Il socialismo non ha niente di rivoluzionario

La maggior parte delle persone, quando sente la parola ‘rivoluzione’, pensa subito e solamente ad atti diretti di confronto fisico con lo Stato: barricate innalzate per le strade, combattimenti contro i poliziotti, presa della Bastiglia o di altri edifici governativi. Ma questa è solo una piccola parte della rivoluzione. La rivoluzione è un complesso processo di lungo periodo, un movimento complicato con molte funzioni e parti vitali. E’ il pamphlettista che scrive nel suo studio, è il giornalista, il club politico, l’agitatore, l’organizzatore, l’attivista del campus, il teorico, il filantropo. E’ tutto questo e molto di più. Ogni persona e gruppo ha la sua parte da giocare in questo grande complesso movimento.

Prendiamo per esempio il modello principale per i libertari del nostro tempo: il grande movimento rivoluzionario liberale classico, o meglio ‘radicale classico’, del XVII, XVIII e XIX secolo. Questi nostri antenati hanno creato un tentacolare vasto e brillante movimento rivoluzionario, non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo occidentale, il quale durò per diversi secoli. Questo è stato il movimento in gran parte responsabile della modifica radicale della storia, quasi distruggendola così come essa fu in precedenza nota all’uomo.

Prima di questi secoli la storia dell’uomo, con una o due luminose eccezioni, è stata un’epoca di buia e cruenta tirannia e dispotismo, un periodo dove vi furono vari Stati e monarchi assoluti che opprimevano e sfruttavano le loro popolazioni sottostanti, in gran parte contadini, che vivevano una breve e brutale vita basata sulla pura sussistenza senza speranza o promesse. Furono il liberalismo classico e il radicalismo che portarono alla massa di persone quella speranza e quella promessa, e che lanciarono e realizzarono quel grande processo.

Tutto ciò che l’uomo ha raggiunto oggi, nel progresso, nella speranza, nel tenore di vita, lo possiamo attribuire a questo movimento rivoluzionario a quella “rivoluzione”. Questa grande rivoluzione fu il nostro padre e ora è nostro compito completare la sua promessa incompiuta.

Questo movimento rivoluzionario classico era composto da molte componenti. Vi furono i teorici libertari e gli ideologi, gli uomini che hanno creato e tessuto i fili della teoria libertaria e i suoi principi: i La Boetie, i Livellatori nell’Inghilterra del XVII secolo, i radicali del XVIII secolo, i filosofi, i fisiocratici, i radicali inglesi, i Patrick Henry e i Tom Paine della Rivoluzione Americana, i James Mill e i Cobden dell’Inghilterra del XIX secolo, i jacksoniani e gli abolizionisti, i Thoreau d’America, i Bastiat e i Molinari in Francia. Il lavoro scientifico vitale di Caroline Robbins e Bernard Bailyn, per esempio, ha dimostrato la continuità delle idee e dei movimenti libertari radicali classici dai rivoluzionari inglesi del Seicento passando per la rivoluzione americana di un secolo e mezzo dopo.

Teorie miscelate in movimenti attivisti ascesero nella richiesta di libertà individuale, di economia di libero mercato, nel rovesciamento del feudalesimo e dello statalismo mercantilista, nella fine della teocrazia e della guerra e la loro sostituzione con la libertà e la pace internazionale. Una volta, ogni tanto, questi movimenti sfociarono in violente “rivoluzioni” che hanno portato a compiere passi da gigante nella direzione della libertà: la guerra civile inglese, la rivoluzione americana, la rivoluzione francese (Barrington Moore Jr. ha mostrato l’intima connessione tra queste rivoluzioni violente e le libertà che il mondo occidentale è stato in grado di prendere dallo Stato). Il risultato furono degli enormi passi avanti per la libertà e la prosperità propagatisi di conseguenza con la rivoluzione industriale. Le barricate, pur importanti, furono solo una piccola parte di questo grande processo.

Il socialismo non è né veramente radicale né rivoluzionario. Il socialismo è un reazionarismo di ritorno, un tentativo auto-contraddittorio di ottenere la fine di una estrema radicale libertà classica, il progresso, l’estinzione o l’abolizione dello Stato, utilizzando antiquati significati e mezzi statalisti conservatori: il collettivismo e il controllo dello Stato.

Il socialismo è un nuovo conservatorismo destinato a un rapido fallimento ogni volta che lo si attua, un fallimento dimostrato dal collasso della pianificazione centralizzata nei Paesi comunisti dell’Europa orientale. Solo il libertarismo è davvero radicale. Solo noi possiamo completare la rivoluzione incompiuta dei nostri grandi antenati, portando il mondo dal regno del dispotismo al regno della libertà. Solo noi possiamo rimpiazzare il governo degli uomini attraverso l’amministrazione delle cose.

Articolo originale: The Meaning of Revolution, in The Libertarian Forum, Volume I°, N°VII, 1 luglio 1969

Traduzione di Luca Fusari

 

 

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