Il servizio di leva civile per i giovani è una proposta da Stato totalitario (parte sesta)

Flynn non si accontentò di suonare l’allarme per la penetrazione del fascismo nell’animo del popolo americano: egli ricercò le cause di questa minaccia, volle capire come e perché si fosse arrivati a questo tipo di ideologia; e intuì come alla radice di tutto vi fosse l’efficace propaganda che presentò il New Deal come soluzione ai problemi economico–sociali americani:

«I pianificatori hanno avuto un bel po’ di sostegno da parte di persone senza cervello sulla base della semplice intuizione di senso comune riguardo l’idea della pianificazione vista come saggio percorso per tutti gli esseri umani. Ma i promotori dell’idea della pianificazione stavano pensando a qualcosa di molto diverso. Stavano pensando ad un cambiamento nella nostra struttura della società, tramite il quale il governo si sarebbe inserito negli affari economici, non solo come poliziotto, ma come partner, collaboratore e banchiere. Ma l’idea generale era, innanzitutto, quella di riordinare la società trasformandola in un’economia pianificata e coercitiva al posto di un’economia libera, dove le imprese si sarebbero raccolte in grandi associazioni o in un’immensa struttura corporativa, combinando gli elementi di autogoverno e supervisione governativa con un sistema economico nazionale controllato dalla forza pubblica, atto a far rispettare tali decreti».

Insomma, la nuova organizzazione della società voluta da Franklin Delano Roosevelt per mezzo del New Deal avrebbe portato gli Stati Uniti, secondo Flynn, a un autentico regime fascista: grandi industrie riunite in cartelli amministrati dal governo, prezzi e salari controllati, spesa pubblica crescente, vasti progetti di opere pubbliche e una larga fetta di popolazione alle dipendenze dirette del governo; in pratica, uno Stato costruito sul modello corporativo teorizzato e realizzato da Mussolini in Italia.

Nel 1948, Flynn scrisse The Roosevelt Myth, dove confutò la propaganda governativa degli anni Trenta distorcente la realtà dei fatti sui miseri risultati del New Deal. Nel pamphlet di Garrett, The Revolution Was, del 1938, troviamo forse una delle più chiare analisi e denunce dell’operato totalitario prodotto da tale presidente: un governo originariamente sostenuto dal popolo e da esso controllato era diventato un governo che sosteneva il popolo e di conseguenza lo controllava.

In The Criminality of the State, scritto nel marzo del 1939, Nock tentò di far riflettere il tipico americano medio, solitamente sorpreso e disgustato dagli avvenimenti esteri, dipingendo un significativo confronto tra quanto accaduto negli anni Trenta e ciò che lo Stato americano aveva fatto nella sua storia:

«Lo Stato tedesco sta perseguitando una minoranza, così come lo Stato americano fece dopo il 1776; lo Stato italiano ha invaso l’Etiopia, così come lo Stato americano invase il Messico; lo Stato giapponese uccide in massa le tribù della Manciuria, proprio come lo Stato americano fece con le tribù indiane; lo Stato britannico pratica opportunismo di larga scala, come lo Stato americano dopo il 1864; lo Stato imperialista francese massacra civili nativi sul proprio suolo, così come lo Stato americano fece nel perseguimento delle sue politiche imperialistiche nel Pacifico, e così via. […] Oggi molti credono che con l’avvento degli Stati totalitari il mondo sia piombato in una nuova era di barbarie. Non è così. Lo Stato totalitario è soltanto lo Stato».

È noto dalla corrispondenza antecedente allo scoppio del secondo conflitto mondiale che il liberal Roosevelt fu un grande estimatore di Benito Mussolini, in particolare del Welfare State introdotto in Italia (basti pensare alla previdenza sociale). Tuttavia, come spiega Llewellyn H. Rockwell Jr. all’interno del suo libro Fascism versus Capitalism, la concezione tecnocratica caratterizzante lo statalismo americano è cronologicamente antecedente alla comparsa del fascismo:

«La realtà dell’amministrazione burocratica è con noi dal New Deal, il quale venne modellato sulla burocrazia della pianificazione della Prima guerra mondiale. L’economia pianificata, al tempo di Mussolini o nel nostro, richiede la burocrazia. La burocrazia è il cuore, i polmoni e le vene dello Stato pianificatore. Oggi per regolare l’economia quanto più compiutamente si uccide la prosperità sminuzzandola e riducendola».

Sicché la pianificazione totalitaria dell’economia e degli individui è sopravvissuta sino a noi, legittimandosi in Occidente alla luce della visione e dell’ordine costruito dalle potenze vincitrici del secondo conflitto mondiale e dalle forze politiche di destra, di centro e di sinistra agenti nei ruoli di governo nei Paesi del secondo dopoguerra.

Se nel caso dell’Unione Sovietica tale culto della pianificazione di fatto venne promosso dai comunisti in modo connaturato alla loro ideologia, senza alcuna criticità d’operato, è bene evidenziare come nel caso degli Stati Uniti, tale opera di ingegnerizzazione sociale venne (ed è tutt’oggi promossa) dalle sue élite al governo facendo leva su istituzioni e agenzie coordinanti l’azione economica, politica, e militare degli Usa sia con gli altri Paesi sul piano internazionale che sul piano domestico tra gli Stati dell’Unione.