Lao Tzu (VI secolo A.C.): “Tanto più numerosi sono i tabù artificiali e le restrizioni che esistono nel mondo, tanto più la gente è impoverita … Più numerose sono le leggi e le regolamentazioni, più numerosi sono i ladri ed i rapinatori...”

“Il Saggio dice:” Io non agisco, ma la gente si trasforma, favorisco la quiete e le persone giuste, non agisco e la gente si arricchisce …

Chuang Tzu (369-286 A.C.): “Preferirei girare e rigirare in un fossato fangoso a mio divertimento, piuttosto che essere soggetto ai limiti imposti dai governanti. Non accetterò mai alcun servizio ufficiale e quindi sarò libero di soddisfare i miei propri scopi … “Il mondo”, semplicemente, non ha bisogno di essere governato, anzi, non dovrebbe essere governato “.

Pao Ching-yen (IV secolo D.C.): “Dove i cavalieri e le armate non potevano essere radunati, non c’era nessun campo di battaglia… Le idee per usare il potere a vantaggio di qualcuno non si erano ancora imposte. Il disastro e il disordine non si erano verificati … La gente aveva mangiato il proprio cibo e si era divertita; erano spensierati e contenti “.

L’inviolabilità del diritto di proprietà, il primato della pace negli affari del mondo e la centralità della libera associazione e del commercio nella condotta degli affari umani.

Ssu-ma Ch’ien (145-90 A.C.): “Ogni uomo deve essere lasciato libero di utilizzare le proprie abilità ed esercitare la sua forza per ottenere ciò che desidera …

Quando ogni persona lavora per la propria occupazione e si diletta nella propria attività, come l’acqua che scorre verso il basso, le merci fluiranno naturalmente senza sosta giorno e notte senza essere convocate ed il popolo produrrà merci senza che gli venga richiesto “.

Qui hanno avuto origine le prime manifestazioni dell’idea, ma essa può essere rintracciata tra i pensatori dell’antica Grecia, di Roma e nel Medioevo.

Fino a che, nei secoli XVIII e XIX, questa nozione si diffuse nel mondo dando origine ad una prosperità senza precedenti, libertà e pace per tutti. Nel XVIII secolo e in gran parte del mondo (diverso dal mondo inglese) il laissez-faire è stato chiamato liberalismo o liberalismo classico, una dottrina dell’organizzazione sociale che si può riassumere nelle parole di Lord Acton: la Libertà è il fine politico più alto dell’umanità.

La corruzione del XX secolo.

Certamente, la nozione di liberalismo era già corrotta all’inizio del XX secolo. Come scrisse Ludwig von Mises nel suo libro Liberalismo (1929), “Il mondo oggi non vuole non più sentire parlare del liberalismo. Al di fuori dell’Inghilterra, il termine «liberalismo» è francamente proibito. In Inghilterra, ci sono ancora i “liberali”, ma la maggior parte di loro lo sono solo di nome, in realtà, sono socialisti piuttosto moderati. Ovunque oggi, il potere politico è nelle mani dei partiti anti-liberali “.

Questo è vero ancora oggi. E la rivolta contro questa situazione è spesso definita “libertaria”, una parola che da tempo è stata associata ad una preoccupazione primaria per la libertà umana. Si tratta di un neologismo che, per la generazione postbellica, era sinonimo di liberalismo.

Attualmente, esso si riferisce ad una più stringente e radicalizzata versione della vecchia visione liberale. Essa afferma l’inviolabilità del diritto di proprietà, il primato della pace negli affari del mondo e la centralità della libera associazione e del commercio nella condotta degli affari umani.

Esso può esistere.

Lo stato è in marcia, ma la resistenza sta crescendo.

Un società in cui vige laissez-faire non sarebbe priva di precedenti storici.

Murray Rothbard (n.d.t. 1926-1995 economista, filosofo, politico, giornalista, storico e teorico giusnaturalista statunitense, esponente principale dell’anarco-capitalismo, del quale fu il più importante ideatore) ha descritto l’America Coloniale come esemplare esperimento di grande successo di una società priva di gestione centralizzata. L’Europa medievale fece la prima grande rivoluzione economica senza ricorrere al potere dello Stato-nazione. David Friedman ha documentato l’esistenza di competitive legal orders nell’Islanda medievale.

Altri autori arrivano a dire che, visto il modo in cui conduciamo la nostra vita giorno per giorno confidando nella produttività di istituzioni ed associazioni private, non abbiamo mai veramente abbandonato l’anarchia pratica.

Come dice Mises, liberalismo / libertarianismo / laissez-faire non costituiscono una dottrina completa. Ci sono tante aree ancora da esplorare e tante applicazioni da fare sia nella storia passata che nel nostro tempo. I libri più emozionanti di oggi sono scritti dal punto di vista della libertà umana. Lo stato è in marcia, ma la resistenza sta crescendo.

È snervante vedere lo Stato spingere per ottenere più potere sotto le bandiere dell’uguaglianza o della grandezza, della sicurezza o dell’equità, ma è fonte di gioia sapere che le idee sono più potenti di tutti gli eserciti del mondo. La ragione, la chiarezza, l’innovazione ed il lavoro implacabile per ciò che è giusto e vero porteranno infine l’idea di laissez-faire alla vittoria.

L'articolo originale: https://fee.org/articles/what-is-laissez-faire/