I flussi di capitale e la Legge di Ricardo

Come candidato alla presidenza, Donald Trump ha promesso di rinegoziare alcuni accordi commerciali internazionali come il NAFTA (North American Free Trade Agreement) e di ritirarsi dal partenariato Trans-Pacific.

Benché le opinioni di Trump sul commercio internazionale siano generalmente alquanto nebulose, due cose sembrano chiare.

La prima è che Trump è favorevole ad accordi commerciali che blocchino la delocalizzazione delle fabbriche statunitensi in altri paesi ed aumentino gli investimenti negli Stati Uniti. Egli sostiene che le sue politiche darebbero alle imprese nazionali e straniere un incentivo ad investire capitali negli Stati Uniti piuttosto che all’estero. In termini economici, vuole aumentare il flusso di capitale netto negli Stati Uniti (n.d.t. differenza tra flussi di capitale in ingresso e flussi di capitale in uscita).

La seconda è che Trump considera il deficit commerciale statunitense come una perdita per l’economia statunitense.

Secondo lui il disavanzo commerciale di 502,3 miliardi di dollari per l’acquisto di beni e servizi (dato del 2016) è denaro che avrebbe potuto essere utilizzato per creare posti di lavoro, mentre le spese sarebbero denaro perso per sempre.

Come Trump fraintende il deficit commerciale ed i flussi di capitale.

Il deficit commerciale indica che i trasferimenti di beni e servizi dal resto del mondo verso Stati Uniti superano di 500 miliardi di dollari.

A prima vista l’idea di Trump potrebbe sembrare un grande affare per gli Stati Uniti.

Tuttavia Trump si concentra sui flussi di dollari e non sui beni e servizi che vengono acquistati.

Possiamo consumare 500 miliardi di dollari di più di quanto produciamo, ma 500 miliardi di dollari lasciano gli Stati Uniti. Cosa succede a questo denaro?

Se i dollari rimanessero al di fuori degli Stati Uniti, significherebbe che stiamo mandando al resto del mondo 500 miliardi di dollari che ci costa quasi nulla produrre in quanto sono necessarie pochissime risorse per stampare questo denaro e, in cambio, otteniamo auto, vestiti ed alimentari la cui produzione richiede un’enorme quantità di risorse.

Anche se quei soldi non dovessero mai più rientrare, stiamo ottenendo il meglio da questo scambio, stiamo infatti cedendo qualcosa che non ci costa quasi nulla ed in cambio otteniamo beni costosi da produrre.

Tuttavia le cose non vanno proprio in questo modo. I soldi che escono dal paese non rimangono all’estero per sempre, ma ritornano sotto forma di capitali (ad esempio, le imprese estere costruiscono fabbriche negli Stati Uniti o stranieri ci prestano denaro per ampliare le nostre imprese o costruire nuove case). La spesa per le importazioni non tende a riportare meno dollari negli Stati Uniti perché gli stranieri investiranno questo denaro nel nostro Paese.

Non si possono avere entrambe le cose

Notate come sono contraddittorie le opinioni di Trump. Vuole accordi commerciali che aumentino i flussi di capitale netti degli Stati Uniti e contemporaneamente vuole ridurre il deficit commerciale. Tuttavia, ridurre il deficit commerciale diminuirebbe i flussi di capitale netti. Se si riducono i flussi di dollari in uscita dal paese a causa di disavanzi commerciali più ridotti, meno dollari torneranno nel paese sotto forma di afflusso di capitali. Non si possono avere entrambe le cose.

Se Trump riuscirà a negoziare accordi commerciali che assicurano maggiori flussi di capitale, allora tali operazioni tenderanno ad aumentare il deficit commerciale.

Comprendere la legge del vantaggio comparato di Ricardo.

Che dire di quei sostenitori del libero commercio che criticano le politiche protezionistiche di Trump facendo riferimento alla legge del vantaggio comparato di David Ricardo (D. Ricardo 1772-1823 economista)?

Costoro dovrebbero essere molto cauti nelle loro critiche.

Anche se è giusto dire che il libero scambio garantisce vantaggi in termini di efficienza a causa della specializzazione delle produzioni, una delle ipotesi sottostanti all’argomento del vantaggio comparato è che il capitale non attraversa i confini politici internazionali.

Mises colse questo aspetto e scrisse: “Ricardo assume che non vi sia mobilità di capitale e di lavoro”, tuttavia Mises concluse che la legge del vantaggio comparato poteva ancora essere ritenuta valida perché “lo stato degli affari è in gran parte lo stesso di quello esistente al tempo di Ricardo“. Si noti però che questo articolo è stato scritto nel 1943, anche se non pubblicato fino al 1990.

Oggi però, il capitale è mobile e se il capitale fluisce nel paese, c’è di più che il solo vantaggio comparato.

È giusto dire che esistono vantaggi in termini di efficienza dovuti al vantaggio comparato, ma vi sono anche benefici derivanti dall’avere un maggior afflusso di capitali.

Se si vuole mettere in discussione la posizione di Trump, occorre affermare che le sue politiche non aumenteranno l’ammontare del capitale disponibile negli Stati Uniti oppure in alternativa sostenere che il danno delle sue politiche protezionistiche supererà i guadagni derivanti dall’aumento dell’accumulazione di capitale.

Ad esempio, benché non sia l’unico aspetto discutibile, un grosso problema dell’azione di Trump a favore delle politiche protezionistiche volte ad aumentare l’afflusso di capitali consiste nel fatto che l’importazione di capitali per alcuni settori tende a causare l’esportazione di capitali da altri. L’aumento dei flussi di capitali è correlato con i maggiori deficit commerciali. Ciò causerà flussi di capitali in uscita nelle industrie esportatrici.

Cambiare la struttura del commercio per favorire un particolare settore ne danneggerà altri impegnati nel commercio internazionale. Il capitale affluirà in alcuni settori, mentre da altri ne uscirà.

Non si può dunque concludere che l’accumulo di capitale in un settore dell’economia a causa di politiche protezionistiche sia un’indicazione dell’accumulo complessivo del capitale. Gottfried Haberler (n.d.t. 1900-1995 economista esponente della Scuola Austriaca), spiega più approfonditamente questo concetto nel suo International Trade (pp. 273–8).

Per essere chiari, non sostengo che Trump comprende l’economia del commercio internazionale e nemmeno che le politiche protezionistiche di Trump porteranno alla crescita economica a causa di un aumento dei flussi netti di capitale. Intendo solamente sottolineare che questa è la posizione di Trump e che il semplice riferimento alla teoria del vantaggio comparato di Ricardo non pone termine alla discussione.